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At The Gates - At War With Reality
( 5369 letture )
"LO SO." – Arringa e Introduzione
So perfettamente che avete già letto quel numero in fondo alla pagina senza curarvi del fiume di parole ad esso soprastante, giudicando in base a quello che vi aspettavate, che abbiate o meno già ascoltato l'atteso e temuto ritorno di una leggenda.
Mi rivolgo ai profeti del malaugurio, che sputano sulle novità per puro gusto, e anche agli inarrestabili adulatori, che venerano qualunque schifezza esca dalla penna di un loro mito.
Li vedo già tutti pronti ad iniziare una faida qua sotto, e per questo li avverto: questo scritto è frutto della mente di un singolo, con le proprie sensazioni e idee. Sicuramente non soddisferà tutti, forse addirittura nessuno, ma esporrà con logica e chiarezza, per chi volesse seguirle, le motivazioni che hanno portato a scrivere quel numerino arancione.
Se Lor Signori vogliono seguirmi…

Diciannove anni sono un lunghissimo periodo, addirittura un'intera vita per chi vi scrive. Non ho potuto vivere il periodo d'oro di questa musica, né quello successivo, ma come molti ho scoperto e amato gli At The Gates con la loro opera più celebre, quello Slaughter Of The Soul talvolta ridicolmente tacciato di essere "commerciale" dai puristi della scena swedish, scena a cui la stessa band aveva donato un tassello fondamentale come The Red In The Sky Is Ours.
Come molti li ho amati e come molti ho avuto paura del loro ritorno.
Ironia della sorte, se non avessi dovuto scriverne io sarei probabilmente rimasto ad aspettare questa recensione prima di decidermi ad ascoltarlo.
Allora, come sono ridotti, cosa hanno saputo tirar fuori questi nostri idoli? Diciannove anni di silenzio li hanno maturati o distrutti?
Sembrano decisamente interi, ma vediamolo più da vicino.

"LIKE A SWARM!" – Il disco nei dettagli
Alla band va una grande nota di merito: Slaughter li ha portati al successo, ma non è Slaughter 2 quello che esce dalle loro mani vent'anni dopo. Solo in un caso, che vedremo più avanti, gli svedesi ci danno un saggio dell'indegnità che sarebbe potuta venir fuori da una mera operazione commerciale.
No, gli At The Gates in questo sono (quasi sempre) dei signori: il nuovo parto è simile, naturalmente, alla produzione precedente (e chi li vorrebbe ascoltare se non mantenessero il loro stile?) ma non è una scopiazzatura. La stessa opener, secondo singolo, Death And The Labyrinth, ci manda un indizio (il titolo di questo paragrafo, per chi lo sa cogliere): da Terminal Spirit Disease infatti, ancor più che dal precedente e dal successivo, proviene il mood generale del disco: più controllato, meno puramente devastante di Slaughter Of The Soul, ed allo stesso tempo cupo e selvaggio quanto questo.

L'intro parlata in spagnolo propone diverse motivazioni per la causa delle sofferenze umane in relazione alla religione (Dio non esiste; Dio esiste ma è una canaglia; Dio esiste ma è un povero diavolo con un problema troppo complicato per lui…) e rappresenta il filo che lega tutti i testi dell'album: l'esistenza non è che sofferenza, rovina, morte, e nessun dio può cambiarla; la religione non ha significato.
Death And The Labyrinth ci avvia con un riff cupo (con echi black metal tanto cari alla band) al meeting con la formazione: è raro provare una tale sensazione dopo tanti anni di assenza, ma l'impressione è quella di rincontrare dei vecchi amici, per nulla cambiati. La band sembra uscita da un sonno criogenico ventennale che li ha mantenuti identici al '95: la sezione ritmica martella come ha sempre fatto (Erlandsson pesta con una classe tutta sua) e Thomas "Tompa" Lindberg, la cui voce miracolosamente conservata non ha perso una stilla di potenza né di espressività, con una prova lacerante e devastante dimostra di essere uno dei migliori vocalist della vecchia scuola, con Van Drunen, Walker e pochi altri che possono vantare una forma simile. Le chitarre mantengono la forza di un tempo, aggiungendo talvolta influenze thrash ai riff. La produzione, moderna e curata, perde certamente in parte lo spirito grezzo del primo periodo, ma rende ottimamente i suoni senza eccedere nella pulizia, lasciando sommerso, come sempre, il povero basso di Jonas Björler.
