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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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23/10/2026
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Formatisi nel 2022 a Kolding, in Danimarca, per iniziativa del chitarrista David Thing e del bassista Christian Filskov Heitmann, i Kinetic sono una delle nuove realtà del progressive metal europeo particolarmente attente alla componente atmosferica e narrativa del genere. La formazione si è completata strada facendo con il tastierista Marcus H. Levin, il cantante René Hougaard e, nel 2025, il batterista Rune Görlitz; il quintetto ha esordito nello stesso anno con l'EP Sentience, primo assaggio della propria proposta, prima di approdare alla Eclipse Records per il debutto sulla lunga distanza. Parlare di lunga distanza, nel caso di Liminal, non è certo un'esagerazione: undici composizioni per oltre cento minuti complessivi, una progettualità fuori dal comune e un concept ispirato alla scala di Kardashev, il modello teorico che classifica il livello di sviluppo tecnologico di una civiltà in base alla quantità di energia che è in grado di utilizzare. Da questa premessa nasce un viaggio attraverso l'evoluzione dell'umanità, l'esplorazione del cosmo e gli interrogativi sulla nostra esistenza, con un finale che sembra riportare al punto di partenza. Un racconto che procede senza soluzione di continuità e che chiede di essere affrontato per intero, più che per singoli episodi estrapolati dal contesto.
Sul piano musicale la proposta si colloca in un progressive metal moderno e stratificato, votato alla costruzione di spazi ampi, dove strutture complesse convivono con aperture melodiche, divagazioni strumentali e passaggi dal respiro quasi cinematografico. Non mancano i richiami alla tradizione, dalle architetture ritmiche che rimandano ai Tool alle suggestioni più rarefatte dei Porcupine Tree, ma è soprattutto nella ricerca di un equilibrio tra intensità e introspezione che il quintetto cerca una propria dimensione. La preparazione tecnica dei musicisti non è mai in discussione lungo l'intero lavoro. L'apertura è affidata a Beginnings, già presente nell'EP, che presenta con efficacia il linguaggio della formazione danese. L'avvio sospeso lascia gradualmente spazio a una costruzione più robusta, nella quale la sezione ritmica sostiene l'alternanza tra riff pesanti e momenti di respiro. Un brano complesso, ma con una progressione convincente, che mantiene viva l'attenzione per tutta la durata. Ancora più rappresentativa è la successiva Evolution, che in oltre undici minuti attraversa registri diversi, dalle suggestioni acustiche e melodiche ad accelerazioni decisamente più aggressive. Le transizioni sono ben calibrate, gli interventi strumentali si inseriscono con naturalezza e l'impronta ambientale dona forte identità al pezzo. Sono probabilmente questi i momenti in cui il progetto trova il proprio equilibrio migliore, dimostrando che complessità e immediatezza emotiva non devono per forza escludersi. Con New Frontiers, tuttavia, cominciano a emergere alcuni dei limiti che accompagneranno il resto dell'ascolto. I quasi tredici minuti offrono spunti validi, soprattutto nell'intreccio tra chitarra e sintetizzatori e nel contrasto tra passaggi distesi e scatti metallici, ma si ha l'impressione che non tutte le idee richiedano uno sviluppo così prolungato: la struttura tende a riproporre dinamiche già sentite, disperdendo parte della tensione accumulata. Considerazioni analoghe valgono per Type 0.75, costruita su ritmiche cadenzate, riff corposi e un impianto sonoro molto stratificato. Anche qui l'esecuzione è impeccabile, ma la reiterazione di alcune soluzioni appesantisce un brano che avrebbe giovato di maggiore sintesi. La successiva Fermi recupera una dimensione più introspettiva, alternando sezioni oscure e rarefatte a improvvise aperture ritmiche. Funziona soprattutto il contrasto tra le parti vocali più raccolte e le incursioni strumentali più taglienti, sebbene anche qui la ricerca del clima suggestivo finisca talvolta per prevalere sulla progressione della scrittura. Molto diverso l'approccio di Progress to One, uno degli episodi più diretti e ruvidi del lavoro. Riff più aggressivi, un basso in primo piano e una batteria nervosa le conferiscono un carattere grezzo, quasi a voler interrompere per un momento la dimensione contemplativa che domina buona parte del disco. Una variazione di rotta riuscita, che mostra come il quintetto sappia esprimersi bene anche con una scrittura meno dispersiva. La seconda metà continua ad alternare soluzioni brillanti e momenti meno a fuoco. Dyson riprende il versante melodico e atmosferico, valorizzando soprattutto il lavoro chitarristico, mentre Journey to the Stars introduce sfumature elettroniche e una dimensione più leggera, quasi sospesa, che si innesta bene nel percorso narrativo. Digital Mind torna invece su coordinate più cupe e introspettive, sviluppando il tema della trascendenza tecnologica tra melodie vocali, sintetizzatori e aperture strumentali. La successiva 2 to Five alterna di nuovo sezioni pesanti e passaggi delicati, mettendo in luce l'ottima intesa tra i musicisti, senza però riuscire sempre a conferire al brano una personalità altrettanto riconoscibile. La conclusione spetta alla monumentale Omega, venti minuti che rappresentano la sintesi più evidente delle ambizioni del progetto. Già presente su Sentience, riunisce gran parte degli elementi caratteristici del sound: introduzioni suggestive, evoluzioni melodiche, cambi di tempo, lunghi passaggi strumentali e improvvise esplosioni di potenza. Il risultato è affascinante per costruzione e portata narrativa, anche se la durata accentua inevitabilmente quella sensazione di eccessiva lunghezza che costituisce il principale limite dell'album. Resta comunque una chiusura coerente con l'impostazione concettuale, capace di riportare il percorso al suo punto di partenza.
Il problema principale di Liminal, in definitiva, non sta nella mancanza di idee o di capacità, ma nella difficoltà di mantenere costante l'interesse lungo un percorso così impegnativo. Le soluzioni atmosferiche sono il punto di forza della proposta, e danno profondità e fascino a brani capaci di evocare immagini ben oltre la semplice dimensione musicale. D'altra parte, la tendenza a prolungare certe intuizioni, insieme a una certa ripetitività nelle dinamiche compositive, ne attenua l'efficacia complessiva. Dopo un avvio ottimo, l'ascolto si fa più faticoso e la complessità non sempre si traduce in un reale arricchimento. Resta dunque un debutto ambizioso e tecnicamente maturo, che dimostra quanto la formazione danese abbia le idee chiare sulla propria direzione artistica. Un album valido ma difficile, che richiede tempo, concentrazione e ripetuti ascolti per essere assimilato, e che convince più nella visione d'insieme che nei singoli episodi. Una maggiore capacità di selezionare e condensare le idee avrebbe probabilmente portato a risultati superiori, senza intaccare la profondità del concept. Per gli appassionati delle espressioni più elaborate e atmosferiche del progressive metal, Liminal è comunque un viaggio che merita di essere intrapreso, con una buona dose di pazienza.
Tracce imperdibili: Beginnings – Evolution – Progress to One
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Interessante. La copertina è troppo simile a Binaural dei Pearl Jam. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Beginnings 2. Evolution 3. New Frontiers 4. Type 0.75 5. Fermi 6. Progress to One 7. Dyson 8. Journey to the Stars 9. Digital Mind 10. 2 to Five 11. Omega
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Line Up
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René Hougaard (Voce) David Thing (Chitarra, Cori) Marcus H. Levin (Sintetizzatori) Christian Filskov Heitmann (Basso) Rune Görlitz (Batteria)
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RECENSIONI |
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