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Nickelback - Dark Horse
16/08/2025
( 1085 letture )
Proseguendo il viaggio a ritroso nella discografia dei Nickelback è ora il turno di Dark Horse, collocato sulla linea temporale fra il best-seller All the Right Reasons (2005) e l’ottimo Here and Now (2011).

A causa dell’enorme successo commerciale, i riconoscimenti d’oro, platino e diamante, le hit spacca-classifiche e le montagne di copie vendute (quelle autentiche, non le odierne conversioni derivanti dallo streaming), i canadesi non sono mai stati davvero accettati dalla critica -in primis quella “rivale” statunitense- né da una larga schiera di rocker, propensi a delegittimarli come volgare fenomeno mainstream onnipresente in radio e ai tempi nell’heavy-rotation di MTV.

Tale ostracismo (francamente esagerato) offre una spiegazione per il titolo del sesto album, in quanto il “Dark Horse” rappresenta l’outsider o lo sfavorito della vigilia che in barba ai pronostici si aggiudica il risultato migliore. Cavalli di razza o pecore nere dunque? Etichette animali a parte, i quattro non hanno mai negato le mire espansionistiche del loro hard rock melodico, designato a conquistare il podio delle chart vista la fruibilità immediata, i ritornelli scaltri, la grinta dei brani più tosti e il comodo sentimentalismo delle ballad, elementi infallibili di una proposta tradizionale ma vincente anche nei Duemila e negli anni ’10.

Forti della produzione targata Robert John “Mutt” Lange (AC/DC, i Foreigner di 4, le pietre miliari dei Def Leppard, Bryan Adams), in Dark Horse i Nickelback sventolano di nuovo la bandiera del radio rock e, agevolati da un sound tirato a lucido, partono all’inseguimento della Ford Thunderbird ritratta sull’artwork di All the Right Reasons con la sboccata Something in Your Mouth, tutto un programma fin dal nome: il ritmo ha esuberanza, la cassa spinge e quel malandrino di Kroeger dà forma ad un testo pieno di doppi sensi rievocante la Cherry Pie dei Warrant o i Poison di Open Up and Say…Ahh!. Negli ’80 il PMRC avrebbe gridato allo scandalo e oggi il (finto) moralismo dei social alzerebbe un vespaio di polemiche, nel 2008 invece la goliardia non era ancora stata bandita e una canzone del genere poteva aprire un disco senza rischiare il linciaggio.

Whisky e tequila vanno poi ad impregnare lo spirito arena rock della festaiola Burn It to the Ground (suonata nella cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali di Vancouver), Gotta Be Somebody tasta bene le acque come primo singolo e la vena romantica di I’d Come For You arriva a scomodare i Bon Jovi di I’ll Be There For You elevando al quadrato il carico di passionalità della tracklist. Una volta spenti gli accendini, l’hard rock lascivo di Next Go Round rinfocola i livelli ormonali della travolgente Animals, ma l’appetito sessuale di Kroeger è inarrestabile e deborda anche nella peccaminosa S.E.X. e in quel gioiellino vizioso di Shakin’ Hands, beffardo nel retrogusto country e tagliente nell’annotare le imprese di una spregiudicata gold digger.

Un tono più grave ammanta Just to Get High, sofferta cronaca di droga e morte (in memoria dell’ex-migliore amico di Chad) durante la quale riecheggiano le incupite atmosfere del periodo The State / Silver Side Up. È l’unica eccezione di un full-length altrimenti solare e improntato all’ottimismo, carattere riscontrabile oltre che nei brani già trattati nell’acustica Never Gonna Be Alone, nell’empatia di If Today Was Your Last Day e nella spensierata This Afternoon, rock leggero e divertente al pari del video in cui il quartetto se la gode tra un tuffo in piscina, birre e avvenenti ragazze.

#2 nella US Billboard 200 (125 settimane di permanenza, un clamoroso rientro nel 2014), #1 in Canada, platino a tre settimane dall’uscita, l’album rock più venduto del 2010; numeri incredibili, ma non se rapportati ai Nickelback, dittatoriali nel mainstream per almeno una quindicina d’anni (dal botto del 2001 agli ancora nobili piazzamenti di Feed the Machine del 2017).
Al di là delle mere statistiche, la band ha ereditato le consuetudini del rock generalista ed è questo l’ambito da tenere a mente quando si parla dei Kroeger e delle loro uscite: Dark Horse, nello specifico, prosegue il tragitto autostradale inaugurato da All the Right Reasons e ne conferma i tratti salienti (pezzi hard rock, mid-tempo rockeggianti e ballad dal cuore tenero) pur rimanendo alcuni chilometri indietro, non un difetto quanto una marcia scalata lungo un rettilineo che molte altre line-up avrebbero voluto percorrere.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
30 su 2 voti [ VOTA]
Buddy
Sabato 23 Agosto 2025, 15.42.46
5
Quoto il commento sotto, non ho mai capito come mai i Nickelback siano storicamente uno dei gruppi più odiati dai metallari. Certo, non sono ispirati come i Creed e Alter Bridge e Shinedown dopo, fanno un rock radiofonico, patinato e di facile approccio, in tutti i loro album ci sono vari filler, però il loro compito lo svolgono bene e le loro hit le hanno composte.
Shock
Venerdì 22 Agosto 2025, 16.33.32
4
Detto che per me Burn it to the ground è una canzone pazzesca, fenomenale, il resto alterna canzoni hard rock a ballad che dopo un pò lasciano cascare le p....e, io lo apprezzo a metà. Praticamente se fosse stato tutto come le prime due sarebbe stato un album pazzesco ma purtroppo non è stato così.
Apocatastasi
Venerdì 22 Agosto 2025, 14.43.35
3
Webzine finito in mano ai bimbiminchia poser. Such a shame.
Graziano
Domenica 17 Agosto 2025, 15.40.58
2
Bellino, ma concordo con quanto scritto, l\'album prima aveva decisamente una marcia in più.
Duke
Sabato 16 Agosto 2025, 21.11.26
1
....nulla di eclatante....ma onesti musicisti....che scrivono belle canzoni.....anche questo disco non mi dispiace.....
INFORMAZIONI
2008
Roadrunner/EMI
Hard Rock
Tracklist
1. Something in Your Mouth
2. Burn It to the Ground
3. Gotta Be Somebody
4. I’d Come for You
5. Next Go Round
6. Just to Get High
7. Never Gonna Be Alone
8. Shakin’ Hands
9. S.E.X.
10. If Today Was Your Last Day
11. This Afternoon
Line Up
Chad Kroeger (Voce, Chitarra)
Ryan Peake (Chitarra, Cori)
Mike Kroeger (Basso)
Daniel Adair (Batteria)
 
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