La canzone scorre ottimamente, senza essere (passatemi il termine) "catchy" come una Blinded By Fear ma altrettanto fulminea e di durata addirittura inferiore! Segue, come da due album a questa parte, la title track al secondo posto: il pezzo non colpisce particolarmente: troppo spezzato l'incedere incalzante della ritmica e piuttosto canonico il solo. Certo, c'è parecchio materiale su cui scapocciare qui, ma proseguiamo, perchè The Circular Ruins fa impennare il livello di attenzione: più cura nella melodia, le asce Martin Larsson e Anders Björler che sfornano riff selvaggi con qualche rimando Carcassiano (Death Certificate?) e Tompa che sovrasta l'insieme urlando come un'anima dannata. Questo è quello che volevamo, e che continuiamo a sentire in Heroes And Tombs, con tempi più controllati e riff thrash-oriented che devono certo qualcosa all'esperienza di tre quinti della band nei The Haunted.
Quello che al contrario NON volevamo sentire arriva subito dopo. Se ricordate il discorso di poco fa riguardo a "Slaughter 2", ecco, questo è The Conspiracy Of The Blind: una canzone spettacolare, se solo Slaughter Of The Soul e Cold non fossero state scritte vent'anni fa! Ringraziamo il cielo che la tentazione non di richiamare il passato ma di essere il passato sia stata limitata a questa canzone. Gli At The Gates tirano il freno su Order From Chaos, ottimo contraltare della precedente, più improntata alla loro produzione pre-Slaughter Of The Soul (escludendo purtroppo l'esordio, passato dimenticato nei fatti nonostante le recenti dichiarazioni) e continuano apparentemente nella stessa direzione con The Book Of Sand, in cui però si susseguono a tratti esplosioni di sfuriate devastanti.
La seguente The Head Of The Hydra è un altro colpo di testa (il gioco di parole non era voluto) che stampa un sorrisone in faccia all'ascoltatore: riff da antologia e costruzione impeccabile. City of Mirrors, il tradizionale intermezzo strumentale, con un arpeggio acustico e qualche linea solista, non giunge ai livelli di And The World Returned, ma va bene così. Eater Of Gods scorre piuttosto monocorde e la troppo breve Upon The Pillars Of Dust ci offre l'ennesima, esaltante pallottola esplosiva. La chiusura è affidata alla cadenzata e molto bella The Night Eternal, disperata e oscura, in cui più che in ogni altra canzone presente la band si allontana dal passato recente alla ricerca delle proprie radici, seppur sempre filtrate attraverso uno stile ormai codificato.

A livello di liriche, ispirate come sempre, qualcuno ha parlato di concept album, ma l'impressione ricavata dalla lettura dei testi è di un filo logico tematico, quello della rovina e dell'insensatezza, che trova la propria conclusione nella fine di tutto, la Notte Eterna, il Nulla. Un concept molto basilare se vogliamo, ma sarebbe più realistico dire "un insieme di testi affini".

GARDEN OF GRIEF – Tirar le somme
Terminata la rassegna di questi quarantaquattro minuti di musica, possiamo giungere alle conclusioni, che ho pensato di porre schematicamente, rispondendo alle critiche che più probabilmente potranno essere rivolte al disco:

"Gli At The Gates hanno pubblicato At War With Reality solo per far soldi"
Non sembra proprio, per quello bastava molto meno sforzo (The Conspiracy Of The Blind!). Si sente ancora la passione di suonare tra questi solchi.

