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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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13/12/2025
( 673 letture )
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Dopo anni trascorsi a definire e perfezionare l’equilibrio tra durezza metal e atmosfere gotiche, i Crematory arrivano a Illusions con una visione sorprendentemente lucida. Il percorso che li ha condotti qui è fatto di cambi di pelle, sperimentazioni vocali sempre più nette e un uso delle tastiere divenuto marchio di fabbrica. Soprattutto, è un percorso segnato dalla crescente capacità di costruire ambienti sonori che non siano semplice scenografia, bensì parte attiva del racconto. Con Illusions, la band mostra con decisione ciò che da sempre la distingue: una sensibilità oscura che non cerca la malinconia fine a sé stessa, ma la trasforma in peso, struttura, spessore. Ogni canzone sembra scolpita con mano più ferma, come se il gruppo avesse finalmente raggiunto una definizione completa della propria identità. L’album rappresenta un equilibrio compiuto tra durezza metal, tastiere gotiche e un’attenzione costante all’atmosfera, che diventa parte integrante dell’esperienza emotiva. Qui non troviamo solo tecnica o riff serrati, ma un viaggio nelle ombre, in cui ogni suono contribuisce a plasmare uno stato d’animo cupo, riflessivo e a tratti claustrofobico.
Già dall’iniziale Reflexionen (Intro) emerge la visione sonora del disco: tastiere oscure, risonanti, teatrali fungono da porta d’ingresso a un universo in bilico tra malinconia, tensione e solennità. Con Faces, il disco si apre in modo incisivo: chitarre taglienti, ritmo deciso e una sensazione di chiusura quasi soffocante. Le tastiere amplificano l’effetto di spirale sonora che avvolge e trascina. Tears of Time è uno dei momenti più memorabili dell’album, il brano che più di ogni altro ha contribuito a rendere Illusions un classico del genere. L’equilibrio tra melodia malinconica e robustezza metal sintetizza alla perfezione la capacità dei Crematory di unire immediatezza e profondità emotiva. Con My Way il tono diventa più introspettivo: permane il contrasto tra durezza e patina gotica tipico della band, ma si percepisce una vulnerabilità che sembra concedere un attimo di respiro in mezzo all’oscurità. Lost in Myself rappresenta invece uno dei vertici di tensione: alterna momenti riflessivi a improvvise esplosioni di intensità, trasformando un conflitto interiore in dinamica sonora. Con An Other…? e la strumentale The Atmosphere si aprono paesaggi dove le tastiere non accompagnano: diventano vere ambientazioni -nebbiose, cupe, quasi cinematografiche- che introducono la parte centrale del percorso sonoro. The Beginning of the End e Sweet Solitude rafforzano il contrasto: la prima con un crescendo di tensione inesorabile, la seconda con un tono più meditativo e malinconico, tra introspezione e rassegnazione. Dreams of Dancing e …Just Dreaming offrono due sfumature del gothic metal dei Crematory: atmosfere rarefatte, a tratti oniriche, che generano un senso di spaesamento. Pur nella delicatezza, permane una malinconia pesante, concreta. La chiusura con Visions è perfetta: un epilogo che non scioglie la tensione, ma la lascia aleggiare, come un’ombra che continua ad accompagnare l’ascoltatore.
Con Illusions, i Crematory mostrano chiaramente ciò che li distingue: la capacità di costruire ambienti sonori che siano parte viva del racconto. Le tastiere, spesso marginali in altri contesti metal, qui sono protagoniste, diventando paesaggio, umore, sentimento. Non c’è malinconia sterile: è una malinconia incisa, concreta, che serve a creare peso. L’album è coerente dall’inizio alla fine, ogni traccia trova il proprio posto in un disegno più grande. Rispetto ai lavori precedenti emerge una maturità evidente: le atmosfere non sono più tentativi, ma tasselli di un racconto unitario. È anche grazie a Illusions e in particolare a Tears of Time che i Crematory consegnarono al gothic metal uno dei suoi classici. Le atmosfere cupe, il connubio tra melodia e durezza, la tensione emotiva avrebbero influenzato molte band goth, doom e atmospheric metal negli anni a venire. Riascoltare oggi Illusions significa immergersi in un’epoca in cui il metal non temeva di esplorare l’ombra con personalità. Per chi ama un suono che non rinuncia alla melodia ma conserva peso e gravità, questo disco resta un riferimento. Non è solo un album: è un manifesto di maturità artistica. L’oscurità non è cliché, ma sostanza; la malinconia non è ornamento, ma struttura; la musica non è decorazione, ma carne, ossa e ombra. Un lavoro stratificato, che continua a svelare dettagli ad ogni ascolto. Anche dopo molte ripetizioni, un nuovo sussurro o una nuova sfumatura emergono sempre.
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Ricordo il video di tears of time su una compilation della nuclear blast... bella canzone. Il disco non lo conosco ma gli darò un ascoltata. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Reflexionen (Intro) 2. Faces 3. Tears of Time 4. My Way 5. Lost in Myself 6. An Other…? 7. The Atmosphere 8. The Beginning of the End 9. Sweet Solitude 10. Dreams of Dancing 11. …Just Dreaming 12. Visions
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Line Up
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Andreas Schipflinger (Voce) Matthias Hechler (Chitarra) Gerhard Hager (Tastiera) Markus Jüllich (Basso) Jürgen Zink (Batteria)
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