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Demon Hunter - Songs of Death and Resurrection
28/05/2021
( 877 letture )
Tra i nomi più in vista all’interno della scena Christian Metal, i Demon Hunter da vent’anni diffondono il loro credo religioso tramite un sound composito e in costante evoluzione: partita ad inizio millennio con un’audace e pionieristica unione di alternative/nu metal e melodic metalcore, la band di volta in volta ha poi aggiunto nuove e diverse influenze quali groove, gothic e swedish death (alla In Flames o ancor più alla Soilwork), facendo dell’incontro/scontro fra brutalità metal e ombrosa melodia la propria cifra stilistica. Questa polarità viene espressa sia sul piano strumentale quanto su quello vocale, dato che il frontman Ryan Clark è noto per la sua abilità nel passare da un growl incisivo (sempre comprensibile e lontano dagli “eccessi” dei generi extreme) a delle splendide aperture melodiche rese personali e subito riconoscibili grazie al suo ottimo timbro baritonale.
Raggiunto con la doppia uscita War e Peace del 2019 il traguardo dei dieci album in studio, il gruppo ha deciso in questa occasione di volgere lo sguardo al passato rileggendo in chiave acustica dodici canzoni, molte delle quali divenute col tempo le più amate dai fan e le più richieste in sede live.
Chi ha confidenza con i Demon Hunter non rimarrà certo sorpreso da una simile scelta, visto che all’interno di ogni album sono sempre stati inseriti diversi mid-tempo o vere e proprie ballad facilmente traducibili in versione unplugged: la riprova più recente è senza dubbio Peace, ma già con Outlive del 2017 si era potuto notare un parziale ammorbidimento della componente metal in favore di uno spazio maggiore accordato all’elemento melodico.

Songs Of Death And Resurrection, adornato dal suggestivo artwork di Eliran Kantor (ritraente il classico logo a forma di teschio trasformato in strumento musicale ed affiancato da un angelo e da un Tristo Mietitore), ripercorre l’intera carriera della band andando ad attingere da quasi ogni release -ad eccezione di Outlive e di War- e proponendo delle rivisitazioni in cui il lato heavy viene sostituito dalle fascinose punteggiature del pianoforte e dalla magniloquenza degli archi, entrambi protagonisti di un meditabondo dialogo con la strumentazione rock e con l’intensa performance vocale di Ryan Clark.
La bontà dell’operazione è tangibile sin da My Throat Is An Open Grave (tratta dal self-titled del 2002), emozionante ouverture in cui le componenti appena descritte brillano di una luce tremula e pregna di gravitas, come se la formazione stesse suonando all’interno di una chiesa illuminata solo da ieratiche candele.
Ancora più toccante è la successiva Dead Flowers, arricchita dalle cornamuse sul finale e dalla backing vocals di Peggy Clark, nientedimeno che la madre del frontman presente pure in Loneliness, accarezzata in apertura dalle note del clavicembalo.
Si inserisce comodamente nelle atmosfere del disco anche l’unico inedito Praise The Void, una celestiale ballad dove gli archi e la calda voce del singer si amalgamano alla perfezione confezionando una delle migliori canzoni scritte dai DH negli ultimi anni.
L’austera Blood In The Tears, con il suo ritornello ipnotico, attrae l’ascoltatore in una sorta di trance estatica, mentre la più dinamica I Am A Stone (bonus track di True Defiance del 2012), diventata ben presto una fan-favourite, non avrà problemi a mantenere lo status guadagnato e lo stesso dicasi per la malinconica I Will Fail You, cullata dalle dolci trame dell’orchestrazione sinfonica.
Voce e piano guidano la minimalista Deteriorate che anticipa un classico quale Carry Me Down, brano di Storm The Gates Of Hell del 2007 famoso anche per il fatto di essere stato eseguito durante i funerali di alcuni fan; superfluo sottolineare come l’arrangiamento acustico renda il tutto ancora più commovente.
Dal best-seller The Triptych è stata selezionata The Tide Began To Rise, un’altra ballad leggiadra in cui Ryan fa bella figura anche con un morbido falsetto per poi chiudere il percorso con la decadente bellezza di My Heartstrings Come Undone, sorretta quasi interamente dagli archi che pennellano una tela in musica fatta di chiaroscuri davvero molto evocativi.

