|
|
17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
|
|
Villagers of Ioannina City - Age of Aquarius
|
28/04/2020
( 5238 letture )
|
Il Presidente della Repubblica che sale all’Altare della Patria da solo, con la mascherina, riecheggia quanto avvenuto solo pochi giorni prima, con Papa Francesco che da solo in Piazza San Pietro concede l’indulgenza plenaria. Il 25 Aprile con sole e vento, il 27 Marzo sotto le nubi e la pioggia battente. Due immagini fortissime, che narreranno questi giorni in maniera indimenticabile. Due riti, uno civile e l’altro religioso, che cercano, nell’emergenza che li rende unici e diversi, di narrarci non solo la contingenza, ma i valori e la Storia rappresentati ed esaltati dalla ritualità stessa. Un bisogno umano, quello di tornare nei luoghi, di rivivere i momenti e le ragioni profonde, anche se in forma appunto ritualistica, che inevitabilmente ci parla dell’importanza dei simboli e ci dice, al di là del contesto, del bisogno identitario e spirituale di tutti di riconnettersi a qualcosa di più grande, di più importante, di più profondo, ideale. Anche fosse in forma negativa, rigettando questi stessi simboli e ciò che rappresentano. La ritualità che diventa quindi espressione materiale e fisica di un qualcosa di intangibile e gli dà corpo e sostanza; quella stessa ritualità che diventa vuota e fine a se stessa nel momento in cui appunto non è più in grado di evocare alcunché nei cuori di coloro che vi assistono e che finisce per essere ultimo simulacro, sopravvivendo suo malgrado agli eventi e agli ideali che le diedero vita. Una chiave, quella della ritualità e della spiritualità, che pervade in maniera fortissima tutto Age of Aquarius, secondo album dei greci Villagers of Ioannina City. Cinque anni sono un periodo piuttosto lungo, ma tanto ci è voluto per rifinire e completare un album potente ed ambizioso, che cerca di proiettare luce sulla band in questo 2020 destinato a rimanere nella Storia.
Il richiamo al famosissimo musical Hair, il cui pezzo più noto è senz’altro proprio Age of Aquarius, già ci dice qualcosa dell’identità di questi ragazzi provenienti dalla regione dell’Epiro e, in particolare, il loro legame con una cultura nata negli anni Sessanta che, ancora oggi, non sembra perdere di significato per chi ricerca pace, amore e un mondo nuovo e diverso. La musica dei Villagers of Ioannina City è infatti palesemente ispirata alla psichedelia sessantiana, che si coniuga oggi con richiami stoner e perfino doom, in qualche caso, senza rinunciare a sviluppi post rock/prog degli ultimi anni, coniugati però con una fortissima e caratterizzante commistione di musica folk. Il tutto con il richiamo alla ricerca spirituale e alla ritualità come espressioni di una profondità mistica che non rinuncia ad una potenza terrena e concreta, espressa dalla strumentazione elettrica, coadiuvata da una grande quantità di strumenti folk. La commistione di sonorità viene tenuta ottimamente a bada dal gruppo, che vede nel cantante e chitarrista Alex un punto di chiave evidente, grazie ad un cantato pulito e carismatico, che ben si impone e contribuisce all’atmosfera di rito ancestrale e moderno al tempo stesso, che va dall’antica Europa, all’Africa, al Medio Oriente, al continente americano e perfino all’Australia. I richiami più evidenti nella tradizione stoner e psichedelica sono i Monster Magnet di Spine of God, che echeggiano già nel riff portante della titletrack e restano per tutto l’album come elemento di riferimento. La componente folk sembra avere invece un panorama amplissimo quasi mondiale, dato che la strumentazione utilizzata va dalle cornamuse al didjeridoo, dal clarinetto al pungi (il classico strumento utilizzato dagli incantatori di serpenti), piuttosto che trombe, organo e via discorrendo, in un grande sincretismo musicale. Tolte Welcome, Arrival e Sparkle Out of Black Hole, che non raggiungono i tre minuti di durata, le tracce restanti sono tutte molto lunghe, tra gli otto e i nove minuti, con l’eccezione di For the Innocent che si ferma a cinque. Il che ci dice di un disco piuttosto complesso e carico di atmosfere e sonorità, che richiede una immersione costante e che, curiosamente, è stato