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Macaria - A Strings’ Dramedy
10/12/2016
( 994 letture )
Spesso, quando si decide di compiere un viaggio la cui meta sia vicina o lontana, si finisce per visitare bene o male i soliti quattro/cinque paesi esteri o le solite capitali europee o d’oltre oceano. Rare sono invece le volte le quando si pianifica un viaggio si decida di restare dentro il limes italico andando a visitare le bellezze che lo Stivale è in grado di regalare, artistiche o paesaggistiche che siano. Ciò accade allo stesso modo nel mondo della metal e svariate sono quelle volte che poniamo le nostre orecchie verso paesi del Nord o -seppur di meno- dell’ Est, senza mai dare un’occhiata a quello che la nostra amata penisola presenta. Questo discorso mi concedo di farlo restringendo la cerchia di analisi solamente al folk metal, in quanto di questo stiamo parlando. Inoltre ciò non deve essere intesa come un’accusa verso il folk d’oltralpe o verso chi lo ascolta -sono io il primo- ma bensì come un reminder, una nota post-it da tenere sempre in vista ogni qual volta che decidiamo di iniziare un percorso assieme ad una nuova band. Ovviamente i post-it possono essere tranquillamente ignorati lasciando che la colla si asciughi e che si stacchino ma dall’altro canto possono essere messi sul frigorifero -o in qualunque altro posto, basti che sia in vista- e lasciar che essi ci ricordino sempre di dare un’occhiata a quei piccoli gruppi italiani, spesso sconosciuti e/o messi in secondo piano, capaci di sfornare piccoli capolavori, facendoci capire che anche nella musica abbiamo poco da invidiare agli altri. Quindi qua non siamo in un freddo e suggestivo fiordo norvegese o in una tundra finlandese ma nel Salento, più precisamente a Lecce, capoluogo di provincia più ad Oriente di tutta Italia.

Entrando nel vero cuore di questa recensione, la band in questione prende il nome di Macaria e quello di cui andremo a parlare oggi è la prima pubblicazione per questi cinque ragazzi pugliesi sotto questo nome in quanto in un primo momento il nome della band, fondata nel 2009, era FolkenTroll e con questo nome vi pubblicarono un EP nel 2011 composto da cinque tracce, dal nome Jester of Chaos. Questi cinque brani si presentano semplici ma con una buona vena folk divertente e intrigante. I nostri però decidono di cambiare leggermente il loro stile musicale, contaminandolo con un pizzico di death metal, e con esso anche il nome della band, che in dialetto salentino sta per “sortilegio”. Rispetto all’EP, questo full-length presenta dunque un sound più corposo e massiccio, grazie agli spunti death, accostato ad atmosfere teatrali e danzerecce, più tipiche del folk. Il sipario di A Strings' Dramedy si apre con l’atmosferica intro Sudden Break la quale risulta abbastanza inquietante e d’effetto grazie anche ad una vena gothic data al brano da suoni di un organo che, nel complesso, disorientano l’ascoltatore il quale si domanda che cosa si dovrà aspettare. Sono però i riff granitici di The Puppets Theater a scacciare via tutti i dubbi e pensieri: corposi ed energici ci fanno capire subito che il tiro del gruppo è alto. Ad essi vengono accostati la tastiera e i cori che svolgono un ruolo fondamentale in tutta la release e che danno un pizzico di solennità al tutto, grazie anche ad effetti teatrali capaci di farci immergere nel pieno della storia. Il lavoro alla chitarra solista è originale e distorto quanto basta per stupire. Le pelli invece non dettano tempi esageratamente veloci ma sono in grado di compiere il loro sporco lavoro, seppur a volte finiscano in secondo piano a causa della produzione; mentre il cantato harsh proposto è abbastanza monolitico ma accostato ai cori presentati in precedenza riesce a non risultare noioso. A seguire troviamo Outside, brano dalle sfumature più gotiche capace di colpire grazie ad una batteria più presente che nel coro finale accelera i ritmi grazie alla doppia cassa. La successiva Shaped Water è un brano molto vario che si ispira ai Finntroll, gruppo di riferimento per la band, lungo il quale l’ascoltatore si imbatte in grandi riff intrecciati alla perfezione con gli altri strumenti e un basso capace di ritagliarsi a dovere il suo spazio. Inoltre un dinamico assolo anticipa il coro finale pieno di pathos. Un delicato riff di chitarra apre le danze di The Hidden Filth che passerà solo in un secondo momento ai tipici tratti metal, conditi in questo caso con tanta epicità e tratti che rimandano al country. Tar Nectar purtroppo con convince come le altre tracce in quanto risulta un po’ troppo monotona. Ci pensa però la successiva Carnival of Pigs, con la quale i nostri tornano al sound finntrollesco ad risanare gli animi: cori, voci pulite e un maestoso lavoro alle sei corde nella sezione finale della canzone fanno sì che questa sia il brano migliore assieme alla precedente Shaped Water.Una pausa atmosferica ci viene regalata da Midday Strangers che si collega verso la fine alla title-track, la quale può essere considerata il manifesto di questo lavoro made in Italy in quanto presenta tutti i canoni proposti fino ad ora con l’aggiunta di un breve blast-beat verso la fine, l’unico -purtroppo- di tutto il lotto. Dopo circa tre quarti d’ora il sipario si chiude con The Knot of Wills. Pacato all’inizio, violento nel mezzo e solenne -quasi triste- verso la fine non chiude l’album in modo brillante, come ci si sarebbe aspettato dopo un insieme di brani più che soddisfacenti.

