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ROME IN MONOCHROME - Il sottile contrasto tra la grazia, le antiche rovine e la monocromia
11/02/2024 (806 letture)
Ancora avviluppata saldamente nelle atmosfere doom più disperate che ormai mi cullano da diverso tempo, ho iniziato a interessarmi al secondo full length dei Rome In Monochrome , uscito il 1 dicembre 2023 per la Art Gates Records. Ho colto al volo l’idea di contattarli per poter saperne di più e approfondire questo nuovo lavoro. A calarmi nelle viscere di questo AbyssUs ci aiuta il cantante Valerio Granieri.

Lacrimosa: Ciao Valerio, benvenuto su Metallized. Ti ringrazio moltissimo per questa opportunità. È da quando è uscito finalmente il vostro nuovo disco, AbyssUs, che puntualmente è fisso in loop fra i miei ascolti ricorrenti. Come mai è trascorso così tanto tempo da Away From Light, risalente al 2018? È a causa del terribile periodo della pandemia o c'è dell'altro? Magari i tuoi altri progetti musicali? Oltretutto vedo (e sento) che non c’è più Gianluca Lucarini alla chitarra e voce…Ci sono stati altri cambi all'interno della band?
Valerio: Ciao, grazie a te per l’opportunità e lo spazio, sono contento di sapere che AbyssUs sia un ascolto ricorrente per te. Che dire, il tempo trascorre con una velocità di cui non ci si rende conto, il più delle volte…la pandemia non ha aiutato nessuna band e noi non abbiamo fatto eccezione. Certo, se penso a quegli artisti che hanno fatto uscire i loro album poco prima che esplodesse senza poi poterli promuovere credo che, in fondo, siamo stati comunque fortunati, però di certo ci ha rallentato eccome. Abitiamo tutti piuttosto vicini quindi, al di là del lockdown vero e proprio, siamo più o meno sempre riusciti a restare in contatto ma l’interplay per noi è molto importante e quindi non posso dire che la cosa non abbia influito e non ci abbia reso meno produttivi: non siamo tra quelli che registrano in casa autonomamente, siamo piuttosto old shool in questo. La situazione ha sicuramente influenzato anche alcuni contenuti del disco: ho scritto The Dissonant quando eravamo tutti chiusi in casa, ad esempio. Quanto agli altri progetti musicali (Still Wave –con un album di prossima uscita- per me e Invernoir –anche loro in arrivo con nuovo materiale– per Flavio) non ci hanno rallentato, anzi devo dire che fare altro al di fuori di questo mostro chiamato Rome In Monochrome ci aiuta ad uscire un pochino dal suo cono d’ombra. Quanto ai cambi di line –up sì, Gianluca non c’è più: non ci siamo trovati più d’accordo né “emotivamente”, né riguardo al modo di stare in una band e né stilisticamente sulla direzione giusta per Rome In Monochrome, ma avevo già scritto molto materiale con il quale lui non era a suo agio, anche gli altri avevano portato il loro contributo compositivo e così è stato necessario separarsi. Dal punto di vista della scrittura questo non ha comportato rallentamenti o pause perché in linea di massima il materiale è sempre venuto da me (quantomeno nelle strutture iniziali), ma dal punto di vista tecnico, avendo scelto di sostituirlo con Gaetano Savoca(tastiere, piano, loops etc.) invece che con un’altra chitarra abbiamo dovuto lavorare molto per trovare un nuovo equilibrio, anche a livello di spettro sonoro. Siamo convinti però che questa scelta sia stata giusta per vestire queste nuove canzoni e quindi sia valsa decisamente tutto il tempo speso per farla funzionare. Purtroppo, a registrazioni completate, Alessio (chitarra solista) ha deciso di lasciarci per motivi personali e abbiamo solo potuto prendere atto della sua scelta e sostituirlo con Gabriel Sassone, un caro amico che conosciamo ormai da molti anni e che non vedo l’ora ci aiuti anche con i nuovi brani. Alessio è stato uno dei cuori pulsanti della band a livello di idee, arrangiamenti e passione, resterà sempre un fratello per me e gli auguro tutto il meglio. Sta scrivendo grande musica e spero che possiate ascoltarla tutti presto.
Peraltro, AbyssUs è un grande quadro di fallimento e dolore e coi fallimenti si fa difficilmente pace e, se lo si fa, c’è bisogno di tempo e fatica. Forse, in fondo, è stato semplicemente questo e tutti gli accadimenti di cui ti ho parlato sono state solo manifestazioni inconsce di questa “difficoltà” di fare pace con noi stessi. Non lo so.

