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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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Shadow of Intent - Imperium Delirium
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04/08/2025
( 3634 letture )
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Un novello cerchio dantesco inquinato da putrescenti cadaveri, volti deformati incisi sulle arcane pareti, rigagnoli di sangue e teste mozzate in ossequio al Re/Demone: ecco l’osceno trionfo dell’Imperium Delirium, governo dello squilibrio e libera discesa nel caos, un incubo agghiacciante nel quale l’umanità è sprofondata con le proprie mani, ree di crimini e barbarie non emendabili da un tardivo pentimento né da ipocrite svolte morali.
War is worse than hell Lo si capisce dallo spaventoso artwork di Dan Seagrave (Pestilence, Benediction, Entombed, Gorguts, Rivers of Nihil, Morbid Angel, Pestilence, Suffocation) e dai testi mortiferi di Ben Duerr, atroci quadri inscenanti il dominio della guerra e tutto il suo carico di odio, angherie, torture, defunti da piangere e responsabili da additare. L’efferatezza argomentativa richiede un livello sonoro altrettanto crudo e marziale, pertanto gli Shadow of Intent si calano nelle vesti di luttuosi poeti descrivendo in cinquantacinque minuti l’orrore di uno scenario bellico astratto, ma obbligatoriamente non lontano dalla realtà contemporanea, un Inferno alimentato da giochi politici, volontà di espansione territoriale, discriminazioni religiose e moventi economico-finanziari.
Spietato come il filo narrativo del concept, l’album si nutre di un’indole extreme metal tripartita nei versanti deathcore, black e symphonic metal e i dodici brani, affidati alle cure orchestrali di Francesco Ferrini (accanto al gruppo da Melancholy del 2019), si legano l’un l’altro privilegiando una fruizione d’insieme compatta e unitaria. Rispetto alla dolente emozionalità del meraviglioso Elegy, la quinta prova della band suona più feroce, negativa e disillusa tanto da rinunciare al sentimento della pietas a vantaggio di una collera dagli esiti brutali. Né luce né flebili speranze albergano in quei cunicoli maledetti, esalanti veleno e odore di morte nella tragica Prepare to Die, nell’infausto sbandieramento di Flying the Black Flag o nella ripugnante Infinity of Horrors, le prime dittatoriali norme varate dai folli autocrati dell’Imperium.
Blast-beat irti di spine, la pioggia acida delle harsh vocals e i breakdown/ordigni disseminano lungo il percorso ruderi e salme esposte alle intemperie, una visione drammatica attenuata solo dalla clemenza sinfonica e dal nitore degli assoli firmati da Chris Wiseman, un concentrato di tecnica e gusto per la melodia rapportabile all’ottimo lavoro svolto anche nel progetto metalcore dei Currents. La deumanizzata Mechanical Chaos (biasimante l’uso di droni nelle odierne tattiche militari) inasprisce il conflitto tramite un sadico esercizio blackened deathcore e raggela il sangue in particolare la mostruosa tempra vocale del frontman, inesorabile nell’ampio range di growl, shriek/high-pitched scream e cupi spoken word. La marcia prosegue e ulteriori vittime cadono sotto l’artiglieria dispiegata dal truculento symphonic deathcore di They Murdered Sleep, dal groove lercio di Feeding the Meatgrinder (partecipa al massacro George Fisher dei Cannibal Corpse) e dalla severità apocalittica del nero binomio The Facets of Propaganda / Vehement Draconian Vengeance, malvage e inflessibili come il legislatore dell’Antica Grecia.
Dopo i molteplici cambi di atmosfera nell’eclettica Beholding the Sickness of Civilization (insieme ad Infinity of Horrors la sola a far emergere un timbro pulito nei cori del ritornello), Apocalypse Canvas eleva le qualità tecniche del gruppo in un mirabile saggio prog-deathcore dove risplendono la bravura di Wiseman e gli incastri chirurgici della sezione ritmica Monias/Butler, una costante di un’opera infine attraversata dalle preziose sinfonie di No Matter the Cost e dal maestoso epilogo della title-track, sette minuti fluenti tra vocalizzi e ricami orchestrali, blast-beat e doppio pedale, armonie soliste e le impavide torsioni low-range di Duerr.
Bissare la magnificenza di un disco profondo e intenso come Elegy era una sfida impegnativa ma gli Shadow of Intent, pur non toccando la medesima quota, sono riusciti comunque ad elaborare un seguito di grande valore. Diverso quanto punitivo, Imperium Delirium garantisce un’estrema coerenza lirico-stilistica e in tal modo riafferma l’importante ruolo dei quattro nell’odierno panorama deathcore, un’oasi felice grazie anche al loro serioso operato.
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2
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A me è piaciuto, lo trovo sul livello di Elegy ma comunque molto inferiore al mio preferito della loro discografia che rimane Reclaimer. Rimango anche io tra 75 e 80. |
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1
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disco notevole, decisamente migliore rispetto all\'ultimo disco che reputavo un grandissimo passo indietro, a primo acchitto lo sto trovando comunque meno ispirato rispetto ai primi tre lavori, per ora il mio voto è di mezzo voto inferiore al tuo, per ora non do un voto finale perchè lo sto ancora digerendo per bene |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Prepare to Die 2. Flying the 3. Infinity of Horrors 4. Mechanical Chaos 5. They Murdered Sleep 6. The Facets of Propaganda 7. Feeding the Meatgrinder 8. Vehement Draconian Vengeance 9. Beholding the Sickness of Civilization 10. Apocalypse Canvas 11. No Matter the Cost 12. Imperium Delirium
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Line Up
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Ben Duerr (Voce) Chris Wiseman (Chitarra, Cori) Andrew Monias (Basso) Bryce Butler (Batteria)
Musicisti ospiti: Francesco Ferrini (Tastiera, Arrangiamenti Orchestrali) George “Corpsegrinder” Fisher (Voce su traccia 7)
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