"Hanno solo pescato nel passato senza più evolversi"
Difficile da dire: l'evoluzione degli AtG è sempre stata estremamente graduale e può essere difficile trovare in un solo disco quali elementi stanno prendendo il sopravvento su altri: i tempi spesso rallentati e le reminescenze thrash dei The Haunted possono essere segni di evoluzione, ma in effetti al momento l'album appare più un ottimo compendio delle diverse anime della band (e la scelta di usare logo di With Fear… per la bella copertina ne è indice). Eventuali produzioni future ci diranno di più.

"Se fosse una band qualunque senza quel nome, il voto sarebbe più basso"
Certo che lo sarebbe: quella band qualunque sarebbe un clone spudorato degli At The Gates! Ma possiamo biasimare gli At The Gates perché suonano come loro stessi?

"Da questa descrizione sembra che il disco non abbia difetti "
Nell'analisi delle canzoni ho evidenziato una serie di passaggi per nulla esaltanti: il difetto principale del disco è la vena compositiva, calata rispetto alle produzioni passate, anche perché è stata certamente assorbita dai vari progetti dei membri nel corso di questi anni.
Un secondo difetto lampante è la brevità delle canzoni: alcune delle undici effettive canzoni non raggiungono i tre minuti di durata, lasciando un senso di incompiutezza e talvolta di occasione persa (in quanto spesso quei tre minuti scarsi sono tra le prove migliori del disco).
Alla prova dei fatti non ci troviamo davanti a un capolavoro, At War With Reality non ne ha la stoffa. Ma la stoffa dell'ottimo album, del grande ritorno, quella invece sì.

In sintesi At War With Reality è il ritorno di una band iconica (in tutti i sensi), che riesce a non sfigurare ed anzi ad offrire tutte le caratteristiche peculiari del sound originale: la potenza, la classe e i richiami che spaziano a quasi tutta la loro produzione antecedente senza ridursi ad un auto-plagio. Lecito senz'altro considerarlo al gradino più basso della discografia degli At The Gates, poiché se qui è meritata la qualifica di "buonissimo disco" e "ottimo ritorno", guardando al passato, di fatto, troviamo solo capolavori.
Eppure guardando a tutti i come-back infelici degli ultimi anni dobbiamo considerare questo album un miracolo: a meno di farne una pura questione di gusto, At War With Reality contiene tutto ciò che un amante degli At The Gates può chiedere alla band vent'anni dopo.
Ma si sa, i sogni perdono fascino una volta realizzati.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
74.41 su 43 voti [ VOTA]
Il Rettiliano
Martedì 1 Agosto 2017, 9.27.27
34
Dopo l'entusiasmo iniziale, devo ridimensionare la mia iniziale impressione in merito a questo ritorno degli svedesi: ci sono davvero degli ottimi brani (che andresti avanti ad ascoltare in loop, come Th head of the hydra) ma altri sono davvero poco convincenti... e a non convince nemmeno il suono globale, troppo pulitino e per niente graffiante.
Steelminded
Domenica 18 Giugno 2017, 22.45.16
33
Al-quarto ascolto mi hanno convinto. Ho fatto bene a insistere... lo 0rendo, vale l'acquisto. Non credo sia un top album, ma uno sul 75 per intenderci. Evviva.
Silvia
Domenica 7 Maggio 2017, 21.09.14
32
Purtroppo (x me) il mio problema con questa band è la voce che le mie orecchie proprio non sopportano (senza offesa x Tompa). X il resto ADORO i gemelli e infatti The Haunted è stato uno dei gruppi che più ho amato e x vari motivi visto più volte dal vivo. Bello anche il lavoro solista di Anders
LexLutor
Domenica 7 Maggio 2017, 21.02.28
31
è un album bello. da comprare. punto.
Macca
Mercoledì 21 Settembre 2016, 8.03.25
30
Anche a me è sembrato un ritorno sulle scene sensato, inizialmente non mi aveva entusiasmato ma ripescandolo l'ho trovato un buon disco (superiore a Surgical Steel, visto che sotto ho letto il paragone), belle le canzoni anche se non tutte allo stesso livello, spicca soprattutto il lavoro delle chitarre. Per me un 75 ci sta tutto.
