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Abyssal - Novit enim Dominus qui sunt eius (Reissue)
( 2742 letture )
Ascoltare Novit enim Dominus qui sunt eius equivale a fare un tuffo nell'abisso più nero. L'album in questione evoca una potentissima, soffocante atmosfera in grado di avvolgere l'ascoltatore dal primo istante. Secondo parto degli inglesi Abyssal, formazione tanto misteriosa da non rendere noto quanti o quali membri ne facciano parte, questo disco si presenta superiore al precedente Denouement, essendo più maturo, avvolgente e ragionato. In termini musicali ci troviamo davanti ad un death/black metal incredibilmente dissonante, sulla scia dei malatissimi lavori di Portal e Mitochondrion, con un'iniezione di doom estremo (pensate ai diSEMBOWELMENT) ad addensare ulteriormente la proposta. Le canzoni sono strutturalmente discontinue, e si alternano intermezzi, monoliti di minutaggio superiore ai sette minuti (in cui lo stile della band si avvicina a quanto fatto dai folli Ævangelist) e pezzi di durata più canonica; la forma canzone perde pian piano il suo significato (l'effetto che si viene a creare riporta alla mente alcuni classici funeral doom), anche in virtù del fatto che le canzoni sfumano l'una nell'altra senza distinguersi in maniera netta, e l'utente sprofonda in una viscosa massa di musica che non lascia
scampo.

Volendo essere un po' più specifici, gli Abyssal fanno largo uso di tempi medi e bassi, centellinando le accelerazioni per non spezzare in nessun modo l'atmosfera opprimente che rappresenta il cuore del disco. Le chitarre fanno della dissonanza la regola fondamentale: i riff tendono a variare poco alla volta (quando variano; in certi passaggi la sensazione è quella di ascoltare un disco drone completamente demoniaco), passando a poco a poco dal fangoso al solenne, mentre gli arpeggi sono utilizzati di tanto in tanto per dare al tutto un tocco di vero incubo (così come le incursioni sulle note più alte). In alcune occasioni, come nel finale di Sheath of Deceit e in quello di A Malthusian Epoch, vi sono sezioni più "melodiche" che aggiungono una dimensione epica alla completa degenerazione mentale dell'album. Il sound della chitarra è pesante, compatto (se mi concedete una sinestesia, lo definirei fitto come un banco di nebbia degno dei migliori film dell'orrore) e giova alla resa globale ben più di quanto non facesse in Denouement. Eccellente la prestazione di batteria, varia e perfettamente attinente e complementare al guitar work, con sprazzi di autentica classe; anche per quanto riguarda i suoni, assolutamente nulla da eccepire, adattissimi ad un album di questo tipo. Per quanto concerne la voce, gli Abyssal hanno optato per un gorgoglio estremamente basso e gutturale, ottimamente eseguito ma non un protagonista della musica (non altissimo nel mix e tutto sommato poco presente nel corso dei pezzi), quanto un elemento aggiunto al sound da profondità infernali così efficacemente ottenuto dalla band; al medesimo scopo concorrono i sussurri che non mancano di far venire i brividi in pezzi come A Malthusian Epoch. La cupezza sonora dell'album fa sì che il basso non sia sicuramente uno strumento di primo piano, anche se ha i suoi momenti come il bizzarro break centrale di As Paupers Safeguard Magnates.

Un'analisi traccia per traccia di Novit enim Dominus qui sunt eius lascia il tempo che trova, dato che il modo per godersi davvero musica del genere è mettere su l'album, chiudere gli occhi e lasciarsi del tutto catturare dalla mostruosità ivi contenuta. Questo album, seppur non interamente originale nell'approccio (praticamente questo è il suo unico difetto) e pertanto non ai livelli eccezionali di altri di questo tipo, entra a pieno diritto in una cerchia elitaria e ristretta di dischi allucinati, la vera colonna sonora degli incubi, di cui fanno già parte gioielli come Swarth (Portal), De Masticatione Mortuorum in Tumulis (Ævangelist) e Archaeaeon (Mitochondrion). Si tratta di album per pochi ascoltatori che dalla musica pretendono esperienze intense e fuori dal comune; la facilità d'ascolto è assolutamente bandita e la dose di dedizione richiesta non indifferente. Se poi siete tra coloro che abbisognano assolutamente di continue variazioni nel corso di un brano per reputarlo interessante troverete ancora più ostico approcciarvi a questo album. Se avete il coraggio di provare, fatevi avanti.