Lacrimosa: Cos’è cambiato musicalmente rispetto all'album precedente? Mi è parso di ascoltare, oltre al vostro stile doom, unito a una vena progressive oscura, che affonda le radici nelle grandi band anni 90, influenze molto personali legate al post rock, la voglia di sperimentare ulteriormente, l’aggiunta ad esempio di qualche elemento elettronico, si capisce estremamente calibrato, pensato e non invasivo, lo trovo nel vostro caso, azzeccato. La prima volta che ho ascoltato Anatomical Machine, mi è corso un brivido lungo la schiena e mi sì è scatenata la tachicardia, eppure si dice che la musica elettronica è fredda e non dà emozioni…
Valerio: La mia idea di musica prevede la progressione e la crescita e deve riflettere i cambiamenti personali di chi la compone, perciò direi che sia del tutto naturale ascoltare una evoluzione tra un album e l’altro, anche solo per il fatto che non siamo più le persone che eravamo. AbyssUs è un disco con tematiche più dure e meno “astratte” rispetto ad Away From Light, che sostanzialmente parla di osservare la vita “da fuori”, rifiutandosi di partecipare: qui si parla di immersione nella vita, di dolore, sangue e lacrime e per forza di cose avevamo bisogno di un sound che avesse più “estremi”. Da un lato la violenza, dall’altro le stratificazioni quasi prog, da un lato le chitarre molto distorte e dall’altro i momenti “sospesi” tipo, appunto, Anatomical Machine, che hanno bisogno di landscapes elettronici (che in effetti si trovano sparsi in diverse parti del disco). L’idea originale del brano è di Marco (chitarra), ma la coda ed i landscapes sono tutti opera di Gaetano: la adoro, trovo che sia uno dei nostri momenti più sperimentali in assoluto, ho sempre sognato di fare album con momenti così. Io mi sono limitato ad “assemblarla” un po’ ed a scrivere la melodia vocale ed il testo. La storia dell’elettronica “fredda” non voglio nemmeno commentarla, è la classica affermazione fatta per partito preso da parte di persone che sicuramente non la conoscono nemmeno. Adoro la musica elettronica, specialmente quella degli anni 90 (trip hop, jungle e cose così) ma soprattutto sono un grande fan dell’ambient (Brian Eno, Bing & Ruth, Terry Riley), mi piacciono molto Trentemoller, Murcof, Sohn, The Knife, Fever Ray, tutta la scena synthwave…insomma non sono esattamente uno che offra la sponda giusta per parlare male della musica elettronica.

