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17/11/26
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Polymoon - Mariposa Magic!
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02/11/2026
( 227 letture )
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La pubblicazione di Chrysalis nel 2023 aveva confermato e ribadito come il sorprendente esordio della band finlandese Polymoon, Caterpillars of Creation, non fosse stato il frutto di una fortunata coincidenza, né tantomeno di un’ispirazione fugace e destinata a esaurirsi nel giro di un solo album. Al contrario, dissoltosi l’effetto sorpresa del debutto, con il secondo capitolo discografico la formazione psychedelic rock di Tampere era riuscita ad arricchire e amplificare un sound già di per sé denso e articolato, aggiungendo nuove e delicate sfumature di colore a una tela satura di policroma e iridescente psichedelia. Un universo sonoro nel quale suggestioni lisergiche, divagazioni progressive e aperture melodiche convivevano in un equilibrio tanto imprevedibile quanto affascinante. Diverse le novità introdotte in Chrysalis, a cominciare dal maggiore spazio riservato alla voce di Kalle-Erik Kosonen. Proprio attraverso una dimensione vocale più presente e strutturata, i Polymoon erano riusciti a conferire maggiore compiutezza alle proprie composizioni, mettendo a fuoco intuizioni e idee che nel primo album erano rimaste in parte abbozzate, senza per questo sacrificare quelle divagazioni psichedeliche e progressive che avevano reso l’esordio un lavoro così peculiare. Il risultato era stato un disco capace di ampliare gli orizzonti espressivi della band, conferendole una nuova consapevolezza compositiva senza snaturarne l’identità. Evoluzione sembra dunque essere la parola d’ordine che, fin dagli esordi, alimenta il percorso artistico della formazione finlandese. Una tensione al cambiamento che non si traduce in una semplice ricerca di nuove soluzioni stilistiche, ma in una costante volontà di rimettere in discussione quanto costruito fino a quel momento, spingendosi ogni volta oltre i confini già esplorati. Concluso il tour a supporto di Chrysalis, i Polymoon tornano così a riunirsi per dare forma al nuovo capitolo della propria avventura discografica, pronti a rimescolare nuovamente le carte e a intraprendere un ulteriore viaggio nelle molteplici sfaccettature della psichedelia contemporanea. Dopo essersi affidati agli studi dei berlinesi Kadavar per la realizzazione di Chrysalis, la band sceglie questa volta di cambiare prospettiva, affidando la produzione del terzo album in studio a Juho Vanhanen, frontman e chitarrista dei connazionali Oranssi Pazuzu. Una scelta che, in concomitanza con il passaggio alla label Vesperian, segna un ulteriore passaggio nel percorso dei Polymoon e che lascia intuire la volontà di esplorare nuove possibilità sonore, mettendo alla prova le coordinate stilistiche fin qui consolidate e aprendosi a prospettive inedite. Terzo capitolo di una trilogia ideale che, attraverso le immagini del bruco e della crisalide evocate dai titoli dei primi due album, ha raccontato le tappe di una trasformazione progressiva, il nuovo lavoro della formazione finlandese arriva il 4 settembre con un titolo che sembra celebrare il compimento di questo processo: Mariposa Magic!. La farfalla, simbolo per eccellenza di metamorfosi e rinascita, diventa così l’emblema di una band che, album dopo album, ha saputo reinventarsi senza perdere il proprio spirito esplorativo. Resta ora da scoprire quale forma abbia assunto questa nuova creatura sonora e fin dove i Polymoon abbiano deciso di spingersi nel loro caleidoscopico viaggio psichedelico.
A un primo ascolto, le sette composizioni che danno forma a Mariposa Magic! rivelano in alcuni frangenti un lato più muscolare della band finlandese, integrando la ruvidezza dei riff alle articolate digressioni progressive e alle intricate trame psichedeliche che da sempre costituiscono il nucleo espressivo della musicalità dei Polymoon. Non siamo certo dalle parti del doom, né tantomeno dello stoner, ma il binomio iniziale che apre l’album, Ultra Bloom e soprattutto I End, You Begin, non rinuncia a distorsioni marcate e sonorità decisamente più rocciose. Nella natura mercuriale del sound della formazione finlandese affiora così una componente granitica inedita, capace di conferire maggiore vigore alle due composizioni senza stravolgerne l’identità. Ne scaturisce una dinamica sussultoria, fatta di continui contrasti e repentini cambi di tensione, che alterna passaggi più lenti e introspettivi, affidati alle melodie vocali di Kosonen e agli avvolgenti arazzi sonori di tastiere e sintetizzatori, ad autentiche esplosioni di energia. In queste ultime, le chitarre di Jesse Jaksola e Otto Kontio si ritagliano uno spazio di maggiore libertà espressiva, scardinando le coordinate del sound abituale della band e contribuendo a rimescolarne gli equilibri, senza mai compromettere la complessità dell’impianto compositivo. Nel prosieguo del disco c’è spazio per aperture più ariose e sognanti, che riconducono alle atmosfere liquide ed eteree dell’esordio. In Velvet Rain e ancor più in Lost In Sound, Found In Color riaffiora la vena melodica e progressiva della band, che torna a privilegiare lo sviluppo delle trame strumentali e la stratificazione