AL
Mercoledì 2 Dicembre 2015, 20.06.38
29
mi aspettavo molto di più da loro e dopo aver letto la recensione. anche a me sembra abbastanza piatto a parte qualche passaggio degno di nota qua e là. certo non era facile per loro dopo tanti anni e soprattutto dopo quello che han fatto nel passato. secondo me la voce ha perso rispetto al passato, mi sembra un urlare sguaiato e meno incisiva . direi un 75
Numbered Days
Lunedì 28 Settembre 2015, 18.57.49
28
Peccato. Album come sottolineato da molti piatto, ho provato più e più volte ad ascoltarlo ed a parte alcuni episodi non riesco a farmelo piacere, il songwriting come sottolineato anche dal recensore è calato, secondo me anche di molto, pazienza, sarà per il prossimo. Voto 55
Dany 71
Mercoledì 28 Gennaio 2015, 17.02.56
27
In linea generale d'accordo col recensore, anche se io non avrei puntualizzato 2 volte il discorso su The Conspiracy.....se una canzone è bella......è bella, stop. Linee melidiche mai banali. Per me gran ritorno, non era facile.
Morlock
Martedì 9 Dicembre 2014, 15.51.20
26
Ascoltato una decina di volte......piatto anzi piattissimo....deluso forse perchè mi aspettavo tanto da questa band...
Doomale
Lunedì 1 Dicembre 2014, 21.36.50
25
Dopo averlo assimilato per benino con diversi ascolti...posso dire che e' un bell'album...come me lo aspettavo..ne piu ne meno...non un capolavoro, ma un gran bell'album!...mi ritingo un fan di vecchia data soddisfatto!
Vizioassurdo
Venerdì 28 Novembre 2014, 16.08.22
24
Sorpresa anche per me, per ora un ottanta ma attendo di assimilarne bene pure le lyrics, che per i nostri sono sempre un valore aggiunto. A questo proposito il riferimento, sia per quanto riguarda l'intro che per alcuni titoli che esplicitamente lo citano, è il romanzo dell'argentino Ernesto Sabato, "Sopra eroi e tombe".
entropy
Venerdì 28 Novembre 2014, 11.11.16
23
Anche io sono rimasto sbalordito! Lo trovo un bellissimo album, che suona come i dischi "iniziali" della scena, ma questo non è per me un difetto. Nessuno suona più questo genere in realtà, tutti i gruppi che ne erano alfieri,se ne sono allontanati (in flames, dark tranquillity, arch enemy, soilwork darkane etc) e di solito con esiti disastrosi.. Quindi la cosa davvero strana, e che non solo quest'album mi ha preso dal primo ascolto, in quanto è davvero molto ispirato, ma mi ha anche trasmesso un certo senso di "novità" e "freschezza"... Voto 82 anche per me
ObeYM86
Sabato 15 Novembre 2014, 14.51.38
22
Sorpresona dell'anno per me!Non mi aspettavo un disco di questa qualità...per carità niente di trascendentale,ma si mangia a colazione tutte le uscite recenti del genere e non mi sembra poco...Complimenti per la recensione,una delle più belle e "passionali" che abbia mai letto!
THRASHAPOCALYPSE
Giovedì 13 Novembre 2014, 21.11.46
21
Bella recensione nomade!
Punto Omega
Giovedì 13 Novembre 2014, 16.52.02
20
L'ultimo The Haunted è lungi dall'essere una merdata, anzi...
Keyser Söze
Giovedì 13 Novembre 2014, 9.14.42
19
Bene, sono già a metà dell'opera.
Er Trucido
Mercoledì 12 Novembre 2014, 23.32.26
18
"è auspicabile che i fratelli Björler mettano definitivamente fine a quella merdata dei The Haunted" peccato che nei The Haunted sia rimasto solo un Björler...