Lacrimosa: Trovo la tua voce estremamente toccante ed azzeccata nella proposta musicale, particolare anche se vogliamo, per me abituata diciamo a voci doom più canoniche. La tua mi evoca allo stesso tempo impressioni "old school", unite a una vena più attuale e moderna. Ci sento qualcosa della malinconia e dell'essere etereo di Jonas Renkse dei Katatonia, ma unita a quelle tonalità sognanti tipiche dei cantanti shoegaze, post rock e simili. Quali sono i cantanti che sono stati la più grande ispirazione nel tuo percorso artistico?
Valerio: Innanzitutto grazie per i complimenti…che dire, è molto complicato distinguere chi mi abbia effettivamente influenzato, sono un ascoltatore compulsivo da più di 30 anni e più o meno da altrettanti scrivo musica. Quando abbiamo iniziato con i Rome In Monochrome avevamo in mente un certo doom classico degli anni 90 ma fin da subito volevamo essere molto contaminati e la vocalità è uno dei modi più evidenti per farlo. Diciamo che all’inizio del percorso con Rome In Monochrome ho cercato di applicare al mio timbro la lezione di Mark Kozelek, Neil Halstead, Mimi Parker ma anche di Michael Stipe e Paul Banks. Adoro anche Morrissey e Robert Smith e credo che questo si senta parecchio, come del resto credo sia evidente il mio amore per Johnny Cash, Mark Lanegan, Gavin Hayes, Chino Moreno, Maynard James Keenan. Sono tanti, tantissimi, credo che il mio stile sia troppo composito per poter stabilire chiaramente da cosa venga cosa. Tra quelli più vicini al "nostro" mondo doom Jonas Renkse è certamente il mio preferito, ci sono alcune sue soluzioni vocali che mi hanno ispirato molto. Di disco in disco non smette di migliorarsi sia tecnicamente che creativamente e questa forse è l’ispirazione più importante.

Lacrimosa: In AbyssUs ci sono due ospiti, una voce femminile, Yasmin Kalach, e il fenomenale Alexander Högbom degli October Tide. Ti va di raccontarci qualcosa su queste collaborazioni, come sono nate e si sono sviluppate? Stains, fra l'altro, uscito come singolo e corredato da un video, sembra avere un significato molto importante...
Valerio: Yasmin è stata per tanti anni la mia vocal coach. Ha studiato a Berkeley ed è stata concorrente di The Voice Of Italy: è una vocalist ed un’insegnante straordinaria. Quando ho scritto Stains e l’ho portata in sala alla band, arrangiarla e farla suonare bene è stato molto facile, ma sentivamo la mancanza di qualcosa, come se il pezzo avesse bisogno di una sorta di calore. Ho subito pensato che la sua carica soul le avrebbe dato una "temperatura" emotiva diversa (caratteristica che, per esempio, parlando di evoluzione, avrebbe reso impossibile includere Stains nelle nostre precedenti pubblicazioni). Quanto al significato è un brano molto sofferto, parla di quando l’essere se stessi diventa causa di dolore per chi è vicino a noi, quando certe differenze personali diventano tormento e dramma e quando, pur facendo del proprio meglio non si fa altro che ferire l’altro perché non ci si rende conto che si è incompatibili. Si diventa macchie sul cuore dell’altro, l’altra persona le guarderà e non potrà mai dimenticare. È terribile essere il brutto ricordo di qualcuno.
Alexander è un buon amico di Flavio, il nostro batterista: si sono conosciuti nel backstage di un festival quando Flavio era membro di un’altra band. Quando abbiamo finitoA Tomb Beyond the Furthest Star abbiamo pensato che per rendere al meglio quello stacco così violento ci sarebbe voluto un growler d’eccezione e mi è subito venuto in mente lui. È stato gentilissimo ed estremamente disponibile: gli abbiamo mandato il tutto ed ha tirato fuori una performance mostruosa, talmente mostruosa che mi ha messo nei guai per quando mi toccherà replicarla dal vivo!

