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Obsession - Order of Chaos
( 1852 letture )
Gli americani Obsession, provenienti dal Connecticut, sono una di quelle tante band di culto che non sono mai riuscite davvero ad esplodere e, dopo lo scioglimento, si sono riformate negli anni 2000 (nel 2002, per la precisione), cavalcando l’onda lunga delle reunion e sfruttando il fascino crescente che l’heavy metal ottantiano iniziava a vantare nei confronti delle nuove leve. Questi onesti mestieranti, improvvisamente balzati al rango di cult-band, sono tornati a farsi sentire con una compilation omonima ed un nuovo studio album, quel Carnival of Lies rilasciato nel 2006 e capace di guadagnarsi buone recensioni online, dando seguito ad una discografia che era fino ad allora costituita da soli due full length: il debut Scarred for Life ed il successivo Methods of Madness, rilasciati a stretto giro di gomito tra 1986 e 1987, dopo due demo ed un EP. A sei anni dall’ultima fatica in studio, pertanto, gli Obsession tornano sul mercato, per conto della Inner Wound Recordings, rilasciando il nuovissimo Order of Chaos, un dischetto che rimarca buoni pregi e qualche difetto, senza però perdere troppi colpi. La melodia è sempre in primo piano, tanto nella voce di Michael Vescera quanto nelle trame chitarristiche cucite da John Bruno e Scott Boland. Il vocalist si fa cantore di refrain accattivanti e radiofonici, mentre le due asce ci trascinano in sezioni soliste lunghe e goderecce, non certo eclettiche o virtuose, ma indubbiamente dotate di gusto musicale. I ritornelli possiedono una presa diretta, così ripetuti fino a stamparli nella testa, ma non per questo la band di New Haven scade nel commerciale: la musica mantiene infatti un’importanza centrale, è altrettanto gradevole e va a costituire la matassa di un heavy classico e fortemente melodico. Vescera utilizza una timbrica atipica, magnetica ed acidula, che però non sfigura affatto, anzi, partecipa alla definizione di un sound particolare e riconoscibile. I brani sono semplici nella loro struttura-base, molto lineare, e nel rifferrama, diretto e privo di orpelli; i Nostri preferiscono avere un impatto schietto ed immediato, assumendo fattezze fortemente Eighties. La sezione ritmica è molto ordinata e arroccata attorno al lavoro solidissimo di BJ Zampa dietro alle pelli, mentre la qualità delle linee chitarristiche resta costante. Più volte, durante il corso dell’ascolto di certi refrain ariosi e orecchiabili, potrà capitare di domandarsi se i Nostri non stiano strizzando l’occhio a qualche emittente radiofonica, ma prontamente giungeranno le fulgide ed estese sezioni soliste a ricordarci il valore di questa band e le sue capacità musicali non indifferenti. Certo, Order of Chaos non è propriamente quel che si definisce un capolavoro, beninteso, anzi, più di un episodio appare talvolta privo di incisività, ma al giorno d’oggi è un successo già ottenere un prodotto che non sia sgradevole o noioso.

I cinque americani dimostrano una certa bravura nella composizione di pezzi musicali e assimilabili, pur senza smarrirsi nella banalità, mantenendo anzi un songwriting di qualità; qualcuno potrebbe trovare ostico l’impatto con la vocina stridula di Vescera, della serie o la ami o la odi, ma superato questo scoglio il platter scivola via senza troppi intoppi. Anche senza lasciare segni rilevanti, è vero, ma a costo di ripetersi è bene sottolineare che tanti dischi di ultima generazione di segni ne lasciano fin troppi. Negativi. Dieci tracce sono un numero perfetto, l’ascolto non è particolarmente impegnativo ma scorre con buona resa, esaltato da alcuni pezzi più interessanti rispetto agli altri: Twist of the Knife, la titletrack, When the Smoke Clears, oppure Mercy Killing, sono probabilmente i migliori del lotto. Il platter si apre proprio con la titletrack Order of Chaos, un pezzo trascinante e scoppiettante nella ritmica, dotato di un refrain trascinante oltre che del primo assolo ipnotico; Twist of the Knife viene introdotta da un poderoso riffone d’apertura e si delinea con vocals morbide su una base potente, a conferma dell’azzeccata ricetta scelta dal five pieces a stelle e strisce per questa release. Meno accattivante risulta essere Forbidden Desire, dal profilo sinistro e misterioso, mentre When the Smoke Clears viene incendiata da una fibrillante ed avvincente sezione chitarristica: le doti dei due axeman vengono ben rimarcate, mentre il cantato, a metà tra il cantilenato e l’evocativo, permane convincente. License to Kill possiede una cadenza minacciosa ed un altro assolo consistente, ma nonostante il riffery affilato non ha lo stesso tiro delle tracce precedenti, come del resto anche Wages of Sin, molto malinconica nelle linee vocali, Act of God (chorus molto ruffiano, ma pezzo che comunica poco) e The Damned, un ritornello discreto e poco altro. Pur non rimanendo particolarmente impressa nella memoria, Cold Day in Hell esalta una volta di più le qualità musicali dei due chitarristi in fase solista, mentre Mercy Killing riserva una piacevolissima linea vocale, anch’essa vagamente nostalgica e sorretta da una rocciosa base strumentale di buon fatturato.

Lasciando segnalare un piccolo calo qualitativo nella seconda metà, il disco si assesta dunque su un giudizio positivo e che denota la presenza di musica valida e senza eccessive pretese. Probabilmente, senza l’ottimo contributo vocale di Vescera, queste canzoni sarebbero state meno coinvolgenti, e questo non può che essere un merito da ascrivere al valido operato del singer. Questo è sintomatico, non basta possedere una buona architettura musicale se si è privi di un frontman con gli attributi. Order of Chaos non verrà ricordato come uscita dell’anno, però merita qualche ascolto, soprattutto da parte degli appassionati di sonorità retrò.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
80.5 su 2 voti [ VOTA]
K-igor-D
Mercoledì 3 Ottobre 2012, 20.31.36
2
band di valore ma come diceva il recensore, mai esplosi definitivamente, nonostante due ottimi Lp. Ottimo il singer Mike Vescera
fabio II
Mercoledì 3 Ottobre 2012, 9.40.56
1
Chi si rivede, 'Methods of Madness' è un piccolo classico del power americano sulla scia di 'Power Of The Night' dei Savatage; ottima segnalazione Rino andrò ad ascoltarli...tutto sta se le sonorità retrò di cui parli sono ancora credibili, come in alcuni casi è accaduto
INFORMAZIONI
2012
Inner Wound Recordings
Heavy
Tracklist
1. Order of Chaos
2. Twist of the Knife
3. Forbidden Desire
4. When the Smoke Clears
5. License to Kill
6. Wages of Sin
7. Cold Day in Hell
8. Act of God
9. Mercy Killing
10. Dark Shadows
Line Up
Michael Vescera (Voce)
John Bruno (Chitarra)
Scott Boland (Chitarra)
Chris McCarvill (Basso)
BJ Zampa (Batteria)
 
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