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HIGH ON FIRE + HYPERWÜLFF - Alchemica Music Club, Bologna - 25/06/15
28/06/2015 (1776 letture)
ALBERI E SEDIE
Arrivati sul luogo del delitto, io e il amico di vecchia data ci apprestiamo ad entrare subito, carichi come delle molle, ben sapendo che il concerto sarebbe iniziato da lì a venti minuti circa, peccato che vista la scarsa affluenza a quell’ora tutto è in modalità relax. Il locale ancora chiuso con gli ultimi ritocchi pre-serata, il banchetto del merchandising antistante l’ingresso in fase di preparazione e lì, in angolo sotto ad un pino su una sedia, Matt Pike in carne ed ossa che firma vinili, scambia chiacchiere con i fan mentre si fuma una delle sue ottomila sigarette giornaliere. Presi dall’entusiasmo ci si mette in coda per far autografare cd (il mio amico, io purtroppo ho dimenticato a casa tutto) e una foto di rito con una leggenda vivente, che non ci si lascia di sicuro scappare. Tardi, molto tardi rispetto all’orario segnalato (oramai questa è una costante per i concerti organizzati a Bologna al di fuori dell’Estragon) le porte vengono aperte, i quattro gatti presenti iniziano a sfoggiare banconote per le birre e ci si scambia quattro chiacchiere sul più e il meno in previsione del primo gruppo, il che lascia già da riflettere, essendo sul palco posizionate solo batteria e l’asta di un microfono. Succede che la sala quaranta minuti dopo prende vita, la gente scalpita, le luci si abbassano e gli amplificatori si animano.

HYPERWÜLFF
La spiegazione alle domande di pochi minuti prima viene sviscerata con la presenza della band sul palco che conta due soli membri. Poco importa, la musica è il soggetto, il numero dei partecipanti è solo un numero e poco più, concetto confermato non appena le corde iniziano a vibrare, le luci diventano rosse incandescenti e un amplificatore ti inonda la faccia di suoni iperpotenti e distorti, tanto violenti da far crescere i capelli ai pelati di turno. Sia The Wülff che The Sarge spaccano il locale, il pavimento inizia a tremare (siamo ad un al primo piano di una strutta livellata su pendenze differenti, e sotto è vuota) mentre le casse del locale vomitano urla disperate e ultrasuoni immondi e viscerali. Una vaga idea dei suoni della band potrebbe essere la combinazione di alcune sfumature degli Ufomammut con richiamai primi album degli High on Fire stessi, attraverso la componente violenta che mi ricorda quel bastardo di un disco chiamato Sex in the Seventh Circle degli Hang the Bastards. Come risaputo, le sfumature e le influenze sono a discrezione del singolo e strettamente personali, la cosa più importante è sempre ascoltare, ma quello space rock che in alcuni momenti ha fatto capolino in mezzo ad un suono tritaossa è bastato per farmi apprezzare molto la proposta dei questa giovane band. Il bello di questo gruppo è che forniscono in poche canzoni i classici standard dello stoner più violento senza mai cadere in clichè che potrebbero fregare e bruciare in pochissimo tempo, come spesso accade negli ultimi anni a molte band meno geniali. Vederli suonare, urlare e pestare su quella batteria è “godurioso”, è la consapevolezza di quanto oggi c’è ancora passione e di quanto un bassista a volte non sia strettamente necessario in sede live (bassisti non vogliatemene sia chiaro). Un concerto breve, purtroppo, ma che ha dato la dimostrazione della potenza dei nostri con un nuovissimo album molto valido che porterà linfa nuova ad una Italia sempre più in carenza verso certi lidi più oscuri e malvagio. Consigliati ad occhi chiusi.

