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PROPHILAX - Qube, Roma, 24/04/2014
27/04/2014 (4511 letture)
Ebbene sì.
Noi di Metallized, come chiunque ci segue saprà, ci contraddistinguiamo per la professionalità dei nostri scritti: siamo abituati a tenere un certo stile, produciamo regolarmente recensioni ed articoli di indubbia fattura, atti a trattare argomenti non scontati, possibilmente mai banali ed a suscitare discussioni che vanno ben oltre l’heavy metal. Tutti questi aspetti hanno fatto e, si spera, continueranno a fare di noi uno dei portali di riferimento per ciò che riguarda la nostra musica preferita…

…eppure, ogni tanto, anche noi abbiamo bisogno di un po’ di umano, divertente e sanissimo cazzeggio. Credevate forse di avere sempre a che fare con redattori ingessati ed in doppiopetto, costantemente abituati a dissertare di scienze umanistiche e metafisiche, mediante un eloquio forbito, scevro da qualsivoglia forma di turpiloquio? Se la risposta a questa domanda è affermativa, allora forse fareste meglio ad interrompere in questo preciso istante la lettura del presente articolo. Se invece volete proseguire, consci di farlo a vostro rischio e pericolo, seguiteci pure attraverso il resoconto di una delle serate più folli e politicamente scorrette mai viste nella Capitale.

L’occasione per dar sfogo ad un po’ della parte animalesca che abita dentro di noi capita il 24 aprile, in una Roma baciata dal tepore primaverile: al Qube, storico locale della zona est della Capitale, si esibiscono i Prophilax, gruppo ormai leggendario dedito a tematiche liriche goliardiche e sessuali, basate su un sottofondo di robusto heavy metal. La storia della band, capitanata dall’istrionico singer Fabio “Ceppaflex” Pinci e dall’abile chitarrista Ludovico “Sbohr” Piccinini, è tanto interessante quanto particolare: nati nell’ormai lontano 1990 quasi per gioco, come modo pe’ fasse du risate e cazzeggià, stando al brano autobiografico Stamo Ancora Qua, si sono presto costruiti un pubblico affezionato e devoto, per quanto chiaramente underground. Tutto ciò è accaduto non solo grazie alla loro bizzarra miscela stilistica, fatta di cover oscene di brani più famosi, pezzi originali gremiti di volgarità e battute non esattamente metaforiche; il loro successo, maggiore rispetto a quello di altri gruppi dallo stile simile, come ad esempio i Gem Boy, è derivato anche dalla loro effettiva capacità di scrivere canzoni orecchiabili e da abilità tecniche che, a causa dei testi goliardici, spesso passano in secondo piano. Tanto per fare un esempio, oltre al chitarrista, diplomato al conservatorio ed insegnante di chitarra, in passato il posto di batterista è stato ricoperto da David Folchitto, ora in forza agli Stormlord. Del resto, considerando che i loro concerti sono per lo più episodici, non sarebbero tuttora in giro dopo venticinque anni, se non sapessero il fatto loro, vi pare? Oltretutto, con una presa di posizione che non ha tantissimi eguali nel mondo musicale, i Prophilax sono noti per aver reso disponibili gratuitamente a tutti i fan le proprie canzoni, rilasciandole in formato mp3 di ottima qualità sul sito ufficiale.

