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One Desire - Midnight Empire
29/06/2020
( 401 letture )
Esiste la perfetta fusione fra pop e heavy metal? Così come la pietra filosofale, capace di trasformare in oro i metalli vili, fu ricercata dagli alchimisti medievali per secoli, allo stesso modo sono ormai tre decenni che musicisti di tutto il mondo provano a creare uno stile che racchiuda in sé la potenza e l’impeto del metal con la perfezione melodica e la “ruffianeria” (in senso buono) del miglior pop da classifica.
Alcuni di questi tentativi hanno riscosso successo su scala mondiale: pensiamo a Bon Jovi, agli Europe o, soprattutto, alla parte centrale della carriera dei Def Leppard, forse la band che in assoluto è arrivata più vicina alla perfetta commistione fra i due generi, ottenendo risultati assolutamente lusinghieri. Tuttavia, la maggior parte dei tentativi non ha ottenuto successi e risultati molto più significativi rispetto ai sopracitati alchimisti nella loro vana ricerca della pietra filosofale.
Oggi si accingono a questa non facile impresa i quattro giovani musicisti finlandesi riuniti sotto il nome di One Desire, e le buone basi di partenza non mancano. Malgrado la giovane età, i nostri hanno già pubblicato un primo album omonimo che è stato quasi universalmente lodato dalla critica; inoltre pubblicano sotto l’egida della nostrana Frontiers Records, vero e proprio punto di riferimento per tutto ciò che concerne l’hard rock melodico.
Dal punto di vista stilistico e compositivo, ci troviamo di fronte alla perfetta summa dell’hard rock di matrice nordeuropea: grandi melodie, cori anthemici e coinvolgenti, prevalenza di mid-tempo, voce cristallina e naturalmente portata agli acuti, chitarre potenti ma sempre dotate della giusta dose di melodia (sia nei riff sia negli assoli), tastiere avvolgenti di sottofondo, mirati tocchi di elettronica dove serve, basso e batteria giustamente in secondo piano ma adatte per mantenere il dovuto “tiro” ai pezzi.

La produzione pare un autentico tributo moderno agli anni ’80: tutto il sound sia degli strumenti sia delle voci cerca di rinverdire i fasti delle mega-produzioni eighties; in particolare la batteria, è talmente triggerata da risultare artificiale, esattamente come nei dinamitardi solchi di dischi quali Pyromania, Hysteria o Slippery When Wet.
Tutto perfetto quindi in queste dieci canzoni, tutte sopra i quattro minuti di durata? Apparentemente sì; ma, come sempre, non è tutto oro quel che luccica.
Ad una prima analisi non sembrano esserci difetti nei brani di Midnight Empire; eppure è palese fin dall’inizio la “premeditazione” (mi si passi il termine) che sta dietro la composizione di questo album. Intendiamoci, tutti i dischi sono pensati e costruiti a tavolino, dal primo all’ultimo; la differenza è che, nei grandi dischi, questo processo di costruzione a tavolino non si sente, o si sente poco.
Sin dalle prime note dell’opener Shadowman appare palese il tentativo dei quattro finnici di costruire e pubblicare il perfetto disco pop-metal (definizione che ho sempre trovato orrenda, ma che in questo caso calza davvero a pennello), cercando di essere “ruffiani” al punto giusto in tutte le componenti e, nello stesso tempo, di pubblicare pezzi che potrebbero essere ottimi singoli da classifica, senza rinunciare alla potenza dei riff e delle ritmiche.
Quando l’ispirazione compositiva funziona, il risultato è davvero di ottimo livello: After You’re Gone, il potente hard rock Godsent Extasy e le centrali, dure nei riff ma melodicissime nelle linee vocali, Battlefield Of Love e Heroes sono pezzi in grado di esaltare veramente tutti gli appassionati di hard rock, e in generale qualunque appassionato di buona musica. Anche la semi-ballad Rio, molto di matrice Toto, appare riuscita e convincente.
Purtroppo per i One Desire però, in tutto il resto del disco le notevoli intenzioni e gli ambiziosi obiettivi non sono adeguatamente sorretti da una forma compositiva dello stesso livello; ed è immediato allora scivolare nel manierismo, e produrre brani che finiscono per assomigliarsi un po’ tutti fra loro, e per cadere pertanto facilmente nel dimenticatoio.
Altri due aspetti non sono in questo di aiuto, anzi. La produzione, così volutamente debitoria degli anni che furono, finisce per essere estremamente “artificiale”: questo disco, soprattutto nei brani meno potenti, avrebbe potuto essere sicuramente più coinvolgente con una produzione meno “fredda” e meno artefatta, che lo fa sembrare un prodotto da studio più che un vero album di una vera band. Altro punto in certi casi a sfavore è la durata dei brani; e qui probabilmente la giovane età dei nostri conta qualcosa. Lodevole è infatti l’intenzione di produrre un disco caratterizzato da brani lunghi e articolati; ma se, in diversi casi, la vena compositiva fluisce a singhiozzo o si inaridisce dopo una buona partenza, la durata lunga dei pezzi (che arriva ai quasi 7 minuti di Through The Fire) finisce per penalizzare ulteriormente canzoni che, sfrondate di alcune ripetizioni, sarebbero state ben più efficaci.

