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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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13/06/2026
( 1719 letture )
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Tarja arriva al decimo capitolo della propria avventura solista e sceglie di farlo attraverso un lavoro ambizioso, ricco di sfumature e costruito come un viaggio emotivo che prova a spingersi oltre i confini abituali del symphonic metal. Frisson Noir nasce dall'idea di evocare quel particolare brivido che corre lungo la schiena quando fascino e inquietudine si incontrano, una sensazione che corre tra attrazione e smarrimento e che accompagna buona parte dell'ascolto. A vent'anni dall'inizio della carriera lontano dai Nightwish, la cantante finlandese continua a camminare su una strada personale, evitando di adagiarsi completamente sulle formule che ne hanno costruito la fama. Pur mantenendo al centro la sua inconfondibile impronta vocale, Frisson Noir mostra una maggiore attenzione alla ricerca e a una scrittura che prova a fondere elementi orchestrali, progressive metal, musica cinematica ed episodi più duri rispetto a quanto ascoltato in questa ultima parte della sua produzione.
L'apertura introduce immediatamente un'atmosfera rituale che prepara il terreno alla title track. Frisson Noir si sviluppa attraverso continui cambi di prospettiva, alternando passaggi delicati e momenti più incisivi, con arrangiamenti stratificati che valorizzano tanto le orchestrazioni quanto il lavoro delle chitarre. È una composizione che riassume efficacemente lo spirito dell'intero album, elegante ma mai completamente rassicurante. Uno degli aspetti più interessanti del disco è proprio il maggiore peso specifico affidato agli strumenti. In diversi episodi le chitarre assumono un ruolo centrale e si muovono con una libertà che raramente aveva trovato spazio nei lavori precedenti. The Eternal Return e Blaze Forever rappresentano bene questa tendenza, mostrando una Tarja più incline a dialogare con riff robusti e strutture articolate piuttosto che limitarsi a galleggiare sopra il tappeto orchestrale. Naturalmente il punto emotivo dell'opera rimane la voce della cantante. Dopo anni trascorsi a sperimentare registri differenti, qui emerge con maggiore decisione quella componente lirica che l'ha resa celebre. Le linee vocali risultano curate, teatrali e spesso accompagnate da arrangiamenti che sembrano costruiti appositamente per esaltare ogni sfumatura interpretativa. Il risultato è una prova convincente che restituisce centralità a uno strumento espressivo ancora oggi immediatamente riconoscibile. Tra i momenti più attesi figura senza dubbio Leap of Faith, che riporta al fianco di Tarja Marko Hietala. L'operazione avrebbe potuto facilmente trasformarsi in un esercizio nostalgico, invece il brano trova un equilibrio credibile tra passato e presente. Le due voci continuano a completarsi con naturalezza e l'intesa rimane evidente, pur inserita in un contesto compositivo più moderno rispetto ai giorni condivisi nei Nightwish. È uno degli episodi più belli dell'intera scaletta e probabilmente quello destinato a suscitare le reazioni più emotive nei fan storici. Molto interessante anche The Trace Outlives, costruita attorno a un impianto orchestrale dinamico che viene arricchito dalla presenza dello Tsugaru shamisen suonato da Sayo Komada. L'incontro tra suggestioni orientali e metal sinfonico produce risultati affascinanti senza apparire artificiale. Allo stesso modo Tango, realizzata insieme agli Apocalyptica, rappresenta uno dei momenti più riusciti del disco grazie a una miscela sorprendentemente naturale tra atmosfere orchestrali, archi e melodie immediatamente riconoscibili. La lunga At Sea merita una menzione particolare. Con i suoi sviluppi dilatati e il ruolo determinante del pianoforte di Niklas Pokki e del violino di Mervi Myllyoja, si avvicina più alla forma di una suite che a quella di una canzone tradizionale. È un brano che richiede attenzione e pazienza ma che ripaga con una costruzione progressiva estremamente curata. Non tutte le collaborazioni riescono però a lasciare il medesimo segno. La presenza di Dani Filth in I Don't Care incuriosisce sulla carta, ma all'interno del brano il frontman dei Cradle of Filth finisce per occupare uno spazio più marginale del previsto. L'incontro tra i due mondi musicali funziona solo parzialmente e lascia la sensazione che si sarebbe potuto osare maggiormente. Anche Against the Odds, impreziosita dalla partecipazione di Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers, si rivela meno memorabile rispetto alle aspettative. Rimane una composizione elegante e ben costruita, ma il contributo dell'ospite non modifica realmente il carattere del pezzo e la canzone fatica a imporsi tra i momenti più significativi della raccolta.