Ma, soprattutto, i loro show dal vivo sono infuocati, divertenti e ricolmi di sketch che difficilmente vedremo mai in prima serata sulla Rai (e non è detto che sia un male). Valutata attentamente questa serie di fattori e bisognosi di una pausa goliardica dalle traversie universitarie, io ed il mio fraterno amico Giuseppe ci dirigiamo verso il Qube, ove incontriamo anche un altro membro della redazione Metallized, Francesco “precision88” Lariccia; la portata di politicamente scorretto che sta per investirci è chiara fin dall’inizio, quando veniamo accolti da cori curvaioli dei presenti, ad altissimo contenuto sessuale e blasfemo, non riferibili in questa sede. I membri della band, ancora dietro le quinte, non fanno del resto nulla per far cessare tali cori, anzi aizzandoli sapientemente e spietatamente. In più, come sorpresa della serata, prima dell’inizio dello show la band diffonde tre pezzi nuovi dei San Culamo, gruppo di cui non sono mai stati resi noti tutti i membri, noto per il contenuto alquanto blasfemo dei testi, a differenza dei Prophilax, che nei loro brani sono sì anticlericali, ma non bestemmiano. Il pubblico mostra di gradire, tirando fuori anche gli accendini quasi si stesse suonando Nothing Else Matters, ma l’accoglienza riservata ai tre brani è nulla rispetto all’ovazione tributata all’ingresso di Ceppaflex e soci sul palco. I due, rinforzati dal membro di lunga data Christian “Sventrakul” Ice alla consolle, da Giorgio “Zebuleb” Clementelli al basso e dal classe ’93 Dimitri “Sboraphon” Nicastri alla batteria, iniziano il loro massacro lirico/sonoro con Voci dall’Oltrechiavica, una delle hit del loro album Il Signore delle Fogne. Il testo, pur sempre con lo stile irriverente del combo romano, esprime una critica all’ipocrisia ed alle finte morali imposte dalla famiglia e dalla società, invitando all’autodeterminazione; fra le tante critiche, quella che risulterà particolarmente gradita a molti metallari riguarda la stereotipata equazione capellone = drogato e pericoloso. Il gruppo sembra da subito in palla ed i suoni, considerando la capienza ridotta della sala, sono complessivamente buoni, anche se a tratti il basso e la voce del singer vengono soffocati dalla chitarra e dalla potentissima batteria, suonata in modo forsennato da Sboraphon. E’ interessante sottolineare, come peraltro farà lo stesso Ceppaflex a fine concerto, che il ragazzo doveva ancora nascere quando i Prophilax erano già in attività. Si prosegue con Don Mignotte, una critica particolarmente raffinata alla deprecabile tendenza di alcune donne a dover esser ricoperte di regali prima di…concedere qualcosa al proprio accompagnatore; la soluzione proposta dai nostri è decisamente intuibile dal titolo e, in tempi di spending review, potrebbe in effetti rappresentare un’interessante fonte di risparmio! Nel frattempo, al centro della pista il pubblico si è già scatenato in un discreto pogo, che continuerà per tutto lo spettacolo. La feroce Analità, molto gradita, spara a zero un po’ su tutto, dai reiterati aumenti della benzina alle tasse, dalla Lega Nord a Berlusconi, passando per Wanna Marchi, Cicciolina, Sandra Milo e Jovanotti. Un concentrato di cattiverie e malvagità unico, che manda il pubblico in visibilio anche per merito di un fulminante assolo di Sbohr, come di consueto abbigliato con giacchetto leopardato, basco nero ed occhiali da sole. Di tanto in tanto, il palco viene arricchito da alcuni personaggi di dubbio gusto, primo fra i quali un energumeno travestito da Mentulatore, la leggendaria mascotte della band, come il più classico degli Eddie di maideniana memoria, che ballonzola sul palco mimando oscenità. Dopo Mandami in Radio col Beep, presa in giro della censura musicale, ha inizio una trafila di brani dalle tematiche più pecorecce che mai: Pornografia Unica Via, prima di queste perle, viene introdotta da un accorato appello dei musicisti a salvare un genere cinematografico di cui l’Italia è sempre stata portabandiera, mentre ora gli si prediligono pellicole noiose come La Grande Bellezza. Appello di carattere puramente artistico, immaginiamo! Paghi Due Ne