costruito per offrire i brani più movimentati nella parte conclusiva dell’album. Una scelta che porta, nella prima parte, ad una sorta di ripetizione quasi costante di tempi medi e ritornanti, molto danzanti e tribali appunto, che amplificano l’effetto se vogliamo orgiastico e spirituale della musica, come la sua dimensione spaziale, che si insinua nelle pieghe. L’accoppiata iniziale di Welcome, che si apre col rumore dell’acqua e un didjeridoo e che risulta una introduzione/anticipazione del tema portante di Age of Aquarius, già dice molto del disco e, soprattutto, della sua dimensione ritmica, come degli arrangiamenti ricchi e ricercati. Vero e proprio cerimoniere Alex con la sua interpretazione salda, narrativa e ieratica al tempo stesso. Pezzo grandioso, come detto echeggiante dei Monster Magnet, che utilizza una dinamica spaziale sottolineata dall’organo e dal mellotron, con l’impronta folk data dalle cornamuse e dal didjeridoo e con un refrain sessantiano che non potrà non colpire gli ascoltatori. Un lungo e affascinante viaggio, totalizzante e magnetico. Quasi senza uscire dallo stesso andamento danzante, ci ritroviamo in Part V che pur mantenendo in tutto la stessa ritmica, si rivela essere completamente diversa nelle atmosfere evocate, andando a prendere tanto dai Pink Floyd quanto dal post punk, per il brano più lungo del disco, che ipnoticamente non si schioda dallo stesso ritmico pulsante di basso e batteria, sui quali si innestano dinamicamente gli altri strumenti e il cantato di Alex, che sul finale sfoggia un growl degno di album sludge. Si torna in piena atmosfera da danza ritualistica con Dance of the Night che, già dal titolo, si erge a centro tribale e orgiastico di tutto il disco, con di nuovo cornamuse e pungi in bella vista ad esaltare questa danza, che è facile immaginare rischiarata da fuochi improvvisati, desertica e notturna, folle ed evocativa. Ben si prestano in tal senso gli inserti stoner e le tablas a complicare ulteriormente gli arrangiamenti. Arrival è un breve strumentale tutto cornamuse e tablas, che apre alla seconda parte del disco. Ancora cornamuse protagoniste assolute dell’apertura di Father Sun, brano che riprende in parte l’andamento della titletrack, ma che si concede una più forte componente stoner. C’è da dire che presa da sola questa traccia risulta meravigliosa ed evocativa ad altissimi livelli, ma trattandosi ormai della sesta costruita attorno agli stessi assunti, mantenendo esattamente la stessa dinamica ondeggiante e danzante delle precedenti, arrivando così ai circa quaranta minuti senza uno sbocco dinamico vero e proprio, un po’ di pesantezza comincia inevitabilmente ad affiorare. Non aiuta in tal senso il cambio pur drastico di Millenium Blues che introduce appunto una dinamica blues, mantenendo però la stessa cadenza e questo riduce la presa di un brano che invece presenta finalmente un crescendo vero e proprio; da metà traccia si alzano infine i bpm, che esaltano l’ottimo coro gospel (ancora, elementi liturgici e ritualistici) ed accompagnano l’ottimo assolo spaziale della chitarra, per un finale che avrebbe potuto e forse dovuto essere anche più veemente. Cosmic Soul ritorna pari pari a Part V, riprendendo le atmosfere più post punk del brano precedente e ancorandosi ancora ad una ritmica saltellante e ondivaga. Anche in questo caso vale quanto detto in precedenza: brano perfetto, costruito in maniera esemplare e che da solo vale oro, ma inserito in un contesto del genere finisce per risultare un po’ pesante fino al momento del crescendo vero e proprio che arriva comunque dopo quasi sei minuti, lanciato ancora dall’assolo di chitarra, ben eseguito e trascinante. E’ più che benvenuta For the Innocent la quale, nella sua durata di cinque minuti, rompe finalmente l’assedio dei tempi medi e si presenta come un andante piacevole e arrembante nel quale l’apertura delle cornamuse sul refrain dà ulteriore spinta assieme alle percussioni -elemento questo curiosamente poco sfruttato- e ai lick di chitarra. Chiude Sparkle Out of Black Hole, strumentale che rischia seriamente di fondere casse, orecchie e cervello dell’ascoltatore, fatto di reverberi quasi drone e invece fortemente psichedelici.
