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Burning Rome - The New Era Begins
02/06/2016
( 2271 letture )
The New Era Begins è il primo LP dei torinesi Burning Rome. Per capire la genesi del gruppo è necessario tornare al 2013, quando due amici musicisti (Six e Nic13), decidono di formare i Middle Man Theory assieme al cantante Nero, al chitarrista Luko e al batterista e produttore Marzio Francone. Sarà proprio quest'ultimo, essendo proprietario della label Snooky Records, a sostenere la band nella pubblicazione dell'EP Let Me Know, che propone tre buone tracce alternative rock. I ragazzi però, sentono di poter proporre un sound più robusto, così decidono di attuare una svolta stilistica, accantonando il vecchio progetto, per dedicarsi a sonorità esplicitamente metal. Il nome della band diviene Burning Rome, sottolineando ancor più l'avvenuto cambiamento. Nel giugno 2015 Nero è costretto a lasciare il gruppo per motivi personali, pertanto viene sostituito dall'esperto Jago, frontman dei Madwork. Dopo pochi mesi vede finalmente la luce The New Era Begins, sotto l'etichetta Underground Symphony.

L'album ha uno scopo preciso: proporre una dose inebriante di alternative metal, seguendo gli insegnamenti della scuola statunitense, in particolare di gruppi come System of a Down, Papa Roach e Stone Sour. Il risultato è un album ispirato, che non presenta cali durante le undici tracce che lo compongono. Ogni musicista riesce a dare il suo apporto, lasciando da parte qualsiasi tentativo di gloria personale, per sostenere la causa comune; ne è un perfetto esempio la sezione ritmica, capace di mantenere i ritmi elevati dall'inizio alla fine dell'opera, senza mai inciampare. A questa si aggiunge la magnifica sincronia fra le chitarre di Luko e Six, i quali sono fondamentali per mantenere livelli d'intensità altissimi, anche grazie alle immancabili distorsioni; inoltre è molto intelligente la scelta di eseguire pochi solo, senza andare ad interrompere le energiche melodie realizzate dai riff. Infine merita una nota di merito l'interpretazione che fa dei singoli brani il cantante Jago, il quale possiede notevoli doti narrative, che gli permettono di affrontare tematiche filosofiche legate alla condizione dell'uomo su questo pianeta. Egli ci presenta un mondo privo di amore e ricco di sofferenza, dove l'oscurità regna sovrana, prevaricando assiduamente la luce, ossia l'unica forza accentratrice in grado di cambiare le sorti funeste dell'individuo.
Le tracks sono esaltanti ad ogni passaggio: le strofe incalzanti e possenti sono addolcite da melodie e ritornelli accattivanti, in più i bridges presenti nei singoli brani non rappresentano mai una scelta sbagliata, ma anzi accrescono il valore del pezzo. Proprio per questi motivi, il disco va assimilato nella sua interezza, ma si possono comunque individuare le tracce più caratteristiche, quelle che esprimono al meglio le qualità e le diverse sfaccettature del quintetto. Impossibile non iniziare questa disamina con la trascinante Lonely Boy: un ottimo connubio di potenza e melodia, nella quale risalta il fantastico ritornello scandito con rabbia e decisione da Jago. La successiva Never Never è da segnalare in quanto unico brano vicino alla tradizione rock/metal italiana: infatti a tratti ricorda il tipico sound dei Lacuna Coil, caratterizzandosi per l'ipnotico e meccanico motivetto della chitarra. È da annotare anche la splendida The Second Wave, nella quale viene privilegiata la dolcezza, ai danni delle consuete sfuriate delle chitarre, inoltre le frasi recitate in sottofondo donano una strana malinconia al brano; segue a ruota la struggente The Same Old Story, la quale risente positivamente dell'influenza dei SOAD, ma anche e soprattutto degli Scars On Broadway di Daron Malakian, in particolare nel cambio di tempo improvviso e nella capacità del singer di enfatizzare le note più alte. In conclusione va sottolineata This Is the Place, riflessiva e delicata, meno diretta rispetto alle altre songs, poiché basso e batteria imprimono meno durezza, facendo salire in cattedra il solito Beppe Careddu, in arte Jago, che concede l'ennesima prova superba.

