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Anacrusis - Manic Impressions
08/04/2017
( 3312 letture )
Gli americani Anacrusis sono probabilmente una delle band metal più sottovalutate dell’intero pianeta ma sono anche, insieme a poche altre band “elette”, una delle compagini più geniali e influenti di tutto il movimento progressive thrash mondiale, leggendari tanto quanto Voivod, Watchtower, Mekong Delta, Coroner e i recenti Vektor. Rare volte si è potuto dire di avere di fronte, all’ascolto, musicisti di uno spessore, di un gusto e di una mentalità visionaria e futurista assoluta, ma con questo Manic Impressions, terzo album della loro prima parte di carriera, la premiata ditta Nardi/Emery/Heidbreder, supportata dalla new entry Chad Smith alla batteria, mette a segno un altro centro perfetto o quasi, a seconda delle preferenze personali dell’ascoltatore più attento in riferimento alle mille sfaccettature che contraddistinguono la musica creata dalla band di St. Louis.
Dieci brani per quasi un’ora di arte purissima, a sancire il repentino ritorno sulle scene a distanza di un solo anno dal precedente e già magnifico Reason e a fissare ancora più in alto (ben più di un gradino) l’asticella della tecnica, della ricercatezza, della commistione e dell’originalità totale di una band ineguagliata e a tratti ineguagliabile.

Si parte alla grande con la spintissima e tagliente Paint A Picture, le cui sferzate iniziali sono né più né meno le totali linee antesignane di ciò che Chuck Schuldiner fece con i suoi Death nel suo ultimo The Sound of Perseverance, ma che è in verità molto di più, grazie a una serie di stop and go e di intrecci tra basso e chitarra da lasciare letteralmente esterefatti per quanto precisi e precursori dei tempi. Gli Anacrusis non si perdono in inutili formalismi né tantomeno sono schiavi di superflue etichette ma semplicemente con la propria musica e la propria originalità fanno ciò che più loro aggrada, tanto da piazzare già come secondo brano una rivisitazione, in chiave ovviamente progressive thrash estrema, di I Love the World della post-punk band inglese New Model Army, tanto che nella parte tirata a tre quarti di brano si può sentire l’anticipazione di ciò che sarà il sound dei Grip Inc. di Waldemar Sorychta solo anni più tardi. Il magico slow tempo cadenzato e abrasivo di Something Real è la conferma più che evidente che il leader dei Death era un fan sfegatato della band originaria del Missouri, soprattuto nella purtroppo breve progressione della propria carriera oltre la band madre, cioè attraverso il sound dei suoi Control Denied: in questo brano Kenn Nardi risulta superlativo in ogni frangente, tanto a livello musicale quanto a livello vocale, supportato dal basso sempre articolato e inconfondibile di John Emery. La travolgente Dream Again è un brano che nei suoi 3.20 minuti libera più l’anima thrash di quella progressiva e ci regala una serie di assoli ipnotici e vorticosi del sempre efficace e virtuosissimo Kevin Heidbreder, facendo da contraltare alla seguente e lunghissima Explained Away, che alterna lo slow tempo malinconico della prima parte con lo strabordante e “coroneriano” thrash e death progressivo in controtempo assoluto (musica e cantato) della seconda, giusto per ribadire quante tonnellate di classe risiedono nelle magiche corde di questi artisti. Altrettanto lunga ma decisamente più aggressiva la seguente Still Black: nonostante i suoni secchi e duri di batteria siano qui più in evidenza lascia indubbiamente a bocca aperta per l’apertura creativa chitarristica verso un espressività più moderna, quasi come fossero il giusto legame tra quello che furono gli ultimi Sanctuary di fine prima parte di carriera e i Nevermore degli esordi, elemento questo ancora più evidente lungo tutta la variegata e imprevedibile What You Became o la martellante e serratissima Our Reunion, dove lo strabordante lavoro di basso di John Emery di concerto con la precisione maniacale di Chad Smith alle pelli e l’acidità delle coppie d’asce è letteralmente un concentrato d’arte sonora assoluto. Se Idle Hours è prog-thrash allo stato purissimo che non lascia dubbio alcuno su quanto brani come questo influenzino ancora oggi la relativa scena progressiva metallica, la conclusiva Far Too Long è il viaggio finale verso i meandri più oscuri, contorti e visionari del progressivismo estremo senza nemmeno il bisogno di adoperare accelerazioni vorticose o tempi impossibili, ma semplicemente abbinando la dolcezza di arpeggi acustici solitari a distorsioni dissonanti e a tratti inspiegabili ma cariche di pathos e profondità viscerale, sfondando con estrema facilità qualunque tipo di barriera catalogativa.

