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Shadow Gallery - Shadow Gallery
08/04/2017
( 619 letture )
Stati Uniti d'America, 1992. Gli anni dell'esplosione grunge, dei Nirvana, dei Pearl Jam, ma anche della pubblicazione di quell'Images and Words che è stato la fortuna dei Dream Theater. Tuttavia, pochi mesi prima del famigerato album che a torto o a ragione è diventato il simbolo del progressive metal, gli Shadow Gallery davano alle stampe il loro disco di debutto, intitolato semplicemente con il nome della band. In qualche modo, però, il teatro del sogno riusciva a emergere dal quasi anonimato, diventando il gruppo di punta di tutto il filone del rinato progressive metal. Gli Shadow Gallery, dal canto loro, non hanno goduto della stessa fortuna e a posteriori viene da chiedersi perché il gruppo di Philadelphia non abbia riscosso almeno la metà del successo dei colleghi, rimanendo purtroppo relegato a una realtà di pubblico underground, per quanto solida e fedele. Sarebbe fuori luogo paragonare i due lavori, poiché profondamente diversi per intenzioni e contenuti, ma è possibile provare ad esaminare i motivi di questa disparità.

Tra le principali ragioni possiamo forse annoverare un sound ancora troppo debitore di quel metal neoclassico portato in auge da Yngwie Malmsteen, inframezzato da momenti reminiscenti dei Queen, entrambi artisti che gli Shadow Gallery non hanno mai fatto mistero di apprezzare, con una predilezione per il gruppo di Brian May, tanto da dedicare l'album a Freddie Mercury, tragicamente scomparso l'anno precedente. Forse la produzione non era allo stato dell'arte, per quanto comunque più che discreta per l'epoca, oppure l'uso della drum machine (simpaticamente nominata Ben Timely) o ancora la "colpa" di aver sacrificato l'attività live, rimanendo solamente un gruppo da studio. Non sappiamo con certezza se i motivi siano questi, ma quel che è certo è che gran parte del materiale presente sul disco è di prima qualità e meriterebbe sicuramente più di quello che ha raccolto fino ad oggi. Va riconosciuto tuttavia che l'opener The Dance of Fools potrebbe far storcere il naso ai puristi dell'heavy metal, con il suo impianto debitore del neo-prog, che non sfigurerebbe in un disco degli IQ, pur trattandosi di un brano magistralmente strutturato. La più canonica Darktown, invece, inizia come una semi-ballad dall'incedere disturbante, per poi esplodere in un ritornello decisamente anni ottanta, continuando a deliziare l'ascoltatore con le classiche incursioni strumentali tipiche del progressive, terreno in cui gli Shadow Gallery sono maestri. La ricerca e la cura che i quattro statunitensi ripongono negli arrangiamenti sono riscontrabili in particolare in Mystified, oscura ballad costruita intorno alla voce del compianto Mike Baker, coadiuvato dai cori dei suoi comprimari, e Questions at Hand, altro trascinante brano in up-tempo, più affine al progressive metal classico di stampo Fates Warning e unico estratto dal cilindro per le poche date live del 2013. The Final Hour risulta purtroppo leggermente stucchevole, a causa dei cori eccessivamente forzati, pur contenendo un'ottima performance strumentale di gusto neoclassico. Ci pensa la epica Say Goodbye to the Morning a scaldare nuovamente gli animi, regalando un chorus davvero memorabile che finisce dritto nell'olimpo dei migliori usciti dalla penna del bassista tuttofare Carl Cadden James. Come ogni gruppo prog che si rispetti, anche gli Shadow Gallery si cimentano in una suite, The Queen of the City of Ice, reminiscente dei Queen non solo nel titolo, ma anche nelle linee vocali. I lunghi passaggi di sola voce rendono però pesante la struttura del brano, che trova un punto di svolta solo intorno alla metà, quando abbandona il registro teatrale tornando brevemente alle incursioni strumentali a cui gli Shadow Gallery ci hanno abituati, salvo poi ricadere nelle atmosfere iniziali, forse più adatte a una pièce teatrale che ad un gruppo heavy metal.