Lacrimosa: Entrando nel cuore pulsante di AbyssUs, come ti è venuto in mente il titolo per questo titolo album? Ha qualche significato particolare per te? Lo trovo meraviglioso, a me quell'Us (Noi) contenuto nella parola, fa pensare un po' al concetto della lingua e cultura tedesca della Zweisamkeit, della solitudine a due, anche se in questo caso con contenuti più tragici, se vogliamo. Ma magari è semplicemente una discesa nelle viscere di noi stessi, intesi, come collettività…
Valerio: Non c’è niente di meglio che ascoltare l’interpretazione che le persone danno a quello che creiamo, non fa che stupirmi ed incuriosirmi continuamente: è uno dei motivi per i quali non scrivo in modo troppo assertivo e non amo “raccontare” in modo lineare…mi piace che ci sia spazio, che l’ascolto sia una cosa attiva, che ognuno metta sé stesso in gioco quando si avvicina al nostro mondo. Conosco quel concetto e mi piace moltissimo ma non era quello a cui avevo pensato: la mia idea era quella di usare la parola latina abyssus e graficizzarla con “noi abisso”; il concept del disco affonda le sue radici nel dolore derivante dai rapporti e dal dramma di sprofondare nei propri abissi interiori ed in quelli degli altri, insondabili e spesso portatori di tragedie, grandi e piccole, che rendono la conoscenza e la comprensione del prossimo impossibile e, quando possibile, drammatica. Ci sono cose di noi stessi e degli altri che sarebbe meglio non scoprire, perché No one ever knows or loves another, cantava Robert Smith. La copertina, realizzata da Adhiira Art a partire da uno shooting fotografico di Romina Leardi (da qualche parte nella sua Liguria), raffigura il “perdersi” in questa sorta di foresta e le sue costruzioni diroccate, metafora della confusione nell’anima del nostro prossimo e dei suoi universi interiori: la “lei” è sporca di sangue, anche se mostrato in modo gentile e non violento, perché l’azione si è già consumata, il dolore è stato già inflitto e ricevuto.

Lacrimosa: Le tue meravigliose liriche mi hanno colpito fin dai vostri lavori precedenti e personalmente è motivo molto importante per preferire una proposta musicale piuttosto che un'altra, in special modo quando si percepisce essere scritte col cuore. Infatti, qui su Metallized ormai tutti lo sanno che do moltissima importanza ai testi e ai significati ahahahah…. Di che cosa trattano in particolar modo i testi di AbyssUs? Sono in qualche modo collegati l’uno all'altro, c’è qualche filo conduttore oppure no? Per te è importante regalare emozioni attraverso le tue parole, sono un elemento fondamentale insieme alla musica dei Rome In Monochrome?
Valerio: Il disco prosegue il concept iniziato con Away From Light e strutturato lungo tre album, che narrano una evoluzione personale come essere umano fortemente autobiografica: Away From Light narra dell’osservare la vita dall’esterno, quasi a non volervi partecipare ed essere spettatore dello svolgersi dei giorni degli altri. AbyssUs è il secondo capitolo e racconta del tentativo di immergersi e tuffarsi nella vita e nei rapporti con le persone, ricevendone in cambio dolore, insoddisfazione, lividi e dramma: è, fondamentalmente, un disco di rapporti falliti e dolorosa commedia umana. A sottolineare questo legame, AbyssUs inizia con le stesse identiche parole con cui si chiude Away From Light (e la copertina, ha lo stesso schema a simmetria centrale) ed il terzo disco farà lo stesso, iniziando con le ultime parole di AbyssUs. Ne ho già abbozzato un bel po’ e ho ricevuto diverse idee dagli altri Rome In Monochrome: proverò a breve a sintetizzare il tutto per poi rigettarlo in quella specie di laboratorio alchemico che è la nostra sala prove dove, come sempre succede, cambierà di nuovo. So già di cosa parlerà e come vorrei che suonasse ma ovviamente si trasformerà mille volte e perciò oggi non te lo svelerò. Certo, è importante che musica e parole vadano di pari passo e che emerga una suggestione o un’emozione come hai detto tu, piuttosto che i dettagli di una storia.

