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The Osiris Club - Blazing World
( 1752 letture )
È possibile essere oscuri e inquietanti in un genere spesso "luminoso" e raffinato come il progressive rock?
Certo che sì, specie se ci si traveste con le maschere "a becco" dei dottori della peste, si adotta il nome di una società segreta millenaristica dell'universo di Hellboy, si dà al proprio disco una copertina opprimente e vagamente lovecraftiana, brulicante di creature indefinibili anch'esse mascherate, ed infine si fa mixare il disco da Randall Dunn, che di oscurità ne sa qualcosa, viste le sue collaborazioni con Sunn O))) e Wolves In The Throne Room.
Bisogna poi assicurarsi che la musica sia all'altezza delle apparenze, ed è proprio questo il punto in cui i The Osiris Club… riescono assolutamente nel loro intento(confessate: sospettavate il contrario)! In realtà le premesse di questo lavoro erano piuttosto particolari, tipiche di quei progetti che "con buona probabilità saranno un fiasco totale ma non si sa mai": la band nasce infatti con lo scopo di unire prog rock e colonne sonore di film horror in un intrigante quanto improbabile miscuglio. Tuttavia, per naturale evoluzione e forse per fortuna, la direzione del gruppo è cambiata prima della composizione del primo disco, rendendo il prodotto finale certamente più compatto e fruibile di quanto sarebbe potuto essere.

L'impostazione di base tuttavia non è mutata: l'originale progetto "horror prog" non è stato del tutto abbandonato. Un elemento di continuità con l'idea iniziale è costituito certamente dalle atmosfere, irrequiete e alienate, come alla ricerca di una serena conclusione armonica senza mai trovarla. Su arpeggi irrisolti si innestano le linee vocali deviate di Simon Oakes, con uno stile che rimanda inevitabilmente ai Voivod.
L'apertura è affidata alla particolare That's Not Like You, sorta di manifesto del disco, con il suo andare spezzato e disorientante. La successiva Solid Glass si apre con un calmo ma sempre poco rassicurante arpeggio, per poi sfociare in chitarre distorte molto ruvide e nel cantato sempre obliquo di Oakes. Le altre tracce si innestano sulla stessa matrice, mantenendo alte l'attenzione e la qualità all'interno di un filone omogeneo.
La produzione è ottimale e i cinque agiscono in perfetta sintonia, sviluppando melodie e armonie senza alcuno stralcio di tecnica fine a se stessa e dando all'insieme, sorretto dal poderoso e versatile drumming dell'ex-Angel Witch Andrew Prestidge, un sound unitario, diretto, non privo di raffinatezza, potente ma non grezzo, e tutto sommato (pur senza stravolgere alcun canone) originale, o quantomeno personale. Una menzione speciale va alle tastiere, a cui sono affidate le splendide aperture di The Bells, della conclusiva Miles And Miles Away e della title track, arricchita nel finale da un violino.

L'originalità del combo si riflette anche nella tematica: invece di indugiare sugli inflazionatissimi Grandi Antichi, disseppellire la polverosa figura di Dracula o narrare di abomini egizi poco seriamente documentati, i The Osiris Club hanno scavato nel passato dell'Inghilterra, e devono aver scavato anche molto per trovare gli scritti seicenteschi di Margaret Cavendish, prima scrittrice di utopie conosciuta (e dimenticata), autrice di una demenziale opera contenente bizzarre elucubrazioni a metà tra fantasy, ucronia, utopia e rivendicazioni dei diritti della donna!
La tematica del Blazing World (il "mondo sfavillante", luogo dell'omonimo romanzo della Cavendish), che si ritrova sparsa in tutte le liriche dell'album in una sorta di pseudo-concept bizzarro, conferisce un certo fascino all'insieme.
È proprio il fascino la caratteristica principale di Blazing World, a partire dalla cover (opera di Prestidge) fin nelle sue più recondite note. L'album, nella sua inquietudine di fondo e nel suo essere in qualche modo "sbilenco", non è di facile ascolto e può perfino risultare sgradevole. Tuttavia, una volta calato il silenzio, il desiderio di ricominciare, premere play e re-immergersi in quell'improbabile mondo torna periodicamente, con la curiosità del cercare di capirlo fino in fondo, poiché si avverte sempre che qualcosa sfugge alla comprensione, come un dettaglio dimenticato di un sogno, o di un incubo.

La qualità di Blazing World dipende molto dalla sensibilità individuale: sarà per alcuni un disco di buon prog rock, oggettivamente personale e interessante, per altri un inquietante compagno di viaggio, per altri ancora uno sgradevole esperimento, ma difficilmente si resterà impassibili davanti ad esso. L'unico mio consiglio è di tentare un approccio e scoprire se vi strega.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
73.33 su 3 voti [ VOTA]
Vulgar Puppet
Lunedì 6 Ottobre 2014, 22.05.54
5
Fa molto Wilson nei suoi pezzi meno Prog. Non riesco ad apprezzarlo granchè... ma non fa schifo, anzi è sicuramente valido, però non è per me. Bella rece Nomade!
FRANKUS
Venerdì 29 Agosto 2014, 18.13.01
4
bellissimo , disco molto ispirato, per me e' da 80
GT_Oro
Mercoledì 30 Luglio 2014, 9.53.08
3
Non male questo disco, anche se di prog per me non c'è quasi niente. Sinceramente li vedo molto più vicini al revival psichedelico di gruppi come i Warlocks. Voto 70.
Delirious Nomad
Venerdì 25 Luglio 2014, 0.50.20
2
Mitici The Shiver, anche se sono più famosi per essere stati i primi ad usufruire di una copertina firmata Giger che per altro . Sono io che ringrazio te Federico, me li hai mandati tu in fondo
MrFreddy
Giovedì 24 Luglio 2014, 16.24.13
1
Ringrazio Luca per avermi fatto scoprire questo bel disco, che mi ricorda in particolar modo una band prog svizzera semi-sconosciuta di fine anni '60, i The Shiver con il loro disco Walpurgis. Non è facile dare un tocco particolare al proprio operato al giorno d'oggi, ma questi The Osiris Club ci sono riusciti!
INFORMAZIONI
2014
Indie Recordings
Prog Rock
Tracklist
1. That's Not Like You
2. Solid Glass
3. Mistery Sells
4. The Bells
5. Blazing World
6. Undoing Wrong
7. Seize Decay
8. Miles And Miles Away
Line Up
Simon Oakes (Voce)
Chris Fullard (Chitarra, Tastiere)
Raf Reutt (Chitarra)
Darren Bunting (Basso)
Andrew Prestidge (Batteria, Tastiere)
 
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