La prima fatica dei Burning Rome è un prodotto fresco e genuino. Produzione, musica e testi sono di qualità, sicuramente non da disco d'esordio. Persino la grafica dell'album è stata studiata sin nei minimi dettagli, basta menzionare la collaborazione con il visual artist Garjan Atwood, il creatore della bellissima cover raffigurante un gorilla che urla, probabilmente per caricarsi in vista della battaglia, dato che indossa un elmo romano, dal quale zampilla sangue. Insomma una vittoria su tutti i fronti, un album che sancisce l'entrata in scena di una promettente band nel panorama alternative italiano. Il pubblico non aspettava altro, che la nuova era abbia inizio!



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
85.41 su 24 voti [ VOTA]
Jago
Sabato 9 Luglio 2016, 10.04.47
11
[edit]: non la pubblicava perché c'è un vincolo da parte del sistema. Grazie
Jago
Sabato 9 Luglio 2016, 10.03.26
10
@Feffa: se vuoi il digital vai su qualunque store, altrimenti scrivici e ti daremo info su come acquistarlo da noi o nei negozi musicali in formato digipack! Grazie
Feffa la cagna
Venerdì 8 Luglio 2016, 22.17.17
9
Dove posso procurarmi il disco intero?
freedom
Domenica 26 Giugno 2016, 12.49.07
8
Sinceramente trovo il voto esagerato. Disco discreto, ma 85...mah.
Nick
Venerdì 24 Giugno 2016, 17.59.54
7
Poco materiale in rete, pochissime foto, poche recensioni (ma con voti alti). Chi sono questi Burning Rome? Le canzoni che ho avuto modo di ascoltare sono molto interessanti, per cui ho tanta curiosità di saperne un po' più di questa band!
AdeL
Domenica 12 Giugno 2016, 2.06.28
6
"Silence and me" è davvero un gran bel lavoro! Il pezzo fila senza esitazioni... ritrovo tracce di "Devour" degli Shinedown declinate in modo originale e con grinta innovativa! Li ascolterò con attenzione perché mi incuriosiscono molto.
Feffa la cagna
Giovedì 9 Giugno 2016, 23.11.26
5
Non posso acquistare il disco al momento ma ho avuto modo di ascoltare Silence and me. Davvero una bella canzone, molto ispirata. Sono curioso di sentire tutto il disco, spero che ne avrò l'occasione.
Agnes
Giovedì 9 Giugno 2016, 21.36.59
4
Un disco particolare, che ha si dei richiami a generi vicini al Nu Metal ed a certi filoni Alternative, ma che è molto fuori standard per certi versi! Sicuramente un disco "strano" ad un primo ascolto, ma già da subito rimangono in testa le melodie. Bel lavoro
EvaEmma
Venerdì 3 Giugno 2016, 13.18.38
3
Buona opera prima! Per nulla approssimativa, anzi. Curato nelle sonorità e nell'amalgama, lascia i suoi bei "graffi" nell'aria densa dei disagi dell'anima! sarebbe da augurar loro di uscire presto dal leitmotiv dei "assomigliano a..."..oppure "si riconoscano le sonorità dei..." .Thumbs up!
Togno89
Venerdì 3 Giugno 2016, 12.02.10
2
@Jago Grazie a voi per aver realizzato questo disco strepitoso. In bocca al lupo!
Jago
Venerdì 3 Giugno 2016, 9.42.58
1
Grazie alla 'zine ed a Federico "Togno89" Tognoli per la splendida analisi del nostro album. #thefivemonkeys
INFORMAZIONI
2016
Underground Symphony
Alternative Metal
Tracklist
1. In Hoc Signo Vinces
2. Silence and Me
3. Lonely Boy
4. Never Never
5. The Art of Bleeding
6. Into Shadows
7. Who Do You Think We Are
8. The Second Wave
9. The Same Old Story
10. Gravity
11. This Is the Place
Line Up
Beppe "Jago" Careddu (Voce)
Luko (Chitarra solista)
Six (Chitarra ritmica)
Nicola "Nic13" Baglivi (Basso)
Marzio Francone (Batteria)
 
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