Age of Aquarius è un album curatissimo e stratificato. Non stupisce che dopo il debutto Riza del 2014 ci siano voluti cinque anni ai Villagers of Ioannina City per completare quest’opera. Come non stupisce che, uscito a settembre 2019 come autoprodotto, sia stato poi ristampato dalla Napalm Records, la quale benissimo ha capito le potenzialità tanto del disco quanto della band. Siamo di fronte ad uno degli album dell’anno, molto probabilmente. Il suo difetto, come detto, è tutto nell’ancoraggio eccessivo a tempi medi, reiterati per tutta la parte del disco e che il gruppo non riesce ad abbandonare neanche nella seconda, con la sola For the Innocent ad alzare appena la dinamica. Su brani così lunghi e così carichi di atmosfera e arrangiamenti stratificati, avere maggior velocità, maggiore aggressività o comunque più alti e bassi avrebbe aiutato e non poco. Ciò non toglie che prese singolarmente tutte le canzoni siano molto più che belle ed evocative, andando involontariamente ad offrire una chiave importante anche in questi giorni così particolari. Il bisogno di riconnettersi ad una ritualità antica, tribale, fisica e terrena, eppure al contempo mediata da strumentazione moderna, unita a quella folk, rende un’universalità umana proiettata verso le stelle e verso l’interiore che fa bene e coinvolge emotivamente in maniera forte. Molto bravi i greci, musicisti e soprattutto compositori di livello superiore, capaci di narrare qualcosa e non solo di mettere insieme dei riff in maniera più o meno riuscita e consapevole. Assolutamente da ascoltare, oggi più che mai, questa è musica necessaria.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
19
|
|
Capolavoro. Attendo con trepidazione il nuovo album |
|
|
|
|
|
|
18
|
|
Questi li devo proprio sentire. Sembra roba che mi piacerà molto... |
|
|
|
|
|
|
17
|
|
Grazie! Grazie! E ancora grazie! Per quanto mi riguarda, uno dei dischi più belli degli ultimi vent’anni. Non pensavo di poter provare ancora certe sensazioni con l’ascolto di un album. Age of Aquarius, Part V, Millenium blues sono brani che solo i fuoriclasse compongono. A seguire tutti gli altri 95 |
|
|
|
|
|
|
16
|
|
Well, ci sono arrivato leggendo la recensione del live dei Messa, band che mi piace molto e che ha un sound veramente originale. Qui ecco un\'altra perla. Disco di qualità superiore per la perfetta alchimia tra generi diversi e l\'utilizzo degli strumenti folk. Effettivamente ci sono in giro band che sanno amalgamare con grandi risultati generi e suoni che sembrano lontani. C\'è anche un songwriting veramente ispirato. Unico piccolo appunto che faccio alla recensione è che non ci trovo questi appesantimenti dovuti ai tempi medi e alla lunghezza dei brani. Vedo di procurarmi gli altri. Qui siamo molto in alto. Au revoir. |
|
|
|
|
|
|
15
|
|
Ho preso anche questo dopo averli scoperti con il live. Erano veramente tantissimi anni che non provavo più un certo tipo di emozioni. Diciamo dal 2008 con In the Future dei Black Mountain. Mi tengo basso e do al momento \"solo\" 88 |
|
|
|
|
|
|
14
|
|
Veramente bello. Strano trovarlo originale, visto che ripropone un misto di cose già molto sentite come stoner, psichedelia e folk, ma è davvero una botra di aria fresca.
Per chi vuole approfondire il predecessore, Riza, è alla pari o anche meglio di questo |
|
|
|
|
|
|
13
|
|
...gran disco....la migliore scoperta del 2020...... |
|
|
|
|
|
|
12
|
|
Una vera e propria sorpresa ed uno dei migliori dischi dell'anno passato, anche se ristampato quest'anno. Un perfetto mix tra un sound che può ricordare i Tool ed il folk mediterraneo: anche se si tratta di un disco lungo non solo non annoia mai la addirittura sempre più corto di quello che effettivamente è proprio perché il tempo passa come un sogno.
Un vero capolavoro. |
|
|
|
|
|
|
11
|
|
Sono diversi anni che seguo piacevolmente il movimento ellenico, soprattutto la vena stoner/psichedelica/doom che ha prodotto diversi album molto validi e veramente belli, vista anche la cosiddetta staticità del genere, ed anni fa rimasi considerevolmente sorpreso nell'ascoltare il loro primo album, RIZA, di difficile catalogazione ed inizialmente ostico, visto anche il fatto che era cantato in lingua originale, ma dalle atmosfere a me molto care e molto vicine, essendo appunto un ascoltatore di lungo corso dello stoner, e la cui unica pecca era per me la lunghezza dei brani. Con questo nuovo album mi hanno fatto un grandissimo regalo poichè è difficile oggi comporre e pubblicare musica di tale qualità, a prescindere dal genere, capace di darmi simili emozioni, spero solo che per ascoltare un nuovo loro lavoro non devo aspettare troppi anni, anche se questo sicuramente mi accompagnerà per tutto quest'anno. Voto 85 |
|
|
|
|
|
|
10
|
|
Scoperti proprio oggi dal feed facebook di un amico, incuriosito dalla splendida copertina. Rapito fin dalle prime note, Dance of Night qualcosa di clamoroso, ti vibra nelle ossa... |
|
|
|
|
|
|
9
|
|
Urca ho seguito l'hype e ne è valsa la pena! A leggere psycho folk greco mediterraneo mi aspettavo una cosa molto diversa tipo Aphrodite's Child invece è una cosa profonda spaziale e cupa, mi sembravano i Tool che fanno cover degli Elder. |
|
|
|
|
|
|
8
|
|
Sono stato stuzzicato e dunque obbligato all'ascolto dalla recensione, ed ho appena terminato lo sverginamento ufficiale di questa band ellenica che non avevo mai incontrato finora.... Che sciocco.... Cosa mi stavo perdendo!?
