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Church of Misery - Master of Brutality
12/11/2016
( 2475 letture )
We hate trend. We hate corporate attitude. We hate the word ‘stoner’. Death to false stoners!! Let there be DOOM!!”

Questa è la chiarissima, inequivocabile e perentoria dichiarazione di intenti che campeggia sul retro della copertina di Master of Brutality prima fatica dei Church of Misery, uno dei membri più disturbanti della rigogliosa scena metallica del sol levante. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando i mitici Loudness portarono per la prima volta l’attenzione dei metallari di tutto il mondo verso le isole nipponiche, aprendo la strada anche a questi ragazzacci che non hanno seguito le orme classicamente heavy dei loro predecessori, ma si sono dedicati al culto e alla venerazione di due parole: Black Sabbath. Il leader indiscusso e unico compositore Tatsu Mikami ha voluto portare a estreme conseguenze la lectio magistralis di Iommi e compagni: il sound dei Church of Misery ha l’olezzo fumoso della periferia industriale di Birmingham, ma vuole scendere ancora più addentro alla parte più marcia e inquietante dell’animo umano trasformandola in note e orrendi racconti. Un approccio sonoro che è per alcuni aspetti è vicino anche alle paludi fangose di New Orleans di Kirk Windstein e Mike Williams.
Dopo una gavetta fatta di demo, EP, split e un disco non ufficiale nel 2001 la Southern Lord rilascia Master of Brutality che già dal titolo omaggia i numi tutelari introducendo anche il secondo tema portante per questa band: raccontare nelle loro canzoni le brutali gesta di svariati assassini seriali. Idea di per sé non molto originale perché già ampiamente sviluppata dai truci Macabre, ma che ben si sposa con il sound dei Church of Misery fatto dal basso grasso, tonante e distorto all’inverosimile di Mikami, la chitarra secca e sulfurea di Tomohiro Nishmura e dalla batteria quadrata, ma comunque estrosa e varia di Junji Narita che accompagnano lo sguaiato e roco incedere di Yoshiaki Negishi, una sorta di Lemmy prestato al doom.

La lucida follia di Ed Kemper, assassino di autostoppiste e della propria famiglia nella California degli anni ‘70, apre Killfornia e tutto è chiaro fin dalle prime note: il basso psicotico introduce il riff principale che esplode nella sua ossessiva carica inarrestabile, trascinato da un drumming seventies ricco di accenti, seguito poi dalla voce cavernosa, la traccia è ricca di stacchi e cambi di atmosfera dai rallentamenti dei primi minuti fino al solo di una chitarra indemoniata. Protagonista della successiva Ripping Into Pieces è Peter Sutcliffe lo “Squartatore dello Yorkshire”, assassino di tredici donne in Inghilterra, un basso ancora una volta pachidermico raddoppiato dalle chitarre domina la scena insieme a Negishi su ritmiche rallentate che più doom non si può; si riparte a velocità più consistenti con Megalomania in “compagnia” di Herbert Mullin pluriomicida convinto di salvare il mondo dai terremoti con le sue efferate azioni, ottima varietà anche in questa traccia dove la chitarra di Nishmura prende il sopravvento sia nel riffing roccioso sia nel break centrale. La strumentale Green River è un concentrato lisergico, disturbante e malsano ispirato dalla psichedelia seventies probabilmente riferito a Gary Ridgway, condannato per l’omicidio di 49 persone; segue la cover di Cities on Flame With Rock and Roll dei sempre inafferrabili e misteriosi Blue Öyster Cult, qui riproposta in modo abbastanza fedele con un pizzico di pesantezza in più. Chiude, come aveva aperto, il basso distorto che accompagna la title-track in cui il protagonista è John Wayne Gacy (la cui foto occupa anche la copertina del disco) il “Clown Killer”, assassino di 33 ragazzi in Illinois; le ritmiche si rifanno lente e ossessive, il tempo si dilata in oltre undici minuti e si conclude in una digressione dominata da suoni dissonanti e inquietanti.

Un disco d’esordio ricco di spunti interessanti e ispirati permeato da un’atmosfera sinistra e allo stesso tempo affascinante, volendo trovargli invece un difetto non brilla di certo (e probabilmente non vuole farlo) per innovazione e originalità mentre la produzione migliorerà notevolmente nelle uscite successive, trovando il giusto equilibrio tra ruvidità e impatto.
Master of Brutality è solo la prima tappa del viaggio tra gli abissi più oscuri dell’umanità insieme a Tatsu Mikami e ai suoi Church of Misery, sicuri di essere pronti per il seguito?

”I’m a human being, but I kill human beings and I did it in my society" (Ed Kemper)



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
Ciccio
Domenica 13 Novembre 2016, 16.02.24
7
Gruppo mitico! Il migliore è Houses of the unholy!
brainfucker
Domenica 13 Novembre 2016, 14.18.21
6
discone!preferisco house of the unholy, ma anche questo ha prezzi da bridivi! green river strumentale più inquietante di sempre
gianmarco
Domenica 13 Novembre 2016, 12.46.36
5
gran figo .
Abarth
Domenica 13 Novembre 2016, 11.30.26
4
Ciao Luca, il mio preferito è Thy Kingdom Scum, in cui secondo me hanno raggiunto il miglior equilibrio compositivo variando un po' sul tema sabbathiano ,ma rimanendo fedeli a se stessi. Sinceramente l'ultima uscita mi ha spiazzato, la solita rivoluzione nella formazione ha portato più confusione che freschezza: è molto diverso dagli altri e il cantante dei Repulsion secondo me non si sposa benissimo con il sound My two cents
luca
Sabato 12 Novembre 2016, 12.05.30
3
@Abarth dimenticavo cosa ne pensi invece del loro ultimo album And Then There Were None...?
luca
Sabato 12 Novembre 2016, 12.01.05
2
@Abarth
luca
Sabato 12 Novembre 2016, 12.00.46
1
quali sono gli altri album che mi consigli dei Church of Misery?
INFORMAZIONI
2001
Southern Lord
Doom
Tracklist
1. Killfornia (Ed Kemper)
2. Ripping Into Pieces (Peter Sutcliffe)
3. Megalomania (Herbert Mullin)
4. Green River
5. Cities on Flame With Rock and Roll
6. Master of Brutality (John Wayne Gacy)
Line Up
Yoshiaki Negishi (Voce)
Tomohiro Nishmura (Chitarra)
Tatsu Mikami (Basso)
Junji Narita (Batteria)
 
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