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Polymoon - Pillars of Creation
04/11/2020
( 1549 letture )
Da Tampere, Finlandia, giungono all’esordio sotto l’ala visionaria della Svart Records i Polymoon, quintetto con le carte in regola per lasciare il segno in una scena musicale inflazionata da cloni di cloni. La musica proposta in Caterpillars of Creation è difficilmente classificabile sotto un unico genere, potendo contare su un’inventiva espressa a 360 gradi. Progressive nel senso più lato, psichedelia, space rock, post metal, shoegaze e desert rock sembrano convivere in un melting pot che non conosce canoni prestabiliti. In effetti i primi ascolti lasciano spiazzati, tanto numerosi sono gli input che colpiscono e stimolano l’udito. Solo dopo essere entrati in sintonia con la complessità dell’album, quelle che sembrano linee melodiche distanti, se non addirittura discordanti, si amalgamano ottenendo una coesione sfaccettata e stratificata. A tutto questo senso di iniziale straniamento contribuisce anche l’aura di mistero che permea la band finlandese: poche le informazioni sui vari social network e lo stesso libretto del cd non va oltre il nome dei singoli musicisti e i testi delle composizioni. Addirittura la copertina non riporta né il nome dell’ensemble né il titolo dell’album, riprendendo i colori della foto sovraesposta che ritrae i 5 membri nel fitto di un bosco all’interno del cd. Una dichiarazione questa che vuole distoglierci da ogni inutile orpello per coinvolgerci solo ed esclusivamente nella fruizione della musica proposta, dove le note possono condurre l’anima dell’ascoltatore in un percorso di ascesa spirituale.

A grandi linee progressive e rock psichedelico sono le due direttrici che contrassegnano Caterpillars of Creation, ma non sono rare le divagazioni ondivaghe che vanno ad attingere a generi anche molto distanti tra di loro. Silver Mt. si apre con ritmiche serrate e chitarre che esplodono in riff distorti per buona durata del pezzo, ma poi quando si è fatta l’abitudine a questo incedere, il finale del brano si abbandona all’ambient più etereo. La voce di Kosonen è volutamente lasciata in background nel missaggio finale, stratificata e coperta dai filtri che la fanno apparire eterea e distante, costante questa di tutto l’album. Lazaward, lapislazzulo in arabo, porta nel titolo il richiamo sia al blu del mare (nominato più volte nel testo) con gli strumenti che creano un arazzo di suoni morbidi e fluidi che richiama le profondità degli abissi che alle melodie mediorientali riprese nelle ritmiche dispari di basso e batteria. Così pure Malamalama, luce in samoano, crea suggestioni lontane dove i canoni della musica rock occidentale vengono lentamente erosi per produrre linee melodiche destrutturate care tanto al post rock quanto allo shoegaze tinto di ambient. Helicaling, è forse l’unica traccia dell’album che ha una struttura più coesa, più vicina al doom e allo space rock, sempre e comunque filtrata dai colori della psichedelia onnipresente in tutta l’opera. E’ raro tuttavia che anche nei pezzi più affini al metal sia il riff a prendere il sopravvento, la struttura portante di ogni brano è data dai fraseggi e dagli intrecci solistici delle chitarre di Jaksola e Kontio che si sovrappongono ai pattern delle tastiere. Neitherworld potrebbe essere usato come un manifesto d’intenti dai Polymoon. Lo stesso titolo gioca sull’assonanza con netherworld, l’oltretomba, ma con un significato diverso, dove è evidente il desiderio di non appartenere a nessuno dei due mondi (neither) ma di uscire dagli schemi imposti da un modo di pensare univoco che contempla solamente materia o assenza della stessa. La musica ci porta da uno stato fisico, attraverso un percorso iniziatico, alla migrazione dell’anima verso nuovi lidi spirituali dove si diviene liberi dai vincoli imposti dalla carne. L’album non poteva concludersi che con Metempsychosis dove i testi esprimono la volontà di lasciarsi alle spalle la forma, ciò che è noto, per raggiungere un nuovo stadio di esistenza mistica. Le ritmiche si fanno più serrate quasi a sottolineare l’urgenza, il desiderio di cambiamento, il viaggio termina in un crescendo dove le chitarre tornano a distorcersi per poi infine tacere bruscamente nel silenzio di una nuova vita, dove il ciclo avrà nuovo inizio.

Caterpillars of Creation rappresenta un enigma racchiuso in una sfida. Cercare nei suoi meandri fumosi una struttura schematica ad ogni costo porta alla frustrazione, perché ogni singolo brano è privo di un baricentro definito. Al contrario se si libera la mente da preconcetti e si è disposti a farci trasportare dalle note, allora l’album si dispiega prima in tutta la sua policroma complessità, e ascolto dopo ascolto, appare sempre più fluido, più profondo ed appagante.
Un’opera prima di tale spessore è davvero raro trovarla. Nulla è lasciato al caso anche se a un primo ascolto si è quasi sopraffatti dal caos, tanti sono gli stimoli sensoriali. I Polymoon hanno composto un album che è quanto di più lontano dai generi che vanno per la maggiore, la maturità mostrata dai singoli musicisti è quella degli artisti rodati, segno evidente che questa alchimia fosse destinata alla grandezza fin dalle sue origini. Indubbiamente tra le migliori uscite del 2020.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
90 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2020
Svart Records
Prog Rock
Tracklist
1. Silver Mt.
2. Lazaward
3. Malamalama
4. Helicaling
5. Neitherworld
6. Metempsychosis
Line Up
Kalle-Erik Kosonen (Voce, Tastiere)
Jesse Jaksola (Chitarra)
Otto Kontio (Chitarra)
Juso Valli (Basso)
Tuomas Eikura (Batteria)
 
RECENSIONI
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