Ringrazio perentoriamente quindi l'illuminante Metallized ed il buon mentore Lizard.... Mi avete definitivamente conquistato!
Questo disco è favoloso.... Mi ha catturato dal primo ascolto, c'è tutto ciò che mi piace.....psichedelia progressiva, acidità desertica, atmosfere languide, intermezzi folkloristici, sincopie tooliane (come giustamente esposto da altri precedenti utenti) ed eleganza melodica postrockiana.....la miscela del prodotto è una stupenda scoperta.....e mi fa un enorme piacere mettere le mani, ma soprattutto le orecchie, su una inaspettata novità di questo calibro...... Acquisto necessario immediato.... Pre-capolavoro in fase di accertamento. Ossequi! |
|
|
|
|
|
|
7
|
|
Musica particolare come particolare è la città di Ioanina e la regione dell'Epiro, romana poi bizantina e per secoli sotto il regno ottomano, un mix di tradizioni e folclore unico. Ho apprezzato tanto il primo disco, ancora molto primordiale e grezzo. Ma con questo secondo album il gruppo sembra già aver preso una grande personalità e consapevolezza dei propri mezzi. Ancora una volta gran rock e grandi band dalla terra ellenica. Da non perdere assolutamente insieme a: TUBER - NAXATRAS - 1000MOODS - NIGHTSTALKER |
|
|
|
|
|
|
6
|
|
Disco di una bellezza profonda e struggente, a cavallo di suoni liquidi degli anni 60 proiettati verso lidi moderni passando per il folklore dei balcani... |
|
|
|
|
|
|
5
|
|
Un vero ed autentico masterpiece!! Da tempo non si sentiva un disco così originale, un'autentico viaggio, anzi un trip psichedelico senza fine che ti prende e ti inghiotte dall'inizio alla fine. Echi di Tool si mischiano ad un folk mediterraneo, la voce suadente e potente allo stesso tempo e ritmi quasi tribali, Dance of night e' assolutamente strepitosa!. Non un cedimento, non una sbavatura, non sono uno dei migliori dischi del 2019 ma un vero capolavoro come da anni non si sentiva. Voto 100!! |
|
|
|
|
|
|
4
|
|
...niente male.....ho ascoltato qualcosa di questo disco....davvero emozionante......era ora ....qualcosa di nuovo....musica che fa viaggiare la mente..... |
|
|
|
|
|
|
3
|
|
Top assoluto. Una ventata di aria fresca! Questo è un disco veramente pregevole che si fa ascoltare tutto di un fiato come quelli di una volta. Era tempo che non scovavo una gemma. Le melodie sono semplici ed attraenti, gli arrangiamenti sono raffinati, grande è la perizia esecutiva, buona la produzione e soprattutto ogni ingrediente è dosato sapientemente per creare un prezioso equilibrio musicale di gran gusto, ormai sempre più raro.
Quando il disco smette di girare alla fine della decima traccia, l'unico pensiero è quello di iniziare nuovamente la riproduzione dall'inizio. Non ci sono cali, non c'è esitazione..tutto è funzionale al concept, ma soprattutto alla musica, quella vera.
Questi ragazzi non assomigliano a nessuno, hanno un loro sound ed un loro stile, un mood psichedelico e spirituale davvero robusto ed attraente, ma se dovessi proprio sbilanciarmi, direi che sicuramente hanno ascoltato i Pink Floyd, i Tool, gli Anathema, i Sabbath e tanta buona musica degli anni 70.
Per me, disco e band rivelazione di questi ultimi tempi bui. |
|
|
|
|
|
|
2
|
|
l'ho ordinato!! senza indugiare |
|
|
|
|
|
|
1
|
|
Ma questo è un discone! L'ho divorato appena uscito e lo ascolto sempre super volentieri. La recensione dice già tutto al meglio, mi aggiungo al coro di quelli che consigliano l'ascolto assolutamente. |
|
|
|
|
|
INFORMAZIONI |
 |
 |
|
|
|
|
|
|
|
Tracklist
|
1. Welcome 2. Age of Aquarius 3. Part V 4. Dance of Night 5. Arrival 6. Father Sun 7. Millenium Blues 8. Cosmic Soul 9. For the Innocent 10. Sparkle Out of Black Hole
|
|
|
Line Up
|
Alex (Voce, Chitarra) Kostantis (Clarinetto, Strumenti a fiato) Kostas (Cornamusa) Akis (Basso) Aris (Batteria)
|
|
|
| |
RECENSIONI |
 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|