In sintesi quindi ci troviamo di fronte ad un disco interessante, certamente ben suonato e complessivamente ben realizzato in ogni sua parte; potrebbe essere una piacevolissima sorpresa per gli appassionati del genere e ritrovarsi ben posizionato nelle classifiche di gradimento di fine anno; ma, paradossalmente per gli stessi motivi che ne potrebbero decretare il successo, potrebbe essere anche un album destinato ad essere dimenticato assai in fretta, visto che non brilla certo per originalità né si avventura in soluzioni inedite.
Personalmente, ritengo che i One Desire abbiano fatto, con questo disco, un ulteriore passo verso la piena maturità compositiva ed esecutiva; maturità che, una volta raggiunta, potrebbe davvero consentire loro di confrontarsi ad armi pari con i giganti del settore. Attualmente manca ancora qualcosa, che mi aspetto possano avvicinare nelle prossime uscite discografiche; attendo la possibilità di vederli live, situazione dove sono convinto che possano emergere in maniera ben più convincente che in questa versione da studio.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
80.6 su 5 voti [ VOTA]
Voivod
Giovedì 2 Luglio 2020, 13.24.53
5
Buon album, ma l'esordio mi era piaciuto di più.
DP
Martedì 30 Giugno 2020, 18.08.34
4
Molto Bello....
HeroOfSand_14
Lunedì 29 Giugno 2020, 21.11.29
3
Ascoltato già molte volte ormai questo disco, e sono sorpreso dalla qualità molto alta dei brani. Sorpreso perchè non pensavo che Westerlund e compagnia riuscissero a scrivere dei brani più maturi dell'esordio, ma sempre con spunti interessanti e grandissime melodie. Oltre i due singoli After You've Gone (splendido il chorus) e Shadowman (costruzione particolare e canzone bellissima), citerei su tutte Heroes, la mia preferita probabilmente del disco. Anche Rio e Killer Queen spiccano per melodia, mentre Trough The Fire è una ballad atipica splendidamente cantata da Jimmy con chiare (per me) influenze dei Toto, tanto che mi sembrava di sentire Lukather cantare. La ballata finale Only When I Breathe è notevole, emozionante anche nel cantato di Andrè e per nulla banale. Devo dire che questo gruppo mi sorprende perchè imho in pochi sono riusciti ad esplodere con un debut pazzesco (catchy e easy listening al punto giusto) per poi mantenersi su livelli altissimi col secondo disco, parecchio studiato e ragionato considerando anche quanto ci hanno messo a crearlo. E, da questo punto di vista, Westerlund per me è uno dei top songwriter e produttori del rock melodico recente, fa tutto lui e lo fa alla grande (arriverà ai livelli di Martensson? Vedremo). Non per niente ha avuto esperienze come produttore anche di gente del calibro di Pitbull (piaccia o meno). Quindi non sono d'accordo con la recensione, per me abbiamo davanti un disco di qualità molto alta per il genere trattato, però non è così immediato come altri dischi. Il sound generale poi a me piace, sempre opera di Westerlund che ha creato un suono potente e pomposo. Spero anche io di rivederli live, però qualche anno fa Linman mi deluse parecchio perchè sembrava proprio non riuscisse a cantare le note più alte cantate su disco, le evitava malamente. Vedremo se era un problema passeggero, o se ha avuto degli aiutini in studio
rocklife
Lunedì 29 Giugno 2020, 14.31.17
2
sono d'accordo con shock...non disco eccezionale manemmeno da 70..ci sono degli ottimi brani fatti veramente bene...bellissima la voce di linman mi piace molto...
Shock
Lunedì 29 Giugno 2020, 14.07.33
1
Assolutamente non d'accordo con la recensione: questo è uno dei migliori dischi fin qui nell'anno e il top del genere. Il primo disco degli One Desire non mi aveva convinto del tutto, qui invece il songwriting ha fatto passi da gigante e il disco ha al suo interno una tale quantità e qualità che fa ben sperare per il futuro. After You’re Gone è semplicemente sublime, un pezzo clamoroso tra riff indovinatissimo, coro stratosferico e assolo riuscitissimo. Ma non solo: tutto il resto del disco è ottimo (si citano cinque ottimi brani nella recensione e gli altri no, sostenendo che sarebbero simili: dove? Sono uno diverso dall'altro e ben identificabili), tra ottime ballad, la migliore resta Only When I Breathe, ed altri più elettrici ed anche i pezzi più lunghi sono molto ben fatti. Album da 85. PS: se proprio vogliamo parlare di pop metal almeno prendiamo ad esempio l'ultimo dei Dynatzy.
INFORMAZIONI
2020
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
1. Shadowman
2. After You’re Gone
3. Down And Dirty
4. Godsent Exstasy
5. Through The Fire
6. Heroes
7. Rio
8. Battlefield Of Love
9. Killer Queen
10. Only When I Breathe
Line Up
André Linman (Voce, Chitarra)
Jimmy Westerlund (Chitarra, Cori)
Jonas Kuhlberg (Basso)
Ossi Sivula (Batteria)
 
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