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Draugsol - Volaša land
24/04/2017
( 540 letture )
Direttamente dalle gelide lande islandesi, arrivano i semi-sconosciuti Draugsól con il loro debutto Volaša land, in cui non trovate altro che sano black metal con piacevoli (si fa per dire) influenze provenienti dal death metal e interessanti accenni di neo folk, seppur relegati a pochi istanti. Il platter, edito dai portoghesi della Signal Rex, gią in passato al lavoro con i polacchi Graveland, giusto per fare qualche nome (nel 2015 si occuparono persino della ristampa su cassetta del mitico demo In the Glare of Burning Churches, con una nuova copertina) concede un ascolto abbastanza eterogeneo nei suoi 37 minuti di durata, sapendo gią raccolto giudizi positivi dal critica specializzata e pubblico.

Pił del vocalism gutturale di A.J, che deve sicuramente pił di qualcosa alla scuola death, cosģ come il violento ed azzeccatissimo drumming dell'instancabile K.J, infarcito di blast-beat e doppia cassa, e pił anche delle linee di basso pulito di Gretarsson, in grado di spiccare ogni tanto fuori dall'amalgama sonoro, a risaltare davvero in tutto l'album č il guitar work della coppia d'asce formata da M.K e Oddur, anch'essa debitrice di alcune soluzioni tipicamente death metal (vedasi riff in palm muting), che riesce a sfornare una gamma di soluzioni sia a livello di riffing che di solistica davvero notevole e che non manca di mettere velatamente in mostra una certa tecnica.
Formęling, preceduta da un’intro caotica e sulfurea, colpisce l'ascoltatore in pieno viso ed insieme alla successiva Bót ešur višsjį viš illu aškasti forma una doppietta in cui la batteria tiene sempre i ritmi altissimi, pur non mantenendo un tempo necessariamente costante, mentre le chitarre si destreggiano tra riff assassini che si contrappongono ad assoli abbastanza melodici, spesso in tremolo, creando melodie oscure ed opprimenti. A rendere l'atmosfera ancor pił irrespirabile c'č la voce quasi costantemente in growl di A.J che interpreta bene i testi rigorosamente in lingua madre. Nelle seguenti Spįfarir og śtisetur e Vįbošans vals fanno la loro comparsa per qualche istante delle chitarre acustiche dal sapore tipicamente nordico, ma č solo una momentanea illusione: presto tutta la furia del combo si abbatte nuovamente sull'ascoltatore con la solita violenza. Nella finale Holdleysa vengono a galla anche le sonoritą pił “pagan”, per cosģ dire, della formazione, sotto forma di oscuri e arcani cori maschili: sonoritą che sinceramente mi aspettavo pił presenti, vista la provenienza geografica del gruppo e anche dopo aver dato uno sguardo al bell'artwork, che puņ dare l'impressione di trovarsi di fronte ad un disco a tinte maggiormente viking.

Dunque, gią da un primo ascolto di questo Volaša land, pur essendo percepibili, ad esempio, sonoritą che rimandano a qualcosa degli Enslaved (quelli di Below the Lights, per intenderci, nonostante qui di progressive non ci sia nulla), ci si rende conto di trovarsi davanti ad un disco monolitico, duro e freddo, ma anche sicuramente ben suonato. Non sarą magari un capolavoro, ma indubbiamente questa produzione dei Draugsól (attualmente divenuti un trio) č un disco che puņ dare qualche soddisfazione agli amanti del black nelle sue forme pił estreme e senza compromessi.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
79.5 su 2 voti [ VOTA]
MarcoMarco
Mercoledģ 26 Aprile 2017, 19.09.01
2
Bello bello! A un primo acchito mi prende parecchio. Oscuro, potente, con delle belle sventagliate di metallo caldo. Un pņ epico come retrogusto. Bravi
freedom
Martedģ 25 Aprile 2017, 15.26.32
1
Mi ricorda il debutto di un'altra ottima band black metal, cioč The Frozen Moon of Erebath dei canadesi Cell. Sporchi, mal registrati, ma ugualmente affascinanti entrambi.
INFORMAZIONI
2017
Signal Rex
Black
Tracklist
1. Volaša land
2. Formęling
3. Bót ešur višsjį viš illu aškasti
4. Spįfarir og śtisetur
5. Vįbošans vals
6. Holdleysa
Line Up
A.J (Voce)
M.K (Chitarra)
Oddur (Chitarra)
Hannar Sindri Gretarsson (Basso)
K.J (Batteria)
 
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