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The Hidden Hand - Mother Teacher Destroyer
31/10/2026
( 431 letture )
Se il debutto dei The Hidden Hand, Divine Propaganda, aveva rappresentato una risposta urgente, quasi estemporanea, a un periodo turbolento nella vita e nella carriera di Scott “Wino” Weinrich, per la realizzazione del successore il carismatico leader decise di prendere in esame le diverse proposte avanzate da alcune etichette discografiche statunitensi. Tra queste, a prevalere fu quella della Southern Lord Records, destinata al mercato americano, affiancata dalla tedesca Exile On Mainstream Records per la distribuzione europea. L'accordo prevedeva la realizzazione, la produzione, la pubblicazione e la distribuzione di due nuovi full-length, sancendo così l'interruzione dei rapporti con la prestigiosa MeteorCity Records. Senza indugiare oltre, l’inquieto musicista si mise al lavoro sulle nuove composizioni e, a un solo anno di distanza dall'esordio, nel 2004 diede alle stampe Mother Teacher Destroyer, secondo capitolo discografico dei The Hidden Hand. Nonostante il breve intervallo intercorso tra le due pubblicazioni, il nuovo lavoro introdusse cambiamenti significativi nell'identità sonora della band, prendendo le distanze da alcune soluzioni che nel debutto non erano ancora apparse del tutto a fuoco. Wino tornò così ad attingere con maggiore decisione al proprio bagaglio musicale e culturale, recuperando coordinate espressive più vicine alla sua sensibilità e riallacciando, di fatto, il dialogo con le atmosfere cupe e le strutture dilatate del doom che avevano caratterizzato alcuni dei suoi progetti storici.

Senza mai lambire gli estremi di un doom radicale e intransigente, Mother Teacher Destroyer fin dalle prime tracce, mostra un volto più espressivo e variegato: la musica del nuovo album si veste contemporaneamente dei colori dello stoner, dell’hard rock e del blues, oltre che marcare un ritorno alle grigie scogliere del doom. Se il debutto, scandito da composizioni brevi e urgenti, rischiava a volte di incespicare nella ripetitività, il secondo album dei The Hidden Hand coniuga un songwriting più complesso e maturo a un power trio di musicisti in gran forma. Ad aprire le danze è The Crossing, brano che chiarisce subito la nuova direzione dei The Hidden Hand. Lo stoner diretto del debutto lascia spazio a un impianto più pesante, nel quale il doom torna protagonista senza rinunciare alle contaminazioni desertiche. Il riffing è granitico e avvolgente, mentre la chitarra di Wino si concede improvvise accelerazioni, fino a sfociare in un assolo schizzato e frenetico. Sulla stessa linea si muove Desensitized, (versione risuonata del primissimo singolo pubblicato nel 2002), che recupera fin dall'incipit le coordinate del brano d'apertura, affidandosi a riff lenti e compatti per costruire un'atmosfera densa e minacciosa. In entrambi riaffiora il patrimonio musicale del leader americano, capace di riavvicinarsi al doom senza rinunciare a quella sensibilità stoner che mantiene vivo e viscerale il suono della band. Non mancano, tuttavia, episodi nei quali la pesantezza lascia spazio a una scrittura più melodica e immediata. È il caso di Half Mast e Magdalene, accomunati da un andamento dinamico e da una maggiore attenzione alla forma canzone. In particolare, gli effetti e i riverberi applicati alla voce di Wino nel primo brano evocano le atmosfere dei Black Label Society, richiamati anche dalla capacità di coniugare la ruvidità delle chitarre con una sensibilità melodica più vicina all’hard rock settantiano. Una direzione che testimonia la versatilità dei The Hidden Hand, capaci di allontanarsi dalle consuete atmosfere plumbee senza sacrificare la propria identità sonora. La psichedelia costituisce invece il filo conduttore di Draco Vibration, Black Ribbon e Currents, tre composizioni nelle quali Wino esplora le diverse possibilità espressive della propria chitarra. La prima, strumentale come già accaduto in Divine Propaganda, lascia libero sfogo all'improvvisazione, tra divagazioni solistiche e suggestioni acide. Black Ribbon alterna invece passaggi ipnotici e sognanti a improvvise esplosioni di rabbia, in un efficace gioco di contrasti che mette in luce la capacità della band di conciliare atmosfere dilatate e impennate elettriche. Con Currents, infine, le aperture psichedeliche si intrecciano a riff pesanti che rimandano direttamente alla lezione dei Black Sabbath. È proprio da questo incontro tra pesantezza e ricerca sonora che emerge una delle caratteristiche più interessanti dell'album: la capacità di recuperare le radici del rock pesante rielaborandole attraverso una sensibilità personale, insofferente alle rigide classificazioni di genere. Su coordinate più tradizionali si muove Coffin Lily, episodio di hard rock classico e muscolare, sospeso tra la spigolosità dei The Obsessed e l'immediatezza dei Black Label Society. I riff diretti e la struttura essenziale dimostrano come Wino sappia rielaborare formule consolidate senza scadere nella semplice nostalgia, mantenendo intatta quella ruvidità istintiva che da sempre caratterizza la sua musica. Travesty as Usual contribuisce anch’essa alla varietà della scaletta, miscelando hard rock, stoner e psichedelia, e confermando la volontà del musicista di non stabilire gerarchie tra le proprie influenze. È però con Sons of Kings che Mother Teacher Destroyer sprofonda definitivamente nel doom più cupo e sulfureo. I riff assumono un carattere opprimente, mentre l'incedere solenne alimenta un pathos epico e coinvolgente, riportando alla luce quella dimensione ancestrale che ha reso immortali i grandi classici del genere. Wino si riappropria così di un linguaggio che conosce in profondità, senza limitarsi a replicare le soluzioni dei propri trascorsi, ma restituendogli una forza espressiva autentica. A chiudere il disco è The Deprogramming of Tom Delay, coda strumentale che si addentra in territori più estremi, tra riverberi al confine con il noise e un riff pesante, sporco e ripetuto ossessivamente. Un finale alienante interrotto bruscamente, nel quale la reiterazione diventa strumento di tensione e la band rinuncia a qualsiasi risoluzione rassicurante, congedandosi dall'ascoltatore attraverso una deriva sonora che ribadisce la propria vocazione sperimentale.

