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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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( 4363 letture )
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Riuscirà questa band a sconfinare dai canoni del genere più di quanto abbia già fatto, migliorandosi ulteriormente?
I norvegesi Vreid giungono con V al loro quinto album. L’obbiettivo è quello di mantenere le sonorità black’n’roll del precedente Milorg, ma con un’ulteriore carica di innovazione e freschezza che, oggi come oggi, equivalgono ad una lussureggiante oasi nel deserto. La nascita di questa quinta fatica coincide anche con l’entrata nella band del chitarrista Stian “Strom” Bakketeig, che porta ad un totale riavvicinamento di questi musicisti, tutti militanti nei leggendari Windir e nei meno fortunati Ulcus. La varietà che questo album offre è quasi sconvolgente, come la capacità della band di saper spaziare tra diversi generi senza mai cadere nel banale. Tutte le tracce risultano musicalmente diverse le une dalle altre, segno, nonostante gli anni, di una ispirazione ancora al massimi livelli.
All‘interno dei testi possiamo trovare numerosi contenuti filosofici e chiari riferimenti mitologici. Il disco parte infatti con Arche, cinque lettere che costituirono una delle più grandi cause di riflessione tra i filosofi presocratici dell’antica Grecia: la parola arché sta a significare origine delle cose, ciò che ha dato il via al tutto. La canzone è decisamente thrash-oriented, diretta e senza fronzoli. Il brano diventa progressivamente un alternarsi tra pesanti riff e una componente molto melodica, costituita da lunghi ma piacevoli assoli. Ruolo importantissimo durante tutto l’album è il classico cantato di Sture Dingsøyr, non di certo definibile come scream, ma più che altro come una voce “sporcata”, che trova perfetta sintonia con gli strumenti e riesce nell’intento di trasmettere un’enorme carica di sensazioni, accompagnando chiunque in un immaginario cammino sulla sponda di un fiume, accerchiato da montagne e foreste sconfinate. La seguente The Blood Eagle, è un ritorno a sonorità nettamente legate al black metal: la carica generatasi nei minuti iniziali viene placata da un dolce arpeggio in clean, poi sovrastato dalla ritmica della batteria che scandisce un lento ed evocativo assolo. Questo brano riporta alla luce un’antica pratica di esecuzione vichinga particolarmente cruenta, dove le costole delle vittime venivano spezzate in modo tale da renderle simili a delle ali macchiate di sangue, dopo di che sulle ferite veniva cosparso del sale. Una leggera melodia ci introduce verso Wolverine Bastards dove la velocità delle partiture, già notata in precedenza, viene accompagnata da riff di stampo melodico, che fungono quasi da cornice lungo gli oltre quattro minuti della canzone e fanno sì che questa scorra piacevolmente. La quarta traccia, The Sound of the River, costituisce sicuramente uno dei momenti più belli ed esaltanti di V, merito dell’alternanza tra linee di basso e rocciosi riff di chitarra; ciò che il cantato riesce a sprigionare, in termini di energia, è incalcolabile, l‘unico modo per capirlo è quello di lasciarsi letteralmente trascinare da questo pezzo; il tutto viene poi seguito da una lunga pausa dettata dal calare del ritmo e dalla presenza di strofe cantate in pulito, ottimo il lavoro di accompagnamento delle chitarre, il solito lungo e lento assolo compare al momento giusto, elemento molto utile per non far crollare il livello di attenzione dell’ascoltatore. Con la successiva Fire on the Mountain le ritmiche tornano ad essere strettamente legate al thrash metal, veloci ed aggressive, ma lasciano presto il posto ad un alternarsi tra voci in pulito e in scream, seguite rispettivamente da momenti puramente melodici e rapide note in palm mute. Fino a questo momento il disco risulta quasi perfetto e i nostri decidono, con The Others and the Look, d’imbattersi in una canzone dalla durata che supera i dieci minuti, all’interno della quale troviamo tutto ciò descritto in precedenza, tanto è vero che questo pezzo risulta essere una sorta di riassunto di ciò che è venuto prima. Altra capacità dei Vreid è quella di catturare l’ascoltatore, non a caso questi dieci minuti scorrono su livelli musicalmente elevati e, cosa ancora più importante, non si ha la tentazione di premere il famigerato tasto “skip”. Si arriva quindi a Slave, la quale mette completamente in mostra (se mai ce ne fosse stato bisogno) le elevate capacità canore di Sture, con un’ottima alternanza tra le due tipologie di voci; si arriva poi a Welcome to the Asylum, brano che rimette in vita i Vreid meno “eleganti” e principalmente legati al black metal. Infine, quindi, come l’arché è il principio di tutto ciò che vediamo e conosciamo, l’arché, secondo gli antichi, rappresenta anche l’ente con cui qualsiasi cosa si ricongiunge dopo la morte, come una specie di ciclo. E proprio come una specie di ciclo arriva l’ora della morte, rappresentata da Then We Die, introdotta da lente, quasi funeree, note di piano; dopo questa morte ricomincerà una nuova vita per merito di Arche, e così per sempre, all’infinito.
Tornando alla domanda che mi ero posto inizialmente, posso rispondere con un secco sì, sono riusciti totalmente nell‘impresa. Questo è, sotto tutti i punti di vista, un lavoro che incalza alla perfezione il termine sperimentale, un qualcosa di nuovo e diverso, probabilmente quello che molti stavano aspettando e cercando. L’unico difetto che posso attribuire a quest’album è dato dalla presenza di troppe pause e rallentamenti, forse qualche pezzo veloce in più sarebbe stato ben accetto. Il mio consiglio è che tutti debbano ascoltare quest’album per rendersi conto della sua reale magnificenza, non fatevi scappare questo gioiello.
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7
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L'ho ascoltato meglio : uno dei migliori dischi dell'anno :Q_ |
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5
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dopo il passo falso di I Krieg con Milorg ahnno trovato il filo conduttorue e questo V ne è la dimostrazione!!!!!! |
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4
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Stupendo, un disco stupendo. Bella rece romagnolo D: |
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3
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Lo ascolterò Bella recensione! |
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2
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gran bella recensione! era da un pò che l'aspettavo e ne sono rimasto veramente soddisfatto, come dell'album tra l'altro come ha detto bene il recensore: "tutti dovrebbero ascoltare quest'album per rendersi conto della sua magnificenza" |
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1
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compllimenti collega bella rece! e bell'album  |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Arche 2. The Blood Eagle 3. Wolverine Bastards 4. The Sound Of The River 5. Fire On The Mountain 6. The Others And The Look 7. Slave 8. Welcome To The Asylum 9. Then We Die
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Line Up
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Sture Dingsøyr - voce, chitarra Stian "Strom" Bakketeig - chitarra Jarle "Hváll" Kvåle - basso Jørn "Steingrim" Holen - batteria
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