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Vreid - Sólverv
06/10/2015
( 3728 letture )
Molti, dopo i dovuti ascolti a Welcome Farewell, erano rimasti piuttosto delusi, perplessi e dubbiosi in merito al futuro di questi quattro norvegesi. Più di qualcuno temeva fosse davvero giunto il capolinea, perlomeno creativo, della band di Sogndal. I più ottimisti, invece, speravano si trattasse solamente un mezzo passo falso à la I krig, al quale auspicabilmente far seguire release di tutt’altro calibro. Fortunatamente, fin dalle prime manciate di minuti di questo nuovo Sólverv, sembra che Sture Dingsøyr e soci siano ritornati davvero in gran forma, con un disco che certo lascia il segno.

A dimostrarlo, basta un ascolto al micidiale uno-due iniziale Haust/Sólverv: fulminante, chirurgico, violento, eppur preciso ed elegante. Una conferma di come i Vreid vogliano continuare sulla strada del black made in Norway, oramai sdoganato e sempre più lontano da qualsiasi ideologia o militanza, con un’attitudine volta a mantenerne i cardini, quali i riffing taglienti (Geitaskadl) e gli spezzoni melodici (Ætti sitt fjedl) che vicendevolmente si supportano, ma innovativa quanto basta per mantenerlo interessante e peculiare, fresco e vitale, ma senza eccessive esagerazioni o controproducenti sperimentazioni di sorta. In tutto questo, non va poi certo dimenticata quella componente black’n’roll, che da sempre ha saputo contraddistinguere lo stile della band. La stessa che, pur finendo marcatamente più in secondo piano che nel passato, rimane onnipresente anche in questa produzione, mantenendo i brani di Sólverv molto ‘catchy’ e con un bel mordente, dovuto proprio all’intelligente e studiato equilibrio nei diversi contrasti interni, nonostante il minutaggio piuttosto elevato (si vedano brani come Fridom med daudens lang e Når byane brenn, con tutta probabilità la migliore dell’album, notevole anche per i suoi blastbeats).
Anche dal punto di vista vocale, si conferma inoltre l’abilità degli scandinavi nel creare trait d’union inaspettati ma fluenti tra opzioni diverse, a volte quasi opposte. Delle scelte che sembrano pagare, come quella di sostituire, in alcuni passaggi, alla tipica voce ruvida e urlata a cui tutti sono abituati, un clean solenne e quasi aulico (come nella melanconica Ætti sitt fjedl), capace di impreziosire e non poco l’intero brano. A rendere poi, lungo l’intera release, i vocals di Sture Dingsøyr ulteriormente più aggressivi, contribuiscono anche i testi, in questo caso tutti in norvegese (o, per essere precisi, nel dialetto parlato dai membri del gruppo, il sognamål), altro elemento di ulteriore e definito stacco da quanto registrato dal combo negli ultimi anni. Pur, come prevedibile, rimanendo incomprensibili ed oscure nei contenuti perlomeno all’ascoltatore medio, le lyrics firmate di Hváll non si muovono molto dal tema natural-storico che da sempre ha caratterizzato i Vreid, seppur con una più calcata e peculiare attenzione alla regione di provenienza della band stessa, la contea di Sogn og Fjordane attorno alla già citata Sogndal, situata nel sud ovest del paese, dove la natura domina e la presenza umana è ridotta e sparsa tra i fiordi e le montagne.
Una nota a parte lo merita infine anche l’artwork di copertina, nuovamente affidato, come in Welcome Farewell, all’artista norvegese Kim Holm il quale, dopo aver lavorato fianco a fianco con la band ed in particolare il mastermind Hváll, ha saputo rappresentare in maniera molto interessante e creativa l’essenza intrinseca della release, con grave pienezza, vivida energia e puntuale attenzione al dettaglio, che si confermano presenti lungo l’intero, nitido booklet.

Meno black’n’roll dunque, decisamente più black metal, in toto con tutta probabilità l’album più violento mai pubblicato da questi quattro artisti, perlomeno sotto questo ‘nuovo’ monicker. Furono Ulcus, diventarono, spopolando, Windir, forzatamente risorsero dalle ceneri come Vreid. Eppure, dopo oltre vent’anni, non sembrano intenzionati a mollare un colpo. Un’uscita assolutamente da non mancare, tra le migliori dell’anno e della discografia dei norvegesi. Questo 2015 ormai agli sgoccioli sembra davvero ancora in grado di regalare ottime perle.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
80.5 su 6 voti [ VOTA]
Ezio
Sabato 15 Aprile 2023, 20.16.12
3
Ragazzi rispettosi di quello che é stato il passato, musicisti ottimi e album ispirato, ascolteró di sicuro anche il resto
Theo
Venerdì 9 Ottobre 2015, 19.24.18
2
Ottima recensione ma voto finale forse anche un filino troppo alto, che tuttavia almeno dimostra (assieme alla critica generale che ha ricevuto il disco a 'sto giro sul web) finalmente interesse nei confronti di una band che, questa approvazione, doveva riceverla parecchio tempo fa, quando invece ha sempre sofferto di snobbismo nonostante la qualità (e, me lo si lasci dire, la facilità d'ascolto) della proposta. Ad ogni modo, ottima prova come sempre: hanno guardato (molto) indietro, andando a pescare atmosfere e componenti stilistiche addirittura dall'esperienza Windir, procedendo però sempre in avanti e creando un disco molto diverso dal loro solito. Il tutto pur rimanendo perennemente riconoscibili. Forse "V" ad oggi rimane imbattuto, ma era a suo modo incredibilmente catchy ed immediato (a differenza di questo)... Quindi c'è il caso "Solverv" cresca ancora un po' in futuro. In ogni caso, decisamente meglio del pur buono "Welcome Farewell" -di due anni fa- che non aveva convinto per la prima volta appieno (pur dimostrando la solita audacia e, forse, anche troppa in alcuni frangenti). Migliorata la produzione, ispirazione intatta e bravissimi come sempre. Una vera garanzia di qualità e coerenza con un'innata propensione a mescolare sapientemente da sempre elementi nuovi.
Doomale
Mercoledì 7 Ottobre 2015, 12.13.20
1
Ho già sentito parlare molto bene di questo album..mmm...vedremo!
INFORMAZIONI
2015
Indie Recordings
Black
Tracklist
1. Haust
2. Sólverv
3. Geitaskadl
4. Ætti sitt fjedl
5. Når byane brenn
6. Storm frå vest
7. Fridom med daudens lang
Line Up
Sture Dingsøyr (Voce, chitarra)
Strom (Chitarra)
Hváll (Basso, mellotron, voce e chitarra addizionale)
Steingrim (Batteria)
 
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