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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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22/01/2018
( 2858 letture )
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Inception, paradossalmente l’ultimo e allo stesso tempo il primo album dei Sanctuary: verrebbe da definirlo così con una frase a effetto di quelle che lasciano leggermente spiazzati, e a ragion veduta. Già perché basta scorrere i brani che lo compongono per rendersi conto che effettivamente questo disco è in realtà una sorta di reissue dell’esordio degli statunitensi, Refuge Denied: a quanto pare i nastri datati 1986 sono stati ritrovati casualmente in soffitta (!) dal chitarrista Lenny Rutledge il quale li ha restaurati con l’aiuto del produttore Chris “Zeuss” Harris. Il tempo sembra essersi fermato agli Eighties, la copertina ricalca quella del debut citato e ritroviamo a tanti anni di distanza il celebre “televangelista” armato di pistola creato dalla matita di Ed Repka che minaccioso ci giudica dal suo pulpito; ma in realtà è una mera illusione. Molte cose sono cambiate nel frattempo: Warrel Dane non è più tra di noi, scomparso pochi mesi dopo l’uscita di questo Inception, che tristemente pare divenire il testamento definitivo della band. Ciò stende un velo di malinconia sui solchi del disco il quale, per contro, ci offre spunti musicali per i quali ogni metalhead che si rispetti non può far altro che provare un senso di gioia.
Ci troviamo essenzialmente di fronte a una raccolta di demo risalenti agli esordi della band di Seattle, tracce che andranno poi come detto a formare la tracklist del capolavoro Refuge Denied. Non una novità assoluta, quindi, anche se oltre all’esclusione di Sanctuary e Termination Force salta all’occhio l’aggiunta delle semi-inedite Dream of the Incubus e I Am Insane, uscite ai tempi su nastro e fino ad oggi sconosciute ai più. Ma nonostante la natura “dimostrativa” dei brani salta immediatamente all’orecchio la qualità sonora del disco: i pezzi sono stati infatti ripuliti, remixati e rimasterizzati con le moderne tecnologie e ciò ci permette di apprezzare una compilation dalla registrazione a dir poco eccellente. I puristi non storcano il naso, il remaster non ha intaccato la natura delle tracce, ma è stato preservato il sound dei tempi migliorandone decisamente l’esperienza audio: in fondo per apprezzare un demo non è obbligatorio che il fruscio di sottofondo soffochi gli strumenti a tutti i costi. Niente sound posticcio quindi, seppur venga dato giustamente risalto sia alle ritmiche che allo sferragliare del basso come la quasi totalità delle produzioni odierne. Ne giova moltissimo anche la voce del compianto Warrell, che ovviamente è qui ai massimi livelli, un mix tra Rob Halford e King Diamond con un’estensione pazzesca e votata ad acuti di inaudita potenza, un vocalism completamente diverso da quello che il cantante proporrà in futuro nei Nevermore e che, nonostante risulti a tratti quasi “acerbo” (ma si può usare questa espressione per un talento simile?), lascia l’ascoltatore a bocca aperta. Non eclatanti le diversificazioni tra le tracce presenti e quelle che saranno pubblicate nel 1988 -del resto le canzoni sono quelle- ma ad esempio possiamo notare come una Soldiers of Steel sia qui decisamente più lenta e cadenzata rispetto alla versione definitiva e pure Die for My Sins è forse meno furiosa, mentre è una piacevole sorpresa lo scream in apertura di Battle Angels; sfumature che si colgono durante l’ascolto e che permettono di apprezzare piccole/grandi differenze.
Inception quindi -a differenza di Refuge Denied, comprensibilmente non proprio ineccepibile per quanto riguarda la registrazione- suona potente e fresco nonostante la sua natura originaria e ciò è obiettivamente la caratteristica che lo può rendere in parte “straniante” alle orecchie di chi è avvezzo ad ascoltare i pezzi del Dane d’annata; in ogni caso non è un prodotto che va a raschiare il fondo del barile, anche perché uscito in tempi non sospetti, per cui bando ai discorsi sull’utilità o meno dell’uscita stessa, godiamo tranquillamente a cuor leggero delle meraviglie vocali di una stella che brillerà per sempre nel firmamento della musica metal.
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5
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metalhammer lo hai descritto perfettamente elencando le caratteristiche che me lo rendono adorabile, ma, purtroppo unico. Perché né nel successivo, né tanto meno nei Nevermore si ripete un disco così, con questo sound. Sai consigliarmi altri dischi che possano portare soddisfazioni del genere? |
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4
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ma...questo disco è bellissimo! |
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3
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Favoloso... Un lavoro molto gradevole che, assieme a Refuge Denied, entrambi pregni di un sound heavy/power americano molto massiccio, roccioso, a tinte oscure con forti inclinazioni verso gruppi noti quali i Judas Priest e i Metal Church, inserisce i Sanctuary nell'Olimpo dell'US Power anni '80; altra peculiarità è il vocalism in screaming di Warrel Dane, che ricorda palesemente quello di Rob Halford e, a tratti, quello di King Diamond. Infatti mi ricordano molto i primi album dei Mercyful Fate, cioè Melissa del 1983 e Don't Breack the Oath del 1984. |
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1
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Warrel Dane sempre vivo nei nostri cuori |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Dream of the Incubus 2. Die for My Sins 3. Soldiers of Steel 4. Death Rider / Third War 5. White Rabbit 6. Ascension to Destiny 7. Battle Angels 8. I Am Insane 9. Veil of Disguise
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Line Up
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Warrel Dane (Voce) Sean Blosl (Chitarra) Lenny Rutledge (Chitarra) Jim Sheppard (Basso) Rich Furtner (Basso nelle tracce 3 e 7) Dave Budbill (Batteria)
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RECENSIONI |
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