Mother Teacher Destroyer non perde quell’irruenza spontanea del suo mastermind, ma pone le basi per un percorso artistico meno aleatorio rispetto a quello intrapreso con il debutto. Le canzoni si fanno più strutturate e acquisiscono una maggiore complessità, rendendo l’ascolto più coinvolgente e decisamente meno ripetitivo. Come sempre, Wino sfodera una prestazione sugli scudi, nella quale musica e perizia tecnica sono poste al servizio delle emozioni di chi ascolta, e non viceversa. Inossidabile al trascorrere del tempo, il musicista statunitense persegue stoicamente una propria visione artistica, lontana anni luce dalle mode e dai generi più in voga del momento, senza per questo risultare mai anacronistico o prigioniero di un sterile revivalismo. Doom, blues, hard rock e stoner, ma anche le correnti psichedeliche affiorate negli anni Sessanta, confluiscono in una musicalità orgogliosa di risuonare fuori dal tempo. Nelle note dei The Hidden Hand non ci sono sotterfugi né produzioni magniloquenti volte a distrarre l’ascoltatore da contenuti vuoti e mediocri, ma soltanto l’espressione genuina di un artista che canta i mali del mondo con voce ruvida, a tratti sgraziata, mentre la sua chitarra incendiaria danza al ritmo di una musica dissonante e obliqua, eppure sempre dannatamente affascinante.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2004
Southern Lord
Stoner/Doom
Tracklist
1. The Crossing
2. Half Mast
3. Desensitized
4. Draco Vibration
5. Black Ribbon
6. Magdalene
7. Currents
9. Coffin Lily
10. Sons of Kings
11. The Deprogramming of Tom Delay
Line Up
Scott “Wino” Weinrich (Voce, Chitarra)
Bruce Falkinburg (Basso)
Dave Hennesy (Drums)
 
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