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Kansas - Song for America
26/08/2023
( 1477 letture )
Una cover molto particolare, ad opera dell’illustratore britannico Peter Lloyd (autore altresì dell’artwork del celebre Point of Know Return), raffigurante un’aquila in modo da mettere in risalto ciò che rende tale rapace più minaccioso, vale a dire becco e artigli, introduce sul mercato discografico del 1975 Song for America, il secondo disco dei Kansas, band venuta alla ribalta l’anno precedente con un omonimo di grandissimo valore che però non ha ottenuto il successo aspettato (solo una posizione 174 nella classifica Billboard). La musica del gruppo, composta in prevalenza dal chitarrista Kerry Livgren, si rifà esplicitamente al progressive rock dei primi ’70, con qualche variazione in chiave boogie tipicamente americano e influenze hard rock. Una miscela con testi spesso poetici e una strumentazione complessa, che inizialmente fa fatica ad attecchire presso il pubblico americano, per il quale il prog non è di certo il genere che all’epoca va per la maggiore. Sarà infatti solo con il quarto e il quinto album della band, gli iper-celebrati Leftoverture e Point of Know Return del 1976 e 1977 -anni in cui in Europa il prog avrà già ceduto il passo al punk- che i Kansas guadagneranno quel successo che li trasformerà in una delle più importanti realtà musicali statunitensi.

Song for America prosegue sul percorso intrapreso con il disco d’esordio e, pur non avendone lo stesso impatto sonoro ed emotivo, lo arricchisce di tratti folk caratteristici d’oltreoceano, come del resto lo stesso titolo fa presagire. Testi complessi e spesso enigmatici si abbinano a una musica che si sposta agilmente tra sezioni strumentali complesse, alla ELP o Genesis per intenderci, e momenti più melodici. La formazione è quella leggendaria dei primi sette album, fino cioè ad Audio-Visions del 1980, con i chitarristi Kerry Livgren e Rich Williams, il tastierista e vocalist Steve Walsh, il violino e la voce del compianto Robbie Steinhardt e la base ritmica di Dave Hope (basso) e Phil Ehart (batteria).

L’album si apre con Down the Road, brano intriso di elementi folk che introduce subito ad un mondo di arrangiamenti complessi e cambi di tempo, con combinazioni di chitarre potenti e tastiere, nel quale viene subito alla ribalta uno degli aspetti più distintivi dei Kansas, cioè l’uso prominente del violino di Steinhardt, che porta un tocco sinfonico e allo stesso tempo tradizionale alle composizioni della band. La seconda storica traccia, Song for America, è unanimemente considerata non solo la vetta dell’album, ma uno dei migliori episodi dell’intera discografia del gruppo. Si tratta di un brano che riassume in dieci minuti la capacità dei musicisti di combinare sezioni strumentali intricate con melodie coinvolgenti, sfumando attraverso varie sezioni emotive. La progressione dinamica è notevole, variando dalla delicatezza delle parti iniziali alle esplosioni di energia (profonde debitrici di ELP) più avanti. Così come notevole è la splendida voce di Steve Walsh, che riesce a conferire ulteriore personalità e calore alle già meravigliose melodie della title-track. Lamplight Symphony e Incomudro – Hymn to the Atman sono entrambe canzoni riflessive e complesse che richiamano parecchio il primo album (soprattutto nel suo epilogo Death of Mother Nature Suite) e allo stesso tempo anticipano quelli che saranno i Kansas del prossimo futuro (ascoltare Cheyenne Anthem da Leftoverture per credere). Incomudro, in particolare, per larghi tratti strumentale con passaggi richiamanti i Genesis dei primi anni del decennio, enfatizza le abilità musicali dei membri della band e presenta inoltre un coraggioso assolo alla batteria di Phil Ehart, caratteristica questa poco comune in un disco da studio, persino per l’epoca. Lonely Street è una ballata blues in piena regola, che mostra la capacità di Walsh di trasmettere emozioni profonde. The Devil Game offre infine un mix di hard rock e progressive, anch’essa con l’aggiunta di influenze blues. La tracklist intera, in definitiva, non solo dona una gamma di emozioni e stili musicali che mostrano la creatività della band, ma dimostra anche la perizia e la tecnica dei componenti che, pur in quel periodo d’oro del rock, possiede ben pochi eguali. Celebre a tal riguardo una dichiarazione di Brian May (i Kansas furono il principale gruppo di supporto dei Queen nel loro tour americano Sheer Heart Attack): “Ricordo di essermi seduto con Freddie ad assistere al loro soundcheck e a pensare... Questi ragazzi suonano sul serio. Sembra di ascoltare una registrazione”.

