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27/04/25
HEILUNG
TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI - MILANO
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06/09/2023
( 916 letture )
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Già dall’ultimo So it Goes (2020), era chiaro che i Demoniac non fossero una thrash metal band come tutte le altre. Come definirsi tale con un’allucinante suite di 20 minuti nella quale trovava spazio persino un clarinetto? Il nuovo Nube Negra parte da qui, proseguendo l’interessantissimo cammino intrapreso sul predecessore, senza limitarsi però a copiarne la ricetta. Il terzo disco del gruppo cileno è infatti ammantato da una cupissima -scusate l’infelice ma inevitabile gioco di parole- nube nera; le composizioni nettamente più blackened che in passato, tanto a livello di influenze quanto in termini di atmosfera generale, quanto mai purulenta e malsana. Eppure, nel mezzo di questi umori ferini, se ne inseriscono altri, radicalmente diversi, tanto da rendere il primo ascolto di Nube Negra alquanto sorprendente. Vediamo perché.
Rumori di pioggia e una tetra litania acustica introducono la title-track, che esplode di lì a poco in un assalto frontale tipicamente sudamericano: suono vibrante, bestiale, dove il thrash si unisce naturalmente al proto-black, sulla scia dei maestri Sarcófago e Sepultura. Molto presto però, squillanti assoli di chitarra, repentini cambi di tempo e melodie trasversali eruttano sulla strumentale, scoprendo un’altra delle molteplici facce dei Demoniac, quella di band techno-thrash. I solismi a profusione svelano un songwriting accurato, una band notevolmente padrona dei propri mezzi, senza però degenerare nel freddo tecnicismo tipico del genere. Al contrario, l’alto tasso tecnico sublima se mai la violenza generale. La seguente Marchageddon, breve sfuriata strumentale, mette bene in chiaro di cosa sono capaci i Nostri, aggiungendo al sound una patina barocca e cimiteriale che ritroveremo anche più avanti. Ci pensa la rabbiosa Ácaro a ritrovare la forma-canzone, brano frontale e particolarmente schietto, coronato da una lunga e lancinante sezione solista, prima di sfumare in una cupa melodia finale. E innaffiato da copiose parti soliste è anche il successivo La Caída. Strutturato e sontuoso, il brano raggiunge il culmine in un ritornello sofferto e melodico, altre due sensazioni che possiamo aggiungere alla vasta paletta del suono dei Demoniac. Con i due episodi successivi, posti nel centro dell’album, la band cilena entra in territori totalmente estranei, riallacciandosi alla fine del disco precedente. La strumentale Synthèse d’Accords è una composizione indefinibile e sorprendente, dove basso, batteria, Moog e fisarmonica si intrecciano in un estraniante oggetto sonoro, privo di struttura e riferimenti rockeggianti. La seguente Granada prosegue questa ricerca e costituisce probabilmente il culmine di Nube Negra: dopo la delicata introduzione acustica, ecco fare la sua comparsa il clarinetto, che dirige il resto della band in un valzer allucinato, a metà strada tra la danse macabre e la festa popolare. Il clarinetto prosegue le sue incursioni anche nella seconda parte, più canonicamente metal, tenendo vivo il sentimento di stranezza generale alimentato dalle liriche in lingua madre. La canzone cambia pelle un’altra volta, mutandosi in un trascinante up-tempo. Dopo questa sconcertante doppietta, i Demoniac tornano in territori relativamente più standard. Nei suoi quasi otto minuti, Veneno riprende con notevoli risultati il miscuglio tra furia animale, melodia e solismo messo in luce inizialmente. Un’ennesima finestra strumentale calma gli ardori del brano offrendo un momento inaspettatamente calmo e sereno, prima che l’eruzione vulcanica riprenda puntuale con l’ultima El Final, tutta costruita attorno ad una vorticosa progressione di chitarra.
In definitiva, Nube Negra si rivela un album molto interessante. Pur restando generalmente impegnativo, il terzo lavoro dei Demoniac risulta decisamente più digeribile del predecessore, allineando sapientemente ricercatezza e impatto. Soprattutto, i Cileni cementificano uno stile particolarissimo e tremendamente efficace. Benché costituita da elementi talvolta lontani -thrash/black latino, tecnicismi, melodia, atmosfera e strumenti atipici-, la musica del gruppo risulta organica, coerente e compatta. Non è facile rileggere in maniera originale gli stilemi di un genere, ancor meno se questo è estremamente popolare come il thrash. I Demoniac l’hanno fatto, e molto bene. Fortemente consigliati.
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Bravini. Hanno un bel sound. Più che Black Thrash li sento molto progressivi/sperimentali. Niente male. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Nube Negra 2. Marchageddon 3. Ácaro 4. La Caída 5. Synthèse d'Accords 6. Granada 7. Veneno 8. El Final
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Line Up
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Javier Ortiz (Voce, Chitarra, Clarinetto, Fisarmonica) Javier Cisternas (Chitarra) Vicente Pereira (Basso) Carlos Pereira (Batteria)
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RECENSIONI |
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