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Angriff - Sodomy in the Convent
29/04/2021
( 1251 letture )
Anche se Sodomy in the Convent è il loro terzo, gli Angriff non sono una giovane band. I Portoghesi fanno piuttosto parte della categoria dei redivivi: nati nel lontano 1997, i Nostri pubblicano due lavori all’inizio del secolo, per poi fermarsi nel 2010. Esattamente dieci anni dopo eccoli tornare sulle scene, e la ragione è proprio quella che sospettate. Trovatosi improvvisamente con tanto tempo libero a disposizione a causa della pandemia, il batterista José Rocha si mette a strimpellare e, convinto del risultato, decide di rimettere in piedi la band. Unico membro della formazione originale, Rocha si occupa di chitarra ritmica, basso e batteria, mentre alla voce troviamo OJ Laranjo, già presente sull’ultimo LP Under the Decadence del 2006. Un paio di chitarristi ospiti assicurano la parte solista.

Come i precedenti lavori della band, Sodomy in the Convent può essere definito un lavoro thrash metal, ma si tratta di un’etichetta piuttosto larga. Contrariamente al più canonico esordio War of Life, nel terzo disco degli Angriff non troverete molti riff zanzarosi e a motosega, rallentamenti taglienti e batteria isterica, così tipici del genere. O meglio, questi elementi sono sì presenti, ma diluiti in un impasto liscio e livellato, dove prevalgono la scorrevolezza e l’immediatezza a discapito delle asperità che contraddistinguono il thrash metal. Ci spieghiamo meglio: il terzo album degli Angriff è un ricettacolo di riff sempliciotti e d’impatto seppelliti sotto la pioggia continua del doppio pedale, un impasto potente e rotondo – si potrebbe usare un po’ a torto l’aggettivo “moderno” per sottolineare la distanza con le origini del genere – con qualche reminiscenza thrash metal. Queste sono visibili ad esempio nel riff portante di No Saviours No Gods, un massiccio brano dall’andatura martellante, o nella più riuscita Acolytes of Hardship, mentre altrove i Portoghesi decidono di lasciare completamente la briglia per puntare puramente sull’impatto frontale (Asmodeus, Profane). Non mancano alcune scorie più melodiche, come nella controllata The Baron of Doom o nella title-track. Su questa monolitica quanto povera base strumentale si erge a fatica OJ Laranjo, autore di una prova vocale monocorde e piatta che oscilla tra il rantolo e il sussurro.

La scarsa prestazione del singer non è però il problema principale di Sodomy in the Convent, che soffre di una mancanza sistemica: dei brani con una precisa identità. Questa passa solitamente dai riff, anche se ci sono molti altri modi per rendere una canzone interessante. Il fatto è che in questo caso, la materia a disposizione è davvero poca. Della voce abbiamo già detto, e i riff non migliorano le cose, anzi. Complice anche la produzione, si ha la sensazione che questi siano stati scritti per supportare la batteria, invece che il contrario: la chitarra perde in parte la sua funzione principale e si muta in sezione ritmica. Questo non è di per sé un problema, ma in questo caso rende le canzoni interscambiabili e il disco un martellamento tanto continuo quanto monotono. Va bene l’album pandemico, ma per rendere il ritorno degli Angriff degno di nota serve ben altro.



VOTO RECENSORE
59
VOTO LETTORI
49 su 4 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2021
Firecum Records
Thrash
Tracklist
1. The Bishop
2. No Saviours No Gods
3. Asmodeus
4. Acolytes of Hardship
5. Sodomy in the Convent
6. Profane
7. Savage Deeds (The quest of Ladislav Hojer)
8. The Baron of Doom
9. T. A. C.
10. Farewell
Line Up
OJ Laranjo (Voce)
José Rocha (Chitarra, Basso, Batteria)
 
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