Complessivamente, Song for America va senz’altro considerato un classico, un album che riflette l’epoca del rock progressivo degli anni Settanta, grazie alla sua fusione di elementi classici, folk e sperimentazioni sonore. Un grande disco certamente, anche se non un capolavoro. Risulta infatti a volte un po’ troppo derivativo sia nei confronti del prog inglese che del primo eccellente lavoro della band, del quale sviluppa diverse tematiche sonore restandone comunque qualitativamente un gradino inferiore. Si tratta in ogni caso, insieme al successivo Masque, di una tappa fondamentale per la crescita dei Kansas che verranno, in particolar modo nell’economia della genesi dei due capolavori Leftoverture e Point of Know Return, nei quali la combinazione di stili proposta dal combo statunitense sarà meravigliosamente implementata fino a raggiungere la quasi totale perfezione.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
89.4 su 5 voti [ VOTA]
Danimanzo
Giovedì 31 Agosto 2023, 10.52.04
7
Concordo in toto con i commenti precedenti, band di livello superiore e fino a Point of Know Return intoccabili.
Rob Fleming
Mercoledì 30 Agosto 2023, 11.59.20
6
Capolavoro il debutto, capolavoro questo, capolavori Leftoverture e POint of...C\'è stato un periodo in cui i Kansas qualitativamente dominavano anche sulle band inglesi. Pomp/prog, poco importa. Qua se si vuole durezza la si trova in Down the Road, Lonely Street e The Devil Game. Se si vuole sognare si hanno gli altri tre capolavorissimi. Due cantanti (di cui Walsh ottimo), un violino, un compositore eccelso come Livgren e cori su cori. Un gruppo di un altro pianeta. 90
duke
Martedì 29 Agosto 2023, 23.40.14
5
...band di enorme qualita\'.......non sbagliano mai.....si va sul sicuro......
Aceshigh
Domenica 27 Agosto 2023, 12.14.33
4
Un passo in avanti rispetto al già bellissimo debut, questo album per me è inferiore solo a Leftoverture e Point of Know Return (e superiore a Masque). La title-track poi … un pezzo che è assolutamente peccato mortale non conoscere (e adorare). Grandissimi Kansas. Voto 87
progster78
Sabato 26 Agosto 2023, 14.49.37
3
Con loro si cade sempre in piedi,bellissima la title track e spettacolare Incomudro...Walsh grandioso come tutta la line up...splendidi i passaggi di Steinhardt,voto 85.
Fabio
Sabato 26 Agosto 2023, 13.12.36
2
Band eccezionale, per me hanno parzialmente sbagliato solo Monolith, gli altri sono tutti ad avere. Voto giusto
hard n heavy
Sabato 26 Agosto 2023, 13.07.18
1
Che band stratosferica che sono i Kansas, che dire vado pazzo sia per il loro prog rock che per la loro mutazione AOR. Maestri indiscussi
INFORMAZIONI
1975
Kirshner Records
Prog Rock
Tracklist
1. Down the Road
2. Song for America
3. Lamplight Symphony
4. Lonely Street
5. The Devil Game
6. Incomudro – Hymn to the Atman
Line Up
Steve Walsh (Voce, Organo, Sintetizzatori, Piano)
Kerry Livgren (Chitarra, Sintetizzatori, Piano)
Rich Williams (Chitarra)
Robbie Steinhardt (Violino, Cori, Voce solista su tracce 1,2,3)
Dave Hope (Basso)
Phil Ehart (Batteria, Percussioni)
 
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