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CULT OF LUNA + THE OCEAN + LO! - Traffic Club, Roma, 24/04/2013
29/04/2013 (2464 letture)
Rendersi conto di avere in borsa la fettuccia metrica al posto della macchina fotografica, oltre che regalare un’espressione di stupore, può rivelarsi una ghiotta occasione per avere una giusta misura della propria condizione di stress.

La frase che avete appena letto non è la citazione colta di qualche artista erudito e di nicchia, ma semplicemente il sunto di ciò che è realmente accaduto lo scorso 24 aprile, quando ho assistito al concerto di Cult Of Luna, The Ocean e Lo! al Traffic di Roma, nonché il motivo principale per cui questo articolo non sarà corredato da foto.
Non voglio dilungarmi oltre questo preciso aspetto, per cui mi addentro subito nell'oggetto del report. Il concerto è tra quelli che ho atteso maggiormente nel vasto ventaglio di live da cui saremo sommersi nei prossimi giorni in Capitale: il ritorno della band svedese dopo ben cinque anni di quiescenza, sancito con l’ultimo straniante Vertikal, e la qualità del bill della serata sono senza dubbio i fattori decisivi che hanno fatto pendere la scelta di assistere a questa serata, piuttosto che al concerto dei Vader, che in simultanea suoneranno all'Init Club (clicca qui per leggere il resoconto).

Iniziamo subito con gli australiani Lo!, che alle 20.45 hanno il compito di squarciare il silenzio ed aprire ufficialmente la serata con il brano As Above, tratto dall’ultimo Monstrorum Historia. Non li avevo mai ascoltati prima d’ora, ma l’etichetta per cui sono stati prodotti i loro lavori, la Pelagic Records, gestita dallo stesso chitarrista dei The Ocean, Robin Staps, ha sicuramente dato un aiuto nel fornire un’idea a priori sull'orientamento del loro sound. Ci troviamo davanti ad una band di forte impatto scenico, in cui abbondano le sferzate hardcore, con intermezzi strumentali che interrompono il predominante flusso aggressivo. E’ un peccato che si esibiscano di fronte ad un pubblico ancora poco folto e ne avrebbero certamente giovato se avessero ottenuto una risposta più partecipativa, nonostante i presenti abbiano senza dubbio apprezzato la loro proposta. La setlist sarà molto equilibrata nell'affrontare brani dall'appena citato ultimo full lenght e brani, invece, contenuti all'interno del debutto Look and Behold. Ciò permetterà di notare una certa differenza nell'approccio compositivo adottato nei due periodi storici della band, indice dell’evoluzione ottenuta con Monstrorum Historia, in cui il rigurgito hardcore alla Breach ha trovato ulteriore sfogo e riparo in un atteggiamento per certi versi più intimista.

Voltiamo pagina con i The Ocean, che ho il piacere di rivedere dopo tre anni di distanza. L’ultima volta che li ho visti risale, infatti, al concerto degli Anathema, quando il collettivo berlinese suonò di spalla alla band dei fratelli Cavanagh. In quell'occasione furono in parte penalizzati dal contesto, in quanto, nonostante un’esibizione impeccabile, costituivano una voce troppo fuori dal coro, se paragonata alle ambientazioni musicali dei compagni di live. Gli stessi fan degli Anathema poco apprezzarono l’attitudine da molti giudicata “troppo –core”, ma, reduce dell’allora appena uscito Heliocentric, personalmente sapevo cosa aspettarmi ed in quel caso ebbi la prova di quanto questa band incarni uno dei principali punti di riferimento per la sempre più florida scena post-metal attuale. Col tempo questa opinione si è fortificata sempre di più e, come per i Lo!, anche se con stilemi ed articolazioni decisamente diverse, si è assistito ad una progressiva “chiusura intimistica” da parte dei The Ocean, che con l’ultimo Pelagial hanno toccato le vette di quell'intimità che ci avevano fatto in parte saggiare in precedenza, ma che adesso assume una concretezza ed una pesantezza quasi asfissianti. La scaletta sarà principalmente concentrata sui brani che compongono Pelagial che, come il titolo suggerisce, è stato più volte descritto come onirico viaggio nelle profondità marine. Anche dal vivo la sensazione è la stessa e sarà come restare sott'acqua e trattenere il respiro, con sporadiche boccate d’aria che, più che essere di sollievo, quasi acutizzeranno una sensazione di affanno.
Non mancano episodi tratti anche da Anthropocentric, con l’omonima nietzscheniana track e la bellissima The Grand Inquisitor I: Karamazov baseness, che in alcune sue sfumature ci prepara all'incedere cadenzato dell’ultima parte del live.
Sprofondiamo lentamente nelle sabbie mobili non appena udiamo le prime note di Benthic: The Origin of Our Wishes; la marcata componente doom e le strazianti urla di Loïc Rossetti sono una letale commistione che ci porterà progressivamente a quel grado d’ansia descritto perfettamente in Abyssopelagic II: Signals of Anxiety.
Presente anche un duetto con il singer dei Lo!, che in occasione di Demersal: Cognitive Dissonance fa un’incursione sul palco per condividere con Loïc la parte centrale del brano. Quando la band lascia il palco è un tripudio di ovazione. Tra i presenti c’è chi reclama a gran voce un loro bis e per un momento quasi ci illudiamo che ciò sia possibile, non appena vediamo rientrare i The Ocean on stage, salvo poi constatare con un po’ di amarezza che le tempistiche ristrette non permetterebbero di concretizzare le nostre richieste.