Occorre inoltre segnalare che non sarebbe un errore considerare questo A Strings' Dramedy come un vero e proprio concept album, in quanto tutte le liriche dei brani seguono il filone di una storia che vede come protagonista un pupazzo che prende vita durante un atto di uno spettacolo per cui venne utilizzato. Ad un certo punto i lacci che lo tenevano si rompono ed egli viene sbattuto nella totale e improvvisa libertà, senza però la capacità di rendersi conto se quello che vive sia reale o meno. Il tutto diventa quindi una grottesca allegoria della società del nostro tempo narrata nelle 28 pagine del booklet del cd, pubblicato sotto la nostrana Revalve Records, che nella sua giovane carriera si è presa carico di pubblicare diversi lavori partoriti in suolo italiano.

In conclusione, i Macaria fanno centro con questo loro primo lavoro che va ad aggiungersi ai tanti grandi album del folk metal italiano a volte dimenticati. Questi ragazzi sono la dimostrazione che non ci vuole un grande casa discografica o venire da chissà dove per comporre un album con tanta personalità capace di regalare emozioni. L’unica cosa che si può sperare è che i nostri, fra un piatto di orecchiette con cime di rapa ed un altro, riescano ad andare avanti nella loro strada, realizzando ancora meglio gli spunti proposto in questo full-length.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
76 su 6 voti [ VOTA]
Metal Punisher
Mercoledì 23 Maggio 2018, 4.54.40
1
Disco sopravvalutatissimo, da bambini... Sono band come queste a rovinare la scena Metal. Tutti questi trallalà, orchestrazioni, non fanno che sviare da ciò che il metal è. Messaggio alla band: Ppoppiti datevi alla produzione di scarpe che forse vi esce meglio!!!
INFORMAZIONI
2016
Revalve Records
Folk Metal
Tracklist
1. Sudden Break
2. The Puppets Theater
3. Outside
4. Shaped Water
5. The Hidden Filth
6. Tar Nectar
7. Carnival of Pigs
8. Midday Strangers
9. A Strings' Dramedy
10. The Knot of Wills
Line Up
Lorenzo "Beorn" Manco (Voce)
Marco Carangelo (Chitarra)
Davide Pastore (Chitarra)
Federico Mauro (Tastiera)
Luca Casto (Batteria)

Musicisti Ospiti
Luca De Marco (Basso)
 
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