HIGH ON FIRE
Locale pieno, la gente esce fuori per riprendersi e bere un birrino fresco per dissetarsi un minimo: è arrivato il momento che tutti stavano aspettando con Matt, Jeff e Des che salgono sul palco accompagnati da una calorosa ovazione. Pochi istanti prima di mettere a posto qualche jack le chitarre, tutto ok? Via si parte muro sonoro in faccia, addio. Partenza carica con la prima traccia dell’ultimo nuovo nato Luminiferous (come da tradizione per le band a me care non ho ancora sentito l’album attendendo l’originale, dunque mi trovo in una situazione dove sento le tracce dell’album in questione per la prima volta in assoluto) col quale mi sento subito un po’ in conflitto se devo essere sincero: nelle cinque proposte lungo l’arco della set list non sono riuscito a definirmi felice e contento del risultato finale. Attendo senza bendarmi gli occhi l’ascolto completo. Se con le nuove canzoni, come detto, qualche dubbio, un ascolto più attento e qualche diffidenza in più è con le tracce già conosciute che la gente prende il volo; molti gli episodi ripresi dal passato, andando a toccare ogni angolo della discografia seppure limitando si sfiorarlo senza mai entrare pienamente nel merito. Madness of an Architect Rumors of War dallo splendido Death is Communion e l’accoppiata finale Fertile Green- Snakes for the Divine che ha calpestato tutto quello che di umano e non era nel raggio di venti metri. Se bene o male a livello prettamente musicale le canzoni sono filate via lisce senza alcun problema, con un sonoro accettabilissimo e una carica da vendere da parte della band, in alcuni punti faceva ridere come il povero Matt, notevolmente ingrassato a base di alcolici, prendeva “fiato” attraverso una costante assunzione di “Dopesmoker” ad ogni chiusura di brano, cercando di riprendersi, segno di una difficoltà in certi momenti che si vede e si percepisce ma che non smette mai di far sorridere vista la personalità di fronte. I due gregari sono stati al limite del perfetto riuscendo a calcolare ogni minimo tempo e sbagliando praticamente mai. Una band che non merita di essere spiegata, una band che va supportata ascoltata e divinizzata per quello che è sia il suo passato, che il futuro ancora da costruire. Se dobbiamo proprio recriminare qualcosa è stata l’assenza di molti classici che hanno subito un taglio netto attraverso la riproposizione di ben cinque brani dal nuovo studio album. Una durata giusta e che ha consentito a tutti di godersi senza arrivare allo sfinimento; poche parole, molta musica, una dichiarazione per ogni brano da suonare che faceva a cazzotti con la onomatopeica, riuscendo a decifrare con difficoltà ciò che veniva detto, ma lasciando un sorriso e un horns up doveroso. Si chiude bagagli, si esce dopo un concerto intenso, furibondo e con i controtesticoli che ha rimarcato una volta ancora di più la stima che merita questa band. Tutti soddisfatti!

AUTOGRAFO PLEASE
Finita la campagna di guerra ci si dirige tutti all’esterno, si prende possesso della propria coscienza e si aspetta come doveroso tributo i membri che escano per farsi autografare nuovamente ogni qualsivoglia oggetto collezionabile; le magliette vengono vendute a pioggia e la stima approssimativa dei presenti antistanti il locale a mezzanotte e mezza si aggira intorno alle 150 unità a vista d’occhio. Devo rimarcare quanto sia stato bello, potente e carico questo evento? No, non credo proprio. Accendiamo la macchina, direzione casa, ringraziamo il dio della musica e prendiamo nota del prossimo live in terra bolognese. A presto miei cari, a chissà quando, ma un giorno sicuramente ci ritroveremo.
Sipario, grazie.



morte
Lunedì 29 Giugno 2015, 15.37.33
2
li ho visti ad Haarlem 10 giorni fa circa,prima volta live,amo la loro musica ed è stata una grande soddisfazione.avranno suonato posco più di 1 ora e sinceramente non ho mai avuto l'impressione che Pike fosse indebito di fiato...neanche che fosse in particolare difficoltà.anzi,ero impressionato dal trasporto con cui ha suonato.band micidiale. certo se buttase giù 10 Kg all'equatore gli gioverebbe non poco...
brainfucker
Lunedì 29 Giugno 2015, 8.48.10
1
fanculo li attendo in italia da blessed black wings e me li sono persi. possano le divinità religiose morire schiacciate da un carro armato
IMMAGINI
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ARTICOLI
28/06/2015
Live Report
HIGH ON FIRE + HYPERWÜLFF
Alchemica Music Club, Bologna - 25/06/15
 
 
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