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Starblind - Dying Son
25/01/2016
( 1450 letture )
Abbiamo spesso affrontato il problema delle band le quali, pur in presenza di mezzi tecnici adeguati e buone potenzialità da sfruttare, si limitano a rifare più o meno bene quanto fatto in passato dai mostri sacri del metal. Quello della mancanza di personalità è un discorso che incontreremo certamente ancora durante il nostro cammino, ma nel caso degli Starblind si complica un po’. Band svedese con base a Stoccolma, questa ha già alle spalle un primo album intitolato Darkest Horrors ed ora, dopo un contratto ottenuto con la Pure Steel, ci offre il secondo, chiamato stavolta Dying Son. Lo stile scelto dal gruppo, il quale può vantare tra le proprie fila Mike Stark (ex batterista degli Steel Attack, qui al microfono), Daniel Tillberg (Sadauk) e Johan Jonasson (Dethronement, Danger), è un heavy metal nel classico stile Maiden. Ho scritto “stile Maiden”? Bè, forse l’espressione più adatta sarebbe “copiato dai Maiden”.

A questo proposito sarebbe meglio chiarire subito un punto: gli Starblind, probabilmente, puntano esplicitamente anche ad omaggiare la band di Harris. La tesi in questione è avvalorata dal nome scelto, dato che Starblind è il titolo di un brano contenuto in The Final Frontier, ma il problema è che la band non si limita a rifarsi ai maestri, li copia proprio. Dato per scontato che il gruppo suona bene e che Stark è un buon cantante di genere (solo qualche piccola incertezza nei pochi passaggi su tonalità basse), è la produzione di Dying Son a colpire positivamente in prima battuta. Il disco, infatti, è stato registrato in presa diretta in studio, suonando tutti insieme e contemporaneamente, come ormai è diventato rarissimo sentire. Il risultato, valorizzato dal lavoro di produzione di Cedrick Forsberg, ottenuto con una filosofia che prevedeva “no guitar dubbing, no triggers and no metronome when recording”, è certamente buono. Era parecchio tempo che non si sentiva un lavoro così “vero” dal punto di vista del suono e ciò è assolutamente coerente con la musica suonata. Detto questo, però, l’impatto con Dying Son lascia più che perplessi fin dalle prime note. A Dying Son non sembra solo presa di peso da Powerslave, ma le assonanze con 2 Minutes to Midnight sembrano palesi. Andando avanti nell’ascolto, la situazione non migliora affatto, dato che ogni singolo pezzo ed ogni particolare passaggio non sono solo un atto di ossequio alla Vergine di Ferro, ma un vero e proprio lavoro di taglia e cuci privo di ogni spunto personale e, per di più, suonato e cantato esattamente come farebbe una tribute-band. Il disco è così proprio nella sua interezza? No; è infatti possibile ravvisare un 2 o 3% di quanto contenuto da questo CD non direttamente riconducibile agli Iron, ma quando questo accade, è perché allora sono i Judas Priest od i Saxon ad essere copiat... citati. Dato il quadro generale, è inutile menzionare qualche singolo pezzo, dato che tutti sono ottimi se considerati a sé stanti, o pessimi se inseriti in un discorso più ampio.

Rifarsi, omaggiandolo, a qualcuno che ha plasmato la storia non è un crimine e, quando questo è fatto con criterio, produce qualche volta anche ottimi dischi. Tuttavia, lo diventa se il tutto si riduce ad un copia-incolla di ogni singola nota, arrangiamento o soluzione prodotta da un’altra band, come in questo caso. Tanto più se il gruppo “incriminato” mostra di avere delle qualità per fare qualcosa di buono e dichiara sì di volersi rifare alla N.W.O.B.H.M., ma non ad un gruppo in particolare come invece fa. Più in generale, la totale ed assoluta mancanza di personalità, talmente macroscopica da dover essere per forza considerata una precisa scelta, rende Dying Son un prodotto colpevolmente più che derivativo. Anche considerando le scelte adottate come coscienti. L’unico modo di valutare positivamente un album con le caratteristiche che avete appena letto, è quello non solo di accettare di avere a che fare con gli “Ironstar Maidenblind”, di essere ultra patiti della N.W.O.B.H.M. e di prendere il tutto come un divertissement o un piacevole (stra)déjà vu, ma di andare ben oltre. Dying Son funziona solo se estrapolato radicalmente dal contesto generale ed ignorando accuratamente sia la band che è fonte primaria della loro ispirazione (la quale, ovviamente, ne uscirebbe vincitrice per manifesta superiorità e per aver fatto il tutto prima di loro), ma anche l’intera storia della N.W.O.B.H.M. e del metal tutto. Insomma, gli Starblind come meteora vagante in uno spazio completamente vuoto. In quel caso, la valutazione potrebbe anche essere addirittura elevata. Se ritenete di poterci riuscire, dunque, potete anche pensare di interessarvi alla loro opera. Ciò non toglie e non toglierà mai, però, che rifare esattamente e senza aggiungervi letteralmente nulla ciò che altri hanno fatto e di farlo dopo trent’anni, come un alunno delle elementari sotto stretta dettatura della maestra, non può essere considerato come qualcosa di valido in assoluto. UP THE STAIRONS.



