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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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( 15746 letture )
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Non sarebbe un compito semplice descrivere l'hardcore a qualcuno che dovesse farsene un'idea generale in poche parole; ci si potrebbe ritrovare a mettere nello stereo un disco dei NOFX e contemporaneamente essere incalzati dall'intransigenza dei Locust, oppure si potrebbe dover cercare di giustificare la coesistenza su uno stesso palco di gruppi come gli Isis e gli Oxbow, e sono il primo ad ammettere che il compito non sia affatto semplice. In paesi come il nostro tra metal ed HC non si registra nemmeno la sorta di affinità che è ravvisabile in parte della produzione americana, e questo probabilmente per ragioni storico-sociali più che musicali, vista la genesi del movimento negli Stati Uniti, e la stretta affinità che lo lega ad alcuni fenomeni culturali di matrice prettamente statunitense. Alla luce di questa premessa, se si aderisse, come il sottoscritto, a quella che potremmo definire come "definizione estesa" del genere e si volesse far ascoltare dell'hardcore ad un neofita, credo che si farebbe bene a prendere Jane Doe e metterlo nel lettore senza indugio. Nl 2001 il metal americano attraversava ancora un periodo di espansione, caratterizzato, accanto alla preminenza del crossover e del nu-metal nei gusti delle più giovani generazioni, da un clima di generale rinascita di una certa sperimentazione, che stava traghettando il movimento in direzioni nuove e feconde, coadiuvato in questo anche dall'"aiuto esterno" di buona parte del metal europeo. L'uscita di questo disco si iscrive perfettamente nel contesto americano del metal-postHC di quegli anni, per la sua capacità di combinare strutture compositive davvero molto differenti l'una dall'altra e brani di durata estremamente eterogenea in una cornice unica di ruvidezza sonora e disperazione totale. E' probabilmente difficle trovare un fan del post-HC che non descriva questo disco come un capolavoro, e questo soprattutto perchè nell'arco delle dodici tracce è difficlissimo sentire passaggi a vuoto, cali d'ispirazione o momenti in cui la musica non sembri legata a doppio filo ad un'urgenza senza pari, una totale "necessità di espressione", capace di donare a tutto il lavoro la freschezza di una band al debutto, nonostante i Converge fossero, all'epoca, già ampiamente affermati presso il proprio pubblico. Si comincia subito fortissimo con Concubine e si ha immediatamente modo di apprezzare la particolarità che salta più agli occhi a chi non fosse abituato a questo sound, ossia la carica corrosiva di voce e chitarra. Una sorta di sega elettrica che passa da parte a parte la testa del malcapitato in ascolto, in cui alle scariche a tremila Hertz di Ballou (notoriamente anche autore del missaggio del disco) si contrappongono le urla lancinanti di Jacob, missate molto basse ma non abbastanza da non gettare l'ascoltatore in un profondo smarrimento. "L'accoppiata" chitarra-voce si iscrive a sua volta nel basso e nel drumming furioso di Ben Koller, suonato in palese "contumacia del metronomo" ma con una carica di violenza davvero rara e spesso sconosciuta ai campionatissimi epigoni del metalcore odierno. Un drumming in cui la dinamica è annientata non attraverso il campionamento, ma direttamente attraverso l'esecuzione: la furia di un paio di braccia umane che sembrano cercare non solo di suonare, ma (a volte) apertamente di distruggere il loro strumento. Le canzoni passano come carri armati sull'ascoltatore, in una frenetica successione di pezzi che ammiccano al grind-core e che allo stesso tempo possono arrivare a sfiorare cadenze di Neurosis-iana memoria senza mai perdere la caratteristica fondamentale di tutto il lavoro, ossia la corrosione e la disintegrazione. Alcuni criticano apertamente il suono di questo disco, ed è effettivamente vero che un primo ascolto (magari in cuffia) può risultare davvero ostico, a causa della "mediosità" di cui sopra e delle scariche di violenza continua e gratuita che attraversano la maggior parte dei brani, eppure basterebbe riflettere sul successo garantito dal sound di questo disco allo studio di K.Ballou per capire come questo fosse proprio il suono che gran parte dell'HC americano stava aspettando. E' difficile parlare dei singoli brani, perchè la qualità media è davvero alta ed il disco dovrebbe essere ascoltato nella sua interezza per essere apprezzato a pieno, trovando un suo ideale coronamento nel (quasi) quarto d'ora di follia finale della title track. A questo punto mi rimangono da segnalare solo un paio di cose: innanzitutto Thaw, il penultimo brano, che è quello che, personalmente, mi ha fatto ritenere di dover avere gran parte della discografia di questa band ed in cui si trova il passaggio forse più suggestivo di tutto l'HC degli ultimi anni (ascoltare gli ultimi due minuti per credere, o meno); e in secondo luogo mi incurioisce il modo perfetto in cui una frase dei testi dell'ultimo uscito in casa converge (No Heroes N.d.S.) si adatta a Thaw e The Broken Vow, ma forse a Jane Doe nel suo complesso: "In my world of enemies I walk alone". Buon ascolto a tutti.
