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Kaiserreich - Ravencrowned
( 3904 letture )
Con il recentissimo Ravencrowned i bresciani Kaiserreich tagliano il traguardo del secondo album, a 4 anni di distanza dal precedente omonimo/acronimo KRRH.
I passi in avanti che il gruppo ha compiuto sono lampanti e lodevoli ma, è bene chiarirlo subito, non certo miracolosi. Se il full-lenght precedente rubava letteralmente riff ai Darkthrone del periodo '93-'96, l'odierna proposta musicale slitta avanti di un paio di anni ma si sposta, per influenza, dalla Norvegia alla Svezia.
L'intro in stile tipicamente emperoriano lascia subito l'acquolina in bocca in prospettiva di ascoltare un album di fattura (magari) epica – il che non vuol dire per forza viking - o con qualche reminiscenza della band di Ihsahn e affini. Invece già l'iniziale Vae Victis tradisce queste aspettative, svelando mano a mano un classico album black metal di matrice svedese (o, se preferite, di quella italiana già specchiata nelle sonorità swedish, come Frostmoon Eclipse o Handful of Hate). I tempi sono sempre tiratissimi, all'ennesima potenza e sempre alle velocità più estreme; le chitarre si muovono sempre in coppia e la batteria stenta a cambiar tempo pur non faticando nel picchiare insistentemente sulle pelli.
Con Dreamfall (pure, tortured heart) i toni sembrano cambiare repentinamente, rispolverando quel black "epico" a cui mi riferivo prima. Gli orizzonti sono quelli dei Naglfar (di Diabolical), dei Marduk di Opus Nocturne ma si può sentire anche qualche spunto dai primissimi Behemoth. Eppure, nonostante le buone premesse, le scivolate non mancano: intanto l'imbarazzante stacco intorno ai due minuti (ma che diavolo è ?!?!), e più in generale l'eccessiva lunghezza di alcune metriche e composizioni. Lunes of Judgement e Tempest confermano esattamente le stesse pecche: un songwriting tendenzialmente molto simile che oltrepassando gli otto minuti mette a dura prova l'attenzione dell'ascoltatore. L'uso di intermezzi acustici (solo in Lunes) aiuta sì a risollevare la testa dal cuscino ma finisce con il rivelare l'eccessivo manierismo della composizione.
Sicuramente i brani più riusciti sono quelli più brevi (Veleno, A.B. 86), nei quali la band riesce a dare una forma più concreta alla propria musica; dire invece quale pezzo spicchi sull'altro è veramente arduo in quanto (come appena detto) la somiglianza fra gli eseguiti sfiora l'eccessivo... Anche le prestazioni vocali di Serpent Est non contribuiscono a innalzare l'appiattimento dell'album (certo, non mancano ogni tanto delle oneste trovate come l'aggiunta di qualche effetto o coro agli scream, ma nulla più).
Altri pezzi come Den Verkschythend si caricano di noia anche solo per l'uso eccessivamente funesto della batteria, e quando i tempi rallentano le chitarre spolverano dei giri che appartengono ormai ad un tipo di black metal morto e sepolto (con tanto di ripartenza a mille della batteria sui suddetti riff).

Il disco è ben suonato ? Diamine, sì!
E' ben prodotto? Certo che sì.
La resa sonora? Rasenta la perfezione...
E' tutto ciò che sta sotto che purtroppo manca e bisogna pur dire che al giorno d'oggi è quasi impossibile trovare un disco suonato male. Capisco benissimo la voglia dei Kaiserreich di emergere dal mare della mediocrità nel quale aleggiavano con KRRH: da allora hanno fatto tante bracciate ma mancano molti metri per raggiungere la riva.

E questo è quello che concerne tutto ciò che riguarda il profilo strettamente musicale del disco; non voglio soffermarmi, invece, sugli argomenti meta-musicali della band (titoli come Cuore Nero, eufemismi vari come "Giammai" o "tutti i nostri onori", o comunicati di autodifesa sul sito internet che vogliono distaccare la band stessa dall'appartenenza al filone NSBM, a mio avviso giocano un ruolo esattamente controproducente). Vorrei però dire che il black metal proposto dai nostri bresciani si presta molto meglio ad un'esecuzione dal vivo piuttosto che ad un ascolto digitale e i nostri, in sede live, eseguono precisamente i loro brani (espressione che si può anche tradurre con un "senza infamia e senza lode"). La dimensione live mi farebbe dunque propendere per qualche punto in più, ma allo stesso modo sarei tentato di toglierne a causa dell'abbigliamento usato proprio on-stage che, nel tentativo parossistico e fuori tempo massimo di incarnare una certa "evilness", rasenta il ridicolo.
Ma queste mie ultime considerazioni, in sostanza, lasciano il tempo che trovano e comunque fanno parte di ciò che sta oltre all'album in sè. Ciò che non cambia, ad ogni modo, è la valutazione finale.



VOTO RECENSORE
56
VOTO LETTORI
44 su 22 voti [ VOTA]
Blackcrowned
Venerdì 30 Novembre 2012, 12.09.26
1
Gruppi black italiani, dovete darvi una svegliata! Non se ne può più del minestrone riscaldato, soprattutto se è così desolatamente mediocre come in questi cd.
INFORMAZIONI
2011
De Tenebrarum Principio / ATMF
Black
Tracklist
1. Hapax Legomenon (Intro)
2. Vae Victis
3. Dreamfall (Pure, Tortured Heart)
4. Veleno
5. Lunes Ov Judgement
6. Cobra Legion Arose
7. A.B. 86
8. Cuore Nero
9. Den Verkschythend
10. Tempest (Of the Unweapt Tears)
Line Up
Serpent Est - Vocals
T. Morgan - Bass
Abraxas - Guitars
Luce - Guitars
Krieg - Drums
 
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