Insomma, sebbene non raggiunga picchi di qualità eccelsi e sia inficiato da qualche difetto minore, il debutto degli Shadow Gallery si presenta come un ottimo episodio che getta le basi per il successivo Carved In Stone, per chi scrive capolavoro al pari di Tyranny. Se siete già fan e non lo avete, recuperatelo. Ai neofiti consiglio invece di partire con uno di questi due album.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
91.5 su 6 voti [ VOTA]
Salvatore*
Martedì 15 Agosto 2017, 19.26.57
7
Concordo in pieno Rob Fleming! Prog/metal di classe che non si limita ai soliti brani stra elaborati e interminabili ma, vere forme canzoni nella tradizione (io ci vedo anche delle influenze Queensryche anni 80,specialmente nelle linee vocali calde e ricche di phatos ) Ma anche atmosfere Fates Warning con una musicalia' neo/romantica stile Marillion/Genesis/Queen dei tempi d'oro!....Vero gioiellino Metal/Romantic/prog! ...io gli do un bel 85!...
mikmar
Lunedì 10 Aprile 2017, 16.22.53
6
Grandissimo gruppo, tra i miei preferiti. Questo disco purtroppo soffre di una produzione scadente (bassa qualità della registrazione), ma contiene pezzi molto belli. All'epoca fu una piacevolissima inaspettata sorpresa. Tutti i dischi degli Shadow Gallery sono di grande qualità, io non saprei quale scegliere, tutti da 95 centesimi a mio giudizio.
ayreon
Domenica 9 Aprile 2017, 10.29.54
5
dubito che dopo la morte di baker tornino a sfornare capolavori ,dischi belli si' ma ormai la magia è andata,comunque grandissima band
Steelminded
Sabato 8 Aprile 2017, 13.55.48
4
Episodio iniziale, non particolarmente entusiasmante salvo alcuni frangenti (Darktown e Questions at Hand), e pieno di ingenui passaggi a vuoto. La band farà vedere di che pasta è fatta in seguito con i due capolavori Carved in Stone e Legacy, nonché con la perla ma possibile canto del cigno (?) Digital Ghosts. Spero non ci abbandonino e tornino presto tra noi. Grandissima geniale band!!! Evviva!
Rob Fleming
Sabato 8 Aprile 2017, 12.18.35
3
Mi prendo le mie responsabilità: in ambito prog(metal) il miglior gruppo degli anni '90. Proprio perché la matrice PROG è particolarmente rilevante con cori immensi e tecnica al servizio della melodia. Magici. 83
ayreon
Sabato 8 Aprile 2017, 11.12.47
2
dsco da 90 e non meno,ricordiamoci che all'epoca incidevano per la magna carta che aveva in contratto anche i magellan,ma gli sg gli erano superiori perchè copiavano meno ,lo comprai spinto dall'ottima recensione su flash o metal shock e non rimpiansi la spesa,in una sola canzone racchiudevano prog,metal, aor,tecnica sopraffina,ma era solo l'inizio,poi venne la magia di "carved in stone" e l'apoteosi con "tyranny",il debutto pecca un po in fase di produzione ,ma avercene di roba cosi'
Hard & heavy
Sabato 8 Aprile 2017, 11.05.16
1
voto un po basso per me merita come minimo 90. Capolavoro del prog metal. The Queen of the City of Ice è una suite bellissima dall'inizio alla fine
INFORMAZIONI
1992
Magna Carta
Prog Metal
Tracklist
1. The Dance of Fools
2. Darktown
3. Mystified
4. Questions at Hand
5. The Final Hour
6. Say Goodbye to the Morning
7. The Queen of the City of Ice
Line Up
Mike Baker (Voce)
Brendt Allmann (Chitarra e Voce)
Carl Cadden-James (Basso, Flauti e Voce)
Chris Ingles (Tastiera, Pianoforte e Voce)
Ben Timely (Batteria)
 
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