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MOONSPELL + PAIN + SWALLOW THE SUN + LAKE OF TEARS + SCAR OF THE SUN - Estragon, Bologna, 15/11/2012
18/11/2012 (2807 letture)
Eccoci qui, 15 Novembre 2012, Into The Darkness Tour, il bill sembra promettente, perchè non presenziare?
Con la solita lena post lavorativa mi avvio al casello di Modena nord, imbocco l’autostrada e tra la nebbia e il freddo mi ritrovo per la centesima volta al mio sempre caro Estragon. La serata non sembra iniziare nei migliori dei modi, il pubblico scarseggia, il panino del solito sporcaccione all’ingresso sapeva di detersivo e non ci sono nemmeno i banchetti dei cd che tanto adoro. Ma facciamoci forza, ci aspetta una serata da tritaossa, giusto? Vediamo come è andata nel dettaglio.

SCAR OF THE SUN
Ad aprire la serata sono i greci Scar of the Sun, che iniziano il set un po’ in sordina, con due brani poco aggressivi -8th Ocean Dried e Disciple Of The Sun, che trovano un tiepido riscontro tra lo scarno pubblico presente. Andando avanti con il set, tratto dall’ultimo full-length A Series of Unfortunate Concurrencies, la band di Atene ritrova però il carisma, anche grazie agli interventi del suo frontman Terry Nikas capace, con il suo fluente italiano, di coinvolgere in maniera più attiva i presenti, anche con non casuali errori, come quello di confondere ripetutamente la venue bolognese con Milano, nonostante le correzioni degli astanti. Tuttavia, quello che manca a questo gruppo, senza dubbio con molte potenzialità, è un po’ di chiarezza nel proprio stile. Quello che la band stessa etichetta come modern atmospheric metal, è infatti un doom metal pesantemente ibridato dal death, dove a passaggi energici, dominati dalla chitarra di Greg Eleftheriou, si intervallano inaspettati stacchi strumentali, lenti e atmosferici. Nonostante questo aspetto, la closing track Gravity -sicuramente la migliore del set- dimostra che gli ateniesi non mancano di capacità e che da loro, con tutta probabilità, è lecito aspettarsi un futuro produttivo.

SETLIST SCAR OF THE SUN
1. 8th Ocean Dried
2. Disciple Of The Sun
3. I Lost
4. Swansong Of Senses
5. Gravity


LAKE OF TEARS
Appena entrato nel locale sento una vocina dentro di me che dice: “Ehi, ma ci sono i Sentenced stasera? Che è successo? Un ritorno al futuro versione bolognese? Ma questi sono troppo scialbi per avere la qualità dello storico gruppo finlandese... aspetta un attimo”; capisco subito di essermi sbagliato, ho avuto un piccolo dejavù, ritorno subito in me. Questo gruppo è la versione scarna e grezza dei Sentenced, il loro figlio illegittimo ed uscito male. In pochi riescono ad appassionarsi alle canzoni durante la setlist e la freddezza che circola nell’aria, data la temperatura, prende possesso anche dei presenti. Brani spenti e senza mordente. All’inizio di ogni pezzo si ha l’idea di ascoltare una nuova canzone, ma alla fine si percepisce com'essa sia immancabilmente identica a quella precedente. Anche i più profani riuscirebbero a comprendere la poca importanza di una band tale all’interno del panorama moderno.
In complesso assisto a quarantacinque minuti di prolisse composizioni ed ad una interpretazione di livello molto basilare. Non dico che i Lake Of Tears abbiano stonato, sbagliato o qualcosa del genere, solo che il mancato calore del pubblico era probabilmente conseguenza della glaciale imbalsamazione che caratterizzava i musicisti sul palco.

