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DRACONIAN + HARAKIRI FOR THE SKY + SOJOURNER - Dagda Live Club – Retorbido (PV) – 31/01/2019
06/02/2019 (516 letture)
Quest'anno la neve è arrivata in ritardo. Siamo al 31 gennaio e il nord-ovest si dovrebbe star preparando alla nevicata più intensa della stagione. Non le condizioni ideali per muoversi e raggiungere Retorbido (PV), sede del Dagda Live Club, riaperto lì dopo un primo periodo di attività a Borgo Priolo (sempre nel pavese). L'occasione però è da non perdere: la prima data italiana in assoluto nella storia dei Draconian e la presenza come co-headliner degli Harakiri for the Sky, il tutto accompagnato dagli internazionali Sojourner come opening act.
Un'affluenza appena moderata e alcuni problemi tecnici hanno parzialmente inficiato una serata tutto sommato ben riuscita, e va dato merito alla House of Ashes Prod. e alla Eagle Booking per essere riuscite nell'impresa di portare anche sul nostro suolo la band di Säffle.



SOJOURNER
Puntuali come un orologio svizzero, alle 20.00 salgono sul palco i Sojourner, formazione internazionale (i membri vengono da Regno Unito, Nuova Zelanda, Spagna e Italia) dedita ad un interessantissimo black metal d'atmosfera con pesanti influenze folk.
Non c'è tempo per le presentazioni, un secondo per controllare gli strumenti e si parte con Winter's Slumber, opener di The Shadowed Road, il loro secondo album (pubblicato per Avantgarde Music) che rappresenterà il focus principale della loro esibizione.
Il pubblico -da subito non molto presente- inizia lentamente ad avvicinarsi al palco (e a continuare ad entrare) e con altrettanta lentezza inizia a scaldarsi.
Il bilanciamento delle voci non è perfetto (elemento purtroppo distintivo della serata) e a rimetterci è soprattutto Emilio Crespo, singer spagnolo che si occupa delle serrate parti in growl e delle pubbliche relazioni con il pubblico (frangente in cui è migliorabile, ma i tempi stretti a loro dedicati sono una più che lecita scusante).
Più alto il volume del microfono di Chloe Bray, chitarrista e seconda voce della band e autrice di una prova decisamente solida, quasi più efficace che sull'album.
Sono lei e il marito (il chitarrista neozelandese Mike Lamb) a definire appieno il sound della band, con l'aggiunta delle parti più melodiche (oltre alla voce di Chloe abbiamo lunghe e lente parti di chitarra solista che si innestano su un base ritmica black), sono loro due a rimpallarsi le parti soliste e ad occuparsi delle orchestrazioni (qui mandate in base).
La suddetta base ritmica è totalmente gestita dal batterista milanese Riccardo Floridia, con l'aiuto di Scotty Lodge al basso (sostituto del bassista Mike Wilson, rimasto nell'emisfero australe), che propone linee semplici ma piuttosto dirette, mentre Riccardo macina sulle pelli a velocità sostenuta.
La seconda Aeons of Valor sembra suonare un po' più “slegata”, forse per il bilanciamento non perfetto tra voci e parte solista con la base ritmica e per -suppongo- suoni non perfetti dalle spie di palco.
Con il resto della setlist però la situazione migliora e i Sojourner dimostrano il loro valore, senza sfigurare di fronte a due grandi band come quelle che seguiranno.


SETLIST SOJOURNER
1. Winter's Slumber
2. Aeons of Valor
3. An Oath Sworn in Sorrow
4. Homeward
5. Titan


