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RECKLESS LOVE + GUESTS
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Mind Funk - Mind Funk
( 2450 letture )
Ecco un album e un gruppo che non riuscireste a contenere in una unica definizione, pur sforzandovi tutta la vita. I Mind Funk potrebbero essere genericamente identificati come funk metal, ma questo di fatto non significa niente, perché nella loro musica potreste sentire echi di decine di gruppi anche antitetici tra loro, fusi assieme in una esplosione di colori e ritmiche dal considerevole tiro e dall’irriducibilità ad una singola corrente musicale. La band si formò nel momento topico del cambiamento Made in USA che sul finire degli anni 80 diede vita al crossover e alle contaminazioni funk di band come Living Colour, Faith No More, Jane’s Addiction, Red Hot Chili Peppers, Primus, Suicidal Tendencies, Mordred e così via. Il nucleo si costituì grazie a musicisti provenienti da band dal background completamente diverso da quello che sarà poi espresso dal gruppo: Patrick Dubar proveniva dagli Uniform Choice, Louis Svitek dai M.O.D. e sarà poi nei Ministry, John Monte sempre dai M.O.D., Jason Coppola dai Chemical Waste e Reed St. Mark dai Celtic Frost. Letti i nomi, niente di più facile che immaginarsi un disco di thrash hardcore come andava a fine anni 80: niente di più sbagliato, anche se poi le influenze thrash all’interno della musica composta si fanno sentire. Di fatto si potrebbe parlare di supergruppo, non fosse che poi di fatto la band non abbia ottenuto un grande successo all’epoca e sia a malapena ricordata oggi. Il monicker originale era naturalmente Mind Fuck, ma la Epic impose il cambio in un più moderato Mind Funk. Dopo un primo EP dal titolo Touch You, la band nel 1991 era pronta per il debutto sulla lunga distanza, con questo primo strepitoso vagito.

Come detto, il genere suonato dai Mind Funk non è affatto facilmente inquadrabile, dato che all’interno della generica definizione di funk metal troviamo influenze thrash e hardcore, grunge, alternative e quant’altro, in un caleidoscopio ricchissimo e multicolorato. La prima cosa da considerare prima di approcciarsi al disco è quindi quella di valutare il tutto con una certa elasticità mentale ed essere pronti ad accettare il fatto che musicalmente la band fa quello che vuole e gioca con la musica con grande destrezza ed abilità; al tempo stesso, però, il fattore non secondario e che potrebbe rendere il prodotto appetibile anche a chi non ama affatto sonorità crossover o funk metal, è l’impatto devastante che il gruppo sciorina lungo tutto l’album. Le ritmiche impostate risentono infatti in maniera decisa delle influenze thrash e la musica del gruppo potrebbe in questo senso essere avvicinata proprio a quella proposta dai Suicidal Tendencies del periodo Lights! Camera! Revolution!, con le giuste e dovute differenze. La dinamicità spettacolare imposta dal duo Monte/St. Mark è devastante e rende ciascun brano un vero e proprio cazzotto in faccia tenendo quasi sempre un ritmo notevole e sostenuto. Il gruppo ha tante frecce al proprio arco ed è così che nella tracklist si susseguono sia veloci cavalcate ricchissime di groove che mid tempos cadenzati e potenti, senza che questo renda per un secondo i brani meno grintosi e carichi di energia. Una nota a parte la meritano sia lo splendido lavoro delle due chitarre, che infarciscono i brani di riff funk e metal a tutto spiano, per poi lanciarsi in assoli dalla qualità clamorosa anche a distanza di anni e la bella voce di Patrick Dubar, capace di passare da una tonalità graffiata piacevolissima ad acuti impressionanti per potenza ed estensione: la vera arma in più del gruppo, oltre alle capacità compositive è infatti l’impressionante tecnica posseduta dai cinque. Non siamo ancora ai livelli dei Living Colour, ma certo c’è davvero poco da scherzare. Esempio di tutto questo non può