SETLIST LAKE OF TEARS
1. Taste of hell
2. Illwill
3. Demon you/lily Anne
4. Raven Land
5. The greymen
6. Boogie bubble
7. So fell fell autumn rain
8. House of the setting sun
9. Crazyman


SWALLOW THE SUN
A risollevare le sorti di una serata stravolta dai Lake of Tears ci pensano gli Swallow The Sun che, nonostante un set di durata ridotta, riescono a mettere in piedi un set molto interessante, che non comprende solo brani dall’ultimo, brillante album Emerald Forest and the Blackbird, ma spazia all’interno della discografia dei finlandesi fino a tornare agli esordi di The Morning Never Came.
Dal punto di vista strumentale la band si presenta concentrata e carica, dando ottima prova di sé, sotto l’egida di un marziale Kai Hahto, che già si era visto all’Estragon solo poche settimane prima a sostegno dei conterranei Wintersun. Pur mantenendo un rapporto tipicamente finlandese con il pubblico, un po’ freddino e privo di grandi discorsi, il sestetto si dimostra molto attivo sul palco e in grado di ravvivare anche i passaggi più lenti ed oscuri (rappresentativo in tal senso è l’atteggiamento on stage del tastierista Aleksi Munter). Ma, a guastare la festa del sestetto di Jyväskylä ci si mettono i problemi tecnici, che non vanno solo a rovinare la prima parte della centrale Labyrinth of London (Horror pt. IV), ma pregiudicano irreparabilmente i vocals del frontman Mikko Kotamäki, mal amplificati e davvero poco fruibili per l’intera durata dell’esibizione. Un peccato mortale, specialmente perché riguarda un combo che, come gli Swallow The Sun, non si esibisce di frequente in Italia.

SETLIST SWALLOW THE SUN
1. Emerald Forest and the Blackbird
2. Out of This Gloomy Light
3. Labyrinth of London (Horror pt. IV)
4. Hold This Woe
5. Descending Winters
6. Night Will Forgive Us


MOONSPELL
In una serata senza un vero e proprio singolo headliner, molta attesa è stata riposta sui portoghesi Moonspell, in tour promozionale per la loro ultima, discussa release Alpha Noir. Tra il pubblico c’era chi si aspettava un set maggiormente improntato sui passati full-length e chi sperava (o temeva) in una scaletta legata esclusivamente ai nuovi brani. In realtà i Moonspell, che come più volte ricordato celebrano quest’anno i vent’anni di carriera musicale, optano invece per un’inaspettata terza via: quella sì di promuovere l’ultimo album, ma di portarne in live solo una piccola parte, saltando poi indietro di oltre un quindicennio, scegliendo le altre tracce esclusivamente da Wolfheart ed Irreligious (rispettivamente del 1995 e del 1996). La scelta dei lusitani sembra pagare perché, dopo un inizio targato 2012 (con tanto di elmo a tema Alpha Noir indossato da un Fernando Ribeiro in grande spolvero durante l’opening track Axis Mundi), il pubblico inizia realmente a scaldarsi con le incisive ed oscure Opium e Wolfshade (A Werewolf Masquerade), noti cavalli di battaglia del quintetto di Brandoa. La band, in grado di dar prova praticamente inappuntabile delle proprie capacità, rende omaggio numerose volte al pubblico italiano, fino a dedicargli in chiusura la classica Alma Mater, che manda in delirio un’audience capace letteralmente di seppellire Ribeiro e soci sotto un muro di grida cantate. Una buonissima esibizione dunque, quella targata Moonspell, capace di rappresentare un giusto compromesso tra passato e presente, tra mera promozione e grandi classici, che davvero non ha completamente scontentato nessuno.

