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The Alan Parsons Project - Freudiana
24/10/2020
( 749 letture )
La genesi e la paternità di Freudiana sono problematiche ed ambigue. Il disco è infatti ora considerato come opera del solo Eric Woolfson, ora come capitolo conclusivo del duo di cui egli faceva parte, The Alan Parsons Project. Data la sua vicinanza stilistica ai lavori precedenti della band, assumeremo, nel corso della recensione, quest’ultima paternità come quella valida. Fatto sta che Freudiana rappresenta il momento della separazione tra le due menti geniali e straordinariamente talentuose che hanno dato vita ad una realtà tanto poliedrica quanto affascinante.

Freudiana è un classico disco del The Alan Parsons Project, tanto dal punto di vista strutturale (e.g., prima traccia strumentale che si fonde alla seconda, cantata) quanto tematico, trattandosi di un concept album. Come il titolo lascia facilmente intuire, l’argomento qui trattato è il lavoro di Sigmund Freud. Nel corso delle diciotto tracce che compongono l’opera compaiono molte delle tematiche affrontate dal pensatore austriaco, come il complesso di Edipo (No One Can Love You Better Than Me e l’interpretazione dei sogni (Funny You Should Say That), oltre ad alcuni personaggi che hanno animato la sua letteratura, essendone stati oggetti di studio, quali Ida Bauer (Dora) ed Herbert Graf (Little Hans). Freudiana vive di uno sterminato spettro musicale che infonde nel disco un’anima variegata, grazie anche ad un’altra peculiarità della band: l’alternarsi dietro l’asta del microfono di un esercito di cantanti che, con i propri timbri unici, donano ad ogni singola composizione sensazioni ed atmosfere assai differenti. Pensiamo alla già citata Funny You Should Say That, per la quale è stato reclutato il gruppo a cappella The Flying Pickets: la natura così variopinta del brano, dominato da un costante modificarsi ludico e divertente, è riflessa nell’alternarsi dei membri del quintetto britannico. Il magmatico e stratificato mondo onirico viene così tradotto alla perfezione tanto a livello musicale quanto canoro. L’ascolto dell’album richiede una grande pazienza e predisposizione alla ripetizione dell’esperienza, poiché è tutto men che immediato e facile da assimilare. L’estrema varietà dei brani e dei temi trattati, infatti, esige un impegno non indifferente, nonostante la piacevole orecchiabilità delle singole canzoni. Pochi sono i punti deboli del disco e spesso coincidono con i momenti più melensi, come Far Away From Home, che vengono messi in ombra dalle composizioni più articolate, quali il distico iniziale The Nirvana Principle-Freudiana. L’atteggiamento del The Alan Parsons Project è squisitamente progressive, nel suo tentativo di far evolvere il sound di canzone in canzone. È difficile, se non addirittura impossibile, trovare due momenti tra loro simili all’interno dell’album. Ascoltando The Ring avvertiamo, nel suo incedere blando e volteggiante, sensazioni assai differenti da quelle evocate dagli altri brani, come già la successiva Sects Therapy, che propone un sound tipico del musical classico, con ricche orchestrazioni incalzanti e la voce di Frankie Howerd che si colloca a metà strada tra il parlato ed il cantato.

Certamente è possibile individuare nel rock più orecchiabile e, se vogliamo, pop la matrice principale del disco ma The Alan Parsons Project lo contamina con sensazioni e stimoli così tanto diversi e numerosi da soffocare non di rado tale matrice e contaminarla tanto al punto da denaturarla: il rock di You’re on Your Own ed il musical della summenzionata Sects Therapy o della commovente Don’t Let the Moment Pass si mescolano producendo così un affascinante, piccolo gioiello come No One Can Love You Better than Me. Una tracklist così ricca porta con sé, quasi fisiologicamente, dei capitoli più fragili, quasi dei riempitivi che -data la durata finale di quasi un’ora e un quarto- avrebbero anche potuto esser elisi. Tuttavia essa gode di interi “blocchi” di bellezza e meraviglia, come quello composto dalle prime sette tracce, da The Nirvana Principle (per chi scrive, uno dei brani che qualunque musicista dovrebbe studiare per imparare a comporre una canzone introduttiva) sino a You’re on Your Own, oltre venti minuti di musica che racchiudono in sé tutto l’universo musicale che per la successiva ora circa verrà esplorato ed ampliato.

Insomma, Freudiana è uno di quei lavori che possono attrarre a sé un grandissimo numero di persone, grazie alla sua natura frammentata e variopinta, accomunando distanti porzioni di pubblico. In una carriera caratterizzata da enormi successi, come il celeberrimo Eye in the Sky, questo disco rimane un po’ nascosto, godendo di minor fama. Eppure, per chi scrive, rappresenta uno dei punti massimi (se non addirittura il più elevato) di tale discografia, grazie alla raffinatezza di Eric Woolfson, il principale compositore, e alla bravura dei singoli cantanti. Difficilmente, nell’ampio regno del pop rock e dell’art rock, si riuscirà a trovare opere così complesse ed accessibili al tempo stesso. Pur trasudando anni '80 da ogni singolo frammento che lo compone, Freudiana risulta assai moderno anche a trent’anni dalla sua pubblicazione (circa trentatré dall’inizio della lavorazione). Un gioiello che chiunque amante della musica dovrebbe far proprio ed ascoltare, lasciandosi travolgere dalla sua inesprimibile bellezza.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
61.8 su 5 voti [ VOTA]
L'ImBONItore
Sabato 24 Ottobre 2020, 13.05.30
1
Lo ammetto non ho maaaaaaai ascoltato qualcosa di logho oltghe ad Eye in the sky ! Vedro' di eeeeeeeeee ghecupeghaghe ! Caghi saluti
INFORMAZIONI
1990
Freudiana Records/EMI
Rock/Elettronica
Tracklist
1. The Nirvana Principle
2. Freudiana
3. I Am a Mirror
4. Little Hans
5. Dora
6. Funny You Should Say That
7. You’re on Your Own
8. Far Away From Home
9. Let Yourself Go
10. Beyond the Pleasure Principle
11. The Ring
12. Sects Therapy
13. No One Can Love You Better than Me
14. Don’t Let the Moment Pass
15. Upper Me
16. Freudiana
17. Destiny
18. There but for the Grace of God
Line Up
Eric Woolfson (Voce, Tastiere)
Ian Bairnson (Chitarra)
Laurie Cottle (Basso)
Alan Parsons (Tastiere)
Andrew Powell (Arrangiamenti Orchestrali, Direttore d’Orchestra)
Richard Cottle (Sintetizzatori, Saxofono)
Stuart Elliott (Batteria, Percussioni)

Musicisti ospiti
Leo Sayer (Voce nella traccia 3)
Graham Dye (Voce nella traccia 4)
Chris Rainbow (Voce nel brano 17, Voce secondaria nella traccia 4)
The Flying Pickets (Voci nelle tracce 6 e 8)
Kiki Dee (Voce nelle tracce 7 e 13)
Eric Stewart (Voce nelle tracce 11 e 15)
Frankie Howerd (Voce nella traccia 12)
Marti Webb (Voce nelle tracce 13, 14 e 18)
Gary Howard (Voce nella traccia 13)
John Miles (Voce nella traccia 18)
 
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