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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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17/10/2026
( 502 letture )
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Dieci anni sono un'enormità per una band, soprattutto in un panorama metal dove le uscite si susseguono a ritmi forsennati e il rischio di finire dimenticati è sempre dietro l'angolo. I finlandesi Whispered, però, tornano sulle scene con Honorbound, quarto album in studio e seguito di Metsutan – Songs of the Void del 2016, senza rinnegare nulla della propria identità. Al contrario, riprendono il filo di un discorso interrotto troppo a lungo e lo trasformano in un'opera monumentale, nella quale l'immaginario giapponese non rappresenta un semplice abbellimento estetico, ma il cuore pulsante di una proposta musicale immediatamente riconoscibile.
La peculiarità dei Whispered risiede nella capacità di fondere il melodic death metal con suggestioni della tradizione musicale nipponica, orchestrazioni cinematografiche e un'impostazione melodica che guarda anche al power metal. Il risultato è quello che la stessa band identifica come samurai metal: una formula che, nelle mani sbagliate, potrebbe facilmente scivolare nell'esercizio di stile, ma che qui trova una propria coerenza grazie a una scrittura attenta all'equilibrio tra aggressività, solennità e spettacolarità. L'apertura affidata a Ikikaere chiarisce immediatamente le intenzioni. Chitarre serrate, accelerazioni, melodie trascinanti e incursioni dello shamisen, suonato da Mikko Mattila, riportano in primo piano tutti gli elementi che hanno costruito la personalità del gruppo. È un'introduzione energica e rappresentativa, capace di ristabilire il contatto con il passato senza dare l'impressione di una formazione intenzionata a vivere esclusivamente di nostalgia. Heavensbane prosegue su coordinate più minacciose, mentre Shadowblade mantiene alta la tensione, alternando la componente più aggressiva a passaggi melodici che amplificano il carattere epico della composizione. Con Battlecry, il disco raggiunge uno dei suoi momenti più immediati. Il brano possiede quella carica guerriera che sembra fatta apposta per accompagnare una battaglia campale, sostenuta da un impianto ritmico incisivo e da un approccio corale che accentua la dimensione eroica del songwriting. A Warrior's Dream, più breve rispetto alle altre composizioni, svolge invece una funzione importante nell'economia dell'album: alleggerisce temporaneamente la tensione e dimostra come i Whispered sappiano lavorare anche su strutture più compatte, senza dover ricorrere sistematicamente a costruzioni smisurate per esprimere la propria identità. È con Gods of Rain che emerge una delle sfaccettature più interessanti di Honorbound. Gli otto minuti abbondanti della traccia consentono alla band di sviluppare atmosfere più introspettive, lasciando spazio a una dimensione emotiva che va oltre la pura esaltazione bellica. La solennità delle orchestrazioni e il dialogo tra le diverse componenti strumentali contribuiscono a creare un senso di malinconia che arricchisce la narrazione complessiva. Non tutto deve necessariamente correre verso lo scontro finale: anche la contemplazione e il dolore trovano posto nell'universo sonoro dei finlandesi. Where the Spirits Thrive riporta quindi il disco su coordinate più dinamiche, preparando il terreno per il vero fulcro dell'opera. Ed è qui che i Whispered decidono di giocarsi la carta più ambiziosa, affidando alla title track il compito di chiudere l'album con una composizione della durata di quasi ventiquattro minuti, suddivisa in sette movimenti. Una scelta che potrebbe apparire eccessiva, ma che rispecchia perfettamente le aspirazioni di una band interessata a costruire un'esperienza narrativa oltre che musicale. Honorbound non è semplicemente una canzone lunga: è un viaggio attraverso atmosfere, tensioni e sviluppi progressivi, nel quale la dimensione cinematografica assume un ruolo centrale. L'introduzione dilatata prepara gradualmente l'ingresso delle altre componenti, mentre riff, orchestrazioni e melodie si intrecciano in una costruzione che punta sulla varietà e sul senso di progressione. L'ispirazione narrativa legata alla storia giapponese dei fratelli Soga, celebre racconto di vendetta, conferisce ulteriore significato alla componente guerriera che attraversa l'intero lavoro. Naturalmente, una composizione di queste proporzioni comporta anche dei rischi. La durata richiede attenzione e disponibilità a immergersi completamente nell'ascolto, mentre la ricerca della grandiosità può talvolta mettere in secondo piano l'immediatezza. Non è un brano da consumare distrattamente, né una conclusione pensata per chi cerca soltanto una scarica di adrenalina. È piuttosto il tentativo di condensare l'intera identità dei Whispered in un'unica, ambiziosa dichiarazione d'intenti. La lunga gestazione del disco sembra aver lasciato il segno soprattutto nella cura riservata alla costruzione complessiva. I Whispered non cercano una rivoluzione stilistica, ma affinano una formula già consolidata, puntando sulla combinazione di elementi che, quando lavorano in sintonia, li distinguono da gran parte della scena melodic death metal contemporanea. Il contributo di Jouni Valjakka e Mikko Mattila rimane centrale, mentre l'apporto di Olli Paajanen al basso e Filip Gäddnäs alla batteria completa una formazione che torna a guardare anche all'attività dal vivo.
Honorbound è dunque un ritorno convincente, capace di giustificare l'attesa senza affidarsi esclusivamente al peso degli anni trascorsi. La personalità del gruppo rimane intatta, le influenze giapponesi conservano un ruolo fondamentale e la scrittura dimostra ambizioni che trovano la loro massima espressione nella mastodontica title track. Qualche passaggio richiede più pazienza di altri, ma sarebbe difficile pretendere da un album costruito su queste premesse un approccio sempre immediato. Dopo dieci anni di silenzio, i Whispered non si limitano a riaffilare le spade: tornano in battaglia con un disco che celebra la propria identità e la porta verso una dimensione ancora più ampia. Honorbound è una dichiarazione di perseveranza, un'opera che fa della fedeltà alla propria visione il suo principio fondamentale. E, quando le ultime note della suite conclusiva si dissolvono, resta la sensazione di aver assistito non soltanto al ritorno di una band, ma alla conclusione di un lungo viaggio e all'inizio di un nuovo capitolo.
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Sempre ammirati. Spaccano di brutto. Ma la verità è che meritano la massima stima non solo per le mazzate sonore che tirano, ma per le palle quadre che hanno dimostrato di avere in questi anni.
Mentre molti cercano a tutti i costi un contratto o un posto in qualche playlist preconfezionata, loro sono andati avanti per anni a testa alta da indipendenti, caricandosi tutto sulle spalle. Hanno scelto di distribuire la loro musica unicamente con Bandcamp, andando dritti al punto e parlando direttamente ai fan, senza filtri.
E allora diciamolo chiaramente: basta con le label e Spotify! Quel sistema è la vera rovina della musica, un tritacarne che riduce l\'arte a frazioni di centesimo. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Ikikaere 2. Heavensbane 3. Shadowblade 4. Battlecry 5. A Warrior's Dream 6. Gods of Rain 7. Where the Spirits Thrive 8. Honorbound
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Line Up
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Jouni Valjakka (Voce, Chitarra) Mikko Mattila (Voce, Chitarra, Shamisen) Olli Paajanen (Basso) Filip Gäddnäs (Batteria)
Musicisti ospiti
Ukri Suvilehto (Batteria su traccia 2) Jukio Kallio (Voce su traccia 4) Juho Pakkasvirta (Voce su traccia 4)
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