Master Killer
Mercoledì 12 Novembre 2014, 21.56.39
17
La squadra che vince non si cambia, e lo dimostrano gli At The Gates con questo album, dove non sbagliano a ricalcare quello che avevano pubblicato 19 anni fa, quella bomba di Slaughter of the Souls, non è un album che sovrasta quest'ultimo, ma è un album alla At The Gates, non ti puo' deludere, spero che di questo anno continueranno a fare di più, un grande ritorno.. 86
Resurrection
Mercoledì 12 Novembre 2014, 20.57.04
16
Mi hanno dato quello che mi aspettavo, un disco degno del nome sulla copertina, certo non inventa nulla ma per quanto mi riguarda non c'è un solo pezzo i cui riff non mi siano rimasti in testa (bonus track incluse) e alcune tracce sono veramente notevoli. Poi c'è tutto un discorso emozionale da fare ma è una cosa altamente soggettiva, diciamo che la testa da 75, il cuore 85. Inoltre ho apprezzato il fatto che abbiano pescato da tutta la discografia e nemmeno troppo da SOTS (diciamo che il paragone con With Fear... non si ferma solo al font del logo).
Edohard
Mercoledì 12 Novembre 2014, 20.42.48
15
Bravo @Delirious...ottima recensione e voto tutto sommato azzeccato...potrei aver da ridire sulla disamina di alcune tracce ma in fin dei conti i gusti di ognuno e le sensazioni sono diverse...complessivamente hai colto nel segno senza lasciarti trascinare da facili entusiasmi e senza nemmeno screditare il lavoro di una band che volenti o nolenti ha sfornato un disco all altezza del suo passato...ti aspetto a trezzo a gennaio non puoi mancare!
Pacino
Mercoledì 12 Novembre 2014, 20.32.26
14
buon ritorno,lo preferisco a quello dei Carcass per un minor autocitazionismo e per la qualità stessa dei brani.Le cose migliori sono quando sperimentano soluzioni meno usuali ma dove dimostrano di essere a proprio agio,infatti i momenti piatti sono nelle song dallo stile solito della band,forse composte troppo col solo mestiere 75
Ad astra
Mercoledì 12 Novembre 2014, 16.45.03
13
Mi esprimo solo dicendo:crowned in terror.
Max
Mercoledì 12 Novembre 2014, 16.29.42
12
Probabilmente uno che lo trova positivo lo fa infischiandosi di quello che c'è scritto in una recensione (le orecchie a qualcosa servono no? ), nel caso magari commenta perchè concorda con il recensore e basta...
nihei
Mercoledì 12 Novembre 2014, 14.50.29
11
Incredibile comunque come possano le recensioni orientare le opinioni dei lettori/ascoltatori. Poiché non mi capacitavo di una simile uscita da parte della band, mi sono girato un po' di siti specializzati... Dove la recensione è positiva, dominano i commenti positivi; dove è negativa, prevalgono quelli negativi. Questo non fa eccezione.
nihei
Mercoledì 12 Novembre 2014, 14.37.09
10
Disco di una piattezza unica. Non brutto, qualche pezzo si salva, ma la maggior parte fa venire voglia di skipparli. Detto da assoluto fan della band, possessore di discografia completa (dvd compresi), questo disco acquistato in limited edition. 65.
Keyser Söze
Mercoledì 12 Novembre 2014, 13.00.00
9
Se questo è il risultato è auspicabile che i fratelli Björler mettano definitivamente fine a quella merdata dei The Haunted.Il disco è Il miglior esito possibile e realizzabile per gli ATG dopo 20 anni. Non è un capolavoro e forse non verrà neppure ricordato a lungo, ma è dannatamente buono.
