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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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11/10/2025
( 636 letture )
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Alla fine del Novecento, il metal europeo stava vivendo una fase particolare: nuove band, nuovi entusiasmi, una rinascita che riportava in auge il power come genere di riferimento. In questo contesto, i tedeschi At Vance scelgono una strada meno appariscente, ma forse più ambiziosa: dare al power metal un respiro colto, radicato nella tradizione classica e nella stagione hard & heavy ottantiana. No Escape, uscito nel 1999, è dunque un debutto fuori dal tempo, lontano dalla patina delle mode e vicino a una ricerca di forma musicale più rigorosa.
Olaf Lenk, chitarrista e mente del gruppo, costruisce un lavoro capace di fondere virtuosismo e sostanza. Nei suoi fraseggi non c’è la fredda esibizione tecnica, già di per sé oltre la media: ogni solo, ogni variazione sembra riprodurre qualcosa di eccezionale, con una chiarezza formale che richiama più la lezione di Vivaldi, che il funambolismo metal di maniera. La title track No Escape si presenta già come si deve: rapida, calibrata, con un assolo che sa di poetica. La voce di Oliver Hartmann è ciò che trasforma la solidità del progetto in emozione pura. In Power & Glory trova la sua dimensione più epica, mentre in Lost in Your Love riesce a smorzare i toni e dare vita a una ballad di rara bellezza, capace di unire pathos e compostezza. racconta i brani imprimendo un segno distintivo che pochi cantanti del settore sono riusciti a lasciare. Flying High mostra il lato più energico della band, con la sezione ritmica serrata che sostiene senza tentennamenti le impennate chitarristiche. Die in Your Arms invece gioca sulla drammaticità, alternando colpi di potenza e aperture malinconiche: è il brano che rivela la volontà del gruppo di muoversi su più registri, senza adagiarsi sull’unico schema della velocità. Centrale, in questo disco, è l’omaggio alla musica classica. La rilettura di Four Seasons - Summer non è semplice curiosità da studio, ma parte integrante della visione di Lenk: il barocco tradotto in elettricità, un ponte fra linguaggi che conferisce dignità e spessore al progetto. Lo strumentale No Speak completa il discorso con una parentesi che riafferma la centralità della chitarra come strumento narrativo. Il disco si chiude con Seven Seas e All for One, One for All, due brani che raccolgono l’eredità ottantiana e la rilanciano in chiave corale. Se il primo richiama atmosfere solenni, il secondo assume i tratti di una dichiarazione di fratellanza metallica, chiudendo il cerchio di un lavoro che si presenta come debutto, ma suona come il frutto di una maturità già consolidata.
No Escape è dunque un album che guarda al futuro restando saldo nel passato. Non stravolge, ma dà al power metal di fine millennio una voce peculiare, capace di coniugare tecnica e melodia, rigore e passione. È un disco che, pur senza aver mai avuto clamore mediatico, si mantiene vivo ancora oggi: testimonianza che la fedeltà a un’idea può produrre opere più durature di qualsiasi rincorsa alle tendenze. Oggi più che mai ne abbiamo assoluto bisogno.
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2
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io di loro mi ricordo solo due cose: le cover fighissime degli ABBA e la voce meravigliosa di Hartmann, per il resto quel poco che ho sentito, pur tecnicamente ben suonato, mi è sempre sembrato un esercizio di stile. Voto 65 perché mi sento buono. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Flying High 2. No Escape 3. No Speak 4. Die in Your Arms 5. All for One, One for All 6. Money, Money 7. Four Seasons - Summer 8. Lost in Your Love 9. Power & Glory 10. Seven Seas
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Line Up
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Oliver Hartmann (Voce, Chitarra) Olaf Lenk (Chitarra, Tastiera) Ulli Müller (Tastiera) Rainald König (Basso) Mark Cross “Spoony” (Batteria)
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RECENSIONI |
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