SETLIST MOONSPELL
1. Axis Mundi
2. Alpha Noir
3. Opium
4. Awake
5. Wolfshade (A Werewolf Masquerade)
6. Lickanthrope
7. Em Nome Do Medo
8. Vampiria
9. Alma Mater
10. Full Moon Madness


PAIN
Reportage in versione "invasato del gruppo"
Erano anni che attendevo questo momento, finalmente i Pain hanno la possibilità di mostrarsi da headliner lungo tutto il vecchio continente. E’ servito tanto sforzo e fatica ma ci sono arrivati, o meglio ci è arrivato. Perché lui, il cantante e chitarrista Peter Tägtgren, può fare tutto. Accompagnato da David Wallin, Johan Husgafvel e Michel Bohlin è arrivato ed ha messo in piedi uno spettacolo straordinario e privo di grandi difetti. Si, qualche volta è stato impreciso su pezzi di brani, oppure ha mandato in loop un riff che altrimenti sarebbe stato il classico bridge tra un ritornello e l’altro, ma in realtà è stato impeccabile sotto ogni aspetto, anche quando dal palco ti guarda dritto negli occhi, lascia un velo di terrore nella tua anima. A fine concerto c’è stato l’ammutinamento da parte del jack del suo microfono, e l'atista è dovuto ricorrere a quello per le backing vocals, ma si è trattato di un intoppo che non ha destato grandi problemi. Magari si, l’inizio poteva essere migliore. Same old song non rilascia tutta l’energia che Walking on glass porta dentro il busto. Ma era giusto per rodare il pubblico, probabilmente.
Alla fine mi sono proprio divertito e anche se i lacrimoni d’emozione, come mi succede solo per i grandi gruppi della mia vita, non sono venuti, porterò comunque con me questi settanta minuti.

Reportage in "versione superpartes"
Uno show incentrato sulla personalità di Peter, mastro burattinaio del suo progetto che, come una carovana di clown, porta in giro per l’Europa, giustamente con l’unico intento di compiacere e farsi compiacere. Lui è il master-mind e tutto esiste in funzione sua. Ormai abituato all’aurea di intangibilità che gli viene riconosciuta in tutto il globo, sa di avere il pubblico tra le mani. Si muove e recita come un attore a teatro, i suoi spostamenti sono studiati al millimetro e non si scompone più di tanto se l’audience inneggia il suo nome.
Ha scelto musicisti bravi, che lo accompagnano nelle sue avventure nel mondo; lui lascia loro gli scarti, difficile trovare una persona che faccia un horns-up durante lo show. Ha proposto brani classici ed alcuni estratti dal nuovo repertorio. Sapendo però di essere di passaggio non ha dato la carica che serviva al pubblico che, ad eccezione del piccolo pogo al centro (il sottoscritto ne era anche partecipe) non si è scomposto più di tanto.
Che dire poi dei suoni, che non donavano la pacca necessaria ad un gruppo come i Pain? Probabilmente, se ad aprile ci saranno loro ad accompagnare i Rammstein nel tour europeo, nessuno se ne avrà a male se alla fine i gadget più venduti saranno svedesi e non tedeschi.
In conclusione, sperando che non facciano con il tempo la fine dei musicisti teutonici sopracitati, possiamo dire di aver assistito ad uno show normale, discreto. Il gruppo c’è, sa di essere ad un alto livello di popolarità e godono di questo, peccato che il nome di solito non faccia tutto, soprattutto se rischia di oscurare la musica stessa.

SETLIST PAIN
1 Same Old Song
2 I’m Going In
3 Walking on Glass
4 Zombie Slam
5 Dirty Woman
6 Monkey Business
7 End of the Line
8 The Great Pretender
9 Dark Fields of Pain
10 It’s Only Them
11 Let Me Out
12 On and On
13 Shut Your Mouth


In conclusione possiamo dire di avere preso parte ad una serata di buona qualità. Tutto è stato confezionato a dovere, e il mood del concerto permeava nell’aria, un'atmosfera plumbea e sulfurea. L’Estragon ha dimostrato di fornire sempre ottimi act, che invogliano il pubblico ad uscire di casa. Magari non c’era il pienone, ma penso che ci si possa accontentare. Peccato che alla fine dei Moonspell diversi abbiano abbandonato il locale, ma questa è la vita. La qualità audio è stata a livelli medi per quasi tutto il tempo e, anche se alla consolle c’era un tipetto tarchiato e bruttino che risponde al nome di Mantha (fonico stabile dei Behemoth da anni) il risultato è stato niente più che soddisfacente.
I prezzi, che dire, ormai sono diventati una specie di cartello: non si fa più nemmeno caso a chi suona, 30€ fissi e via. Tanto paga papà pantalone. Mi lamento delle vacche grasse, perché cinque gruppi di questo calibro li meritano quei soldi.
Supporto si, quindi, ma con riserva.

