|
|
17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
|
|
Church of Misery - Houses of the Unholy
|
28/10/2023
( 1262 letture )
|
L’universo assassino della riff machine Church of Misery nel 2009 si arricchisce con un nuovo capitolo, Houses of the Unholy, già dal titolo un tributo alle atmosfere settantiane da cui i giapponesi continuano a cogliere a piene mani, evolvendo e integrando sonorità proprie della tradizione psichedelica, blues e dal marcato “appesantimento” sabbathiano.
Non manca il marciume della produzione che, se in altri contesti farebbe storcere il naso, nei brani dei Church riesce a dare maggiore lustro alle storie di carneficina che i nipponici si accingono a descrivere, in un’atmosfera tetra da Texas Chainsaw Massacre, in cui il mondo rurale americano si tinge di crimini e misfatti occultati dai desertici paesaggi e dell’ignoranza degli anni ’30. Ed è proprio in quel periodo che operava il “Gray Man”, Albert Fish, ritratto in copertina nel corso del processo che lo avrebbe condannato alla sedia elettrica.
Le ossa ci si infracidiscono già dalle prime note di El Padrino, a mani basse una delle migliori canzoni che il quartetto nipponico abbia mai composto, mentre le voci registrate narrano il ritrovamento dei corpi delle vittime di Adolfo Constanzo, leader della setta dei Matamoros formata da narcotrafficanti dediti ad omicidi seriali, torture e violenze. La voce sgraziata di Hideki Fukasawa penetra nei timpani con un groove pazzesco in cui a dominare è il basso del master mind Mikami. La chitarra è tagliente come una motosega, mentre la batteria, violenta e selvaggia sostiene il brano ad alta intensità. Il trascinante finale viene preparato dall’interludio di basso in wah wah su cui si infila prepotentemente la chitarra blues e un ritmo di batteria a mano mano sempre più cadenzato. Shotgun Boogie esplode in un misto di sonorità rock n’ roll condite da un’acida pesantezza, un vero è proprio boogie infernale in cui gli strumenti non ci lasciano un attimo di tregua, intervallato dalle parti vocali di Fukasawa dal greve sapore blues. Ottima prova viene offerta dalla chitarra dell’australiano Thomas Sutton e dalla furia batteristica di Junji Narita. Mefistofelico già dall’intro il brano dedicato ad Albert Fish, The Gray man, l’odore di zolfo del brano rimembra il debito che i Church pagano ai Black Sabbath. Il suono di chitarra è particolarmente fangoso, raddrizzandosi per un finale che sembra generato da un ibrido sonoro tra i Creedence e i quattro di Birmingham.
I’m the gray man, I eat children
Le truculente gesta del vampiro di Sacramento, Richard Chase, vengono cantate in un altro brano dalla forte componente sabbathiana, in cui sinistra emerge la vena doommeggiante della band giapponese. Ancora a farla da padrone il basso di Mikami e la chitarra di Sutton, spettacolare nel malinconico solo in cui il sintetizzatore –suonato per l’occasione da Fukasawa– giunge in aiuto della devastante sezione ritmica per enfatizzare le gesta del “blood sucking freak”. Sembra finita, ma attenzione, la batteria carica un ennesimo colpo ritmando velocemente per una chitarra dal sapore southern sul tappeto bassistico. Tra i feedback psichedelici, il richiamo al rock’n roll si tinge di acidità e pesantezza. Lo stoner doom dei Church of Misery si appropria dei Sir Lord Baltimore, già precursori a fine anni settanta, regalandoci una fantastica versione del brano Master Heartache. Da un lato la pesantezza ne accentua il groove, dall’altro viene consegnata una degna riproposizione che ne rispetta lo spirito originario. Si torna ad un ibrido rock’n roll al sapore di zolfo, con la vicenda di Richard Speck, Born to raise hell, frase tatuata sul braccio del serial killer. La grezza linea vocale di Fukusawa si definisce su un basso marcescente e l’oramai rodato heavy blues sound di chitarra, con la batteria di Narita vero motore ritmico nelle sue variazioni di tempo e negli arricchimenti sonori. Fino al midollo fedeli ai quattro di Birmingham, soprattutto nell’ultimo brano, Badlands, si apre su un basso Butleriano. La canzone che canta la storia di Charles Starkweather e della fidanzata Caril Fugate risulta per buona parte troppo pedissequa al sound dei Sabbath, salvandosi con un picco finale in cui vi è un momentaneo cambio di direzione prima del ritornello, esasperato nel suo finale dal chorus della chitarra.
Pur essendo un richiamo continuo a sonorità settantiane, i Church of Misery dimostrano con questo album di saper manipolare la materia, aggiungendo sfumature originali che permettono a questo disco di risultare l’apice della loro carriera. La psichedelia, il doom, lo stoner, il blues, ma anche il rock’n roll si mescolano in un unico elemento, in cui a rilevare sono le atmosfere create dalla formazione nipponica, per dare vita ai mostri di cui cantano le gesta. Senza quelle suggestioni non esisterebbe il sound di questo full length, terzo ottimo lavoro di una riff machine che continua ancora oggi a terrorizzarci con il suo putrido sound.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
INFORMAZIONI |
 |
 |
|
|
|
|
|
|
|
Tracklist
|
1. El Padrino (Adolfo De Jesus Constanzo) 2. Shotgun Boogie (James Oliver Huberty) 3. The Gray man (Albert Fish) 4. Blood Sucking Freak (Richard Trenton Chase) 5. Master Heartache 6. Born to Raise Hell (Richard Speck) 7. Badlands (Charles Starkweather & Caril Fugate)
|
|
|
Line Up
|
Hideki Fukusawa (Voce, Sintetizzatore) Tom Sutton (Chitarra) Tatsu Mikami (Basso) Junji Narita (Batteria)
|
|
|
| |
RECENSIONI |
 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
ARTICOLI |
 |
|
|
|
|
| |
|