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Coven - Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls
( 2698 letture )
Che gli anni Sessanta abbiano lasciato impresso un solco di fondamentale importanza nella storia della musica è cosa nota a tutti. Band del calibro di Jefferson Airplane, Grateful Dead, Doors o Velvet Underground in ambito americano, alla pari di Pink Floyd, Cream e perfino Beatles e Led Zeppelin nei confini del Regno Unito, sono solo (chi più e chi meno) alcuni nomi di spicco di una nascente corrente musicale volta a cambiare radicalmente le carte in tavola: il rock psichedelico. In quel di Chicago, proprio sul finire del decennio, si formò una band composta dal bassista Oz Osborne, dal batterista Steve Ross e dalla cantante Jinx Dawson. Questo trio prese il nome di Coven (termine traducibile come “congrega”) e, anticipando in parte nelle tematiche e nei contenuti una certa formazione inglese che l’anno seguente farà uscire quello che a ragione verrà considerato una delle più importanti pietre miliari del genere, pubblicò un disco dal titolo Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls che non mancò di destare scalpore negli anni a venire per i forti argomenti trattati. Quello dei Coven fu un lavoro dal sapore agrodolce, per così dire. Musicalmente parlando, il disco era sorretto da una sezione strumentale che nulla aveva da invidiare alle band concorrenti dell’epoca, ed era impreziosito dalla presenza al microfono di un’artista a tutto tondo dalla voce sopraffina, impegnata in campo artistico anche al di fuori dell’universo musicale, con una carriera di modella/attrice più che dignitosa. Ciò che ne risultò fu una perla di fascinosa bellezza, dall’atmosfera per molti proibita e inaccessibile. Non si tratta però certo di un lavoro adatto a tutti i palati e le sue tematiche volutamente occulte, orrorifiche e sataniste sono la caratteristica principale che da sempre distingue l’operato dei Coven e li relega in un anfratto per alcuni inaccessibile, ma proprio per questo motivo ancor più prezioso e raro. L’approccio alla loro proposta -più che alla loro musica- non è quindi così immediato o affrontabile con leggerezza, ma distogliendo per un momento lo sguardo e il pensiero da certi aspetti si scoprirà di avere a che fare nella fattispecie con un disco assolutamente da non sottovalutare. Pubblicato dalla Mercury Records nel 1969, Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls fu la classica miccia capace di scatenare in breve tempo pesanti ripercussioni mediatiche. Infatti, in seguito alla “messa all’indice” da parte di una rivista americana, che invischiò il gruppo di Osborne in mezzo a vicende di cronaca nera del periodo, la Mercury fu costretta a ritirare l’album dal mercato, cosicché dovettero passare oltre trent’anni per ritrovare il tanto censurato disco sugli scaffali dei negozi.

L’opener, curiosamente intitolata proprio Black Sabbath, è un’esemplare prima prova di forza da parte della formazione americana, con molti spunti percepibili in appena tre minuti e mezzo di canzone. L’incedere degli strumenti è suadente, così come la voce di Jinx Dawson, la quale riesce fin da subito a mostrare di cosa sono capaci le sue corde vocali. La traccia seguente è già meno propositiva e strutturata in modo più classico, ma ha dalla sua una buona dose di personalità e di forza -soprattutto dal punto di vista vocale- e perciò non fa perdere lo smalto alla parte iniziale di questo lavoro. L’animo tenebroso della proposta dei Coven emerge chiaramente di lì a poco, con un brano inizialmente dall’aspetto innocuo che viene però pesantemente trasformato da alcuni intermezzi parlati in cui viene citato un testo appartenente addirittura alla mitologia babilonese. Si torna ai fasti originari con For Unlawful Carnal Knowledge, che richiama marcatamente i Doors e innalza di un bel po’ il livello qualitativo dell’album. Sensazione di miglioramento che non sembra affatto voler cessare ascoltando l’ottima Pact with Lucifer, altra canzone dotata di una spinta eccezionale, merito ancora una volta della potenza vocale di Jinx Dawson, che sembra davvero a proprio agio nel trascinare i propri compagni d’armi. Voce e chitarre dominanti nella grandiosa Choke, Thirst, Die, mentre è il ritmo incalzante a sorreggere e innalzare la fugace ma eccellente Wicked Woman. La prova dei “comprimari” è tutt’altro che secondaria e lo si nota molto bene in pezzi come Dignitaries of Hell, in cui le tastiere e le chitarre giocano un ruolo fondamentale ai fini dell’atmosfera generale. La brevissima Portrait, ennesima perla di rara bellezza, chiude a tutti gli effetti l’album, dato che la traccia finale non è altro che la registrazione di una lugubre messa nera, assolutamente evitabile se siete interessati solamente all’aspetto musicale di questo lavoro.