Lacrimosa: Credi nella forza e nella forza e nella potenza delle parole, nella magia che racchiudono nell'attrarre animi umani affini, come è successo a me, quando sono incappata nei Rome In Monochrome?
Valerio: Non c’è alcun dubbio che sia qualcosa in cui credo fortemente: il concept, il mood e le parole sono le prime cose che mi attraggono quando approccio ad un artista anche ascolto, stranamente per un cantante, moltissima musica strumentale (classica, ambient, post rock). In ogni caso amo molti grandi autori di testi come Morrissey, Neil Young, Nick Drake, Robert Smith o Mark Eitzel e credo molto nella magia delle loro parole e nella capacità di creare, fondamentalmente, dei mondi. Credo però che la lettura dei testi in quanto tali, senza il supporto musicale, debba essere considerata qualcosa di accessorio. Non bisogna mai dimenticare come le parole debbano assolutamente essere concepite unitamente alla musica e come sia fondamentale l’aspetto fonetico, timbrico e di intonazione, il "modo" con cui il “suonare” di quelle parole sia stato concepito. Scrivere un testo per un brano e scrivere una poesia devono imperativamente essere due cose distinte e separate: questo non toglie valore assoluto a cose supreme tipo i testi di Morrissey, Tompa Lindberg o quelli di Dark Side of the Moon dei Pink Floyd ovviamente, ma non mi piace il ruolo di "poeta" all’interno di una band, lo trovo improprio. Le parole sono fondamentali ma devono soprattutto avere valore in un contesto che includa anche la musica che le accompagna: se riescono ad essere importanti ed esteticamente rilevanti anche al di fuori di esso bene e mi auguro che succeda alle mie, ma lo considero un di più.

Lacrimosa: “Ghost Metal For Cold Hearts”, così vi definite nelle vostre pagine social. Ci puoi spiegare da che cosa ha origine questa definizione? Ne approfitto anche, per chiederti l’origine del nome della band (magari anche qualche accenno sui suoi inizi, su come si è formato il vostro progetto), che è tanto evocativo, che quasi puoi immaginare delle immagini, suggestioni, ricordi, vecchie nostalgiche foto, chiudendo gli occhi…
Valerio: È sempre più difficile, in questo mondo di etichette, trovare qualcosa che riesca, in poche parole, a descrivere la complessità di un progetto musicale pieno di rimandi e con riferimenti eterogenei come può essere il nostro. Ghost metal perché tutti, chi più chi meno, siamo stati marchiati a fuoco dal metal estremo come ascoltatori (alcuni anche come musicisti) e credo che l’estremo sia fondamentale come forgiatura e marchio anche se non lo si pratica più, perché trasforma per sempre la percezione dell’arte e quella del mondo. Cold hearts perché la nostra musica è, indiscutibilmente, portatrice di sentimenti che lasciano il cuore freddo e desolato o, almeno, lo è stata fino ad oggi. Come dicevo prima siamo sempre in evoluzione come esseri umani e quindi non sappiamo cosa ci succederà anche solo domani, seppure io sia convinto che, quale che sia quello che intenderemo trasmettere, non smetteremo di osservarlo dal punto di vista più riflessivo e malinconico.
Quanto al nome, lo inventò il nostro buon amico Max Varani (attualmente nei Venus In Disgrace, che vi consiglio di ascoltare) che, all’epoca, era il vocalist dei Degenerhate in cui militava Gianluca Lucarini, il nostro ex chitarrista che gli ha quindi chiesto se potesse utilizzarlo. Nella mia idea è una sorta di Dark side of the moon, un ossimoro, un modo per esprimere un contrasto ed una contraddizione, a simboleggiare quella tra grazia e dolore che è uno degli aspetti fondamentali del nostro suono. Quando ci siamo conosciuti io e Gianluca lui aveva questo nome, gli accordi di Until Eyes Go Blind e l’idea di allontanarsi dal grindcore: come mio solito ho iniziato a scrivere e da lì è nato tutto. Devo dire che fu questo a tirarmi fuori da un isolamento musicale in cui mi ero chiuso a causa del naufragio di diversi progetti musicali in cui ero stato coinvolto e, nonostante l’epilogo che ci ha visto prendere strade differenti, non posso fare a meno di ringraziare Gianluca. Tutto ha avuto uno scopo, dal mio punto di vista e credo anche dal suo.