AkiraFudo
Mercoledì 12 Novembre 2014, 11.15.22
8
...concordo con Punto Omega, ritorno sulle scene i cui esiti - fortunatamente - riprendono quanto accaduto ai Carcass, e ripeto quanto osservato in quell'occasione: è ingenuo aspettarsi capolavori e innovazione da band storiche "ferme" da anni... quello che riceviamo è quanto di meglio fosse possibile auspicarsi e, a parer mio, schifare questi dischi pur professandosi grandi fan delle opere passate è paradossale... o frutto delle solite prese di posizione molto trendy fra certi metallari di nicchia...
matthew hamnett
Mercoledì 12 Novembre 2014, 10.25.08
7
il basso secondo me si sente e nemmen poco. per il resto son daccordo su voto e parallelismo con terminal veramente azzeccato. delle fregnacce che può sparare la gente basta semplicemente fregarsene e dare ascolto alle proprie orecchie che son quelle -poi- che decidono se aprire o meno il portafogli. l'ultima cosa che mi sento di aggiungere è la troppa prudenza (riscontrata in tutti gli ambienti che frequento)di fronte a sto disco per la serie -nun ce stamo a sbliancià troppo- vedremo il tempo a chi darà credito . voto 85
Punto Omega
Mercoledì 12 Novembre 2014, 9.48.40
6
In tutta sincerità non mi aspettavo niente di più, anzi... Un grandissimo ritorno che forse ha un unico difetto: quello di non stupire. Il disco dà all'ascoltatore quello che ci si poteva aspettare dagli At the gates. Non ci troviamo quindi dinnanzi ad un disco che presenta l'evoluzione di un determinato sound, ma ad un disco che suona in maniera canonica. Tolto questo, ammetto anche che i miei primi ascolti mi avevano lasciato dannatamente entusiasta, anche perché questo disco l'ho atteso in maniera spasmodica e sentire le prime volte il risultato finale mi ha entusiasmato non poco. Dopo due decadi non è poco. Però il disco non è un capolavoro, probabilmente non ne parleremo mai come dei suoi predecessori, in quanto ha una grande pecca: E' uscito con un ritardo di vent'anni ed è quindi il figlio di un'altra epoca, un'epoca ormai andata. Mentre TRITSIO, WFIKTBD, TSD e STOS erano rivoluzionari per gli anni novanta, non si può certo dire lo stesso di AWWR. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata. In tutto questo mi viene però da dire che se At War With Reality fosse stato rilasciato nel 1996/1997, probabilmente oggi lo considereremmo al pari dei suoi predecessori. Già, al disco non manca di certo la qualità e per chi negli anni novanta si faceva pere di death melodico, questo è un toccasana. Nell'ascoltarlo ho trovato tutto quello che da loro volevo e quindi non posso che essere estremamente soddisfatto. Anche, quello che teoricamente avrebbe dovuto essere uno scarto (mi sto riferendo alle due inedite, alla cover e alla versione demo sul disco buono) è di qualità elevata, quindi non c'è veramente di che lamentarsi. Parlando di valori aggiunti bisogna invece dire che l'artbook è veramente ben fatto e che il lavoro di Chioreanu è affasicnante. In un tempo in cui i maggiori esponenti del Gothenburg sound si sono allontanati molto dalle proprie origini, alcuni anche in maniera orribile, questo lavoro è dunque una brezza rincuorante: ascoltatevelo e godetevelo. Grandissimo disco.
Markus
Mercoledì 12 Novembre 2014, 9.36.41
5
Album piatto in ogni senso....ho provato a farmelo piacere ma niente da fare...è di una noia mortale.
Max
Mercoledì 12 Novembre 2014, 9.04.14
4
Mi aspettavo molto meno... come per i Carcass un ritorno sensato! Bravi e ben tornati! Per un 8 se lo merita...
Zess
Mercoledì 12 Novembre 2014, 6.14.18
3
Non ci siamo. Piatto, prodotto male e anche i pezzi non sono nulla di che. Altra reunion inutile.
freedom
Mercoledì 12 Novembre 2014, 1.01.48
2
Ad un primo ascolto mi sembra un disco molto valido...
