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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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( 2146 letture )
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Thrash! Questo è il verbo. Dall'Australia verso il resto del mondo, null'altro che sporco, immediato, pesante, fiero ed integralista thrash scuola bay area degli anni '80. Niente di più, niente di meno. Provenienti dalla periferia orientale di Melbourne, gli Harlott non fanno assolutamente niente per nascondere la loro passione e la loro devozione -che inevitabilmente sfocia nella derivazione- verso i mostri sacri del settore. Metallica, Slayer, Exodus, Testament, Kreator, tutti declinati nella loro versione originale, fanno più che capolino nelle composizioni dei quattro sudditi della Regina, permeandone ogni aspetto. Tutto ciò che si può ascoltare in Origin è infatti la semplice, seppur efficace, rielaborazione della loro lezione, aggiornata semplicemente in termini di resa acustica, come è lecito attendersi da un'uscita del 2014. Assodato quanto sopra e tratto come conseguente il fatto che il disco non può e non vuole contenere una sola singola soluzione che non sia già stata ascoltata varie migliaia di volte, Origin presenta comunque molto di buono. Gli Harlott sono palesemente convinti della loro musica e ci si dedicano con passione, puntando come è giusto che sia sulla concretezza, sulla rabbia, su un certo groove quando occorre, ma soprattutto sulla genuinità dell'attitudine, eliminando il superfluo in nome di una violenza esecutiva basata per lo più su una serie compatta di up-tempo d'assalto. A completare il tutto, testi rivolti all'analisi di vari aspetti della condizione umana, anche questi ben inseriti nel contesto.
Difficile estrapolare qualche pezzo in particolare dalla scaletta di questo lavoro, tanto è monolitico. Da Origin (a patto di riuscire ad ignorare qualche assonanza con la celeberrima Metal Militia) a Not Long For This Word, questo scorre via come un disco thrash old-school da manuale deve fare. Tanto ritmo, voce cattiva ed incisiva, ma capace anche di modulare abbastanza bene quando serve, chitarre che sembrano rasoi, basso e batteria costantemente impegnati ad emulare un martello pneumatico. Gli Harlott (anche il nome del gruppo è opportunamente vecchia scuola) mostrano di aver appreso la lezione dei maestri e di essere in grado di ripeterla molto bene, pur senza alcuna aggiunta da parte loro. Presone atto e considerato il fatto che il disco non contiene alcun filler vero e proprio, è possibile però citare almeno qualche canzone che si segnala in particolare per aver rigirato un po' meglio la minestra, se così si può dire, utilizzando riff leggermente più accattivanti della media generale e/o stop'n'go più capaci di indurre a muovere la testa seguendo il ritmo imposto dal gruppo, oppure presentando un maggiore amalgama tra testi e musica. A rispondere a questo striminzito identikit qualitativo, sono almeno Effortles Struggle, col suo testo apocalittico urlato utilizzando un tappeto ritmico velocissimo ed Heretic per motivi molto simili. In tema di violenza pura, anche Kill merita una citazione, tuttavia il brano più interessante in assoluto è Hierophobia, pezzo fortemente antireligioso, molto sentito e dal riff altrettanto indovinato. Il medesimo discorso, ma all'inverso, può essere fatto per un paio di pezzi così simili a quelli delle band di riferimento, da risultare troppo evidentemente derivativi. In questa ottica è possibile citare a titolo di esempio Not Long For This Word, sulla quale lo spettro dei Megadeth aleggia con chiarezza. Da notare numerosi e continui sconfinamenti in territori vicini a quelli hardcore/punk metal in stile S.O.D. o se preferite, D.R.I., come ad esempio in Ballistic. Godibile il resto delle canzoni.
Quando si vuole produrre un disco che non è altro che un sentito e sincero omaggio ad uno stile musicale e di vita codificato da decenni, si ha già in partenza la certezza che il tutto non potrà che essere poco o nulla originale. Dato ciò, il risultato finale può essere nobilitato solo dalla capacità di chi scrive i pezzi di trovare alcuni riff ed alcuni arrangiamenti che abbiano quel quid difficilmente descrivibile, che "prenda" l'ascoltatore, trasmettendogli quel qualcosa in più che induce a premere immediatamente il tasto rewind per riascoltare un brano. Origin non possiede organicamente questa prerogativa e pertanto non può essere collocato nella cosiddetta prima fascia qualitativa, però possiede delle doti oggettive che non possono essere ignorate. E' potente, incisivo, sincero ed incalzante. Atout fondamentali per un album che vuole essere solo una corsa sfrenata negli anni '80 nel segno delle più incendiare band che quella decade e quello stile hanno partorito. Gli Harlott sono giovani, irruenti, autentici, schietti e credono manifestamente in ciò suonano ed in un certo modo di vivere la musica da dentro. Trattandosi di thrash, alla fine è tutto quello che serve.
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2
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canoni thrash rispettati e buon disco. ora me li voglio vedere dal vivo con i Death Angel |
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1
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Sentiti alcuni pezzi sul tubo buona e divertente band. Come detto da Raven magari niente di nuovo ma a me piacciono per cui probabile acquisto. Voto condiviso. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Origin 2. Effortless Struggle 3. Ballistic 4. Heretic 5. Export Life 6. Hierophobia 7. Kill 8. Infernal Massacre 9. Regression 10. Virus 11. Ultra Violence 12. Not Long for This World
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Line Up
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Andy Hudson (Voce, chitarra) Ryan Butler (Chitarra Tom Richards (Basso, Cori) Dan Van Twest (Batteria)
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