Lacrimosa: Non pretendo che la gioia non possa accompagnarsi alla bellezza; ma dico che la gioia è uno degli ornamenti più volgari, mentre la malinconia è della bellezza, per così dire, la nobile compagna, al punto che non so concepire un tipo di bellezza che non abbia in sé il dolore.
Questa incredibile citazione di Charles Baudelaire secondo me racchiude l’essenza del doom e affini in generale, e calza veramente a pennello con l’incanto della musica e delle atmosfere dei Rome In Monochrome. Il doom secondo il mio parere non è propriamente un genere musicale, ma uno stato d’animo, un modo di sentire. Essere costretti a cogliere la bellezza nelle avversità, nelle prove che la vita ci mette di fronte, nell'abbandono e nella disperazione. E una volta colta questa bellezza, multiforme, ramificata, non scontata, cupa, tridimensionale, abissale (per citare anche AbyssUs) è come se non si riuscisse più ad accontentarsi della superficie.
Cosa ne pensi? Quali sono le tue sensazioni in confronto a queste mie riflessioni e quanto questo concetto di bellezza è racchiuso o conta per la musica dei Rome In Monochrome?
Valerio: Mi trovi d’accordo. Credo che la fugacità sia un ingrediente fondamentale della bellezza, la decadenza ne costituisce per me una parte essenziale: la bellezza è tale perché non è eterna, l’essere umano è pieno di poesia perché nonostante la sua capacità di sentire l’eternità è destinato a morire. La bellezza acquista maggior valore tanto più è caduca e difficile da conquistare e la vera abilità e capacità di adattamento alla vita consiste nel saperla cogliere e sapersene nutrire, anche nei momenti peggiori. La decadenza, la perdita, il senso di fine sono fondamentali per la nostra musica e speriamo davvero che essa faccia risuonare questi concetti nel cuore di chi ci ascolta. Condividere queste sensazioni è l’essenza stessa del vivere.

Lacrimosa: Parlando della scena musicale italiana, in particolare di quella doom, di cui ultimamente mi sono molto interessata, in cui possiamo inserire anche i Rome In Monochrome, come ti spieghi che in un paese così notoriamente noto -forse anche in modo un po' stereotipato io direi- per il sole, il divertimento, la gioia, ci siano così tante band che suonano questo genere? La scena romana, in particolar modo, è prolificissima. Fra l'altro, mi sono persa pure i meravigliosi The Foreshadowing, altra band romana di grandissima caratura in questo genere, e non sai quanto male ci sono stata! Il concerto doveva essere a Bologna con i Saturnus e In The Woods lo scorso ottobre…
Valerio: Partiamo dal presupposto che The Foreshadowing, oltre ad essere buoni amici, sono una band eccezionale e hanno uno dei migliori cantanti sulla scena. Fissato questo punto, è doveroso menzionare anche Shores Of Null, Invernoir, Ars Onirica, Ghostheart Nebula, Tethra, For My Demons e molti, molti altri che sicuramente sto dimenticando. La verità risiede nel concetto di decadenza che dicevo prima, che è molto facilmente applicabile all’Italia con le sue antiche rovine, le sue località balneari che d’inverno diventano deserte, la poesia sconfinata di un caffè sulla spiaggia a febbraio, con gli ombrelloni chiusi, il sole e l’aria che punge mentre la radio dello stabilimento suona gli 883 e le melodie di Battisti, quel senso costante di perdita e di imperfezione tipicamente italiana, che si trasfigura e diventa poesia. Lo stereotipo vero sono le foreste del Nord ed il fatto che per fare musica malinconica si debba per forza avere quel background: non è affatto vero, e la grazia e la bellezza affogate nel dolore è proprio l’Italia che le incarna alla perfezione: i Novembre, Room With a View, Klimt 1918 lo hanno dimostrato meglio di chiunque altro. Credo che queste tematiche siano state già lambite dalla musica dei Rome In Monochrome e verranno sviscerate meglio molto presto e spero di incarnare sempre di più questa sorta di “italianità” come queste grandissime band.