VOTO RECENSORE
53
VOTO LETTORI
76 su 4 voti [ VOTA]
dario
Giovedì 28 Gennaio 2016, 14.04.17
6
L'ho ascoltato. Non mi è piaciuto, pezzi poco ispirati e molto derivativi (dai maiden, come detto in rece) Bravi strumentalmente, la voce buona estensione ma a volte sembra prendere qualche stecca.
Raven
Martedì 26 Gennaio 2016, 10.04.28
5
Hello Mike. Thank you for your intervention and for your good manners. In summary, I wrote that the album is good when considered as isolated and that could also be positively evaluated, but entered in the general context, suffers from personality and many solutions are too similar to Iron Maiden. As I wrote what I thought, you and anyone else can write his opinion on my review, we are all here because of that.
Mike / Starblind
Martedì 26 Gennaio 2016, 9.58.06
4
Thanks for the review Francesco, I cant read italian but with google translate I can see that you are a very good writer and that you take your job very seriously which is much appreciated. Personally I can´t say that I agree with all of the criticism in this review as I know for a fact that we have not copied anything on any song from any band. With this being said we don´t try to hide our influences in our song writing process, if a riff or song is good we will write it and then if the song is good enough we will also record it and include it on the next album. Yes we are influenced by bands like Iron Maiden, Manowar, Judas Priest etc. Thanks again and keep up the good work! Best Regards Mike / Starblind
Raven
Martedì 26 Gennaio 2016, 9.26.10
3
Credo di essermi espresso chiaramente in chisura di recensione. Il disco è godibilissimo se preso come prodotto a sé stante, ma è un plagio di tutto ciò che i Maiden hanno fatto fino a Powerslave. Il compito di chi recensisce non è stabilire se un disco piace a chi scrive, ma se è valido in assoluto e lo scritto deve raccontare il disco anche a distanza di tempo. Un lavoro che è una scopiazzatura di quello altrui diverte all'inizio e se non si vuole approcciarlo con senso critico, ma dopo un mese? Sei mesi? Un anno? Quando qualcuno leggerà questa recensione magari dopo anni, deve trovare uno scritto valido, non qualcosa che è stato scritto sull'onda del divertimento momentaneo. Se si vuole far critca e si tratta di qualcosa che copia quanto fatto da altri senza aggiungere letteralmente una virgola e senza alcuna interpretazione non gli si può assegnarare una valutazione positva. Chi ascolta, ovviamente, può lasciarsi prendere dall'entusiasmo e godere del CD per ciò che vale nel momento in cui lo ascolta, ma è un'altra faccenda.
Ulvez
Martedì 26 Gennaio 2016, 9.12.56
2
su questo album ho sentito pareri discordanti, sono curioso di ascoltarlo.
Metal 73
Martedì 26 Gennaio 2016, 7.08.08
1
continua girare nel lettore instancabilmente.......per me Favoloso ! voto:80
INFORMAZIONI
2015
Pure Steel Records
Heavy
Tracklist
1. A Dying Son
2. Blood Red Skies
3. Firestone
4. The Man of the Crowd
5. The Lighthouse
6. Sacrifice
7. Room 101
8. The Land of Seven Rivers Beyond the Sea
Line Up
Mike Stark (Voce)
Björn Rosenblad (Chitarre)
Johan Jonasson (Chitarre)
Daniel Tillberg (Basso)
Zakarias Wikner (Batteria)
 
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