Fotti Tre allude evidentemente ai saldi di fine stagione, quindi può esser considerata come un’altra efficace tecnica per combattere la crisi, mentre Alice nel Paese dei Cazzi...ehm…come me la cavo ora? Ah sì! Diciamo che potrebbe essere il seguito della celebre favola, con una Alice che, dopo esser cresciuta, è passata ad attività di carattere meno ludico. Dora in Poi, romantica ballad dove si rivedono gli accendini, offre un’insperata àncora di salvezza a tutti coloro che fanno fatica ad intrattenere relazioni durature con l’altro sesso; Pompotron, infine, posta a chiusura di questo mini-ciclo inneggiante ai valori di Woodstock, ha per protagonista una ragazza dai costumi e dalle abitudini assai elastiche, fervida amante di uno specifico rapporto preliminare. Durante questi brani, Ceppaflex viene coadiuvato al microfono dalla corista Germana “Madame Lonkù”, accolta da complimenti virili dei maschi presenti, nonché da alcuni cori di esortazione, facilmente immaginabili. E’ poi la volta della tremenda Frate n’Kiappetto, dedicata ironicamente a padre Fedele Bisceglia, il cui protagonista è un religioso dalle abitudini non esattamente benedettine; a spiegare il tutto a chi dovesse mostrare difficoltà nel carpire il profondo significato del brano, sul palco compaiono due figuri vestiti rispettivamente da parroco e da suora. Che attenzione questi Prophilax, si preoccupano anche dei non udenti…
Atac di Merda, originalmente scritta per il side-project Pizza e Fichi, è a sua volta introdotta da un simpatico siparietto fra un immaginario controllore e passeggero e costituisce una impietosa derisione dell’inefficienza dei trasporti pubblici romani. Chi li ha provati almeno una volta saprà perfettamente di cosa si parla, purtroppo. Ceppa Secca tratta in modo leggero (pure troppo) la terribile afflizione maschile dell’impotenza, mentre Me Prude er Culo, preceduta da un discorso di Ceppaflex volto a sottolineare il livello filosofico raggiunto dai testi della band…vabbè dai, adesso è troppo. Me Prude er Culo non è aggiustabile in alcun modo neppure dal miglior oratore del mondo, prendetela così com’è e basta. M’Arrazzo col Trans, esplicata dai medesimi individui comparsi in precedenza, camuffati però stavolta da politico e da transessuale, è uno dei pezzi inediti contenuti nella compilation celebrativa Vent’anni di Analità; non è difficile rammentare il fatto di cronaca italiana cui si riferisce e, al di là del testo, geniale nella sua scorrettezza, è un brano pregevole dal punto di vista musicale. Vivo col Gay e Big Bamboo sono un po’ due facce della stessa medaglia, dal momento che entrambe trattano della traumatica scoperta di un tradimento: nel primo caso, lei lascia lui perché è passato all’altra sponda, nel secondo lui, dopo una serie di segnali più o meno evidenti, scopre che lei è improvvisamente divenuta una convinta sostenitrice del multiculturalismo. Ci avviciniamo alla conclusione del concerto e, prima di una breve pausa e degli applausi di rito alla presentazione dei membri del gruppo, i Prophilax ci deliziano con altri due classici: il primo è Abbasta che Respireno, un’ode all’amore libero ed un’esortazione a superare i luoghi comuni sulla bellezza esteriore, mentre a seguire troviamo la lunga suite Viaggio nella Dimensione Anale, allucinante e totalmente demenziale, che narra di una discesa dantesca in un Inferno più maleodorante di quello letterario. Infine, dopo la pausa, il pubblico in visibilio accoglie il ritorno sul palco dei musicisti, che danno il via ai bis con Fotturion, commento sulla moderna degenerazione dei costumi, dove Sbohr delizia i più attenti fra gli spettatori con l’esecuzione del celebre Volo del Calabrone; è poi la volta della bella ed autocelebrativa Stamo Ancora Qua e, naturalmente, del classico dei classici: la sublime Dora Daccela Ancora, dove il pogo raggiunge lo zenit, la sala canta a squarciagola e tutti i personaggi più orrendi della band, compreso il Mentulatore, tornano sul palco per il gran finale. E’ la più che degna conclusione di un concerto folle, osceno e non adatto ai minori, ma anche coinvolgente e passionale.