Lacrimosa: Ti voglio fare ora una domanda un po' scomoda e particolare forse, ma voglio approfittare di questa occasione, perché è un pensiero che mi frullava in questi giorni e credo anche tu sia la persona adatta a cui porre questo quesito. Secondo te perché ci sono tante persone che criticano la scena musicale rock e metal, dicendo che ormai da tempo è sedimentata e ripetitiva, e non ci sono più idee e innovazioni, (anche se secondo me non è per niente così, di band che hanno ancora grandi idee ce ne sono, basta mettersi un po' d’impegno e cercarle), è la stessa che poi legge magari l’ennesimo giallo ispirato a scrittori classici come Conan Doyle e Agatha Christie, e non si lamenta, ma anzi lo trova coinvolgente, o anche si guarda la stessa serie TV o film identico a mille altri? Perché tutto questo astio verso la musica? Io ascolto tranquillamente sia band che si ispirano magari a grandi band del passato, sia ricerco musica che dica qualcosa di nuovo. Non trovo negativo nessuno dei due approcci.
Valerio: Sono gli stessi discorsi che si sentivano quando è venuto fuori il death metal nei primissimi anni 90 e venivano dai metallari che si erano musicalmente formati nel decennio precedente, i quali avevano sentito dire le stesse cose riguardo Metallica e Slayer dai metallari formatisi nel decennio prima. È sempre la stessa vecchia storia del conflitto tra generazioni e della mancanza di identità personale che fa sì che la si ricerchi al di fuori di sé stessi (in qualche codice espressivo musicale, in questo caso), e che la si difenda strenuamente quando qualcuno prova a condividere un diverso modo di vedere le cose. Io non mi sono mai fatto problemi ed ascolto quello che mi piace indipendentemente dalla provenienza geografica e temporale, questi discorsi li lascio a chi vuole perdere tempo. Godere della buona musica è molto meglio, ogni artista è figlio del suo tempo: penso agli Sleep Token, che non sarebbero mai potuti nascere anche solo 15 anni fa. Hai ragione, oggi c’è tanta ottima musica e basta voler cercare: basta la rete, siamo tutti connessi e in condizioni di farlo: non ci sono scuse.

Lacrimosa: Non vedo l'ora di mettermi a scrivere la recensione di questo splendido AbyssUs, e ti saluto e ti ringrazio. Per chiudere la nostra intervista, ti va di lasciare un messaggio ai lettori di Metallized? In questo vastissimo panorama odierno di band che nelle loro proposte musicali si rifanno al passato o al contrario, cercano di aggiungere del nuovo, creando la loro personale unicità musicale, perché i nostri lettori dovrebbero essere invogliati ad ascoltare i Rome In Monochrome?
Valerio: Intanto ringrazio Metallized perché ci ha sempre supportato e sostenuto, questo non posso dimenticarlo. Saluto e ringrazio te per le domande interessanti e ricche di spunti. Cosa dire…la nostra musica è un viaggio nell’interiorità, senza barriere e limiti. Venite a vederci live, il 23 febbraio al Traffic c’è il release party di AbyssUs, e stiamo organizzando altre cose molto belle, qualcuna la annunceremo a breve. Viaggiate con noi.



Lacrimosa
Mercoledì 14 Febbraio 2024, 11.48.11
4
È verissimo *__*
Lizard
Martedì 13 Febbraio 2024, 22.16.25
3
Fa sempre piacere quando un artista decide di parlare in maniera così aperta. Bellissima intervista
Lacrimosa
Martedì 13 Febbraio 2024, 11.47.44
2
Ma grazie))
McCallon
Martedì 13 Febbraio 2024, 11.14.38
1
Bell\'intervista, Sara
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La copertina di \"AbyssUs\"
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Rome in Monochrome
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