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Church of Misery - Vol. 1
17/10/2026
( 866 letture )
Ci sono suoni inconfondibili, così come un suono di campane all’inizio di una canzone, e lasciano poco all’immaginazione riguardo la direzione di un disco…

La storia di Vol. 1 dei Church of Misery è forse poco nota, ma merita una digressione iniziale prima di trattare un album dalla gestazione così complessa.

Il disco venne registrato nella primavera del 1996 con la prima formazione della band ed era destinato ad uscire autoprodotto come album d’esordio, ma con la dipartita del cantante Kazuhiro Asaeda, la direzione tematica del progetto prese un’altra piega, accantonando il materiale precedentemente composto e virando verso il concept più macabro dei serial killers, marchio riconoscitivo dei giapponesi.

Nel 1997 l’etichetta americana Doom Records lo pubblicò come un bootleg e
bisognerà attendere 10 anni prima che i Church of Misery pubblichino ufficialmente il disco; nel 2007, infatti, se ne prende carico l’etichetta giapponese Leaf Hound records. Successivamente, nel 2010, avviene la remastered con seguente pubblicazione da parte della Emetic Records.
L’edizione in nostro possesso è proprio questa, distribuita nel 2021 in 300 copie limitate da Totem Cat Records.

Vol. 1 è un disco che già dalla copertina ci indirizza verso un universo sabbathiano, sdoganato proprio dalla band di Mikami e divenuto emblematico per le sonorità stoner/doom internazionali. Ed è così vivo lo spirito dei quattro di Birmingham che lo ravvisiamo già dal riff di chitarra, in un’aura mefitica presente già dal primo brano, Cloud Bed. È tutto così malsano: la voce sgraziata, l’incedere fangoso delle pelli e l’unica cosa effettivamente a posto sembra la chitarra, in qualche forma familiare. Il basso di Tatsu Mikami è atipico, potente, Butleriano? Sì, ma a suo modo, perché il suono del vecchio Geezer è stato estremizzato, adattato e in alcuni frangenti ancora più blues, associato ad un wah wah che gli dà modo di riempire gli spazi vuoti, sensazione ravvisabile in Kingdom Scum e nella sciamanica parte solista di Frog’s Funeral.

Non ci sono gli omicidi, ma c’è già la sostanza, i titoli sono folli e i testi in un inglese trascinato, il vocalist
Asaeda è istinto puro, così come dovrebbe essere: Ozzy ne fu l’esempio principe. L’impostazione classica perde valore e il suono diviene innovazione, portando la band ad essere il caposaldo dell’ondata stoner doom che da fine anni ’90 ai primi 2000 diverrà culto. Nishimura alla sei corde ripropone le sonorità di Iommi, il suo tocco conserva il timbro di Birmingham e connota l’incedere iniziale e atmosferico di Cerebrate Pigs; il bridge è adrenalinico, l’originalità, l’avrete capito è assente. Shimizu sul charleston prepara l’esplosione con Mikami e Nishimura diviene anche ritmico su mandate blues e rullate furiose, per poi riaffacciarsi al riff, nella sua ultima fase, davvero ridondante. È forse il brano più ripetitivo del combo asiatico, ma incarna appieno lo spirito stoner/doom senza fronzoli ed edulcorazione. Chilly grave è accattivante dalle prime note sulfuree di chitarra, su un basso fuzzoso il brano diviene uno “sporco” incedere, a suo modo compatto, con le urla disumane di Asaeda a dominare il sound. La marcia si ferma sul riffing di Nishimura e la sua ripartenza dà spazio ai fraseggi del basso che elevano una ritmica altrimenti spenta. I Church Of Misery qui fissano lo standard di quello che sarà lo stoner/doom da questo momento, e si direbbe non solo del proprio sound.

Un’altra caratteristica dei loro album nasce da questo “sample”, le cover di canzoni blues o psychedelic rock, riproposte in una versione più estremizzata: da Master of Brutality avremo i Blue Oyster Cult, più recentemente gli Haystacks Balboa, ma questa tradizione iniziò con una divertente cover di Race with the Devil dei The Gun, che chiude il disco.

Fare valutazioni a posteriori appare controproducente in quanto il passaggio al doom puro con Master of Brutality nel 2001 ci presentava già differenti sonorità. Vol. 1 è fondamentale per vari aspetti, in quanto mette dinanzi all’ascoltatore l’evoluzione del progetto, umanizzando il fatto che un sound maturo richiede costruzione e non nasce dal nulla. È anche interessante vedere all’opera la prima formazione della band, che cambierà pelle di continuo nel corso degli anni; interessante anche che Asaeda fosse rientrato in formazione per Born Under a Mad Sign nel 2023, avendo modo solo recentemente di confrontarsi con sonorità più oltranziste rispetto al 1996, ma a dirla tutta le influenze settantiane e il blues non mancano. Fino a quel momento non si era visto un sound sabbatthiano sporcato fino a quel punto e reso ancora più diabolico, anche se uscito a distanza di anni e in una certa misura diverso rispetto a quello che avremmo ascoltato dai giapponesi.

Nonostante sia per le composizioni che per la produzione non sia proprio l’album stoner/doom ideale, Vol 1. non è neanche un disco trascurabile come aveva pensato il mastermind della band. E’ un disco godibile che al giorno d’oggi risulta una pietra miliare di una band considerata di culto e, se messo in rotazione nel momento giusto, anche irresistibile.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
No Fun
Martedì 27 Ottobre 2026, 10.50.43
4
Comunque in Cloud Bed sembrano i Down di Nola, i Sabbath compaiono dalla successiva secondo me
No Fun
Martedì 27 Ottobre 2026, 10.40.29
3
Loro sono dei grandi e dal vivo spaccano, soprattutto ovviamente il bassista che suona con il basso praticamente alle caviglie. Questo è ultra derivativo e proprio per questo è forse un bene che sia uscito dopo, come fosse un piccolo diversivo/omaggio. Mi piace che abbiano omaggiato proprio questo disco tra l\'altro che è il mio preferito dei Sabbath.
BestiaAssatanata
Domenica 25 Ottobre 2026, 9.02.07
2
Un 100 solo per la copertina, sarà che io amo questo tipo di tributi...!
McCallon
Martedì 20 Ottobre 2026, 21.50.14
1
Una copertina appena appena familiare, come ben evidenzia la rece.
INFORMAZIONI
2007
Leaf Hound Records
Stoner/Doom
Tracklist
1. Cloud Bed
2. Nutz
3. Kingdom Scum
4.Frog’s Funeral
5. Cerebrate Pigs
6. Chilly Grave
7. Race With the Devil
Line Up
Kazuhiro Asaeda (Voce)
Tomohiro Nishimura (Chitarra)
Tatsu Mikami (Basso)
Hideki Shimizu (Batteria)
 
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