DraKe
Mercoledì 12 Novembre 2014, 0.26.18
1
cavolo ci hai azzeccato "delirius nomad"!! son corso a guardare il voto in fondo alla reced...ma poi me la sono letta attentamente tutta!...e devo farti innanzi tutto i complimenti per l'ottima impostazione e per aver analizzato l'album a dovere. dettro questo mi trovo d'accordissimo con quel che dici nella prima parte e nell'ultima, ma non sul giudizio dei singoli pezzi. Ecco perchè: il primo brano dopo l'intro è semplicemente un ottimo invito (visto la sua brevità) a riprendere la linea abbandonata 20 fa da "sloughter..." e la prima volta che l'ho ascoltata ho detto: ca**o sono tornati!! Così con la bava alla bocca parte la titletrack e attacco a godere a più non posso perchè la prima parte è in puro stile ATG come desideravo sentire da anni, con un tompa sopra le righe e un intreccio melo-death che il 99% dei gruppi manco si sognano! In più, a differenza di quanto emerge dalla rece, si sente pulsare una linea di basso davvero formidabile che non si limita a supportare la ritmica bensì intesse un'ottima melodia che dona movimento e aria al brano; forse l'unica pecca è un assolo non all'altezza del resto del brano. "the circular ruins" è un buon pezzo molto meno violento e più d'atmosfera e melodia, ma che personalmente non ho trovato irresistibile anche se ha un finale carino. "Heroes And Tombs" percorre la stessa linea del precedente brano, con riff cadenzati e melodie cupe. "the conspiracy of the blind" è un pezzo tirato vecchio stile piuttosto riuscito, con tutti gli stilemi del marchio ATG e non vedo quale sia il problema che sottolinea invece il recensore, visto che questo è quello che questi musicisti sanno fare meglio: perchè bisogna aver paura dei capolavori del passato? possibile che non si possa più scrivere musica di alto livello oggigiorno? Questo breve brano e le tracce 2-3 sono la prova che questi signori possono e devono continuare a scrivere brani in stile SOTS perchè il confronto imho regge! "odrder from chaos" invece non soddisfa appieno e la considero una filler perchè non ha parti forti e scorre senza lasciar il segno. "The Book Of Sand (The Abomination)" raggiunge l'apice compositivo del disco: potente, varia, ispirata, originale e con un buon solo in stile Schuldiner! Ricorda molto lo stile dei Gojira nella parte centrale ed è un bene, mentre la sfuriata finale dopo il brak sussurrato è da applausi a scena aperta! "The Head Of The Hydra" è molto accattivante: tutto fila liscio ed è al posto giusto...la costruzione della canzone è perfetta, stop al momento giusto, accenti là dove devono essere e solo melodico semplice ma efficace, con finale in fade out ipermelodico bello! "City Of Mirrors" si pone come uno stacco strumentale di certo non memorabile e senza troppe pretese... ma ecco che si riparte in quinta con una trascinante "Eater Of Gods" che preme sull'acceleratore nella prima parte ma che non lascia il segno come dovrebbe, anche per via di una seconda parte non troppo ispirata. "Upon Pillars Of Dust" è un'altra canzone-lampo di meno di tre minuti un po' disomogenea e dalle tinte oscure...si sarebbe potuto fare di meglio! la traccia conclusiva "The Night Eternal" è un brano dalle tinte nere dai ritmi più cadenzati e che mirano più a creare un'atmosfera di disperazione che potenza o rabbia, e con un lungo e desolante finale...ma ci sta come degna conclusione di un album tutto sommato ispirato, ben suonato e altrettanto ben prodotto. Ben tornati ragazzi!!
INFORMAZIONI
2014
Century Media Records
Melodic Death
Tracklist
1. El Altar del Dios Desconocido
2. Death and the Labyrinth
3. At War with Reality
4. The Circular Ruins
5. Heroes and Tombs
6. The Conspiracy of the Blind
7. Order from Chaos
8. The Book of Sand (The Abomination)
9. The Head of the Hydra
10. City of Mirrors
11. Eater of Gods
12. Upon Pillars of Dust
13. The Night Eternal
Line Up
Tomas "Tompa" Lindberg (Voce)
Martin Larsson (Chitarra)
Anders Björler (Chitarra)
Jonas Björler (Basso)
Adrian Erlandsson (Batteria)
 
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