É praticamente impossibile restare indifferenti alla varietà compositiva, al gusto eterogeneo, alla follia pervasiva di questo Manic Impressions, così come è inevitabile tributare per l’ennesima volta a questo geniale combo americano elogi sperticati per averci donato più di venticinque fa un altro fondamentale tassello per l’evoluzione di un suono che solo anni più tardi sarebbe diventato addirittura il trend più in voga del metal mondiale, giusto per far capire ai più quanto gli Anacrusis fossero già da tempo precursori assoluti di ciò che ha segnato un’epoca.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
94.4 su 15 voti [ VOTA]
Fly 74
Sabato 16 Maggio 2020, 23.04.11
8
Questo disco, questo gruppo è quello che chiamo personalità, creatività, originalità musicale. Non vedo l'ora di ascoltare il concerto d'addio del dicembre scorso. Uscirà in digitale e su prenotazione in copia fisica.
Kiodo 74
Sabato 16 Maggio 2020, 21.30.17
7
Riascoltato oggi e nuovamente esterrefatto come se fosse la prima volta più di 20 anni fa..... Come può essere così "dimenticata" una band del genere?? Seminali, sperimentatori, avventurosi, folli, geniali, futuristici, ipnotici, progressivi.....e soprattutto formidabili musicisti. Per me questo disco è un bestiale capolavoro che ha sfondato porte e portoni.... Parliamo del 91!! Ognuno dei loro album è grandioso ma questo qui signori è inarrivabile..... Voto 96! Ossequi!
Mic
Venerdì 3 Gennaio 2020, 22.07.02
6
Ordinati tutti e quattro. TOP
TubifeX
Venerdì 3 Gennaio 2020, 22.01.36
5
Scoperti proprio oggi grazie a questa recensione: sembra di ascoltare veramente una fase embrionale di idee che saranno riprese in The Sound of Perseverance! Idle Hours è la sorella di Alison Hell
d.r.i.
Lunedì 10 Aprile 2017, 11.27.21
4
Classe, classe e ancora classe! Gruppo che ha ricevuto ben poco rispetto a quanto ha dato.
Hard & heavy
Sabato 8 Aprile 2017, 11.19.52
3
bellissima recensione complimenti Claudio ''anacrusis che emozioni e adrenalina musica stupenda''
Hard & heavy
Sabato 8 Aprile 2017, 11.16.14
2
condivido il commento qui sotto per me un 93/100
Doom
Sabato 8 Aprile 2017, 10.29.44
1
Ogni amante del progressive techno thrash non puo non amare questa band, per quanto non fi facile e immediato ascolto. Altro disco altro capolavoro. 4 su 4. La rece dice tutto...Band piu unica che rara. 9.0 anche per me.
INFORMAZIONI
1991
Metal Blade Records
Thrash
Tracklist
1. Paint a Picture
2. I Love the World
3. Something Real
4. Dream Again
5. Explained Away
6. Still Black
7. What You Became
8. Our Reunion
9. Idle Hours
10. Far Too Long
Line Up
Kenn Nardi (Voce, Chitarra)
Kevin Heidbreder (Chitarra)
John Emery (Basso)
Chad Smith (Batteria)
 
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