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Voltumna - Damnatio Sacrorum
( 1758 letture )
Ad un paio d'anni dall'EP d'esordio Chimera, i viterbesi Voltumna debuttano sulla lunga distanza con Damnatio Sacrorum, full-length in cui la band riversa la propria ferocia in dieci tracce, per una mezz'ora abbondante di death/black dalle tinte apocalittiche. Rispetto alla precedente uscita, la band dimostra di aver affinato il proprio songwriting, distaccandosi dalle atmosfere orrorifiche per avvicinarsi alla sacralità dei rituali etruschi a cui si ispirano le liriche. In generale rispetto a Chimera le velocità si sono fatte più elevate, anche se il quartetto dimostra ancora di simpatizzare per i mid-tempos ed i passaggi in cui la solennità delle tastiere rievoca fantasmi di molti secoli or sono.

La discesa nelle catacombe ha inizio con Soul On The Acheronte, inquadrando da subito lo stile della band: pochi spunti melodici, ritmiche serrate e il timbro al vetriolo di Simone Scocchera, accompagnati da qualche sporadico inserimento di tastiera. L'operato alle pelli di Bruno Forzini sostiene energicamente i brani, donando una struttura variegata alle esecuzioni e contribuendo in efferatezza, rimbeccando il lavoro di Michele Valentini alle chitarre; un po' meno presente il basso di Giovanni Tomassucci, tuttavia percepibile nello spessore d'insieme.
I brani si susseguono tra intuizioni riuscite (ad esempio la titletrack o la epica Waiting For The Dawn) ed episodi talvolta meno brillanti, riuscendo comunque a mantenere viva l'attenzione dell'ascoltatore anche grazie all'energico lavoro di produzione di Paolo Pieri (Aborym, Hour Of Penance), che non disdegna un cameo in Suffocated. Tuttavia, se nei passaggi ritmici i Voltumna sono incredibilmente compatti e coinvolgenti, ciò che non contribuisce alla longevità del platter è una certa uniformità compositiva che dona un taglio compatto ai brani, ma finisce per peccare in termini di eterogeneità.
A conti fatti non sono presenti difetti macroscopici in questo debutto, ma ci sono dei particolari che se curati avrebbero potuto concedere più incisività al songwriting dei laziali. Ad esempio un lavoro più diversificato a livello di chitarre, che in queste caso segue la scelta di avere una sola ascia in formazione, introducendo anche qualche passaggio melodico in più ed andando a spezzare la continuità delle linee ritmiche, avrebbe sicuramente donato respiro alla tracklist di Damnatio Sacrorum. Anche il cantato di Simone Scocchera meriterebbe di essere diversificato di più, concedendo un'interpretazione eterogenea alle linee vocali e magari giocando maggiormente sull'uso di effetti e sovraincisioni, soluzioni che quando sono presenti donano dinamicità al songwriting; valutando, perché no, anche l'inserimento di qualche coro.
Infine le tastiere, azzeccate come inserimento a livello di tappeto atmosferico (e brani come Epitaph For My Sins lo dimostrano!), potrebbero rendere ancor di più se studiate come scelta dei suoni, decidendo di variare di più l'effetto degli intermezzi e creando una serie di atmosfere suggestive da accompagnare alla ferocia ritmica del quartetto, esattamente come accade nella conclusiva Progeny Of The Snake.

In definitiva, Damnatio Sacrorum è sicuramente un debutto positivo, con cui i Voltumna avranno la possibilità di farsi conoscere ad un pubblico ampio, ma non è scevro da qualche spigolo vivo, che meriterebbe di essere limato: il songwriting è solido, ma meriterebbe di accentuare maggiormente quelle soluzioni che donano eterogeneità ed un'anima propria alle composizioni, puntando a differenziare adeguatamente ogni brano o a rendere più esplicita la componente etrusca nella composizione, che potrebbe dare un'impronta unica al quartetto.
Salvo queste considerazioni, ci troviamo di fronte ad una band che ha delle discrete potenzialità dalla propria parte e la possibilità di fare ancora molta strada se saprà rimboccarsi le maniche; restando in attesa dei prossimi passi dei viterbesi, apprezziamo la crescente volontà di tenere vive le proprie origini da parte delle band tricolore.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
71.25 su 8 voti [ VOTA]
Kephalos
Martedì 27 Settembre 2016, 21.54.06
1
Tutto rispetto. Non è da tutti suonare la batteria in quel modo a 18 anni cazzo.
INFORMAZIONI
2013
Autoprodotto
Death / Black
Tracklist
1. Soul On The Acheronte
2. Lord Of Mayhem
3. Aruspice
4. Damnatio Sacrorum
5. Suffocated
6. Waiting For The Dawn
7. Epitaph For My Sins
8. Deus Ex Machina
9. Bloody Priestess
10. Progeny Of The Snake
Line Up
Simone Scocchera (Voce)
Michele Valentini (Chitarre)
Giovanni Tomassucci (Basso)
Bruno Forzini (Batteria)
 
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