CONCLUSIONI
Sui Prophilax si può ovviamente dire e pensare quel che si vuole: possono piacere o meno, li si può ritenere solo un gruppo di cazzoni dediti a tematiche offensive…ma non si possono negare una serie di circostanze incontrovertibili, evidenti anche ai più feroci detrattori di Ceppaflex e compagni: nel loro essere volutamente esagerati e volgari, i romani fotografano in modo abbastanza accurato una serie di caratteristiche e malcostumi del nostro Paese, permettendoci di farci due risate senza avvilirci. Non per questo devono essere considerati dei poeti o dei profondi interpreti sociali, anche perché difficilmente loro stessi vorrebbero esser presi troppo sul serio; non vanno però neppure bollati come semplici cafoni, perché sarebbe ingiusto nei confronti della loro musica. Infine, come già sottolineato, i nostri sanno suonare davvero ed hanno inscenato un concerto impeccabile dal punto di vista strumentale, lasciandoci un piacevole fischio nelle orecchie che è il miglior sintomo di una serata riuscita. Lunga vita ai Prophilax ed al cazzeggio libero!

SETLIST PROPHILAX
1. Voci dall’Oltrechiavica
2. Don Mignotte
3. Analità
4. Mandami in Radio col Beep
5. Pornografia Unica Via
6. Paghi Due Te Ne Fotti Tre
7. Alice nel Paese dei Cazzi
8. Dora in Poi
9. Pompotron
10. Frate n’Kiappetto
11. Atac di Merda
12. Ceppa Secca
13. Me Prude er Culo
14. M’Arrazzo col Trans
15. Vivo col Gay
16. Big Bamboo
17. Abbasta che Respireno
18. Viaggio nella Dimensione Anale

----- Encore -----

19. Fotturion
20. Stamo Ancora Qua
21. Dora Daccela Ancora



metalupyourass
Domenica 3 Agosto 2014, 12.32.41
8
dal vivo spaccano come pochi. bravissimi
Unia
Giovedì 15 Maggio 2014, 14.56.42
7
Grandissimi Prophilax! Fantastiche "Frate n'Kiappetto" e "Big Bamboooo"! Ma perché vedo la locandina di Elisa Over? Prima non c'era...
Sonny
Domenica 27 Aprile 2014, 21.59.32
6
Musicisti validissimi, pochi cazzi! Puttanic almeno un paio di volte l'anno me lo guardo sempre...
Luigi
Domenica 27 Aprile 2014, 21.34.51
5
Io c'ero, come da più di 20 anni a questa parte, e concordo con tutto. Grandi grandi grandi...altri 20 anni E STAMO ANCORA QUA!!!
brainfucker
Domenica 27 Aprile 2014, 21.09.35
4
questi ridendo e scherzando hanno canzoni che potrebbero rompere il culo a molte delle ultime uscite di alcuni gruppi storici e in più molti dei loro testi non sono così superficiali come sembra. grandi!
Numbered Days
Domenica 27 Aprile 2014, 19.47.41
3
Questa volta per impegni non ho potuto presenziare al mio appuntamento preferito dell'anno! Lunga vita ai Prophilax che nel bene o nel male, me la fanno sempre sgarà
CauldronBorn
Domenica 27 Aprile 2014, 19.14.19
2
Grandissimi sono loro fan da sempre. Nonostante la forma scurrile e volutamente esagerata, rimangono comunque molto più profondi alcuni loro testi di denuncia sociale e politica che qualsiasi fregnaccia "sole cuore amore" che ci propinano i "big" della musica della nostra itaglietta. Vedere i testi di "la merda non muore mai" "fuori dalle palle" e "altri cazzi stessi culi" che mi pare non propongano spesso live. Qualcuno li etichetterebbe come populisti...
Kai Shiden
Domenica 27 Aprile 2014, 9.51.04
1
Ottimo report e ottimo concerto! Ludo miglior chitarrista italiano.
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