che essere l’opener e primo singolo Sugar Ain’t So Sweet, non velocissima ma già sostenuta, con un riff entrante e potente che si insinua nell’ascoltatore e quel dannato cowbell continuo in sottofondo, per un brano ottimo sotto tutti i punti di vista. Ancora più aggressiva e veemente la seguente Ride & Drive, decisamente veloce e rabbiosa al punto giusto, con un assolo da urlo e un refrain incazzevole e ficcante. Bring It On, invece, ci mostra il lato più cadenzato e possente del gruppo, ancora una volta con un gran lavoro delle chitarre e della ritmica e una linea melodica perfetta, sublimata dal refrain stentoreo e da urlare al cielo. Velocità subito recuperata con l’arrembante Big House Burning, che si apre con un devastante giro di basso funk e con la grandiosa prestazione di St. Mark, poi subito sorretta dalle chitarre e da Dubar, ancora all’opera con una linea melodica riuscitissima. Scorrere tutta la scaletta avrebbe d’altra parte poco senso: tutti i brani sono di livello assoluto e ciascuno è dotato di una propria identità specifica e caratterizzante. Tra i tanti è giusto citare però almeno Fire, che è un capolavoro assoluto e Sister Blue, non fosse altro per la sua particolarità, dato che parliamo di una quasi-ballad acustica, che in prima battuta sembrerebbe del tutto avulsa dal contesto del disco con la sua atmosfera piacevole e solare, quasi alla Red Hot Chili Peppers, che contrasta con la rabbia furente delle altre canzoni. Eppure anche in questo frangente il gruppo risulta perfettamente credibile, mentre Svitek ci regala un assolo da strapparsi i capelli. La parte finale del disco cala leggermente a livello di intensità emotiva e pur restando su ottimi livelli a livello di singole canzoni, perde di mordente rispetto al livello strepitoso delle prime sette composizioni, risollevandosi comunque con la conclusiva Touch You.

In un’epoca nella quale tutte le major erano alla caccia della “next big thing” in campo alternative, c’erano pochissime occasioni da sprecare per un gruppo che arrivava alla ribalta e così, nonostante un ottimo airplay, quando i signori della Epic decisero che Mind Funk non aveva venduto abbastanza rispetto a quanto pronosticato, la decisione fu rapida e purtroppo molto dolorosa: addio contratto. Per i Mind Funk, fu l’inizio della fine. Il gruppo ci regalerà comunque altri due dischi prima di sciogliersi definitivamente. Il qui presente debutto resta in ogni caso uno dei massimi esempi di crossover dell’epoca. Brani contagiosi e potentissimi, suonati da un gruppo di livello stellare, con un frontman estroso e dotato, meno pazzoide e geniale di Mike Patton, ma altrettanto capace di caratterizzare la proposta della band. Peccato che un disco così non sia bastato per il salto di qualità e peccato che la casa discografica non abbia avuto la pazienza per investire ancora in loro. Questo album è rimasto roba per intenditori, finendo poi per scomparire dai radar della quasi totalità delle persone, ma dategli una chance anche se non siete fan del genere, perché il livello è decisamente alto e le contaminazioni funk thrash di cui è pregno ne fanno un disco apprezzabile davvero da un vasto uditorio. A buon intenditore…



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
89.75 su 8 voti [ VOTA]
Metal Shock
Sabato 29 Ottobre 2016, 18.29.45
10
Ciao Rik! Grazie per la segnalazione. Sono anni che non compro magazine causa crisi finanziaria, mia, ma magari ci faccio un pensiero.
Metal Shock
Sabato 29 Ottobre 2016, 18.29.45
9
Ciao Rik! Grazie per la segnalazione. Sono anni che non compro magazine causa crisi finanziaria, mia, ma magari ci faccio un pensiero.
rik bay area thrash
Sabato 29 Ottobre 2016, 14.39.40
8
Ciao Metal Shock ! Forse sei già a conoscenza ma sul n° 28 di una rivista di musica heavy metal italiana c'è un mega articolo sui migliori 20 album funk metal .....la rivista è in edicola da pochissimi giorni ....