Il Bene e il Male, gli angeli e i diavoli, la fede in un Dio che ci sottragga dal nulla eterno e l’oscura consapevolezza di una Morte certa: questi i temi da sempre marchio di fabbrica dei Demon Hunter, riattualizzati in Songs Of Faith and Resurrection attraverso un sound acustico che sa essere intimo, profondo e coinvolgente.
Nonostante la considerevole lunghezza (più di un’ora con una media dei brani che si attesta intorno ai cinque minuti) e un canovaccio stilistico uniforme, il nuovo lavoro del Cacciatore di Demoni è l’ennesima conferma in positivo di una band mai davvero celebrata a dovere.
È vero che i fan più affezionati alla proposta metalcore/alternative metal rischiano di rimanere con dell’amaro in bocca, ma chi ama il loro lato più soffuso e melodico non si può concedere il lusso di tralasciare una simile release che, grazie al talento canoro di Ryan Clark e allo spessore dei testi, potrebbe convincere anche chi non li ha mai ascoltati prima ad approcciarsi alla loro musica: al di là che uno sia credente o meno, questo è uno dei più fulgidi esempi per rivalutare una corrente tanto vituperata come il White/Christian metal.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
79.6 su 5 voti [ VOTA]
gianmarco
Domenica 20 Giugno 2021, 12.13.53
8
scoperti grazie alla recensione di Indigo , ci sento anche un pò di Opeth.
Bacon Apocalypse
Domenica 30 Maggio 2021, 19.04.35
7
@Indigo ti dirò anche Outlive mi è piaciuto molto, forse qualche canzone si mette da parte, per quanto riguarda il doppio album di mia preferenza ci sono canzoni (di entrambi gli album) che se scattate non si sentirà la loro mancanza. Questo per me è il loro apice (comunque il mio preferito in assoluto è Extremist che ho amato tantissimo)
duke
Sabato 29 Maggio 2021, 18.35.10
6
....ho un paio dei loro vecchi dischi....e non sono niente male....questo lo vado subito a cercare....
McCallon
Sabato 29 Maggio 2021, 18.05.59
5
Non ho ancora ascoltato niente della formazione se non questo disco, ma credo proprio che se dovessi tirare a indovinare su quale delle due anime della band mi piacerà di più punto su quella espressa con questo disco e Peace. Ovviamente potrei sbagliare, non voglio partire prevenuto.
Indigo
Sabato 29 Maggio 2021, 16.32.42
4
@Raven, questo artwork, tra i dischi che ho recensito finora, è sicuramente il più bello e il più suggestivo (insieme a Emerge degli Everture). @Bacon, i Demon Hunter sono davvero un'ottima band e hanno sempre realizzato album di grande qualità: solo Outlive e il doppio War and Peace li ho trovati un filo sottotono: Summer of Darkness è il mio preferito ma direi in generale che fino a Extremist non hanno sbagliato niente. @McCallon, se ti piace il melodic metalcore unito all'alternative metal e allo swedish death, allora saranno un tuo nuovo punto di riferimento Altrimenti, se hai ancora voglia di ascoltarli, direi che Peace è il lavoro più affine al disco qui recensito.
McCallon
Venerdì 28 Maggio 2021, 23.52.05
3
Io non ho mai ascoltato nulla dei Demon Hunter se non la versione originale di I Will Fail You, ma questo disco mi è veramente piaciuto. Mi trovo in linea con quanto affermato nella recensione.
Bacon Apocalypse
Venerdì 28 Maggio 2021, 17.45.06
2
Li conobbi nel lontano 2010, a pochi mesi dall'uscita di The World is a Thorn, la band si è sempre evoluta come dici tu fino a toccare influenze Melodic Death alla Soilwork (lo stesso Speed collaborerà in una loro canzone in quell'album) la band da metal core a groove Melodic Death etc etc è riuscita a maturare lasciando spazio appunto la melodia e i loro mid tempo, di cui sono abbastanza forti, questo album è la conferma di quanto hanno imparato, ho apprezzato tutti i loro lavori (forse un po' meno il primo periodo dei primi due album se non qualche canzone) ma sono cresciuti fino a diventare un punto interessante nel mondo metal, anche i loro testi non bisogna sottovalutarli, per quanto riguarda l'album a sé, è da mesi nello stereo e non mi stancherò mai di ascoltarlo. Se fosse per me direi che tutto l'album vola ad un livello straordinario, ma 3 canzoni mi hanno colpito abbastanza Blood in the Tears, The Tide Began to Rise E infine quel capolavoro che fa di nome Dead Flowers, qui arraggianta in una maniera perfetta. Sono di parte, ma un 90 ci sta assolutamente.
Raven
Venerdì 28 Maggio 2021, 15.38.23
1
Avevo riconosciuto lo stile di Kantor già da prima di leggere la recensione
INFORMAZIONI
2021
Solid State Records
Acoustic
Tracklist
1. My Throat Is an Open Grave
2. Dead Flowers
3. The Heart of A Graveyard
4. Praise the Void
5. Blood In the Tears
6. Loneliness
7. I Am A Stone
8. I Will Fail You
9. Deteriorate
10. Carry Me Down
11. The Tide Began To Rise
12. My Heartstrings Come Undone
Line Up
Ryan Clark (Voce)
Patrick Judge (Chitarra)
Jeremiah Scott (Chitarra)
Jonathan Dunn (Basso)
Timothy Watts (Batteria)

Musicisti ospiti
Peggy Clark (Voce su tracce 2, 6)
Chris Carmichael (Arrangiamento d’archi)
Joanna Ott (Pianoforte)
 
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