dei diversi elementi sonori. La sezione ritmica si destreggia tra repentini cambi di tempo e variazioni d’intensità, mentre le tastiere salgono in cattedra, ampliando progressivamente gli orizzonti della composizione e conferendole una marcata dimensione cinematografica. Ne prendono forma scenari variopinti e mutevoli, autentici teatri sonori nei quali immergersi, lasciandosi trasportare in un viaggio a occhi aperti attraverso paesaggi in continua trasformazione. L’innata capacità dei Polymoon di tradurre in musica immagini e suggestioni cangianti trova forse la sua espressione più compiuta in Glass House, Mortal Rooms, il brano che meglio di tutti riesce a far convivere le diverse anime della band. Synth e sitar contribuiscono a delineare una dimensione psichedelica e onirica, ulteriormente valorizzata dalla voce di Kosonen, qui sapientemente rielaborata attraverso filtri, effetti e ampi riverberi, che ne alterano i contorni e la integrano nel tessuto sonoro. Di contro, le chitarre distorte si insinuano tra le stratificazioni strumentali, fondendosi con le tastiere in un intreccio organico e armonioso. Il risultato è una composizione fortemente evocativa, nella quale la ruvidezza delle sonorità più abrasive non entra in conflitto con le aperture melodiche, ma ne esalta il potenziale espressivo, conferendo al brano un equilibrio dinamico di grande efficacia. In misura diversa, anche la conclusiva Harvest of Stars riprende questo ritrovato equilibrio tra armonia e durezza, suggellando un percorso nel quale le diverse componenti del linguaggio dei Polymoon sembrano aver trovato una nuova e più consapevole sintesi. Le aperture melodiche, le stratificazioni psichedeliche e le improvvise impennate strumentali concorrono a delineare una fisionomia sonora più articolata, nella quale la ricerca di nuove soluzioni non comporta mai la rinuncia alle peculiarità che hanno contraddistinto la band fin dagli esordi. Mariposa Magic! sembra così indicare una possibile nuova direzione, forse la più compiuta finora, per una formazione che non ha mai smesso di mettersi in discussione, accogliendo con coraggio elementi di cambiamento ed evoluzione e trasformandoli in parte integrante della propria identità.
Schiuse le ali alla luce calda del sole, la variopinta farfalla dei Polymoon ha finalmente preso il volo e, mentre si libra trasportata dalle diverse correnti convettive che incontra lungo il suo cammino, non sembra conoscere incertezza né esitazione. La band finlandese ha saputo portare a compimento una metamorfosi che la vede rinascere più matura e consapevole dei propri mezzi, capace di padroneggiare con maggiore sicurezza le molteplici sfaccettature del proprio linguaggio musicale. Al tempo stesso, questa raggiunta solidità compositiva sembra aver attenuato parte della vena più folle ed estemporanea della formazione, sacrificando almeno in parte quelle intuizioni sperimentali che avevano reso il debutto un’opera tanto sorprendente quanto imprevedibile. La voglia di esplorare, danzando sul sottile equilibrio tra progressive e psichedelia, rimane intatta, ma si confronta ora con una forma canzone più strutturata e talvolta più prevedibile, ma indubbiamente più immediata, godibile e coinvolgente. L’alternanza, all’interno delle singole composizioni, tra divagazioni strumentali, aperture solistiche e sezioni più quadrate e incisive contribuisce a mantenere viva l’attenzione dell’ascoltatore, evitando che la complessità delle trame sonore si traduca in un esercizio fine a sé stesso. Immediatezza e fantasia si rincorrono così lungo tutto il disco, trovando nella maggior parte dei brani un punto d’incontro efficace, capace di coniugare ricchezza espressiva e maggiore accessibilità. A sostenere questo equilibrio concorre anche una produzione calda e avvolgente, che restituisce nitidezza e corposità a un impianto sonoro ricco, stratificato e ancora capace di riservare piacevoli sorprese, valorizzando tanto le sfumature più delicate quanto le improvvise impennate di energia. Ai Polymoon manca forse ancora qualcosa per trasformare una proposta di indubbio valore in quella di una formazione davvero imprescindibile nel panorama psichedelico contemporaneo, ma la direzione intrapresa appare convincente e le scelte compiute lungo questo percorso sembrano andare nella direzione giusta. Se Mariposa Magic! rappresenta il nuovo inizio di un viaggio intrapreso con rinnovata consapevolezza e fiducia nei propri mezzi, il prossimo album sarà la vera prova del nove: il momento in cui capire se questa farfalla saprà sfruttare le correnti favorevoli per spingersi verso nuove e maestose altitudini, raggiungendo quei territori sonori che soltanto le formazioni più ispirate e audaci osano esplorare.
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Ultra Bloom 2. I End, You Begin 3. Velvet Rain 4. Lost in Sound, Found in Color 5. Welcome to Another Dimension 6. Glass House, Mortal Rooms 7. Harvest of Stars
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Line Up
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Kalle-Erik Kosonen (Voce) Jesse Jaksola (Chitarra, Tastiera) Otto Kontio (Chitarra) Marco Menestrina (Basso) Tuomas Eikura (Batteria)
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RECENSIONI |
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