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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
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Villagers of Ioannina City - Riza
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12/07/2025
( 846 letture )
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I Villagers of Ioannina City sono una delle realtà più originali e affascinanti della scena rock greca contemporanea, e non solo. Nati nel 2007 nella regione montuosa dell’Epiro, nel nord-ovest della Grecia, si sono distinti fin da subito per la loro capacità di fondere il rock psichedelico e lo stoner con le sonorità arcaiche della tradizione musicale epirota. In questa terra antica, sospesa tra mito e memoria, strumenti come il clarinetto, la zampogna e il flauto non sono semplici mezzi espressivi, ma veri e propri custodi di una cultura orale millenaria. Il loro album di debutto, Riza, che in greco significa “radice”, pubblicato nel 2014 da Mantra Records, si presenta fin dal titolo come una dichiarazione d’intenti: riscoprire le proprie origini per reinventarle in chiave contemporanea. Ma Riza è al contempo molto più di un disco: è un’opera che intreccia musica, identità e memoria collettiva, un ponte sonoro tra l’antico e il moderno, tra la dimensione rituale della musica tradizionale del folclore e quella elettrica dello stoner e del desert rock. Una miscela tanto personale quanto originale che difficilmente può essere ricondotta e confinata tra le mura di uno stile musicale soltanto, ma che esprime la sua efficacia proprio nel saper danzare leggera tra i generi, senza soffermarsi mai troppo in nessuno di essi. Nelle dodici costellazioni che adornano Riza germoglia una magia autentica, quella di una musica senza tempo, che non necessita di introduzione e definizioni per far vibrare l’anima e toccare il cuore.
L’ascolto si apre con Kalesma, breve ma efficace intro strumentale che evoca un’atmosfera sacrale, quasi liturgica, come se si venisse accolti nel pronao di un tempio antico, eretto sulle note. A seguire, Echoes ci introduce nel cuore pulsante del suono Villagers of Ioannina City: chitarre ruvide, una sezione ritmica incalzante e, sorprendentemente, un clarinetto che non si limita a ornare il tessuto sonoro, ma lo guida con autorità, fulcro e nucleo della composizione. È qui che emerge uno degli aspetti più originali ed evocativi dell’album: gli strumenti tradizionali non sono elementi di colore, di abbellimento, ma protagonisti assoluti, capaci di ridefinire i confini stessi del rock. Tra i brani più rappresentativi spicca Nova, costruita su un crescendo ritmico e melodico che sfocia in una lunga coda strumentale ipnotica, dove il dialogo tra distorsioni e melodie ancestrali raggiunge una rara intensità evocativa. Jiannim colpisce per la sua carica emotiva: ispirata a un canto popolare legato all’emigrazione, trasmette con forza il dolore del distacco e la nostalgia per la terra d’origine: mai come in questo brano i suoni e la melodia convogliano sentimenti profondi ed ancestrali. Tabourla, impreziosita dalla collaborazione con il rapper Ioannina's Nobody, aggiunge una sfumatura urbana e contemporanea, risultando indubbiamente una canzone più sperimentale, tuttavia senza mai tradire la coerenza stilistica dell’album. Seguono brani altrettanto significativi come Krasi, intriso di malinconia amorosa, e Ti Kako, una lunga suite dai toni psichedelici che richiama le atmosfere di band come Kyuss o Tool, confermando la versatilità e l’ambizione del gruppo nel sapere fondere tradizione e modernità, sacro e profano. Tra i picchi più alti del disco troviamo Perdikomata, dove il clarinetto di Konstantis Pistiolis si fa voce struggente e universale, e St. Triad, una composizione monumentale di quasi dieci minuti che unisce tre canti tradizionali in un’unica struttura narrativa ed emotiva. Qui la fusione tra stoner rock e polifonia epirota raggiunge il suo apice, trasformando l’ascolto in una vera e propria esperienza mistica e sensoriale. L’album si chiude con la title track Riza, breve ma intensa, che suggella il viaggio sonoro con una sorta di ritorno simbolico alla terra d’origine, un cerchio che si chiude quando, dopo un lungo peregrinare, si torna finalmente a casa, arricchiti da nuove consapevolezze ed esperienze.
Riza è un atto d’amore verso la cultura tradizionale greca e, insieme, un audace esperimento musicale che riesce a coniugare mondi apparentemente inconciliabili. I Villagers of Ioannina City non si limitano a contaminare il rock con elementi folk: reinterpretano la musica tradizionale dell’Epiro con rispetto, consapevolezza e una straordinaria sensibilità artistica. La forza del disco risiede nella sua autenticità e nella capacità di evocare emozioni profonde, dalla malinconia più dolente alla furia estatica, grazie anche all’uso sapiente e ispirato degli strumenti tradizionali, clarinetto, zampogna, flauto e kaval. Riza ha il merito di riportare la musica popolare greca al centro del discorso contemporaneo, rendendola accessibile a un pubblico internazionale senza snaturarne l’anima. Un’opera potente, evocativa, radicata nel passato ma proiettata verso il futuro, un gioiello luminoso del rock europeo degli ultimi anni, preludio di una carriera per ora senza errori né cedimenti. Una cosa è certa dopo aver terminato l’ascolto di Riza: dal passato più remoto della Grecia, così pregno di cultura e tradizione, gli antenati dei Villagers of Ioannina City non possono che essere fieri dei loro discendenti e della loro arte, che si proietta verso nuovi confini indossando con orgoglio la propria storia.
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Album sfizioso di un Gruppo che intriga fin dal primo ascolto.. I Kyuss che suonano nel deserto con strumenti della tradizione greca. |
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2
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Commento 1: Dopo gli Aphrodite\' s Child.. |
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....la più grande band ellenica......indubbiamente...🤟 |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Kalesma 2. Echoes 3. Nova 4. Jiannim 5. Tabourla 6. Krasi 7. Ti kako 8. Perdikomata 9. Chalasia 10. Skaros 11. St. Triad 12. Riza
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Line Up
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Alex Karametis (Voce, Chitarra) Achilleas Radis (Tastiera) Konstantis Pistiolis (Clarinetto, kaval, voce) Akis Zois (Basso) Aris Giannopoulos (Batteria)
Musicisti ospiti Giannis Haldoupis (Clarinetto) Giannis Mitsis (Voce) Ioannina's Nobody (Voce) Poylcheria Tsavdaris (Voce) Katerina Konstantinou (Voce)
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RECENSIONI |
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