Maz
Sabato 29 Ottobre 2016, 10.20.06
7
Anch'io sono tra quelli che comprò l'album appena uscito nel 1991....ricordo di essere stato folgorato dal singolo "Big House Burning" che per caso ho visto in Tv non ricordo neanche su che canale e trasmissione.....comunque un mega colpo di fortuna che mi ha convinto ad acquistare il cd.....una vera bomba.....periodicamente lo ascolto ancora e lo trovo fantastico dal primo all'ultimo pezzo....mi sono procurato anche gli altri due album "Dropped" e "People Who Fell From The Sky"....nettamente diversi dal debutto ma molto interessanti.....nella rece si parla di Mike Patton e se non ricordo male i Mind Funk fecero delle date live proprio con i FNM all'epoca....Vi risulta?? Comunque mega gruppo super sottovalutato...un ennesimo gran peccato.....
Metal Shock
Giovedì 28 Aprile 2016, 21.42.46
6
I cinque commenti, di cui uno mio, e` la dimostrazione di quanti presero in considerazione questa band. Nell`anno di grazia 1991 a 18 anni lo comprai dopo aver letto la recensione di Massara su Metal Shock e fu amore al primo ascolto; non so` quante volte lo ho ascoltato, forse centinaia, per me rimane uno dei capolavori metal degli anni 90`. Crossover e` forse la parola adatta: dal thrash al metal moderno al funky alla ballata, chiunque ascolti metal dovrebbe possederlo. Dubar alla voce e` fantastico, Svitek alla chitarra tira fuori riff incredibili, e la sezione ritmica da paura. Non riesco a scegliere un brano, ma Innocence Big house, Sugar e Blood dopo venticinque anni mi girano ancora in testa. Voto 100 Peccato che il disinteresse generale, cambi di fornazione e di stile porto` alla fine prematura di questa band, ma questo album rimarra` sempre come un capolavoro
Metal Shock
Domenica 31 Gennaio 2016, 16.19.42
5
Se nessuno lo conosce è perchè tanti di metal non capiscono niente.
Rob Fleming
Domenica 31 Gennaio 2016, 15.48.54
4
Bellissimo con Sister blue vertice indiscusso e assoluto. Peccato non lo conosca nessuno
metallo
Mercoledì 20 Maggio 2015, 18.32.28
3
L' ho ascoltato ora sul tubo, mi sembra un po riduttivo crossover per questo album, si sentono varie influenze, come poi specifica la recensione, davvero molto bello, veramente azzeccate le modulazioni della carismatica voce di Dubar, avevo ascoltato qualcosa di loro in passato, ma non avevo approfondito piu' di tanto, qursta e' la volta buona che lo faccio.
Galilee
Mercoledì 20 Maggio 2015, 18.08.42
2
Cazzo che disco. Band cosi non ce ne sono decisamente più... Un fulmine a ciel sereno. Questo è il metal che preferisco, sena limiti, senza barriere. fantastico.
el castigamàtt
Lunedì 16 Febbraio 2015, 15.37.11
1
album superlativo! una canzone più bella dell'altra!!! ---100---
INFORMAZIONI
1991
Epic Records
Crossover
Tracklist
1. Sugar Ain’t So Sweet
2. Ride & Drive
3. Bring It On
4. Big House Burning
5. Fire
6. Blood Runs Red
7. Sister Blue
8. Woke Up This Morning
9. Innocence
10. Touch You
Line Up
Patrick Dubar (Voce)
Louis Svitek (Chitarra)
Jason Coppola (Chitarra, Cori)
John Monte (Basso, Cori)
Reed St. Mark (Batteria)
 
RECENSIONI
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