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THE ARISTOCRATS - Il Garibaldi, Prato (PO), 30/11/2023
03/12/2023 (883 letture)
L’annuncio dell’aggiunta di alcune date del loro Defrost Tour, nuovamente diretto verso il Belpaese, ha senz’altro attirato molte attenzioni e a giudicare dalle presenze di stasera, c’è da credere che per il trio composto da Guthrie Govan, Bryan Beller e Marco Minnemann, The Aristocrats, appunto, stia raccogliendo molte soddisfazioni, oltre a regalarne di notevoli al pubblico. Grazie all’omaggio di due sfortunati amici, che per ragioni di salute non hanno potuto presenziare alla serata, ci troviamo così comodamente seduti nel teatro Il Garibaldi di Prato, un ex cinema, recentemente restaurato e riaperto. Il palco è minimale e già pronto e l’attesa non si protrae oltre qualche minuto le ventuno, con la sala che via via si riempie quasi totalmente. Inizia lo show….

THE ARISTOCRATS
Senza troppa enfasi e quasi a sorpresa, i tre musicisti salgono sul palco e subito Bryan Beller prende in mano il pubblico, invitandolo a gesti plateali a farsi sentire, a più riprese. Il clima è festoso e gioviale e quasi ci si dimentica di avere davanti degli autentici mostri dello strumento, per quella che sarà un’esibizione nella quale lo stupore per le incredibili prodezze tecniche espresse e la totale libertà espressiva perseguita dagli Aristocrats, viene efficacemente contrastato dall’umorismo devastante di tutti e tre i musicisti.
Ognuno dotato di una propria personalità on stage, i tre si renderanno infatti protagonisti di numerosi sketch, presentando ciascuno i brani di propria composizione e illustrandone storia e realizzazione. In particolare, mentre Bryan Beller che sarà comunque il “presentatore” ufficiale dei tre, scherza e fa battute a raffica per tutto il tempo, Minnemann spiega nel dettaglio anche la costruzione tecnica del brano, salvo poi lanciarsi da metà esibizione in poi in uno scambio continuo col pubblico, parlando in italiano, tra parolacce e goliardia varia; infine, Guthrie Govan si rivela essere probabilmente il più matto di tutti, parlando in un inglese enciclopedico e impostatissimo, per poi lanciarsi in nonsense sull’estinzione dei dinosauri e sulle ripercussioni che questa ha avuto sulla sua vita, da bambino in particolare o descrivendo una nuova composizione come dedicata alla vita del pinguino poliziotto presente sulla copertina del recente Freeze! Live in Europe. Ed è proprio questo umorismo continuo, che ritroviamo anche durante le esecuzioni dei brani, tra voci contraffatte, filtri vari, pupazzetti rumorosi suonati a tempo durante i soli, e via discorrendo, che rivelano sì quanto i musicisti si stiano in realtà divertendo e mettendo in gioco, ma anche quanto in realtà questo mascheri scherzosamente una esibizione tecnicamente paurosa. Impossibile non rimanere a bocca aperta davanti alla maestria dei tre, tutti e tre; perché, se i nomi di Guthrie Govan e Marco Minnemann sono naturalmente più noti al pubblico di estrazione metal e rock, Bryan Beller non è davvero l’anello debole del trio, anzi. Compositivamente parlando, il trio come suo costume si muove tra un’infinità di generi, dal prog alla fusion, dal metal al tango, dalla dance anni novanta al jazz, con una facilità e una libertà imbarazzanti per chiunque volesse provare a seguirne le gesta. Degni emuli di Frank Zappa, Primus, Elio e le Storie Tese, i tre insomma hanno il coraggio di mettere la propria tecnica straordinaria in primo piano, contemperandola però con umorismo e senso della melodia, tale per cui anche chi non li avesse mai ascoltati prima non rischia di annoiarsi o perdersi totalmente tra un -mostruoso- brano e l’altro, in vortici di tecnicismi fini a stessi.
Sorpresa nella sorpresa, la band presenta anche tre nuovi brani, che si troveranno nel disco in uscita a febbraio 2025. Lontanissimi dal voler stravolgere il proprio approccio, i The Aristocrats continuano nella loro folle miscela di generi, aggiungendo semmai nuovi elementi. Come dice lo stesso Beller, alla fine l’intento è proprio quello di suonare musica che sia divertente da suonare e che renda la particolare visione del gruppo di qualunque genere venga preso di mira. Così, visto che secondo il bassista mancava un omaggio alla dance anni Novanta, ecco che arriva la naturale composizione di Aristoclub, guidata in realtà da uno spettacolare riff mutante di chitarra, ma la cui base ritmica è totalmente dance (beh… con qualche tonnellata di tecnicismi in più), con risultati incredibili ed esilaranti al tempo stesso, a cui segue un solo di Minnemann che toglie il fiato e nel quale il batterista ripropone la sua straordinaria precisione sul charleston, oltre ai consueti siparietti con gli animali di gomma già anticipati. Naturalmente, non mancano le riproposizioni di “classici” della band, tratti praticamente da ogni album finora pubblicato e, come nel caso di Bad Asteroid (anticipata appunto dal racconto di Govan sull’asteroide che ha estinto i dinosauri) accolti da una vera ovazione. Punto focale dell’esibizione, dopo l’ottima e molto melodica The Ballad of Bonnie and Clyde, con le sue influenze western e il tragico racconto del furto della strumentazione patito dall’autore, Bryan Beller, a cui è ispirata, arriva con il medley tra Through the Flower e Ohhh Nooo, composizioni di Minnemann. Diciotto minuti filati di puro godimento strumentale, a cui fa seguito una impressionante versione di Furtive Jack, che viene presentata da Govan come “un tango in 5/4, perché questo sembra un pubblico che potrebbe apprezzare un tango in 5/4”. Semplicemente clamorosa, non solo i virtuosismi dei tre e del chitarrista in particolare, ma la capacità dinamica dei tre, con crescendo e diminuendo incredibili e un controllo del volume da fuoriclasse totali.
A chiudere il set normale, arriva Last Orders, descritta ancora da Govan come il tentativo di distruggere totalmente le ottime vibrazioni raccolte fino a quel momento, con un pezzo triste e lento, che richiama gli “ultimi ordini” che si fanno nei pub inglesi, dopo il suono della fatidica campana che indica la chiusura di lì a venti minuti (”e diciamo di essere un popolo civile ed evoluto… chiusura alle undici!!!”). In effetti, il pezzo contrasta clamorosamente il climax crescente tenuto fino a quel momento dall’esibizione, ma la canzone è così poeticamente bella (e tecnicamente paurosa) che non si può non tributare una standing ovation alla fine. Omaggio che viene preso al volo dai tre che senza neanche scendere dal palco, vista la durata dell’applauso, partono direttamente con il bis, offerto naturalmente da Bues Fuckers, brano di Minnemann diviso in tre sezioni, ciascuna delle quali viene lanciata da un conteggio che viene offerto ai volontari del pubblico (in realtà, due saranno lanciati dal tour manager e da una dei roadie della band) e che durerà quasi dieci minuti, portando l’esibizione complessiva ben oltre le due ore di durata.