Quello dei Coven fu quindi un debut album in grado di lasciare il segno, anche se per vari e diversi motivi non tutti propriamente positivi. La band godette di un successo a dir poco effimero, riuscendo a pubblicare altri due album tra il 1972 e il 1974 e sciogliendosi poco tempo dopo. Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls è la testimonianza chiave all’interno della discografia della band statunitense, un disco che racchiude la vera essenza del gruppo e che non risente del trascorrere degli anni. Con tutta probabilità la censura forzata a cui è stato sottoposto ne ha elevato lo status di prodotto raro e d’élite, ma è anche vero che la sostanza nel suo nucleo più essenziale c’è sempre stata ed è questa alla fine l’unica cosa che davvero importa.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
95.33 su 6 voti [ VOTA]
Legalisedrugsandmurder
Martedì 27 Agosto 2019, 16.40.22
9
Fa piacere che sia stato rivalutato con il passare degli anni. Credo sia stato stampato in cd per la prima volta nella seconda metà degli anni 90, quindi a oltre 25 anni dall'uscita. Meglio tardi che mai. Peccato che i lavori seguenti non siano stati all'altezza. Sono stato a Parma a vederli a luglio e devo dire che oltre a portare benissimo i suoi anni, sa creare un feeling magnetico come pochi altri. Chapeau.
Area
Martedì 27 Agosto 2019, 16.17.06
8
Uno degli ultimi dischi dell'epoca psichedelica Americana e un album a lungo semi-dimenticato. Non saprei dire se questo disco meritava la stessa fama dell'omonimo dei Sabbath, questo oltre ad essere più esplicito sia nei testi che negli intenti é anche un po meno da ascoltare. Lei comunque una voce pazzesca, ricorda abbastanza Grace Slick dei Jefferson Airplaine di quegli anni. Sembra di ascoltare un disco pop (psichedelico) con testi black metal (a livello di temi lo anticipa di quasi 20 anni)
Replica Van Pelt
Giovedì 20 Giugno 2019, 19.16.33
7
Mamma mia che voce,e mamma mia che pezzi,una Janis joplin dell'oscurità (ma anche Nico) ,è la prima volta che ascolto questo album,il tempo si sente tutto ma è come il buon vino che invecchiando migliora,un pò Doors,un pò Deep purple,un pò Velvet Underground,ma compositivamente più "oscuro",pre-doom??Comunque notevole,una sacerdotessa dell'occulto,voto 100,ne siete perplessi ascoltatevi Portrait.non è la più bella,ma è un quasi pop sul filo del baratro,incredibile.
Vecchio Sunko
Mercoledì 18 Marzo 2015, 16.11.26
6
Bello. 90!
andrea
Sabato 14 Marzo 2015, 11.58.06
5
stupendo, sconosciuto alle nuove leve e sottovalutato. jinx dawson una voce semplicemente spaziale! e che strega...!
LORIN
Sabato 28 Febbraio 2015, 11.33.45
4
Disco bellissimo!
Unia
Sabato 28 Febbraio 2015, 10.52.28
3
Gran disco e grandissima band!
Zess
Venerdì 27 Febbraio 2015, 10.42.23
2
Conosciuto più per l'aura intorno a loro che per l'effettivo valore musicale, l'ultima traccia è secondo me il vero pezzo forte dell'album. Discreto disco comunque, storicamente fondamentale.
Selenia
Venerdì 27 Febbraio 2015, 2.31.22
1
Bello bello bellissimo!! Jinx Dawson LA regina di tutte.
INFORMAZIONI
1969
Mercury Records
Psychedelic Rock
Tracklist
1. Black Sabbath
2. White Witch of Rose Hall
3. Coven in Charing Cross
4. For Unlawful Carnal Knowledge
5. Pact with Lucifer
6. Choke, Thirst, Die
7. Wicked Woman
8. Dignitaries of Hell
9. Portrait
10. Satanic Mass
Line Up
Jinx Dawson (Voce)
Oz Osborne (Basso)
Steve Ross (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Jim Donlinger (Chitarra, Cori)
Christopher Nielsen (Chitarra, Cori)
Jim Nyeholt (Organo, Piano, Tastiere)
John Hobbs (Tastiere)
Alan Estes (Basso)
 
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