La versione del disco esaminata in questa recensione è la ristampa edita il 31 Gennaio 2014 (il disco è del 2013) dalla Iron Bonehead Productions: si tratta di un doppio vinile da 12'', limitato a 500 copie e particolarmente curato dal punto di vista estetico. Senza ombra di dubbio si tratta del formato più adatto per godere di album del genere; considerata poi la qualità dell'edizione, l'acquisto è assolutamente consigliato a coloro che non hanno ancora fatto proprio Novit enim Dominus qui sunt eius.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
71.5 su 6 voti [ VOTA]
enry
Sabato 22 Marzo 2014, 7.25.57
10
Molto bello, opprimente nelle parti lente e 'liberatorio' nei blastbeat sempre usati con intelligenza. Bene anche la produzione con un suono cupo e ribassato perfetto per le atmosfere create dalla band. Vado a recuperarmi il debut.
Third Eye
Sabato 15 Marzo 2014, 15.23.53
9
@ MrFreddy: mi pare ovvio che il carattere riassuntivo dell’articolo abbia impedito (e non poteva essere altrimenti) che venissero citati tanti gruppi meritevoli di attenzione; è però altrettanto evidente come il quadro che ne è venuto fuori sia abbastanza deludente e non sufficientemente rappresentativo dell’anno appena trascorso; quelli che tu definisci i “dischi di impatto maggiore” in molti casi non sono altro che le opere di maggior richiamo per il pubblico, quelle di cui si parla maggiormente o che vendono di più, nient’altro.
MrFreddy
Venerdì 14 Marzo 2014, 11.19.29
8
Un articolo di quel tipo è basato sulle preferenze rispettivamente di utenti e redattori, dalle quali si selezionano per forza di cose i dischi di impatto maggiore; sarebbe stato diverso se si fosse trattato di liste individuali. Io stesso annovero nella mia "top 10" dischi da me ritenuti di grande valore che però, essendo magari usciti in sordina, per piccole etichette o senza avere un grande nome a supportarli erano ben più difficili da affrontare in un articolo riepilogativo e di carattere generale come è stato quello sui best del 2013, che a citare ogni disco nominato da utenti e redattori sarebbe risultato di lunghezza ciclopica
Third Eye
Venerdì 14 Marzo 2014, 10.49.25
7
Notavo come alcuni utenti abbiano collocato il disco tra le migliori uscire del 2013; ovviamente non sono d'accordo per quanto detto nel mio primo commento, però è abbastanza evidente come certe proposte vengono snobbate a prescindere e ritenute quasi marginali o di second'ordine, tant'è che nessuno credo li abbia citati nell'articolo riassuntivo dedicato al 2013.
Third Eye
Venerdì 14 Marzo 2014, 10.21.37
6
La differenza in termini qualitativi tra i due albums mi pare evidente, l'unico neo del precedente "Denoument" è rappresentato dai suoni di batteria che penalizzano la resa finale dell'opera. Comunque, spero vivamente che con la terza uscita discografica ci sia il definitivo salto di qualità della band, è questione veramente di poco...
Elijah
Giovedì 13 Marzo 2014, 18.51.06
5
Concordo con Third Eye, album molto bello ma che sfigura davanti al buio più totale creato da "Denouement".
Andy '71 vecchio
Giovedì 13 Marzo 2014, 17.17.54
4
C'è poco da fare e da dire,disco e band eccellenti!Solo i Portal e pochi altri rendono così alla perfezione il nero profondo dell'abisso!
Marcio
Martedì 11 Marzo 2014, 13.47.39
3
Per me si pone come uno dei migliori dischi estremi del 2013, avrei dato anche di più come voto. The Last King è la perfezione fatta brano, per non parlare di A Malthusian Epoch che mi ha ricordato i Godflesh in versione ancora più scura e aliena. Ora speriamo nel seguito, che spero sia ancora più malato di questo opus. p.s. io ho la ristampa in digipack della Profound Lore.
Third Eye
Martedì 11 Marzo 2014, 12.02.53
2
Ritengo che questo sia un disco riuscito solo in parte, a fronte di una progressione in termini stilistici c'è stato però un calo a livello compositivo, il precedente "Denouement" era molto più ispirato e coinvolgente, seppur penalizzato da una sezione ritmica omogenea (con una batteria presumibilmente programmata), questo secondo lavoro è fatto, invece, di alti e bassi... Ad ogni modo, se limeranno alcuni difetti potranno raggiungere grossi traguardi, me lo auguro.
Blackout
Martedì 11 Marzo 2014, 2.10.49
1
Disco eccellente, come il precedente, una delle migliori uscire del 2013 e azzeccata questa ristampa della Iron Bonehead. Analisi giusta e voto meritato. ''The bones of your shoulders grind upon mine In the dust we drown.''
INFORMAZIONI
2014
Iron Bonehead Productions
Death / Black
Tracklist
1. Forebode
2. The Tongue of the Demagogue
3. Under the Wretched Sun of Hattin
4. Elegy of Ruin
5. The Headless Serpent
6. A Sheath of Deceit
7. Elegy of Staves
8. A Malthusian Epoch
9. As Paupers Safeguard Magnates
10. Created Sick; Commanded to Be Well
11. The Last King
Line Up
n.n.
 
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