La sensazione generale è quella di trovarsi davanti a un album che guarda avanti più di quanto fatto da Tarja negli ultimi anni. Alcune soluzioni risultano coraggiose, altre meno convincenti, ma emerge chiaramente la volontà di ampliare il linguaggio musicale senza rinunciare alla propria identità. Proprio questa ricerca costante rappresenta il principale punto di forza di Frisson Noir. La notevole durata e l'abbondanza di dettagli possono rendere l'ascolto impegnativo, soprattutto nelle prime immersioni, ma il disco possiede una profondità che emerge gradualmente. Non tutte le idee raggiungono lo stesso livello di efficacia e qualche episodio avrebbe probabilmente beneficiato di una maggiore sintesi, tuttavia la vena creativa che attraversa l'intero lavoro appare genuina e spesso stimolante. Frisson Noir non è il disco più immediato della carriera di Tarja e forse nemmeno il più emozionante in senso assoluto, ma è uno dei più curiosi e studiati. Un'opera che sceglie di esplorare anziché limitarsi a replicare formule già collaudate, offrendo una fotografia credibile di un'artista ancora interessata a mettersi in discussione e a cercare nuove direzioni espressive.
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10
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Finalmente non il classico copia e incolla alla quale ci aveva abituati. Tutti belli i suoi album ma tutti uguali, ui invece osa un pò di più e la cosa funziona. Voto 75 |
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9
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E’ un ottimo disco, forse il migliore di Tarja da solista. Sea un gran pezzo, per me 81/100 |
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8
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Non ho mai amato l\'approccio troppo lirico di Tarja, ma Frisson Noir è riuscito a sorprendermi con alcuni momenti heavy niente male. La title track e The Trace Outlives sono i pezzi che mi hanno convinto di più e poi la produzione è spettacolare. Per me 75 |
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7
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é un bel disco, basta fare skip su I Don\'t Care e fila liscio, 70 mi sembra un voto adeguato |
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6
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Forse il suo album migliore. |
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5
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Metabolizza la lezione di in The raw… meno dinamico, più teatrale, decisamente Dark, con le bordate chitarristiche di Alex Scholpp che danno la giusta direzione alla voce della nostra sempre unica Tarja.
un leggero eco dei Nightwish in
Leap of Faith e The Eternal Return, ma in generale i momenti heavy ci sono e si fanno sentire |
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4
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copertina del disco degna di una espansione di world of warcraft |
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3
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Cmq rispetto ai precedenti si sente un\'evoluzione evidente. |
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1
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Credo sia uno dei suoi album da solista più riusciti. Specialmente visto le sue ultime uscite.
Ben tornata Tarja, finalmente mi hai fatto emozionare come all\'inizio.
Ma dobbiamo lavorare meglio sulle ballad... Quelle che ci sono risultano poco incisive a confronto di tutto il resto. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Intro 2. Frisson Noir 3. The Eternal Return 4. Leap of Faith 5. At Sea 6. Blaze Forever 7. The Trace Outlives 8. Tango 9. Anemoia 10. I Don't Care 11. Against the Odds 12. Outro
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Line Up
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Tarja Turunen (Voce)
Musicisti Ospiti: Marko Hietala (Voce) Dani Filth (Voce) Niklas Pokki (Pianoforte) Apocalyptica (Violoncelli) Mervi Myllyoja (Violino) Sayo Komada (Tsugaru shamisen) Chad Smith (Batteria)
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