Ancora scossi dai The Ocean, cerchiamo di sgomberare la mente per i Cult Of Luna. Il concentrato di emozioni che entrambe le band riescono a trasmettere è così ricco ed eterogeneo che passare dall'uno all'altro in così poco tempo genera quasi un effetto di stordimento.

L’introduzione alla performance degli svedesi è affidata alla riverberata The One, che fa da apripista anche agli scenari fantascientifici di Vertikal, e con la quale accogliamo a gran voce l’ingresso dei sette componenti della band. Sembrava quasi impossibile che potessero entrare tutti nel minuto palco del Traffic e, invece, eccoli: doppia batteria, tre chitarre, basso e tastiere. Avere una line-up così massiccia, talvolta difficile da gestire, sarebbe potuta essere una sfida troppo sfrontata, un tallone d’Achille, ed invece i Cult of Luna hanno saputo renderlo il loro punto di forza e di distinzione. I: the Weapon si impone irruenta, taglia l’atmosfera e piomba sulle nostre teste con il peso e la freddezza di un chicco di grandine: l’impatto fa male, ma è destinato a rivelare la sua vera anima, fluida, al primo accenno di calore. E’ una sensazione di piacevole benessere quella che si respira nelle ultime battute del brano, sensazioni che si dipaneranno anche nella successiva Ghost Trail. Non nascondo che sia una delle mie preferite, per quel suo insinuarsi languida e defilata, seducente come la schiena scoperta di una donna. In alcuni momenti viene naturale chiudere gli occhi e lasciare che le vibrazioni cullino e scandiscano il ritmo della testa, con i capelli che scivolano in avanti ed occultano in parte il volto. L’assolo mette i brividi ed a stento riesco a trattenere la commozione.

La suite di Vicarious Redemption, di circa venti minuti, è uno dei momenti più atmosferici e sulfurei del concerto. Vengono raggiunti massimi livelli di psichedelìa ed intensità e, man mano che i minuti scorrono, è possibile percepire come il pezzo cresca e si snodi in nuove sfaccettature sempre più cupe; l’orecchio è costantemente stimolato all'assorbimento di nuovi effetti, di nuovi dirottamenti sonori.
Interessante ed inaspettata è la commistione tra Adrift, tratta dal terzo lavoro, Salvation, che sfocia in Passing Through, brano raccolto all'interno dell’ultimo full lenght: quasi un voler fare un tuffo nel passato per poi tornare bruscamente al presente. Quest’ultima, straziante nel suo riff, ripetuto quasi a voler rimarcare la profonda solitudine di cui è impregnata, rende dolce anche il tema così angoscioso e tristemente vero del tempo che scorre e che ci scorre attraverso:

" I can't move, can't turn back;
Out of reach, my heart is black.
My silent shout
Won't set me free
And time is passing me by
"

Il vortice di sensazioni che abbiamo assorbito questa sera ci ha assorbiti a nostra volta. Un magico viaggio, a tratti sfiancante, che ci ha permesso di sfiorare al contempo il fondo dell’oceano e la candida asprezza del paesaggio lunare.

SETLIST CULT OF LUNA
1. The One
2. I: The Weapon
3. Ghost Trail
4. Finland
5. Vicarious Redemption
6. Adrift/Passing Through
7. In Awe Of



Andy \\\'71
Lunedì 6 Maggio 2013, 10.56.15
3
Si,questo dev'essere stato davvero un grandissimo live,ma lo sapevo,con due band del genere.....Complimenti,ottimo report!
Aelfwine
Lunedì 29 Aprile 2013, 19.47.45
2
Bel report! Per poco ho mancato questo concerto, avrei davvero voluto vedere i The Ocean.
Arrraya
Lunedì 29 Aprile 2013, 14.51.47
1
Questo è un live che sarebbe stato bello vedere
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locandina del concerto
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29/04/2013
Live Report
CULT OF LUNA + THE OCEAN + LO!
Traffic Club, Roma, 24/04/2013
 
 
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