CREDITS
Foto e report dei Lake Of Tears e dei Pain a cura di Andrea Poletti "Ad Astra"
Report degli Scar Of The Sun, degli Swallow The Sun e dei Moonspell a cura di Elena Aren "Akaah"
Foto degli Scar Of The Sun a cura di Emma Costi



Ulver79
Venerdì 23 Novembre 2012, 12.16.55
10
Io non ho proprio trovato che i LoT cercassero di scimmiottare nessuno. Anzi... li ho sempre trovati un gruppo carico di originalità (più negli album di inizio decennio che negli ultimi, certo)... a me sono piaciuti molto, soprattutto per la capacità del cantante di re-interpretare i pezzi rispetto alle versioni da album. A parte questo, li ascolto da dieci anni ed è stata una gioia sentirli dal vivo (altrimenti sarei dovuto andare fino in Russia o in Romania! )... e benché non eccelsa (soprattutto a livello di acustica, non tanto di esecuzione), ho trovato la loro prova più che soddisfacente.
Ad Astra
Lunedì 19 Novembre 2012, 21.30.06
9
piacere sono il fesso/coglione... con le parole dette non so se state difendendo i sentenced o lake of tears.. . mi sembra però di capire come non sia stato letto bene il mio discorso dove affermo di "essermi sbagliato nel avere tale sentore".. in secondo luogo... se qualcuno leggesse le parole nella recensione del live PAIn noterebbe come nella seconda parte non spendo parole lodevoli... tutt'altro... le due porzioni servono per dare la possibilità di farsi una visione generale... detto questo ogni critica è costruttiva e ne prendo atto...
GioMasteR
Lunedì 19 Novembre 2012, 19.29.07
8
Cominciamo a moderare i toni, l'educazione anzitutto. Andrea ha scritto il report dell'esibizione ma non era l'unico della redazione presente e l'impressione che i Lake Of Tears cercassero di scimmiottare i Sentenced (senza però possederne le qualità) l'ha avuta anche qualcun altro. Detto questo, lo spazio commenti è fatto anche per discutere sui temi controversi: se invece di dare del fesso ad un redattore che scrive si chiedono le motivazione delle sue affermazioni, sicuramente si può scoprire qualcosa di più.
Hms
Lunedì 19 Novembre 2012, 19.24.31
7
Ah ok, è uno invasato per i Pain= coglione!
Hms
Lunedì 19 Novembre 2012, 19.23.27
6
Certo che ce ne vuole a paragonare i Lake of Tears ai Sentenced! Ma chi è sto fesso?
Dave Insane
Lunedì 19 Novembre 2012, 15.52.25
5
Del fatto che il pubblico si esalta solo quando sente Alma Mater a veder i Moonspell ne vogliamo parlare? Chissà se Fernando tra se e se pensa di aver fatto una cazzata ad aver abbandonato così presto il Black/Folk per il Gothic
LadyNera
Lunedì 19 Novembre 2012, 11.38.49
4
i moonspell hanno capito che non si può vivere di solo alpha noir,evviva
Leoz
Domenica 18 Novembre 2012, 19.06.40
3
peccato per gli swallow...
Nickk
Domenica 18 Novembre 2012, 12.42.37
2
ops.. Sentenced*
Nickk
Domenica 18 Novembre 2012, 12.41.43
1
lake of tears.. sentended?????? grazie, avevo bisogno di ridere questa mattina..
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Peter Tägtgren
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18/11/2012
Live Report
MOONSPELL + PAIN + SWALLOW THE SUN + LAKE OF TEARS + SCAR OF THE SUN
Estragon, Bologna, 15/11/2012
 
 
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