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VOTO LETTORI
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89.03 su 154 voti [
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20
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Uragano sonoro devastante che nel Brano finale si placa lentamente.. Album micidiale! I Converge sono un Gruppo unico.. |
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19
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a me pare invece che i converge partano dall hardcore dei neurosis e lo portino avanti di varie spanne . infatti don joe non è un album qualunque , è un album davvero speciale o lo si ama o si odia al primo ascolto , almeno io ritengo che non possa lasciare indifferenti .......bello carico come tutti i begli album Hc metal dovrebbero essere. |
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18
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Per me i Converge sono i figli degli Slayer e dei Napalm Death. Con Jane Doe ribaltano il concetto di hardcore e di metalcore. A brani velocissimi si aggiungono sempre alcuni lunghi, riflessivi, disperati. Un disco perfetto che ha creato un teorema. 95. |
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17
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Un capolavoro assoluto, ho dovuto sbatterci la testa parecchie volte prima di apprezzare in pieno questo capolavoro e i Converge in generale, la mia pazienza è stata più che premiata, questa band è una delle cose più belle che la musica potesse donarci. Voto 100. |
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16
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Un capolavoro assoluto, ho dovuto sbatterci la testa parecchie volte prima di apprezzare in pieno questo capolavoro e i Converge in generale, la mia pazienza è stata più che premiata, questa band è una delle cose più belle che la musica potesse donarci. Voto 100. |
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15
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Disco assurdo a livello di testo e soprattutto a livello musicale da qui in poi l'idea di hardcore assume un nuovo livello.Da avere assolutamente |
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14
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Capolavoro assoluto. 100 |
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Senza parole,disco capolavoro. |
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12
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Quanta sofferenza emana il disco intero. Quanto è sublime la title-track. 90 |
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11
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Ritmiche incredibili, voce struggente, dopo l'ascolto lascia un alone di paura e Disperazione, un album veramente spettacolare |
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10
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Struggente, violento sludge-core. Canzoni folli di rabbia che si rincorrono in una gara di schizofrenia. Gran disco, voto giusto. |
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9
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Non conosco molto questa band, difatti li ho ascoltati per la prima volta con AWLWLB. Poi su consiglio di qualcuno sono andato a recuperare questo Jane Doe. E ne è valsa la pena. |
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8
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mi ha cambiato la vita questo disco. indescrivibile |
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7
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spettacolare, è il loro capolavoro assoluto. |
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6
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the broken vow è un ferro da stiro in pieno volto!!! |
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5
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una piallatrice in faccia! |
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4
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Furioso, catarsi pura, annicchilente, massacrante..non so cosa dire, uno dei miei cd preferiti e uno dei più violenti di sempre, un pugno nei denti fa meno male (ok esagero, ma lo amo.) |
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3
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La silhouette aliena del corpo HC in mutazione verso lo sludge/doom. DIsco immenso; voto 100 |
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2
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l'album in questione è registrato analogicamente; quindi non si può prescindere dallesecuzione. questa è ricerca della verità assolutamente. |
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1
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Per questo album ci vuole almeno un 99. Straordinario! |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Concubine 2. Fault And Structure 3. Distance And Meaning 4. Hell To Pay 5. Homewrecker 6. The Broken Vow 7. Bitter And Then Some 8. Heaven In Her Arms 9. Phoenix In Flight 10. Phoenix In Flames 11. Thaw 12. Jane Doe
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Line Up
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Jacob Bannon – vocals Kurt Ballou – guitar, vocals, theremin Nate Newton – bass, vocals, theremin Aaron Dalbec – guitar Ben Koller - drums
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RECENSIONI |
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