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The Hidden Hand - Divine Propaganda
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08/10/2022
( 906 letture )
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Scott “Wino” Weinrich è un nome che tra gli amanti del doom gode di una considerazione incondizionata e in un’ipotetica classifica si piazzerebbe in una posizione poco al di sotto di sua maestà Tony Iommi, ma comunque ben salda su un ideale podio del genere. Il musicista statunitense è noto ai più per aver militato nei Saint Vitus ed avere dato i natali a band seminali come The Obsessed e Spirit Caravan, nonché per essere un artista dotato di un’integrità direttamente proporzionale ad un’irrequietezza mai del tutto sopita e appagata. Non è dunque un caso che tra le tante incarnazioni dedite al doom in tutte le sue inflessioni e declinazioni, ci si dimentichi di un progetto, i The Hidden Hand, che per quasi cinque anni ha assorbito interamente le energie dell’istrionico musicista, per essere infine terminato e messo sotto naftalina nel 2007, causa insanabili conflitti con il mondo discografico e la contemporanea rifondazione dei Saint Vitus nella loro incarnazione più celebre.
Chiusa nel 2003 la parentesi dei Place of Skull con l’ex chitarrista dei Pentagram, Victor Griffin, per questo nuovo progetto Scott Weinrich arruola Bruce Falkinburg al basso e il polistrumentista e produttore inglese Dave Hennesy alla batteria, accentrando a sé il triplice ruolo di compositore, cantante e chitarrista. Una formazione che richiama a modello i tanti power trio degli anni sessanta e settanta, e non è un caso che musicalmente il progetto The Hidden Hand peschi a piene mani proprio da quelle gloriose decadi. Scott Wienrich, com’è noto, non ama ripetersi e in questa nuova avventura accantona, seppur temporaneamente, il doom di tanti suoi trascorsi, per suonare uno stoner diretto e urgente, condito di blues e psichedelia. Un’incarnazione dell’artista che giunta alla pubblicazione a fine 2003 dell’esordio sulla lunga distanza, Divine Propaganda, spiazza non poco il proprio pubblico abituato ad associare le gesta del musicista americano al doom più puro e primigenio. Eppure, ancora una volta Scott Weinrich si assume il rischio senza guardarsi indietro, deciso a seguire ad ogni costo il sentiero dell’ispirazione e della sperimentazione, incurante di dover piacere nemmeno a chi l’ha sempre sostenuto nella sua già lunga carriera. Questa purezza d’intenti, questo bisogno di uscire da una comfort zone si esemplifica in un album imperfetto, a volte disomogeneo, ma ricco di spunti interessanti, dove il musicista può lanciare la propria ispirazione a briglia sciolta e attraversare lande finora inesplorate, ma sempre ammirate da lontano. I dieci brani che costituiscono Divine Propaganda, quasi tutti di breve durata, riflettono questo stato d’animo, questa necessità quasi fisiologica di affrancarsi dal doom per suonare ed interpretare quei generi che hanno influenzato la sua crescita artistica. C’è spazio per lo stoner, genere spesso dominante, in brani diretti e potenti come Bellicose Rhetoric, Damnata, e l’esplosiva title track, ma sarebbe riduttivo confinare un album poliedrico come Divine Propaganda in un solo genere. Scott Weinrich è troppo esperto e capace per cadere in simili cliché e più volte compie autentiche virate riesumando suoni e sapori che sanno tanto di psichedelia e di proto-hard rock. E’ il caso della prima strumentale For All the Wrong Reasons dove una lunga ed acida parte solistica si innesta su un terremotante letto di riff in odore di sanguigno hard rock. Tranquillity Base, con i suoi ritmi incalzanti e il cantato rabbioso potrebbe essere un inedito dei The Stooges, mentre in The Last Tree riaffiora il DNA dell’artista: il brano si concede infatti un riff portante in odore di doom, accompagnato da un canto per contrasto intriso di effetti e riverberi che evocano paesaggi onirici e frastagliati. Sullo stesso registro si muove The Hidden Hand (Theme), giocata sul contrasto tra il canto, ancora una volta incendiario, e gli arrangiamenti che affiancano la chitarra, liquida e sognante al suono del basso pulsante di Bruce Falkinburg. Due brani in successione che richiamano ed omaggiano altri giganti della psichedelia, dai Cream agli Hawkwind. La seconda composizione strumentale, Prayer For the Night, chiude l’album, un commiato anticlimatico dove la psichedelica dai toni ovattati del desert rock regna sovrana, quasi con l’intento, conscio o meno, di decomprimere e stemperare i toni spesso accesi e provocatori di Divine Propaganda. Stilisticamente pure i testi seguono questo mood diretto, al limite dell’irruenza, dell’invettiva, coinvolgendo e cantando tematiche attuali e mai banali, dalla politica alla religione passando per l’ecologia e l’alienazione dell’uomo dei giorni nostri.
Divine Propaganda, nella sua imperfezione, fotografa uno Scott Weinrich in un momento delicato della propria carriera, più arrabbiato del solito ma anche più vulnerabile, e di conseguenza disposto ad aprirsi all’ascoltatore, a confessare paure e desideri finora tenuti nascosti nel profondo del personaggio Wino. Nonostante le innumerevoli difficoltà incontrate nel riuscire a pubblicare nuovi album dei The Hidden Hand (e conseguente cambio di casa discografica) il leader americano non demorde e con il successore di Divine Propaganda, Mother Teacher Destroyer, piazza un autentico pezzo da novanta, riuscendo a scrivere e produrre un album seminale, sospeso tra lo stoner e il doom che gradualmente riemerge nel proseguo della carriera della band. Carriera che però giunge bruscamente alla fine nel 2007, dopo la pubblicazione del terzo ed ultimo album, The Resurrection of Whiskey Foote. Scott Weinrich non si riconosce più nel mondo discografico a lui contemporaneo e, deluso da un business musicale volto solo ad inseguire nuove ed effimere mode, scioglie i The Hidden Hand, rifiutandosi di scendere a compromessi e di imbastardire la propria arte per assomigliare a qualcosa che non sente suo, che non gli appartiene. Un epilogo amaro che lascia in dote tre album e qualche rimpianto, facendo constatare quanto figure tutte d’un pezzo come quella di Scott Weinrich siano oramai in via d’estinzione. Non a caso le sue parole a caldo, subito dopo lo scioglimento dei The Hidden Hand, sono il miglior biglietto da visita di un personaggio di un’integrità unica ed inattaccabile:
I’m sure some will assume I am some ego guy’s who’s impossible to work with, nothing is farther from the truth. I just expect the same amount of fairness and respect I give.
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Uno dei progetti migliori di wino...lo consiglio a tutti! |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Bellicose Rhetoric 2. Damnata 3. Screw the Naysayers 4. Sunblood 5. For All the Wrong Reasons 6. Tranquility Base 7. The Last Tree 8. The Hidden Hand (Theme) 9. Divine Propaganda 10. Prayer For the Night
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Line Up
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Scott "Wino" Weinrich (Voce, Chitarra) Bruce Falkinburg (Basso) Dave Hennesy (Batteria)
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RECENSIONI |
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