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27/04/25
HEILUNG
TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI - MILANO
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Khors - Wisdom of Centuries
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( 2136 letture )
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È passato oramai quasi un secolo dalla nascita della Repubblica Popolare Ucraina, a ricordarci di ciò ci hanno pensato i Khors attraverso il loro quinto full lenght, intitolato Wisdom of Centuries e per l’appunto dedicato ai fatti che ebbero luogo agli inizi del 1917 in Ucraina. In questo album vedremo come la formazione originaria di Kharkiv abbia compiuto il tanto atteso passo in avanti rispetto a Return To Abandoned: un disco per certi versi non proprio riuscitissimo, costituito da pochi spunti buoni e da un comparto di tastiere a mio parere orribile. Questo salto di qualità coincide anche con l’entrata dei nostri all’interno del roster della rinomata label inglese Candlelight Records.
Le influenze derivano chiaramente da band del calibro di YGG, Nokturnal Mortum, Temnozor e Drudkh. In questa nuova fatica il sound dei Khors si è lievemente “addolcito”, compiendo una leggera virata verso il pagan metal e lasciando per strada un po’ di stilemi tipici del black più puro. Come sempre le tematiche non contengono riferimenti politici di alcun tipo, ma si legano in tutto e per tutto al paganesimo, al tema astrale dello spazio e al misticismo. Per quanto riguarda la produzione non c’è nulla da segnalare se non per il fatto che i piatti suonano leggermente impastati, ma per il resto tutto è al posto giusto. Il lavoro di mastering e mixaggio sono stati eseguiti dal chitarrista dei Semargl, ovvero Shaddar, mentre il suggestivo artwork è opera di Sir Gorgoroth, già autore delle copertine dei Nokturnal Mortum.
Si può chiaramente notare come Wisdom of Centuries sia suddiviso in due coppie di canzoni. Partiamo dunque da quella iniziale che risulta formata da Black Forest's Flaming Eyes e The Last Leaves. La prima incomincia con la classica cavalcata in stile pagan metal: batteria e basso compongono un muro ritmico assolutamente ottimo, mentre i riff di chitarra sono taglienti al punto giusto e in grado di muoversi con agio tra sonorità più basse e tra altre più melodiche. Il miglioramento rispetto al passato è dato dalla componente atmosferica prodotta dalle tastiere: in questo caso le keys vengono utilizzate con criterio per produrre una serie di suoni evocativi e belli da sentire, e non apparentemente usciti da una tastierina Bontempi. Il brano procede attraverso ottime soluzioni solistiche che assumono toni discretamente epici e coinvolgenti, merito senza dubbio del sottofondo elettronico e del potente cantato di Helg. L’insieme di questi elementi porta i nove minuti del pezzo a non subire mai alcun tipo di calo, rendendolo sempre interessante e per nulla noioso. La seconda The Last Leaves parte subito a razzo tra rapidi blast beats e sferzanti linee melodiche di chitarra; come al solito risultano assolutamente trascinanti le parti in cui sale in cattedra Khaoth a colpi di doppia cassa, sempre ottimamente supportato dalla restante componente strumentale. Allo stesso modo mi è parsa ammirevole la capacità dei Khors di essere atmosferici e introversi senza stravolgere eccessivamente l'equilibrio e la velocità della canzone. Per il momento non mi soffermo sugli intermezzi e passo alla seconda coppia di brani: la title-track viene introdotta semplicemente da batteria e chitarre pulite, il tutto accompagnato da un lugubre sottofondo di tastiere. Il cantato di Helg si presenta inizialmente sussurrato, ma arriva a sprigionare tutta la propria carica in concomitanza con l'entrata in scena delle chitarre distorte. Il brano, che nel complesso è molto buono, vive di mid-tempos, di lunghe parti arpeggiate e di una serie di elementi in stile ambient. La seguente Only Time Will Take It Away assomiglia quasi ad un viaggio musicale: gli iniziali arpeggi in pulito convergono in un miscuglio ordinato di colpi di doppia cassa, riff spaziali e vocals travolgenti. La ricomparsa delle delicate sonorità presenti nei primi minuti della canzone non crea in noi quella sensazione di già sentito, anzi, riesce a prepararci emotivamente per ciò che i Khors avranno da proporci successivamente.
Concludo citando anche Through the Clouds of the Past e Twilight, rispettivamente intro e outro che tutto sommato risultano sopportabili, anche se non posso dire lo stesso di Where the Grandeur of Mountains Embraces the Space (intermezzo tanto ambient quanto inutile) e Horizons Glassy (intermezzo strumentale altrettanto insensato) che vanno a spezzare eccessivamente e in malo modo il naturale scorrere del disco. Detto questo credo che i Khors siano riusciti a produrre il proprio lavoro migliore, un prodotto decisamente consigliato per chi ama il black e il pagan dell’est Europa.
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Un bel salto di qualità rispetto ai precedenti, adesso sono curioso di sentire il nuovo lavoro appena uscito. Non so se c'entra la Candlelight, ma l'entrata di Saturious nella band ha sicuramente fatto la differenza visto che lui le tastiere le sa suonare sul serio. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Through the Clouds of the Past 2. Black Forest's Flaming Eyes 3. The Last Leaves 4. Where the Grandeur of Mountains Embraces the Space 5. Horizons Glassy 6. Wisdom of Centuries 7. Only Time Will Take It Away 8. Twilight
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Line Up
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Helg: voce, chitarra Jurgis: chitarra Khorus: basso Khaoth: batteria Saturious: tastiera
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RECENSIONI |
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