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Thorns - Thorns
05/08/2017
( 747 letture )
Il primo e unico full length dei norvegesi Thorns è senza ombra di dubbio un capitolo importante nel panorama black metal norvegese. Il riferimento più comune ed immediato si trova nelle note vicende criminali che hanno coinvolto il black metal negli anni 90 ed in particolare - per quello che attiene questo disco – la condanna penale inflitta al leader Snorre W. Ruch per complicità con Varg Vikernes (meglio conosciuto come Burzum) nell’omicidio di Euronymous chitarrista dei dei Mayhem.

Scontata definitivamente la pena, la carriera di Snorre W. Ruch e dei suoi Thorns si riapre nel 1999 con un EP assordante dal titolo Thorns vs. Emperor a cui segue il contributo della band con due tracce inedite nella compilation Moonfog 2000; ma è solo con questa release omonima che la band torna a far realmente parlar di se grazie a un disco di profondo black metal ricco di influenze industrial. Il suono di Thorns si allinea all’evoluzione musicale intrapresa da molte band black del periodo d’uscita del disco, come per esempio i lavori dei Satyricom che, non a caso, sono presenti con il leader e fondatore della band, Satyr, che ricopre in questo disco un duplice ruolo: in primis come produttore e, soprattutto, come special guest nelle parti corali di diverse tracce dell’album.
La line up dei Thorns può inoltre vantare la presenza del batterista black metal per antonomasia: Jan Axel Blomberg meglio conosciuto come Hellhammer, nonché alla voce Bjørn Dencker ex DHG (Dødheimsgard).

Nonostante il disco si apra con un pezzo al fulmicotone come Existence in cui emergono le radici ben ancorate alla vecchia scuola del black metal, Thorns è in realtà strutturato quasi completamente da pezzi piuttosto lenti e cadenzati in cui l’ampio utilizzo di effetti industrial restituiscono un clima di angoscia e tormento che invade l’ascoltatore. L’ipnotica e dissonante World Playground Deceit affaccia subito il disco a soluzioni compositive più azzardate, che con la successiva Whifting Channels si ampliano ulteriormente, andando a strutturare un brano di stampo chiaramente industrial e che definire disturbante è un eufemismo. La breve, ma tagliente Stellar Master Elite, seppur piuttosto banale, riesce nel compito di introdurre un altro picco dell’album, ovvero Underneath the Universe che, lavorando sempre su cadenzati ed ipnotici riff, intramezzati da lunghe pause e/o suoni computerizzati, appesantiscono e angosciano ulteriormente l’atmosfera per poi crescere in un gran finale fatto di profondi e lontani suoni di tastiere. Interface to God spezza il moto del disco, facendoci ritornare indietro al primo black metal e dove Hellhammer torna a cavalcare ritmiche indiavolate in doppia cassa. Capitolo conclusivo per Vortex che, seppur confermando le intuizioni compositive della band, appare meno ispirata e poco aggiunge al giudizio complessivo del disco.

Certamente i Thorns, seppur con una discografia limitata, hanno saputo lasciare con questo disco il segno nella scena black metal rappresentando per molti un’ottima sintesi della congiunzione tra la tradizione e la sperimentazione rivolta all’industrial. Un disco che, indipendentemente dai gusti musicali, merita di essere ascoltato con attenzione per comprenderne l’essenza e le sfumature di commistioni di influenze non sempre di immediata assimilazione.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
97.33 su 3 voti [ VOTA]
galilee
Sabato 5 Agosto 2017, 14.30.01
8
Dovrei riascoltato per inquadrarlo meglio, ma ricordo che ai tempi apprezzai parecchio. 88 ci sta..
Undercover
Sabato 5 Agosto 2017, 13.54.54
7
Capolavoro, 80 è decisamente basso come voto per un disco simile, si parla di un vero e proprio must del genere.
enry
Sabato 5 Agosto 2017, 13.29.09
6
Preso appena uscito, un disco che non mi ha mai stancato e che trovo bellissimo ancora oggi, così come lo split con gli Emperor...Per il resto concordo con i commenti qui sotto, e aggiungo i Red Harvest ai nomi fatti da Doom.
d.r.i.
Sabato 5 Agosto 2017, 11.59.25
5
Magri non molto immediato è abbastanza complesso, però lo ritengo uno degli indispensabili senza se e senza ma. 90 almeno.
Luca
Sabato 5 Agosto 2017, 11.16.32
4
Ma chi è quel genio che da 80 ad un simile capolavoro? 90 come minimo
Pacino
Sabato 5 Agosto 2017, 10.53.23
3
80 è poco, album epocale, dei fottuti geni. voto 94
Doom
Sabato 5 Agosto 2017, 10.06.01
2
A me piacevano anche i malatissimi demo. Album malato e alienato come la mente del suo compositore che assieme a Mysticum e ai nuovi Dodheimsgard ( da 666 in su) rappresentava al meglio la parte più industriale del lato nero.
Ulvez
Sabato 5 Agosto 2017, 9.47.08
1
non sono molto amante del black più sperimentale, ma questo album mi piace parecchio. probabilmente una delle migliori uscite di quel periodo
INFORMAZIONI
2001
Moonfog Productions
Black
Tracklist
1. Existence
2. World Playground Deceit
3. Shifting Channels
4. Stellar Master Elite
5. Underneath the Universe 1
6. Underneath the Universe 2
7. Interface to God
8. Vortex
Line Up
Bjørn Dencker (Voce su tracce 1, 3, 6)
Snorre W. Ruch (Chitarra, Basso, Tastiera, Voce su traccia 8)

Musicisti Ospiti:
Satyr (Voce su tracce 2, 4, 6, 7)
Hellhammer (Batteria)
 
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