TRE PIACEVOLI GUASCONI E UNA BELLA SERATA
Al termine dell’esibizione non resta che raccogliere l’invito di Bryan Beller e recarsi al banchetto del merchandise, dove viene dato via proprio di tutto, dai CD alle t-shirt fino alle bacchette e alla pelle dei tom autografata. Per i più facoltosi, collezionisti e fan completisti, viene inoltre venduta una chiavetta in forma di pollo di gomma contenente tutta la produzione della band e tutte le riprese live, foto etc. fatte fino a questo momento. Non manca l’uscita di Beller che si mette a firmare, fare foto e chiacchiere con tutti. Per motivi di tempo, non abbiamo potuto vedere se il simpatico e loquace bassista sia stato poi raggiunto dagli altri due, ma poco importa: la sensazione che quello di stasera sia stato un evento spettacolare resta, così come la buona acustica offerta dalla sala del Garibaldi, comoda location in pieno centro città, facilmente raggiungibile. Unica nota storta, che riportiamo per dovere di cronaca, è costituita dalla richiesta da parte della band che non si facessero foto o riprese durante il concerto. Una decisione assolutamente condivisibile e probabilmente anche necessaria dato che, trovandoci a sedere, la visuale per chi sta dietro sarebbe diventata altrimenti impossibile, ma che viene fatta rispettare dal personale in modo un po’ sgarbato, se non in qualche caso addirittura rude, sin dal primo avviso. Bastava una comunicazione prima dell’inizio del concerto, anche al momento della verifica del biglietto o mettere un cartello. Un piccolo neo, che è giusto segnalare come unica nota stonata di una serata altrimenti perfetta. Assolutamente da vedere dal vivo, gli Aristocrats confermano non solo la propria assoluta eccellenza musicale, ai massimi livelli mondiali, ma anche la propria guasconeria sul palco, ulteriore elemento che li rende imperdibili. Alla prossima.

SETLIST THE ARISTOCRATS
1. Stupid 7
2. Where Is My Drink Package?
3. Sgt. Rockhopper
4. Bad Asteroid
5. The Ballad of Bonnie and Clyde
6. Aristoclub/Drum solo
7. Through the Flower
8. Ohhhh Nooo
9. Furtive Jack
10. Last Orders

---- ENCORE ----

11. Blues Fuckers



Steelminded
Sabato 9 Dicembre 2023, 23.07.37
2
Visto anch\'io, ho accompagnato un amico che adora il chitarrista. Non sono musicisista e non ho gradito neanche un po\'... L\'amico mio musicista... non ha gradito neanche lui... Sorry...
LORIN
Giovedì 7 Dicembre 2023, 9.37.44
1
Visti quest\' estate vicino Pisa, sono tre musicisti mostruosi.
IMMAGINI
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Locandina del tour
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Il palco
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The Aristocrats
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Marco Minnemann
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