HARAKIRI FOR THE SKY
Dopo diversi minuti di attesa perveniamo a quella che -per natura e quantità del pubblico- è indubbiamente la band più attesa della serata. Nonostante le condizioni meteo si siano fatte nel frattempo ancora più impervie, il locale è difatti piuttosto affollato. L’esibizione degli austriaci si dischiude sulle note eteree di Heroin Waltz, tratta dal recente Arson, salutata con entusiasmo dagli astanti. I nostri sono, in questa occasione, accompagnati da diversi session che, tuttavia, si dimostrano essere assolutamente all’altezza del compito ad essi affidato, mostrando spiccate complicità ed affinità nonché capacità esecutive pressoché mirabili. L’atmosfera viene tuttavia in parte rovinata da qualcuno che, nel corso delle sezioni più atmosferiche della traccia, decide di chiacchiere con un tono di voce un po’ troppo eccessivo. Fa seguito Funeral Dreams, proveniente questa volta da III: Trauma, nel corso della quale il pubblico accompagna il riffing massiccio insinuantesi nei passaggi più cadenzati battendo le mani a tempo. L’impatto emotivo e viscerale del brano è qui conservato per intero, assieme al verso tremebondo che ne costituisce il fulcro:

So be careful what you wish for, you might get it…

Ad un breve istante, che consente ai Nostri di prender fiato, segue -sebbene privata della sua ouverture e direttamente incanalata sul riffing in chiave minore che ne costituisce l’ossatura- Calling the Rain. Ne mantengono tuttavia l’intermezzo in clean, in grado di entusiasmare ed emozionare i presenti. Siamo in seguito travolti dalla verve di 69 Dead Birds For Utoya, un nichilistico peana in ricordo delle vittime dell’attentato commessi da Anders Breivik nel 2011:

Everytime you think the most stupefying incident in this world already happened
There comes one more
Shouldn‘t this be proof enough for our ingrained failing, prove enough that we should know, this all boils down to nothing?


Altrettanto suggestiva è You Are the Scars, uno dei primi singoli del più recente lavoro della formazione il quale, differentemente da quanto avvenuto per Calling the Rain, viene eseguito per intero, mantenendo intatto il drammatico ed intenso crescendo conclusivo. Non poteva poi di certo mancare a tale setlist My Bones To The Sea, notissima opener di Aokigahara, cui segue un ritorno alle contemporanee vibrazioni di Arson, grazie all’emblematica The Graves We've Dug. La band si allontana in seguito dal palco tornando tuttavia per offrire al pubblico un encore. Nel complesso, lo spettacolo offerto dagli Harakiri for the Sky è stato professionale e godibile: la resa live dei brani è difatti, a dispetto di ciò che si sarebbe portati a pensare dato il genere da loro frequentato, di grosso impatto e suggestività, sebbene i frangenti più atmosferici ne patiscano lievemente. L’unica criticità che potrebbe esser qui ravvisata risiede nella resa dell’ugola di J.J, piuttosto monocorde rispetto alle prestazioni incise.

SETLIST HARAKIRI FOR THE SKY
1.Heroin Waltz
2. Funeral Dreams
3. Calling the Rain
4. 69 Dead Birds For Utoya
5. You Are the Scars
6. My Bones to the Sea
7. The Graves We've Dug

DRACONIAN
Già dall'orario è chiaro che nel cambio palco tra Harakiri for the Sky e Draconian qualcosa non stia andando per il verso giusto. Siamo ben oltre le 22.20 previste per l'inizio del concerto della band svedese e i tecnici sono ancora sul palco ad armeggiare con i tre microfoni necessari.
Parte del gruppo è già onstage, ed è percepibile una certa impazienza, specie nei momenti dove uno dei tre microfoni si ostina ad andare in feedback, con annesso effetto larsen che va trapanare i timpani dei poveri musicisti.
Dopo oltre un quarto d'ora di tentativi è Johan Ericson a tagliare corto e dare il via alle danze, lasciando ad Heike e Anders gli unici due microfoni funzionanti e rinunciando alle backing vocals.
La partenza è di fuoco, con la serratissima Stellar Tombs, estratta (come molti dei brani in questa serata) da Sovran, il mix non è immediatamente chiarissimo e anche i musicisti sul palco si sbracciano per migliorare i livelli.
Ciò nonostante, è da subito apprezzabile il muro di suono eretto dalle chitarre di Johan e Daniel, che si snodano tra veloci arpeggi e power chord tirati, mentre alla batteria Daniel Johansson (chiamato a sostituire l'assente Jerry Torstensson) si dimostra un valido sostituto, coadiuvato al basso da Daniel Änghede, che aveva partecipato a Sovran come ospite in Rivers Between Us ed è passato ad occuparsi del basso in sede live dopo la defezione di Fredrik Johansson.
L'approccio al palco di Heike e Anders è ai poli opposti: se il secondo si mostra più sbarazzino e con un'attitudine più da rocker, la prima è invece elegante e solenne nel suo muoversi sul palco e porta a casa la serata in modo veramente eroico.
È risultato chiaro sin da subito come la cantante sudafricana fosse giù di voce per un problema di salute (che la perseguitava già da qualche giorno) e un po' in difficoltà per via dei livelli non ottimali delle spie sul palco. Nonostante tutto ha saputo fornire una prova di alto livello, giocando con la propria voce per ridurre al minimo i danni e fornire nel complesso una prestazione di valore.
Anche in questo caso, senza troppe presentazioni, si prosegue con la bellissima Blood Flower (estratta da Turning Season Within) e A Phantom Dissonance (da A Rose for the Apokalypse), durante la quale i livelli sul palco sembrano leggermente migliorare, nonostante qualche sporadico feedback sempre dai microfoni.
Si ritorna a Sovran con l'ammaliante accoppiata The Wretched Tide/Pale Tortured Blue, in cui Heike raggiunge probabilmente i picchi della sua prestazione.
Il suono della pioggia battente ci riporta ad Arcane Rain Fell, con la riproposizione della storica A Scenery of Loss, in cui è Anders a catalizzare la scena con il suo growling che sembra invecchiare come il vino buono.
Si prosegue fino ad una conclusione atipica: la band lascia il palco lasciando da sola Heike con una solenne backtrack. Si tratta di un nuovo pezzo intitolato Burial, interamente basato su orchestrazioni ed eterei vocalizzi della singer di Capetown, che tira fuori una prestazione che ricorda quasi più il suo progetto :LOR3L3I: come approccio. Un momento magico rovinato dall'ennesimo feedback del microfono che per un attimo blocca l'interpretazione, subito ripresa al volo da una Heike pronta ma provata.
C'è attesa per un encore che però non arriva, con la band che inizia a smontare parte della strumentazione, per poi scendere tra il pubblico per qualche foto e qualche chiacchiera.
Un concerto non privo di problemi tecnici e con un'affluenza ai limiti del consono (ad occhio, un'ottantina di persone, anche se in un locale piccolo come il Dagda l'impressione è che fosse discretamente affollato), la neve e il giorno infrasettimanale hanno pesato, ma i Draconian per la prima volta in Italia erano un'occasione non perdere.
Nonostante questo, la band di Säffle ha comunque messo in piedi una prestazione da ricordare e che ha giustificato una così lunga attesa.


SETLIST DRACONIAN
1. Stellar Tombs
2. Bloodflower
3. A Phantom Dissonance
4. The Wretched Tide
5. Pale Tortured Blue
6. A Scenery of Loss
7. The Last Hour of Ancient Sunlight
8. The Marriage of Attaris
9. Burial



Report di Sojourner e Draconian a cura di Gianluca Leone “Room 101”"
Report di Harakiri for the Sky e tutte le foto a cura di Costanza Marsella “Nattleite”"



Armo
Giovedì 7 Febbraio 2019, 13.09.10
1
Presente al Revolver (San Donà di Piave)  Locale non molto grande, affluenza all'incirca 100 persone, sicuramente più di quelle che ho visto in precedenti concerti. Il palco è ben rialzato e questo permette a tutti, da tutte le direzioni, di seguire visivamente i gruppi (anche l’occhio vuole la sua parte) . Probabilmente la maggioranza dei presenti aspettava gli Harakiri for the Sky che hanno avuto una maggior compartecipazione del pubblico. Grande atmosfera con i Draconian … musicalmente parlando. Due cose non mi sono piaciute: pochi i brani , non si è arrivati alla decina e una sensazione di distacco che non so dire se è dipesa da un pubblico poco espansivo, diciamo così, o dall'atteggiamento un po’ freddo del gruppo.
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